• Al di là del gas e dell’energia, abbiamo almeno un migliaio di miniere lungo la Penisola che contengono minerali metalliferi. Una opportunità per rifornire le aziende tecnologiche e ridurre l’esposizione alla Cina.
  • Il geologo Ispra Fiorenzo Fumanti: vicino al lago di Bracciano concentrazioni di litio di elevata qualità.
  • La ricercatrice Enea Federica Forte: «I rifiuti elettronici contengono rame, palladio, terre rare, cobalto».
  • L’ingegnere minerario Giovanni Brussato: «Gli ambientalisti continuano a cavalcare le paure. Ursula von der Leyen intende liberarsi del Dragone? È un bluff: in realtà si limiterà a stringere accordi con altri Paesi. E a prezzi più alti».

Lo speciale contiene quattro articoli.

Il governo sembra fare sul serio. L’intenzione espressa dal premier Giorgia Meloni di intensificare le trivellazioni per estrarre gas e smarcarsi dalla dipendenza degli approvvigionamenti stranieri apre nuovi scenari anche sul fronte dell’industria mineraria. Da decenni la politica comunitaria ha abbandonato l’esplorazione dei giacimenti in nome di logiche pseudo ambientaliste. Ma la sensibilità ecologica ora deve fare i conti con la subalternità a quei Paesi, in primis la Cina, che hanno continuato a scavare o hanno stretto accordi con nazioni ricche di minerali, talvolta usando strategie poco ortodosse. Come la cosiddetta trappola del debito, ovvero aiuti economici in cambio di condizioni favorevoli per sfruttare le risorse naturali. Così, mentre l’Europa si cullava nel mito della crescita sostenibile, le società minerarie cinesi facevano a gara per aggiudicarsi licenze di esplorazione e terreni da sfruttare.

Nel discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha riconosciuto che sui minerali critici non si può ripetere l’esperienza del gas, diventando dipendenti dalla Cina per le materie prime come lo siamo dalla Russia per il gas. Giacimenti di litio (l’oro della nuova economia sostenibile) sono presenti in Portogallo, Germania, Francia, Romania, Finlandia, Repubblica Ceca e Serbia. Il problema è sfruttarli. In Portogallo due mega progetti di estrazione sono stati ritardati per le proteste ambientaliste. La Germania sta investendo molto nella valle del Reno, dove oltre al litio si trovano altri minerali utili per le batterie, ma deve vedersela con le proteste locali.

il tavolo al ministero

Anche l’Italia è rimasta molto indietro. Al ministero dello Sviluppo economico è stato ufficializzato un tavolo nazionale sulle materie prime critiche con l’obiettivo di definire la strategia di approvvigionamento di tali materiali. Oltre alla parte mineraria è affrontato il tema del recupero e del riciclo. A Bracciano (Roma) è stata avviata la ricerca di litio. La Regione Lazio ha autorizzato la società italo australiana Energia Minerals, a cercare i giacimenti in un’area di 1.148 ettari, ai confini settentrionali della capitale, tra i comuni Campagnano di Roma e Nepi. Il progetto di esplorazione interessa circa 800 pozzi geotermici dal potenziale ancora sconosciuto. Lo scopo dell’autorizzazione, a detta dei soggetti coinvolti, è di riattivare un progetto di ricerca affidato a Eni ed Enel tra gli anni Settanta e Novanta. I geologi saranno al lavoro per i prossimi due anni.

Sempre in provincia di Roma, Enel green power e la tedesca Vulcan Energy stanno portando avanti uno studio simile su un’area di 1.150 ettari a Cesano. L’australiana Altamin, che in Italia opera con le consociate Energia minerals Italia e Strategic minerals Italia, è già presente nelle antiche miniere bergamasche di Gorno, che hanno zinco e piombo, e porta avanti un piano per la ricerca di cobalto a Usseglio (Piemonte). Secondo una recente ricerca dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche, la fascia vulcanico-geotermica peritirrenica (Toscana-Lazio-Campania) possiede un alto potenziale di litio. Giacimenti di tale metallo si trovano in Toscana, a Larderello, dove sarebbe incastonato nel granito: è la zona in cui si sfrutta l’energia naturale geotermica.

ricchezza nei fiumi

Da anni, la presenza del minerale è documentata nei sedimenti fluviali dei bacini situati sul Macigno e sulle Argille Scagliose, in Toscana meridionale, e nelle isole del Giglio e d’Elba. Qui si trovano anche giacimenti di ematite e pirite. In passato sono state fatte ricerche tra i paesi di San Piero e Sant’Ilario, nei pressi del parco nazionale dell’Arcipelago toscano, scatenando però le proteste delle associazioni ambientaliste. Litio si trova anche in Alto Adige nella valle di Racines, presso Vipiteno. Si sono fatte ipotesi di estrazione anche attraverso processi di arricchimento nelle saline siciliane, ma la fattibilità dell’opera è ancora da valutare. In un report dell’Unione geotermica italiana del 2015 si faceva riferimento alla presenza «in varie regioni (Emilia, Sardegna, Sicilia, Toscana) di acque di minor termalità con contenuti significativi di litio».

In Liguria c’è il secondo giacimento di ossido di titanio d’Europa, ma all’interno di un parco naturalistico ipervincolato. Secondo un censimento realizzato dall’Ispra, ci sono almeno 3.000 miniere dismesse, delle quali circa un migliaio di minerali metalliferi e preziosi, che hanno ancora quantitativi interessanti di elementi indispensabili per la transizione ecologica e digitale, quali rame, piombo, zinco, argento e oro. Le miniere in produzione sono 75, ma nessuna per minerali metalliferi. Si tratta di miniere per marna da cemento (17) e salgemma (7) in Toscana e Sicilia, e minerali a uso industriale (44). Va ricordato che a causa della guerra in Ucraina, all’industria ceramica sono mancati circa 4 milioni di tonnellate di argille provenienti dal Donbass: se avessimo sfruttato meglio i nostri giacimenti, il problema sarebbe stato superato.

Si potrebbero anche sfruttare gli scarti abbandonati. In Sardegna ci sono 70 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi non utilizzati che possono contenere cobalto e terre rare. I depositi di fanghi di Monteponi in Sardegna sono pieni di zinco. A Gorno, in provincia di Bergamo c’è uno dei più importanti giacimenti di zinco, piombo e argento d’Europa e in Piemonte c’è il cobalto. Rame si trova tra la Liguria e l’Emilia Romagna, in Sardegna e Toscana; antimonio ancora in Toscana e Sardegna.

Terre rare sono presenti nei graniti di Buddusò e nella bauxite di Olmedo, in Sardegna, principale regione mineraria italiana al pari dell’arco alpino, che è ricco anche di argento, nichel, oro, talco, grafite, zinco e piombo. Due miniere attive di fluorite sono a Bracciano e in Sardegna. A Prali, in val Germanasca (Torino), c’è la miniera di talco più grande d’Europa. In Sicilia sono 500 le miniere abbandonate di zolfo e un migliaio con minerali metallici e pimbo, zinco, argento e oro.

Gli ostacoli allo sfruttamento non sono solo ambientali, ma anche burocratici. I permessi di ricerca durano un paio d’anni e la richiesta di concessione è sottoposta all’approvazioni degli enti territoriali e alla valutazione di impatto ambientale. Per aprire una nuova miniera, tra burocrazia e ricerca, servono da 6 a 10 anni.

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