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2018-10-02
Ora in Francia il razzismo è contro i bianchi
ANSA
La Francia, così mal governata dall'ex banchiere Emmanuel Macron, sta letteralmente implodendo a causa della violenza sociale che la rende sempre più invivibile. E non sono più le sole periferie, le ben note banlieue, a essere sotto scacco, ma anche le zone un tempo borghesi e tranquille di Lione, Parigi o Grenoble.
La violenza esponenziale dei migranti e dei nuovi clandestini si aggiunge a quella già vistosa che è nota agli statistici: circa 1.000 episodi violenti al giorno, contando unicamente quelli denunciati alla polizia. La lotta al razzismo è una costante della politica francese del secondo dopoguerra. E a fronte di un calo significativo di episodi reali di discriminazione contro stranieri e persone diversamente colorate, si nota un aumento, altrettanto spettacolare, di odio verso la Francia (motivo costante di molte canzoni rap), i francesi d'origine, i bianchi, i cristiani. Insomma, contro la popolazione originaria della nazione gallica, la cui composizione etnica è ormai compromessa da un'immigrazione araba inarrestabile, come da anni denuncia l'intellettuale ebreo Eric Zemmour (vedi Suicide français, 2018).
In molte zone di Parigi è sempre più difficile girare tranquillamente se si è biondi, con gli occhi chiari e un classico abbigliamento da nativi europei. La Ligue de défense noire africaine, Lega della difesa nera africana, ha già più volte agito concretamente e con metodi spicci per tutelare i diritti degli immigrati di origine africana. Il blog di controinformazione Fdesouche ha di recente riportato alcune discutibili azioni dei suoi militanti antirazzisti (a senso unico).
Nel luglio scorso, come si vede da filmati messi in linea dai protagonisti dell'azione, i militanti di origine africana sono entrati in un negozio Intermarché, facendo danni e insultando i commessi per una pubblicità secondo loro razzista della catena di vestiti. Pochi giorni prima avevano imbrattato la statua parigina di Giovanna d'Arco, patrona della Francia, per denunciare il razzismo di cui sarebbero vittime i neri. Più recentemente in alcuni video hanno invitato, con termini poco cortesi, a boicottare i negozi francesi, ovvero gestiti da bianchi, per favorire i fratelli africani in Francia. Si aggiungano alcuni fatti venuti di recente alla ribalta. Il numero di coloro che chiedono l'alimentazione halal, secondo i precetti del Corano e di Maometto, corrisponderebbe a circa un quarto del totale dei reclusi. Mentre i mussulmani praticanti sono meno del 10% degli abitanti francesi. Come si spiega la sproporzione?
Marine Le Pen, l'unica o quasi l'unica politica di spessore nazionale che si oppone alla «razializzazione» della politica, dovrebbe essere sottoposta a indagine psichiatrica secondo alcuni magistrati antirazzisti. E tutto ciò perché ha avuto la colpa di denunciare, con parole severe e immagini cruente, la violenza dell'Isis in alcuni tweet!! Il padre, Jean Marie Le Pen, 90 anni ben portati, è di nuovo sotto processo, perché anni fa disse che la maggior parte delle violenze sociali ha degli stranieri come protagonisti. Si censura la realtà se non piace?
Il femminismo aveva ragione, in origine, a evidenziare certe ingiustizie subite dal sesso femminile nella società o nel mondo del lavoro. Ma da quando è diventato un'ideologia ufficiale del sistema, ha prodotto danni uguali e maggiori a quelli del precedente maschilismo. Creando ad esempio una lotta insana e senza quartiere tra uomini e donne per dimostrare chi vale di più e chi ha più subito nella storia: vittimismo lagrimoso e sconfortante.
L'antirazzismo ha avuto la stessa triste parabola. Dal poetico I have a dream di Martin Luther King, all'autocomprensione dei cittadini, ove esso è diventato ideologia di Stato, in base alla razza di origine o la tribù di appartenenza. Proprio mentre si dice che le razze non esistono! Macron ha fatto votare solo alcuni mesi fa l'abolizione della parola razza (race) dalla Costituzione francese, che la usava per denunciare le discriminazioni di razza, sesso o religione. Ma se le razze non esistono, come fa ad esistere il razzismo? E se il razzismo è l'odio della persona di un'altra etnia razza o popolo, come può trovarsi solo in certe razze e non in tutte? esistono forse razze dannate (i bianchi?) e razze immacolate (arabi e africani)?
Queste evidenti contraddizioni logiche e politiche hanno portato Laurent de Bechade a fondare una nuova associazione, Olra (Organizzazione di lotta contro il razzismo antibianco), che si prefigge statutariamente di denunciare il «razzismo antibianco», che sia di matrice araba-mussulmana o nera-africana. Questo razzismo, contrariamente a quello opposto, non è quasi mai denunciato dai media eppure esiste e prospera in moltissimi ambienti sociali, non solo in Francia. De Bechade auspica che il razzismo antibianco sia combattuto con la stessa forza di come è combattuto l'antisemitismo o la cosiddetta islamofobia. Se è falso che la donna sia sempre vittima e mai carnefice, è altresì falso che il nativo sia sempre cattivo e il migrante buono, o l'indoeuropeo chiuso e razzista.
Tra i carcerati d'Oltralpe 1 su 4 è islamico
I Paesi totalitari vietano per principio ciò che dispiace loro o quello che li metterebbe in imbarazzo. Gli Stati democratici adottano di norma modalità più soft per correggere i malpensanti. Come si vede, non solo nei libri di George Orwell, ma anche in tante società occidentali democratico-totalitarie, quali ad esempio la Francia di Emmanuel Macron.
Il nuovo Re sole illuminista, auto-delegittimatosi già per molte faccende, governa uno dei Paesi in cui è più forte la censura di Stato e la repressione dei giornalisti antisistema. E sono cose note a gruppi tutt'altro che destrorsi come Emergency, Amnesty, Reporters sans frontieres, eccetera. Lo scorso anno ci fu un kafkiano dibattito nel parlamento della République sulla necessità di oscurare i siti internet antiabortisti, visti come avversi ai diritti e alle libertà della donna.
Da sempre poi, tutto quello che potrebbe portare al razzismo - nel senso meno etimologico e più estensivo possibile - è oggetto di controllo minuzioso e repressione senza quartiere. Così, la Francia è uno dei pochi Paesi al mondo in cui è giuridicamente vietato fare statistiche su base etnica, nazionale e religiosa. La cosa è vista come assurda anche dai sociologi di professione, i quali neppure possono fare statistiche anodine sulla maggior o minor frequenza islamica o cattolica, circa la scelta della scuola pubblica o privata, o chiedersi se in proporzione sono più gli ebrei ad essere presenti nei media, i cinesi, i magrebini, eccetera.
Per una volta, però, un deputato scaltro e intelligente come Nicolas Bay, braccio destro di Marine Le Pen nel Rassemblement national (ex Front national) è riuscito ad aggirare la legge e a ottenere una risposta ufficiale e assai significativa sia per i sociologi, che per i critici dell'immigrazione islamica. Ebbene, visto che nelle carceri francesi si può richiedere ufficialmente il menu islamico, secondo le prescrizioni del Corano e il rispetto del ramadan, il deputato europeo Bay ha fatto una richiesta formale al ministro degli interni per conoscere quanti detenuti hanno voluto fruirne. La risposta non si è fatta attendere, e Nicole Belloubet, ministra della Giustizia, ha scritto all'onorevole che il menu halal, secondo le rigide prescrizioni degli imam, è stato domandato da 17.899 persone attualmente in carcere, ovvero circa il 25 % dell'insieme dei reclusi.
Ci torna alla mente il questionario piuttosto ideologico diffuso dal Corriere della Sera tempo fa sulla percezione che gli italiani avrebbero della quantità di stranieri nel nostro Paese. Redatto e pensato con l'intento palese di mostrare che gli italiani tenderebbero a ingrandire la presenza di stranieri, come se si trattasse di un'invasione. E ora, come la metterebbero, nella redazione della milanese via Solferino?
Se poi è del tutto improbabile che dei non mussulmani richiedano il menu islamo-compatibile, ci saranno certamente dei mussulmani tiepidi che non l'avranno richiesto. Fatto sta che il 25% dei carcerati lo ha voluto. Ma nella società francese, secondo le stime più accertate e prudenti, i fedeli dell'islam - da non confondere con l'insieme degli stranieri - non arrivano neppure al 10% della cittadinanza… Come mai allora nelle prigioni sono ben più del doppio?
Tutta colpa dei migranti senza lavoro che sono costretti a rubare le mele al mercato? Difficile sostenerlo in Francia in cui il grosso dei praticanti mussulmani, che frequentano le oltre 3.000 moschee sorte ovunque, sono presenti da anni e da decenni sul suolo (mal) amministrato da Macron. La statistica, come la fisica e la chimica, non segue l'ideologia, ma è lo specchio della realtà. Alcuni però preferiscono gli specchi opachi o deformanti.
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A Parigi in certe zone è pericoloso girare se si è biondi. I militanti della Lega di difesa africana imbrattano la statua di Giovanna d'Arco e boicottano i negozi cittadini. Mentre Marine Le Pen dovrà andare dallo psichiatra per aver denunciato la violenza dell'Isis.Tra i carcerati d'Oltralpe 1 su 4 è islamico. I musulmani nel Paese sono «solo» il 10% ma aumentano quelli che delinquono.Lo speciale comprende due articoli.La Francia, così mal governata dall'ex banchiere Emmanuel Macron, sta letteralmente implodendo a causa della violenza sociale che la rende sempre più invivibile. E non sono più le sole periferie, le ben note banlieue, a essere sotto scacco, ma anche le zone un tempo borghesi e tranquille di Lione, Parigi o Grenoble.La violenza esponenziale dei migranti e dei nuovi clandestini si aggiunge a quella già vistosa che è nota agli statistici: circa 1.000 episodi violenti al giorno, contando unicamente quelli denunciati alla polizia. La lotta al razzismo è una costante della politica francese del secondo dopoguerra. E a fronte di un calo significativo di episodi reali di discriminazione contro stranieri e persone diversamente colorate, si nota un aumento, altrettanto spettacolare, di odio verso la Francia (motivo costante di molte canzoni rap), i francesi d'origine, i bianchi, i cristiani. Insomma, contro la popolazione originaria della nazione gallica, la cui composizione etnica è ormai compromessa da un'immigrazione araba inarrestabile, come da anni denuncia l'intellettuale ebreo Eric Zemmour (vedi Suicide français, 2018).In molte zone di Parigi è sempre più difficile girare tranquillamente se si è biondi, con gli occhi chiari e un classico abbigliamento da nativi europei. La Ligue de défense noire africaine, Lega della difesa nera africana, ha già più volte agito concretamente e con metodi spicci per tutelare i diritti degli immigrati di origine africana. Il blog di controinformazione Fdesouche ha di recente riportato alcune discutibili azioni dei suoi militanti antirazzisti (a senso unico).Nel luglio scorso, come si vede da filmati messi in linea dai protagonisti dell'azione, i militanti di origine africana sono entrati in un negozio Intermarché, facendo danni e insultando i commessi per una pubblicità secondo loro razzista della catena di vestiti. Pochi giorni prima avevano imbrattato la statua parigina di Giovanna d'Arco, patrona della Francia, per denunciare il razzismo di cui sarebbero vittime i neri. Più recentemente in alcuni video hanno invitato, con termini poco cortesi, a boicottare i negozi francesi, ovvero gestiti da bianchi, per favorire i fratelli africani in Francia. Si aggiungano alcuni fatti venuti di recente alla ribalta. Il numero di coloro che chiedono l'alimentazione halal, secondo i precetti del Corano e di Maometto, corrisponderebbe a circa un quarto del totale dei reclusi. Mentre i mussulmani praticanti sono meno del 10% degli abitanti francesi. Come si spiega la sproporzione?Marine Le Pen, l'unica o quasi l'unica politica di spessore nazionale che si oppone alla «razializzazione» della politica, dovrebbe essere sottoposta a indagine psichiatrica secondo alcuni magistrati antirazzisti. E tutto ciò perché ha avuto la colpa di denunciare, con parole severe e immagini cruente, la violenza dell'Isis in alcuni tweet!! Il padre, Jean Marie Le Pen, 90 anni ben portati, è di nuovo sotto processo, perché anni fa disse che la maggior parte delle violenze sociali ha degli stranieri come protagonisti. Si censura la realtà se non piace?Il femminismo aveva ragione, in origine, a evidenziare certe ingiustizie subite dal sesso femminile nella società o nel mondo del lavoro. Ma da quando è diventato un'ideologia ufficiale del sistema, ha prodotto danni uguali e maggiori a quelli del precedente maschilismo. Creando ad esempio una lotta insana e senza quartiere tra uomini e donne per dimostrare chi vale di più e chi ha più subito nella storia: vittimismo lagrimoso e sconfortante.L'antirazzismo ha avuto la stessa triste parabola. Dal poetico I have a dream di Martin Luther King, all'autocomprensione dei cittadini, ove esso è diventato ideologia di Stato, in base alla razza di origine o la tribù di appartenenza. Proprio mentre si dice che le razze non esistono! Macron ha fatto votare solo alcuni mesi fa l'abolizione della parola razza (race) dalla Costituzione francese, che la usava per denunciare le discriminazioni di razza, sesso o religione. Ma se le razze non esistono, come fa ad esistere il razzismo? E se il razzismo è l'odio della persona di un'altra etnia razza o popolo, come può trovarsi solo in certe razze e non in tutte? esistono forse razze dannate (i bianchi?) e razze immacolate (arabi e africani)?Queste evidenti contraddizioni logiche e politiche hanno portato Laurent de Bechade a fondare una nuova associazione, Olra (Organizzazione di lotta contro il razzismo antibianco), che si prefigge statutariamente di denunciare il «razzismo antibianco», che sia di matrice araba-mussulmana o nera-africana. Questo razzismo, contrariamente a quello opposto, non è quasi mai denunciato dai media eppure esiste e prospera in moltissimi ambienti sociali, non solo in Francia. De Bechade auspica che il razzismo antibianco sia combattuto con la stessa forza di come è combattuto l'antisemitismo o la cosiddetta islamofobia. 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Il nuovo Re sole illuminista, auto-delegittimatosi già per molte faccende, governa uno dei Paesi in cui è più forte la censura di Stato e la repressione dei giornalisti antisistema. E sono cose note a gruppi tutt'altro che destrorsi come Emergency, Amnesty, Reporters sans frontieres, eccetera. Lo scorso anno ci fu un kafkiano dibattito nel parlamento della République sulla necessità di oscurare i siti internet antiabortisti, visti come avversi ai diritti e alle libertà della donna. Da sempre poi, tutto quello che potrebbe portare al razzismo - nel senso meno etimologico e più estensivo possibile - è oggetto di controllo minuzioso e repressione senza quartiere. Così, la Francia è uno dei pochi Paesi al mondo in cui è giuridicamente vietato fare statistiche su base etnica, nazionale e religiosa. La cosa è vista come assurda anche dai sociologi di professione, i quali neppure possono fare statistiche anodine sulla maggior o minor frequenza islamica o cattolica, circa la scelta della scuola pubblica o privata, o chiedersi se in proporzione sono più gli ebrei ad essere presenti nei media, i cinesi, i magrebini, eccetera. Per una volta, però, un deputato scaltro e intelligente come Nicolas Bay, braccio destro di Marine Le Pen nel Rassemblement national (ex Front national) è riuscito ad aggirare la legge e a ottenere una risposta ufficiale e assai significativa sia per i sociologi, che per i critici dell'immigrazione islamica. Ebbene, visto che nelle carceri francesi si può richiedere ufficialmente il menu islamico, secondo le prescrizioni del Corano e il rispetto del ramadan, il deputato europeo Bay ha fatto una richiesta formale al ministro degli interni per conoscere quanti detenuti hanno voluto fruirne. La risposta non si è fatta attendere, e Nicole Belloubet, ministra della Giustizia, ha scritto all'onorevole che il menu halal, secondo le rigide prescrizioni degli imam, è stato domandato da 17.899 persone attualmente in carcere, ovvero circa il 25 % dell'insieme dei reclusi. Ci torna alla mente il questionario piuttosto ideologico diffuso dal Corriere della Sera tempo fa sulla percezione che gli italiani avrebbero della quantità di stranieri nel nostro Paese. Redatto e pensato con l'intento palese di mostrare che gli italiani tenderebbero a ingrandire la presenza di stranieri, come se si trattasse di un'invasione. E ora, come la metterebbero, nella redazione della milanese via Solferino? Se poi è del tutto improbabile che dei non mussulmani richiedano il menu islamo-compatibile, ci saranno certamente dei mussulmani tiepidi che non l'avranno richiesto. Fatto sta che il 25% dei carcerati lo ha voluto. Ma nella società francese, secondo le stime più accertate e prudenti, i fedeli dell'islam - da non confondere con l'insieme degli stranieri - non arrivano neppure al 10% della cittadinanza… Come mai allora nelle prigioni sono ben più del doppio? Tutta colpa dei migranti senza lavoro che sono costretti a rubare le mele al mercato? Difficile sostenerlo in Francia in cui il grosso dei praticanti mussulmani, che frequentano le oltre 3.000 moschee sorte ovunque, sono presenti da anni e da decenni sul suolo (mal) amministrato da Macron. La statistica, come la fisica e la chimica, non segue l'ideologia, ma è lo specchio della realtà. Alcuni però preferiscono gli specchi opachi o deformanti.
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.