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Omotransfobia, PV&F risponde a Cathy La Torre: «Discriminati e offesi dalla paladina delle discriminazioni»

Omotransfobia, PV&F risponde a Cathy La Torre: «Discriminati e offesi dalla paladina delle discriminazioni»

«Cathy La Torre, avvocato specializzato in diritto antidiscriminatorio con particolare riferimento alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, è specializzata sì ma solo per difendere chi gli pare a lei. Noi ci sentiamo discriminati e offesi» hanno dichiarato in una nota Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia, dopo essere stati attaccati via social, insieme ad altri leader del mondo prolife, dall'attivista Lgbtqia+.

«Prova ne è - ha proseguito la nota - che ci siamo ritrovati immortalati in una foto, costruita ad arte e che sa tanto di foto segnaletica, lanciata dalla signora La Torre usando i social e scatenando i soliti odiatori. Nell'immagine appariamo insieme ad altri leader dell'associazionismo prolife e profamily, e ci si accusa di difendere la vita tranne che quella delle persone Lbtqia+. Niente di più falso. La vita di tutte le persone è sacra e va rispettata e siamo profondamente offesi da queste accuse, tanto più che La Torre dovrebbe essere la prima a utilizzare messaggi rispettosi sul web e sui social, avendo creato il famoso progetto #odiareticosta con la campagna per l'assistenza legale a chi è vittima di calunnie, diffamazione, hate speech. Che fa ora, il leone da tastiera che si spaccia per pecorella? Siamo già all'indice prima che passi il DDL liberticida Zan??? Brandi e Coghe concludono: «Avendo avuto l'avvocatessa l'incarico di esperta dell'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), le ricordiamo che per il ruolo istituzionale ricoperto dovrebbe mantenere un certo profilo super partes non certo così ostile e velenoso».

Brigata ebraica, la Cgil difende l’Anpi. Critiche a Sala: «Rischi sottovalutati»
Ansa
La sigla vicina all’associazione dopo le polemiche. De Corato: «La giunta dice che non andavano esibite bandiere israeliane».

Non si fermano le tensioni, per una volta tutte interne al centro sinistra, nate dagli incidenti avvenuti il 25 aprile e che in varie città d’Italia hanno visto vittime i manifestanti che volevano sfilare con la bandiera ucraina, e quello di Milano, dove la delegazione della Brigata ebraica è stata allontanata in malo modo dal corteo dopo che si era presentata sventolando la bandiera israeliana.

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Grazia Minetti, il disco rotto dell’opposizione: «Dimissioni»
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
Il sottosegretario Mantovano al termine del colloquio con il Guardasigilli: «Aveva pochi margini di valutazione».

Non si placa il polverone di reazioni politiche sollevate dal caso Minetti. Le dichiarazioni ufficiali di esponenti politici si susseguono ai post e commenti dell’opposizione e non solo. Intanto ieri mattina il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato per oltre un’ora a Palazzo Chigi e, secondo fonti di governo, ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, per «questioni pregresse».

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Meglio tardi che mai: a sinistra qualcuno ammette che i compagni sono dei tiranni
Massimo Recalcati (Ansa)
Massimo Recalcati denuncia l’assenza di democrazia tra progressisti. J’accuse destinato all’oblio.

Nella sinistra italiana c’è un deficit di democrazia». Massimo Recalcati è noto al grande pubblico per i suoi saggi di grande successo che indagano l’animo umano, è convintamente di sinistra ma soprattutto è un luminare della psicanalisi, la disciplina terapeutica fondata da Sigmund Freud, che esplora i processi mentali inconsci per curare disturbi psichici.

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La grazia alla Minetti l’ha voluta il Quirinale
Nicole Minetti (Getty Images)

Altro che presidente raggirato da Nordio. È stato proprio il Colle a promuovere la pratica e ad approvarla a tempo di record dopo il parere più che favorevole della Procura generale della Corte d’Appello di Milano. Ecco tutti i documenti e le date della strana vicenda.

Sergio Mattarella non ce la racconta giusta. Sulla grazia a Nicole Minetti, il capo dello Stato ci vuole far credere di non avere alcuna responsabilità, se non quella di aver sottoscritto un atto di clemenza che altri, in malafede o per negligenza, gli hanno sottoposto.

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