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Attenti al blitz Boeri-Di Maio sulle pensioni oltre i 3.000 euro

Attenti al blitz Boeri-Di Maio sulle pensioni oltre i 3.000 euro
ANSA
La coppia prova il colpo nel dl fiscale. C'è però rischio incostituzionalità. Difficile che Giuseppe Conte e Giovanni Tria accettino di infilare nel decreto il taglio degli assegni cosiddetti d'oro. La mossa però incombe e i grillini hanno la giornata di oggi per insistere. È bene vigilare, perché si inizia con il penalizzare i ricchi e domani gran parte degli italiani scoprirà di ritrovarsi in quella categoria.

Nel merito un primo rilevante profilo di problematicità costituzionale è rappresentato da una penalizzazione del trattamento previdenziale, retroattivamente applicato, sulla scorta dell'anticipo dell'età di pensionamento rispetto a una età obiettivo fissata con elaborazione statistiche targate appunto Boeri. La conseguenza del meccanismo è una penalizzazione economica anche per soggetti che abbiano conseguito il proprio trattamento previdenziale all'età legale di pensione - ovvero - al conseguimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia che nella generalità dei casi coincideva con la conclusione o l'impossibilità oggettiva della prosecuzione dell'attività lavorativa. Forze armate e polizia di Stato potrebbero anche vedere cambiati i requisiti di quiescienza. Senza contare che su tutto resta un grande interrogativo, quello delle pensioni di reversibilità. Il taglio grillino come impatterebbe? Al momento non è dato saperlo, ma si rischia di assistere a brutte sorprese.

«La manovra del governo gialloblù è la prima che non darà soldi ai soliti personaggi, ma ha i soldi per ripagare il popolo che ha dovuto pagare per i vitalizi, le pensioni d'oro, i voli di Stato e le auto blu», ha rivendicato il vicepremier Di Maio ieri pomeriggio a Domenica Live. La mossa di marketing è chiaro, il risultato però rischia essere tutto a vantaggio di chi attende in futuro le pensioni di cittadinanza e a svantaggio di chi negli ultimi 40 anni abbia lavorato rispettando le leggi contributive. Per tutti questi motivi ci risulta quasi impossibile che Giuseppe Conte e Giovanni Tria accettino di infilare nel decreto fiscale il taglio delle pensioni cosiddette d'oro. Il rischio però incombe e i grillini hanno la giornata di oggi per insistere. È bene vigilare, perché si inizia a penalizzare i ricchi e domani gran parte degli italiani scoprirà di ritrovarsi in quella categoria.

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La dottrina progressista terrorizza. L’uomo normale è costretto alla fuga
Zohran Mamdani, sindaco di New York (Ansa)
Tasse sui ricchi, scuole woke, gender: sindaci e governatori di sinistra non si accaniscono più «solamente» sui paperoni, ora i loro soprusi dogmatici spaventano la classe media. Che abbandona città e Stati intolleranti.

Non si tratta di arroganza ma di idiozia e sono due cose molto diverse: l’arroganza proviene dall’eccesso di confidenza mentre l’idiozia dall’incapacità di comprendere le cose.

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Il calcio nostrano sopravvive in provincia
Getty Images
Como e Lecce viaggiano su due traiettorie opposte ma speculari: i lombardi possiedono milioni, talento e hanno fatto la storia entrando in Champions, mentre i salentini si sono salvati col cuore. La Serie A è asfittica e questi club sono ventate d’aria fresca.

Qui Como, a voi Lecce. Nella serata che gettava nello sconforto più cupo i tifosi di Milan e Juventus, entrambe fuori - evento senza precedenti- dalla Champions League perché finite rispettivamente quinta (con 70 punti) e sesta (69) nella classifica di serie A, le due città, ciascuna con meno di 100.000 abitanti, separate da 1.000 chilometri in linea d’aria, festeggiavano il loro entusiasmante «scudetto».

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La cultura di destra rigettò D’Annunzio: troppo ingombrante
Gabriele D'Annunzio (Getty Images)
Il poeta soldato è stato più un mito del regime che dei letterati. Per Evola era «un imbecille», duri scontri anche con Marinetti.

Ma Gabriele D’Annunzio è stato davvero un mito per la destra culturale e politica? A quella domanda, Giuseppe Parlato ha dedicato il suo ultimo libro che esce postumo venerdì prossimo, a un anno dalla scomparsa dello storico (D’Annunzio. Un mito per la destra, edito da Cantagalli e curato da Simonetta Bartolini e Andrea Ungari).

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«Non serviva a evitare i contagi». Rezza rivede la teoria dei lockdown
Giovanni Rezza (Imagoeconomica)
Ippolito invece incolpa gli Usa per l’Ebola in Congo: «Pesa la loro uscita dall’Oms».

Lo scaricabarile in commissione Covid prosegue senza sosta. Ieri è stato il turno del professor Giovanni Rezza, che in pandemia era direttore generale della prevenzione presso il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza (Pd) e oggi è professore di igiene e sanità pubblica al San Raffaele di Milano.

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