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2024-01-31
«L’Oms ha il trucco per imporci i suoi diktat»
Nel riquadro Il primario del Regina Elena, Roy De Vita (Imagoeconomica)
Roy De Vita, primario della divisione di Chirurgia plastica dell’Istituto dei tumori di Roma Regina Elena, è da tempo una delle voci più limpide del mondo medico italiano. Nei video che pubblica online non trascura mai di dire ciò che pensa, e non si tira indietro rispetto al «pandemicamente corretto». Negli ultimi giorni ha avuto molto da commentare: le bozze del nuovo piano pandemico, il Trattato pandemico dell’Oms, persino la riedizione del libro di Roberto Speranza... E in ogni occasione, non si è risparmiato. Lo ha fatto anche ieri sera, intervenendo su questi temi nel corso di 1984, il talk show in onda su Byoblu.
Partiamo dal libro di Speranza, a cui ha dedicato un video molto apprezzato online. Che cosa ha pensato quando ha rivisto quel volume con gli stessi contenuti del 2020?
«Sono rimasto basito, perché io quel libro l’avevo letto e a suo tempo mi aveva molto irritato, perché è più un manifesto politico che non il racconto della pandemia. Lo dimostra il fatto, per esempio, che non c’è una parola, dico una, su Bergamo. Mi chiedo come si possa pensare di fare un racconto della pandemia in Italia e dimenticarsi di Bergamo, che è l’inizio di tutto per noi. A ciò si aggiungono toni certe volte addirittura epici, autocelebrativi: una cosa davvero imbarazzante. Per cui avevo pensato già allora che sarebbe stato tanto di guadagnato se quel libro non fosse mai uscito».
Invece…
«Invece lui in maniera incredibile non solo lo fa uscire, ma ci aggiunge anche parti nuove, tipo due parole sul vaccino. Con tutto quello che nel tempo abbiamo cominciato a sapere, anche perché dichiarato direttamente dalla Pfizer, devo dire che oggi se fossi in lui sul vaccino starei in silenzio. Ma Speranza ci ha fatto un capitolo del libro: è un pazzo scatenato secondo me».
Sembra però che qualcuno ancora segua il suo esempio, almeno a giudicare da quanto si è visto nelle bozze del nuovo piano pandemico.
«Io credo che sia stato scritto da chi c’era allora e che c’è anche adesso, sinceramente. Quindi ne faccio più un peccato di omissione, anche perché, appunto, era solo una bozza».
Resta però un tema importante. Perché dà l’idea che ci sia una sorta di macchina della sanità che procede tetragona, che si tratti del piano pandemico italiano o del trattato dell’Oms.
«Sì, purtroppo sì. Quando si osserva che nulla cambia, e si vedono situazioni che obiettivamente suggerirebbero di fare degli approfondimenti, si resta anche un po’ amareggiati. Devo dire che la Lega e il senatore Claudio Borghi si stanno dando da fare tantissimo. Sull’Oms hanno tirato fuori giustamente una serie di rilievi importanti».
Sulla condizione dell’Oms di rilievi se ne possono fare a non finire...
«Un tempo ci si rivolgeva all’Oms con una certa fiducia. Adesso sono tante le cose malfatte da questa organizzazione e in particolare dal signore che la dirige, Tedros. È un signore evidentemente inadeguato al ruolo, o forse è adeguato per chi lo vuole manovrare. L’Oms si dimostra essere una società praticamente privata, che niente ha a che vedere in realtà con la sanità e che sta facendo delle cose strane».
Tipo?
«Mentre elabora il Trattato pandemico cambia anche il Regolamento sanitario internazionale. Come sicuramente sapete, l’approvazione del Trattato richiede i due terzi dei votanti, mentre il Regolamento si approva con la maggioranza semplice, quindi è evidentemente un modo per aggirare l’ostacolo. Tutte cose che non sono belle né da vedere né da leggere né da sentire».
Personalmente ritengo che se i politici intervenissero con più decisione e frequenza qualcosina cambierebbe. Lo dimostra la storia del piano pandemico: se un giornale ne parla, se intervengono i parlamentari e poi il ministro, allora forse qualcosa si muove. Purtroppo sono veramente pochissimi ad alzare la voce.
«È vero. Ma sono ancora fiducioso. Accennavo prima alla proposta della Lega, che ha chiesto di utilizzare i soldi che diamo all’Oms - assolutamente inutili - per riversarli sulla sanità e fare in modo di migliorare i nostri servizi. Non sarebbe affatto male, devo dire. Adesso noi siamo un piccolo Paese, però c’è stato un momento in cui Donald Trump, quando era presidente, minacciò di sottrarre il finanziamento all’Oms, che avrebbe chiuso senza i soldi degli Stati Uniti. Se facessero tutti così...».
Beh, di sicuro si limiterebbe l’influenza di Bill Gates e delle sue teorie sulle pandemie del futuro.
«Bill Gates è il primo finanziatore privato dell’Oms, ed è il secondo in assoluto: prima di lui, in termini di danaro ci sono soltanto gli Stati Uniti. Non c’è dubbio che abbia un peso eccessivo all’interno dell’Oms».
Un’altra prova contro il lockdown: i morti avevano almeno 4 malattie
Quando finalmente si metterà al lavoro, la commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia dovrebbe anche rivedere le mortalità per Covid nel 2020. I dati a riguardo forniti dall’Istat erano piuttosto freddi, segnalavano 746.324 decessi complessivi, 78.673 dei quali (56% maschi, 44% donne) per il virus di Wuhan nei suoi primi dodici mesi di spargimento di terrore e di lutti.
Nel report di maggio dello scorso anno, si affermava che il Covid-19 era stato «responsabile del 73% dell’incremento dei decessi nel 2020» e che le morti per Covid-19 avevano rappresentato il 10,5% delle morti. La narrazione, ancora una volta, era più d’effetto che di sostanza, perché venivano omessi riferimenti importanti, quali le fasce di età dei deceduti e l’eventuale compresenza di patologie che potevano essere risultate fatali per i pazienti.
Ci ha pensato l’esperto di statistica Eugenio Florean, già interpellato dalla Verità, a dare un quadro diverso dei decessi in quel periodo. Infatti, ha elaborato i file messi a disposizione dall’Istat, che pubblica solo sintesi parziali, ed è risultato che il 62% dei morti Covid soffriva di almeno 5 patologie. Per l’esattezza, 16.301 (20,72) di coloro che non riuscirono a sopravvivere avevano 5 patologie, ben 33.427 (42,49%) ne avevano 6.
Comunque perdite gravi. Sane o malate che fossero, le persone travolte dalla pandemia hanno rappresentato una catastrofe della prevenzione e della gestione dell’emergenza sanitaria. Però, ignorare le comorbidità di cui soffrivano al momento del contagio falsa la lettura di dati importanti. Perché se invece di chiudere in casa tutti e obbligare i sani a fare più dosi, togliendo diritti e libertà a quanti rifiutavano gli inoculi, si fosse concentrata su anziani e fragili la campagna vaccinale che partì a dicembre 2020, forse i decessi non sarebbero stati alti anche nell’anno successivo. Nel 2021, invece, il totale dei morti Covid era stato di 63.927, malgrado milioni di somministrazioni, e il 70% dei decessi riguardava persone con 5 patologie. Come mai?
Qualche numero, per comprendere quello che accadde nel 2020. In fascia 40-44 anni, i morti quell’anno furono 199, dei quali 74 (37,2%) avevano 4 patologie, 125 (62,8%) almeno 5 malattie. Tra gli appena più giovani (35-39 anni), si registrarono 85 decessi, dei quali 27 (31,8%) in persone con 4 patologie, e 58 (68,2%) in pazienti che dove erano presenti almeno 5 disturbi concomitanti.
In fascia 25-29 anni, morirono per Covid 25 persone, di cui 11 (44%) avevano 4 patologie, e 14 (56%) almeno 5. Al di sotto di questa soglia, tra 15 e 19 anni i morti Covid furono 4, e nelle fasce ancora più giovani (1-9) si ebbero (per fortuna) solo 2 decessi. Ben diversa risultò la situazione degli over 80, dove tra i 15.926 ottuagenari in fascia 80-84 che morirono, 5.762 (36,2%) avevano 4 malattie, 10.164 (63,8%) erano già sofferenti per almeno 5 problemi seri di salute.
In fascia 85-89 anni le perdite furono le più alte del 2020 (16.747) ed elevato il numero dei grandi anziani con almeno 5 patologie, non sopravvissuti al virus: 10.392 (62,1%). Soffrivano di 4 malattie concomitanti in 6.355 (37,9%). Tra gli over 95 deceduti per Covid (4.890), avevano 4 comorbidità 2.304 persone (47,1%) e 2.586 almeno 5 (52,9%).
Erano i veri fragili a cui dovevano essere indirizzate le dosi di vaccino, che intanto l’Unione europea contrattava a caro prezzo con colossi farmaceutici come Pfizer. La copertura di queste fasce di popolazione doveva essere l’obiettivo prioritario nel 2021. Sempre che tra dosi e richiami così ripetuti, poi non si siano abbassate ancor più difese immunitarie compromesse, o che l’integrazione del Dna nei vaccini a mRna non abbia avuto un impatto sugli oncogeni, come hanno affermato alcuni autorevoli studi.
E non bisogna dimenticare l’altissimo numero di morti per tumori. Il report dell’Istat riferiva che i 5.273 decessi dovuti al Covid tra coloro che avevano 50-64 anni, rappresenta «una frequenza seconda solo ai casi di tumore», che nel 2020 raggiunsero il numero di 26.250 in quella fascia di età. Complessivamente morirono di cancro 177.858 persone, 227.350 per malattie del sistema circolatorio. Attendiamo di conoscere tutti i dati per fascia di età del 2021, così da avere il quadro reale della mortalità Covid anche nell’anno della colossale campagna vaccinale.
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Il primario al Regina Elena Roy De Vita: «L’agenzia sta inserendo le stesse norme del Trattato pandemico nel nuovo Regolamento sanitario, che può essere approvato a maggioranza semplice dei Paesi membri. Perciò la Lega ha ragione: bisogna tagliarle i finanziamenti».Rinchiudere tutti e obbligare i sani alle iniezioni fu inutile: a rischiare erano i fragili.Lo speciale contiene due articoli.Roy De Vita, primario della divisione di Chirurgia plastica dell’Istituto dei tumori di Roma Regina Elena, è da tempo una delle voci più limpide del mondo medico italiano. Nei video che pubblica online non trascura mai di dire ciò che pensa, e non si tira indietro rispetto al «pandemicamente corretto». Negli ultimi giorni ha avuto molto da commentare: le bozze del nuovo piano pandemico, il Trattato pandemico dell’Oms, persino la riedizione del libro di Roberto Speranza... E in ogni occasione, non si è risparmiato. Lo ha fatto anche ieri sera, intervenendo su questi temi nel corso di 1984, il talk show in onda su Byoblu. Partiamo dal libro di Speranza, a cui ha dedicato un video molto apprezzato online. Che cosa ha pensato quando ha rivisto quel volume con gli stessi contenuti del 2020?«Sono rimasto basito, perché io quel libro l’avevo letto e a suo tempo mi aveva molto irritato, perché è più un manifesto politico che non il racconto della pandemia. Lo dimostra il fatto, per esempio, che non c’è una parola, dico una, su Bergamo. Mi chiedo come si possa pensare di fare un racconto della pandemia in Italia e dimenticarsi di Bergamo, che è l’inizio di tutto per noi. A ciò si aggiungono toni certe volte addirittura epici, autocelebrativi: una cosa davvero imbarazzante. Per cui avevo pensato già allora che sarebbe stato tanto di guadagnato se quel libro non fosse mai uscito».Invece…«Invece lui in maniera incredibile non solo lo fa uscire, ma ci aggiunge anche parti nuove, tipo due parole sul vaccino. Con tutto quello che nel tempo abbiamo cominciato a sapere, anche perché dichiarato direttamente dalla Pfizer, devo dire che oggi se fossi in lui sul vaccino starei in silenzio. Ma Speranza ci ha fatto un capitolo del libro: è un pazzo scatenato secondo me».Sembra però che qualcuno ancora segua il suo esempio, almeno a giudicare da quanto si è visto nelle bozze del nuovo piano pandemico. «Io credo che sia stato scritto da chi c’era allora e che c’è anche adesso, sinceramente. Quindi ne faccio più un peccato di omissione, anche perché, appunto, era solo una bozza».Resta però un tema importante. Perché dà l’idea che ci sia una sorta di macchina della sanità che procede tetragona, che si tratti del piano pandemico italiano o del trattato dell’Oms. «Sì, purtroppo sì. Quando si osserva che nulla cambia, e si vedono situazioni che obiettivamente suggerirebbero di fare degli approfondimenti, si resta anche un po’ amareggiati. Devo dire che la Lega e il senatore Claudio Borghi si stanno dando da fare tantissimo. Sull’Oms hanno tirato fuori giustamente una serie di rilievi importanti». Sulla condizione dell’Oms di rilievi se ne possono fare a non finire... «Un tempo ci si rivolgeva all’Oms con una certa fiducia. Adesso sono tante le cose malfatte da questa organizzazione e in particolare dal signore che la dirige, Tedros. È un signore evidentemente inadeguato al ruolo, o forse è adeguato per chi lo vuole manovrare. L’Oms si dimostra essere una società praticamente privata, che niente ha a che vedere in realtà con la sanità e che sta facendo delle cose strane». Tipo?«Mentre elabora il Trattato pandemico cambia anche il Regolamento sanitario internazionale. Come sicuramente sapete, l’approvazione del Trattato richiede i due terzi dei votanti, mentre il Regolamento si approva con la maggioranza semplice, quindi è evidentemente un modo per aggirare l’ostacolo. Tutte cose che non sono belle né da vedere né da leggere né da sentire».Personalmente ritengo che se i politici intervenissero con più decisione e frequenza qualcosina cambierebbe. Lo dimostra la storia del piano pandemico: se un giornale ne parla, se intervengono i parlamentari e poi il ministro, allora forse qualcosa si muove. Purtroppo sono veramente pochissimi ad alzare la voce.«È vero. Ma sono ancora fiducioso. Accennavo prima alla proposta della Lega, che ha chiesto di utilizzare i soldi che diamo all’Oms - assolutamente inutili - per riversarli sulla sanità e fare in modo di migliorare i nostri servizi. Non sarebbe affatto male, devo dire. Adesso noi siamo un piccolo Paese, però c’è stato un momento in cui Donald Trump, quando era presidente, minacciò di sottrarre il finanziamento all’Oms, che avrebbe chiuso senza i soldi degli Stati Uniti. Se facessero tutti così...». Beh, di sicuro si limiterebbe l’influenza di Bill Gates e delle sue teorie sulle pandemie del futuro. «Bill Gates è il primo finanziatore privato dell’Oms, ed è il secondo in assoluto: prima di lui, in termini di danaro ci sono soltanto gli Stati Uniti. Non c’è dubbio che abbia un peso eccessivo all’interno dell’Oms».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/oms-trucco-imporci-suoi-diktat-2667126363.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="unaltra-prova-contro-il-lockdown-i-morti-avevano-almeno-4-malattie" data-post-id="2667126363" data-published-at="1706644887" data-use-pagination="False"> Un’altra prova contro il lockdown: i morti avevano almeno 4 malattie Quando finalmente si metterà al lavoro, la commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia dovrebbe anche rivedere le mortalità per Covid nel 2020. I dati a riguardo forniti dall’Istat erano piuttosto freddi, segnalavano 746.324 decessi complessivi, 78.673 dei quali (56% maschi, 44% donne) per il virus di Wuhan nei suoi primi dodici mesi di spargimento di terrore e di lutti. Nel report di maggio dello scorso anno, si affermava che il Covid-19 era stato «responsabile del 73% dell’incremento dei decessi nel 2020» e che le morti per Covid-19 avevano rappresentato il 10,5% delle morti. La narrazione, ancora una volta, era più d’effetto che di sostanza, perché venivano omessi riferimenti importanti, quali le fasce di età dei deceduti e l’eventuale compresenza di patologie che potevano essere risultate fatali per i pazienti. Ci ha pensato l’esperto di statistica Eugenio Florean, già interpellato dalla Verità, a dare un quadro diverso dei decessi in quel periodo. Infatti, ha elaborato i file messi a disposizione dall’Istat, che pubblica solo sintesi parziali, ed è risultato che il 62% dei morti Covid soffriva di almeno 5 patologie. Per l’esattezza, 16.301 (20,72) di coloro che non riuscirono a sopravvivere avevano 5 patologie, ben 33.427 (42,49%) ne avevano 6. Comunque perdite gravi. Sane o malate che fossero, le persone travolte dalla pandemia hanno rappresentato una catastrofe della prevenzione e della gestione dell’emergenza sanitaria. Però, ignorare le comorbidità di cui soffrivano al momento del contagio falsa la lettura di dati importanti. Perché se invece di chiudere in casa tutti e obbligare i sani a fare più dosi, togliendo diritti e libertà a quanti rifiutavano gli inoculi, si fosse concentrata su anziani e fragili la campagna vaccinale che partì a dicembre 2020, forse i decessi non sarebbero stati alti anche nell’anno successivo. Nel 2021, invece, il totale dei morti Covid era stato di 63.927, malgrado milioni di somministrazioni, e il 70% dei decessi riguardava persone con 5 patologie. Come mai? Qualche numero, per comprendere quello che accadde nel 2020. In fascia 40-44 anni, i morti quell’anno furono 199, dei quali 74 (37,2%) avevano 4 patologie, 125 (62,8%) almeno 5 malattie. Tra gli appena più giovani (35-39 anni), si registrarono 85 decessi, dei quali 27 (31,8%) in persone con 4 patologie, e 58 (68,2%) in pazienti che dove erano presenti almeno 5 disturbi concomitanti. In fascia 25-29 anni, morirono per Covid 25 persone, di cui 11 (44%) avevano 4 patologie, e 14 (56%) almeno 5. Al di sotto di questa soglia, tra 15 e 19 anni i morti Covid furono 4, e nelle fasce ancora più giovani (1-9) si ebbero (per fortuna) solo 2 decessi. Ben diversa risultò la situazione degli over 80, dove tra i 15.926 ottuagenari in fascia 80-84 che morirono, 5.762 (36,2%) avevano 4 malattie, 10.164 (63,8%) erano già sofferenti per almeno 5 problemi seri di salute. In fascia 85-89 anni le perdite furono le più alte del 2020 (16.747) ed elevato il numero dei grandi anziani con almeno 5 patologie, non sopravvissuti al virus: 10.392 (62,1%). Soffrivano di 4 malattie concomitanti in 6.355 (37,9%). Tra gli over 95 deceduti per Covid (4.890), avevano 4 comorbidità 2.304 persone (47,1%) e 2.586 almeno 5 (52,9%). Erano i veri fragili a cui dovevano essere indirizzate le dosi di vaccino, che intanto l’Unione europea contrattava a caro prezzo con colossi farmaceutici come Pfizer. La copertura di queste fasce di popolazione doveva essere l’obiettivo prioritario nel 2021. Sempre che tra dosi e richiami così ripetuti, poi non si siano abbassate ancor più difese immunitarie compromesse, o che l’integrazione del Dna nei vaccini a mRna non abbia avuto un impatto sugli oncogeni, come hanno affermato alcuni autorevoli studi. E non bisogna dimenticare l’altissimo numero di morti per tumori. Il report dell’Istat riferiva che i 5.273 decessi dovuti al Covid tra coloro che avevano 50-64 anni, rappresenta «una frequenza seconda solo ai casi di tumore», che nel 2020 raggiunsero il numero di 26.250 in quella fascia di età. Complessivamente morirono di cancro 177.858 persone, 227.350 per malattie del sistema circolatorio. Attendiamo di conoscere tutti i dati per fascia di età del 2021, così da avere il quadro reale della mortalità Covid anche nell’anno della colossale campagna vaccinale.
Russia e Iran, eccesso di petrolio. Rame, tregua dopo i record. Project Vault, sulle terre rare gli USA come la Cina. GNL USA, la Germania cerca alternative.
Ansa
Una piazza che, dietro la facciata della protesta contro il caro-casa e lo sviluppo urbano, ha concentrato fin dall’inizio la propria energia contro i bersagli consueti - il premier Giorgia Meloni, il governo, gli Stati Uniti, l’Ice e la polizia - e che nel momento più critico ha avanzato verso lo sbarramento di via Marocchetti, dove l’accesso è stato chiuso con mezzi antisommossa e qualche carica di contenimento: sono sette le persone fermate e identificate. Nel mirino sono finiti anche il sindaco Beppe Sala e l’amministrazione comunale. Il risultato è un corteo in cui c’è tutto e il contrario di tutto - dalle Olimpiadi alla Palestina, dall’Ice al Comune - in un accumulo di temi che si sovrappongono fino a cancellarsi a vicenda.
I numeri seguono la consueta geometria variabile delle piazze antagoniste: per gli organizzatori i partecipanti erano quasi 10.000, ma in realtà erano meno della metà. Una forbice evidente fin dall’inizio, quando al concentramento iniziale si contavano poche centinaia di persone, circondate da più telecamere (soprattutto straniere) che manifestanti. In testa hanno sfilato gli alberi di cartone, simbolo dei larici abbattuti a Cortina, e lo striscione «Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne». Il corteo ha attraversato corso Lodi sotto il controllo delle forze dell’ordine, mentre il Villaggio Olimpico di via Lorenzini è restato un bersaglio solo evocato. Sul ponte dell’ex scalo di Porta Romana sono volati petardi e fumogeni; più avanti Rifondazione comunista ha esposto il cartello contro Manfredi Catella e, al Corvetto, alcuni manifestantisono saliti sul tetto dell’ex mercato comunale, tra cori cantati sulle note di Hanno ucciso l’uomo ragno contro Sala e i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana.
Nello spezzone finale il tema olimpico scompare quasi del tutto. Spuntano i grandi poster con la scritta «Libertà» e i volti di Mohammad Hannoun e di altri suoi sodali, tutti accompagnati da richieste di scarcerazione. Hannoun, leader dell’Api, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Genova che ipotizza un sistema di raccolta fondi presentati come beneficenza e in realtà destinati a Hamas. Dal megafono prende la parola il figlio di Hannoun, che definisce il padre «una delle prime vittime della guerra della destra alla giustizia, alla libertà e alla Palestina» spingendosi poi su un terreno delirante, trasformando l’intervento in un comizio. «Abbiamo visto cosa c’era negli Epstein files. Daranno Gaza a un gruppo di pedofili».
L’ex vicesindaco Riccardo De Corato di Fdi parla di «un altro patetico corteo», sostenendo che «dietro la facciata della protesta contro Olimpiadi e caro-vita si nasconda il solito odio ideologico contro il premier Meloni, il governatore Fontana e l’Ice». Sottolinea poi che «gli antagonisti hanno attaccato anche il sindaco Sala», segnando una rottura dopo lo sgombero del Leoncavallo, e chiede «sgomberi immediati» dell’ex Palasharp e il ripristino della legalità dopo l’imbrattamento della Casa dello Sport, invocando l’applicazione rigorosa del decreto Sicurezza.
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Ansa
Un contenitore di plastica, inoltre, era pieno di una polvere bianca che emanava odore di Kerosene e conteneva anche una lampadina. Era stato ancorato con una fascetta da elettricista ai corrugati dei cavi elettrici. Mentre in una seconda scatola c’era l’innesco, collegato a una batteria da nove volt. Sul posto sono intervenuti gli artificieri per le operazioni di bonifica. Non ci sono rivendicazioni. Ma il gesto viene collocato da chi indaga, soprattutto per le modalità e per i precedenti, nel perimetro degli antagonisti e dell’area anarco-insurrezionalista. Il momento, d’altra parte, è considerato bollente, perché in concomitanza con l’avvio dei Giochi di Milano-Cortina. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro ignoti e procede per l’ipotesi di «danneggiamento aggravato». Ma i pm, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, dopo aver ricevuto una prima informativa, «stanno valutando l’ipotesi di procedere per terrorismo». Nel frattempo è stata disposta «la sospensione del transito dei convogli sulle linee ad alta velocità Bologna-Milano e Bologna-Venezia». I problemi sono cominciati attorno alle 8 e si sono estesi fino a determinare la sospensione della circolazione, poi gradualmente ripresa. I treni ad alta velocità, gli Intercity e i regionali hanno registrato «ritardi fino a 120 minuti».
Insomma la pista del terrorismo è più che un’ipotesi, che si sia trattato di un sabotaggio invece è certezza. Le foto sono inequivocabili e non lasciano spazio a dubbi.
Per il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, obiettivo di questi sabotatori evidentemente insieme alle Olimpiadi, è «probabilmente è un atto di terrorismo, di interruzione sull’alta velocità da parte di anarchici e casinisti vari» aggiungendo che «queste azioni di inaudita gravità non sporcano in alcun modo l’immagine dell’Italia nel mondo, che proprio i Giochi renderanno ancora più convincente e positiva» ha commentato. «I gravi episodi di sabotaggio avvenuti nei pressi della stazione di Bologna e a Pesaro, che hanno causato pesanti disagi a migliaia di viaggiatori, sono preoccupanti e ricalcano gli atti di terrorismo verificatisi in Francia a poche ore dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi». Insomma parla proprio di terrorismo Salvini garantendo di seguire l’evolversi della situazione molto da vicino.
«Non sono compagni che sbagliano ma sabotatori del più importante evento mondiale del 2026, le Olimpiadi Milano - Cortina», il commento di Alessandro Morelli, sottosegretario di Stato. «La sinistra era già pronta a sciacallare di fronte agli annunci di ritardi e invece si deve mordere la lingua vista la malaparata: una sinistra sempre pronta a coccolare e a volte a giustificare balordi e violenti. Sono curioso di vedere se Lilli Gruber riuscirà ad annoverare i ritardi odierni tra i numeri già da fantasilandia che ha rinfacciato ad un incredulo Salvini nei giorni scorsi».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami contestualizza: «Siamo dinanzi a un sabotaggio che segue di poche ore l’inizio delle Olimpiadi e che ripropone il tema della difesa delle infrastrutture dagli attacchi di quelli che sono veri e propri terroristi. Anzi sono propri questi eventi che spiegano il ricorso a norme più dure». Bignami non si lascia scappare un commento sulle toghe, augurandosi «che i responsabili siano condannati in maniera ferma ed esemplare. Toghe rosse permettendo...».
«Mentre oggi l’Italia migliore si ritrova unita a tifare per la nazione, a sostenere i suoi valori e a credere nel futuro del Paese, c’è purtroppo chi sceglie la strada opposta: quella della violenza, del sabotaggio e della destabilizzazione. Quanto accaduto a Bologna è un fatto di una gravità assoluta. Sabotare la rete ferroviaria significa colpire infrastrutture strategiche, mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e compromettere servizi essenziali del Paese», ha detto il vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, che ha chiosato: «Non può esserci alcuna ambiguità né indulgenza verso chi tenta di destabilizzare lo Stato». Sul tema interviene anche Azione con Osvaldo Napoli: «Sono terroristi senza ideologia».
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