
La tesi di Sallusti è semplice: dopo lo scandalo che coinvolse Palamara, esploso circa sei anni fa, tutti dissero che lo strapotere che le correnti di magistrati usano per inquinare la giustizia sarebbe finito. Ad oggi, però, non c’è stato nessun cambiamento. «Ci annunciarono che via Palamara la magistratura era diventata una roba seria», ha spiegato. Ma il sistema delle correnti «è vivo e vegeto» e continua a incidere sul funzionamento della giustizia e, di riflesso, sulla democrazia. Belpietro è poi intervenuto sul tema delle sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati, citando le decisioni della sezione disciplinare del Csm. «La maggior parte delle accuse si conclude con assoluzioni», ha affermato, mentre nei casi di condanna le sanzioni consisterebbero spesso in lievi penalizzazioni di anzianità. Secondo il direttore, anche di fronte a errori gravi, come ritardi pluriennali nel deposito delle motivazioni o casi di ingiusta detenzione, le conseguenze sarebbero limitate. Nel dibattito viene richiamato il caso del magistrato Fabio De Pasquale, coinvolto nell’inchiesta Eni-Nigeria. Sallusti ha ricordato la condanna a otto mesi per occultamento di prove, sottolineando come, nonostante la sentenza di primo e secondo grado, il magistrato continui a svolgere le sue funzioni. Belpietro ha osservato che una condanna di questo tipo non comporta automaticamente l’esclusione dalla magistratura. Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’ingiusta detenzione. Sallusti ha parlato di «mille italiani ogni anno» che finiscono in carcere senza essere poi processati, cui si è aggiunta la precisazione del direttore, il quale ha ricordato che lo Stato versa circa 27 milioni di euro ogni anno per risarcire cittadini italiani innocenti toccati da questa sciagura.
Belpietro ha poi rammentato una delle vicende più clamorose di questa piaga: il caso di Beniamino Zuncheddu, rimasto in carcere per 33 anni prima del riconoscimento dell’innocenza. Il confronto si è poi spostato sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, con riferimento a casi di cronaca recenti, non ultimo l’omicidio di Aurora Livoli, uccisa a Milano lo scorso 29 dicembre da un clandestino. Borgonovo ha posto una domanda sul contrasto tra la severità mostrata in alcuni procedimenti e la libertà concessa a soggetti con numerosi precedenti penali. È come se esistessero «due codici», uno per gli italiani e uno per gli stranieri, dice Sallusti, richiamando il ruolo attribuito da alcune correnti della magistratura a una funzione di «cuscinetto sociale». Belpietro ha ricordato le intercettazioni che portarono al caso Palamara, in particolare quelle legate all’indagine su Matteo Salvini, sostenendo che la magistratura debba limitarsi ad applicare la legge. La puntata è visibile su tutti i canali social della Verità, e soprattutto sul canale YouTube Tv Verità.






