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Omotransfobia, PV&F risponde a Cathy La Torre: «Discriminati e offesi dalla paladina delle discriminazioni»

Omotransfobia, PV&F risponde a Cathy La Torre: «Discriminati e offesi dalla paladina delle discriminazioni»

«Cathy La Torre, avvocato specializzato in diritto antidiscriminatorio con particolare riferimento alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, è specializzata sì ma solo per difendere chi gli pare a lei. Noi ci sentiamo discriminati e offesi» hanno dichiarato in una nota Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia, dopo essere stati attaccati via social, insieme ad altri leader del mondo prolife, dall'attivista Lgbtqia+.

«Prova ne è - ha proseguito la nota - che ci siamo ritrovati immortalati in una foto, costruita ad arte e che sa tanto di foto segnaletica, lanciata dalla signora La Torre usando i social e scatenando i soliti odiatori. Nell'immagine appariamo insieme ad altri leader dell'associazionismo prolife e profamily, e ci si accusa di difendere la vita tranne che quella delle persone Lbtqia+. Niente di più falso. La vita di tutte le persone è sacra e va rispettata e siamo profondamente offesi da queste accuse, tanto più che La Torre dovrebbe essere la prima a utilizzare messaggi rispettosi sul web e sui social, avendo creato il famoso progetto #odiareticosta con la campagna per l'assistenza legale a chi è vittima di calunnie, diffamazione, hate speech. Che fa ora, il leone da tastiera che si spaccia per pecorella? Siamo già all'indice prima che passi il DDL liberticida Zan??? Brandi e Coghe concludono: «Avendo avuto l'avvocatessa l'incarico di esperta dell'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), le ricordiamo che per il ruolo istituzionale ricoperto dovrebbe mantenere un certo profilo super partes non certo così ostile e velenoso».

La scuola non educa i nostri figli: li rieduca
Ansa
Negli Usa, l’indottrinamento tra i banchi ha convinto i ragazzi che l’America sia «sistemicamente» razzista. Da noi, già ai tempi di Ramelli si spaccavano le teste dei dissenzienti. Era questo il progetto del Sessantotto: trasformare la propaganda in senso comune.

Uno studio condotto negli Stati Uniti nel 2022 mostra il peso crescente e opprimente che la scuola esercita sugli studenti. Secondo i dati, grazie alla scuola, una larga maggioranza degli studenti americani considera gli Stati Uniti un Paese sistemicamente razzista: si parla diffusamente di «privilegio bianco» e di convinzioni inconsce negative nei confronti dei neri. Affermazioni come «l’America è costruita su terra rubata» vengono presentate come verità acquisite, incontrovertibili, assolutamente certe, come il fatto che due più due faccia quattro. Anzi, molto più certe: lo Stato dell’Oregon ha imposto ai suoi docenti un corso di «aggiornamento» per «spiegare» come l’unicità del risultato in matematica (due più due fa quattro, fa solo quattro e fa sempre quattro), è da considerarsi una forma di «suprematismo bianco». Sul due più due che fa quattro possiamo discutere, sul suprematismo bianco, no. Queste tesi non emergono da un libero confronto di idee, ma vengono apprese a scuola senza contraddittorio, calate dall’alto come dogmi. Teorie discutibili vengono così trasmesse senza discussione a giovani che appartengono alla civiltà occidentale, educandoli non alla conoscenza critica della propria storia, ma al disprezzo di sé.

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Dall’amore alla tragedia: la serie su John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette
«Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette» (Disney+)

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, su Disney+ a partire da venerdì 13 febbraio, ripercorre la storia della coppia: dall’incontro al successo mediatico, fino alle crepe causate dall’esposizione e alle tensioni private. Un racconto dell’amore e del prezzo della celebrità, fino alla tragedia del 1999.

Un colpo di fulmine, di quelli capaci di vincere ogni pregiudizio. L'amore fra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette, gli occhi azzurro cielo sotto i capelli biondi e fini, è iniziato come nei film. Ma nessun lieto fine lo ha mai coronato. Il figlio del presidente Usa e sua moglie si sono inabissati nelle acque scure dell'Oceano Atlantico, sette anni dopo essersi conosciuti.

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Soldi pubblici allo show sulla surrogata
Il teatro che mette in scena lo spettacolo «M(Other)», il racconto di una storia di gestazione per altri (vietata dalla legge in Italia), ha ricevuto finanziamenti dal ministero della Cultura, dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano. Roccella: propaganda lesiva.

In Italia la maternità surrogata è reato universale, ma si mette in scena uno spettacolo che gode di contributi pubblici. In questi giorni, la storica associazione milanese Teatro della Cooperativa sta promuovendo la pièce M(Other), diretta da Renato Sarti. Il debutto è stato ieri, repliche fino al 22 febbraio.

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Gualtieri tira la sòla pure ai romani: 1.000 euro se circoli con l’elettrica
Roberto Gualtieri (Ansa)
La sinistra ha spinto i cittadini ad acquistare i veicoli a batteria per non inquinare, ma adesso il sindaco dem è pronto a imporre un maxi-ticket per entrare nella Ztl. E per le ibride la sosta diventa a pagamento.

Se ieri pomeriggio digitavi «auto elettriche ztl roma» la prima risposta che ti dava il noto motore di ricerca era il rimando al sito romamobilita.it e al link «Roma Servizi per la mobilità» dove testualmente si diceva che «I veicoli a trazione esclusivamente elettrica possono liberamente e gratuitamente circolare all’interno di tutte le Ztl di Roma, senza che venga rilasciato un contrassegno cartaceo». La festa è finita, perché le notizie appena sotto informavano che il Comune di Roma ha deciso di fare - è proprio il caso di dirlo - macchina indietro e far pagare ai veicoli Bev (Battery Electic Vehicles) l’ingresso in quelle aree elettoralmente progressiste, per non dire fighette: il sindaco Gualtieri e la sua giunta di centrosinistra hanno deciso infatti che le auto elettriche pagheranno per entrare nella Ztl, e che le mild hybrid, cioé le ibride a metà, dovranno pagare per parcheggiare negli spazi blu. In poche parole si rimangiano tutto quello che avevano detto fino a poco tempo fa sulla rivoluzione verde dell’elettrico, sui suoi vantaggi, sugli incentivi e tutte quelle robe che ben conosciamo perché l’Europa ci aveva costruito la propria narrazione e che ci erano state vendute come «rivoluzione green di ecosostenibilità».

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