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2021-05-10
Su Cdp decide Draghi, ai partiti non restano che gli enti più piccoli e la Rai
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Mario Draghi (Ansa)
Entra nel vivo la partita sulle nomine pubbliche. Entro la fine di maggio ci saranno da indicare le liste delle società partecipate del ministero dell'Economia, con attenzione particolare ai casi di Cassa depositi e prestiti e Ferrovie dello Stato. Qui c'è attesa di capire se Fabrizio Palermo sarà confermato in via Goito, oppure sarà destinato a nuovi incarichi. E' già noto come il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia affidato alla società di cacciatori di teste Egon Zhender la scelta dei possibili candidati. A quanto pare il presidente del consiglio seguirà da vicino le nomine nelle partecipate, lasciando poco spazio ai partiti. Sulla Rai invece Draghi non sembra intenzionato a intervenire, tanto che, come già anticipato dalla Verità, il dossier di viale Mazzini è nelle mani del capo di gabinetto Antonio Funiciello che sarà arbitro delle esigenze della politica.
Come noto in totale vanno a rinnovo 90 società del Mef – 15 a controllo diretto e 75 a controllo indiretto che terranno le proprie assemblee, oltre che per l'approvazione dei rispettivi bilanci. Si rinnovano in totale 115 Organi sociali, di cui 74 Consigli d'amministrazione e 41 Collegi sindacali, attualmente composti da 518 persone, di cui 342 Consiglieri e 176 Sindaci (91 persone nelle Società controllate dal Mef direttamente e 427 nelle indirette). Tra queste Amco, Banca Mps, Cassa Depositi e Prestiti, Enel, Eni, Eur, Ferrovie dello Stato Italiane, Gse-Gestore Servizi Energetici, Invitalia, Sogin, Sport e Salute. Sarà una prova di forza della nuova maggioranza, anche se da quanto filtra il premier avrà l'ultima parola, senza lasciare troppo spazio alle richieste di tutti i partiti.
Ma oltre a queste entro il 31 agosto 2021 devono essere nominati anche 55 componenti degli organi apicali di 27 Enti pubblici di rilevanza nazionale, nei settori della tutela ambientale (Parchi nazionali, Comitato sicurezza operazioni in mare, Consorzio dell'Oglio, Ispra), della mobilità (Autorità portuali, Enac), della ricerca e formazione (Anvur, Cnr, Inapp, Infn, Invalsi), della vigilanza dei mercati (Agcm, Consob, Covip, Ismea), a base associativa / sportivi (Uits), della cultura (Pompei). Qui i partiti potrebbero farsi sentire. A riportarlo è il monitoraggio Centro studi – CoMar sulle nomine pubbliche. Il 16 maggio per esempio Camera e Senato dovranno nominare un nuovo membro dell'Antitrust. Ma c'è in scadenza anche l'Ente parco nazionale del Gran Sasso o ancora il Grande Progetto Pompei, dove in pista ci sono Mauro Cipolletta e Giovanni Di Biasio. «Alcune di queste nomine sono già in itinere e prossime a completarsi (Autorità portuali, Consorzio dell'Oglio, Pompei); altre, sono scadute da tempo (Anvur, Cnr, Comitato sicurezza operazioni in mare, Covip, Enac, Inapp, Infn, Ismea, Uits, Parchi)», spiega il centro studi.
Alcune nomine sono già stata portate avanti, come Aci, Consorzio area scientifica di Trieste, Ente nazionale risi, Centro sperimentale di cinematografia, Istituto nazionale di ricerca metrologica. O come per esempio il Cnr con Maria Chiara Carrozza, che si trova sotto il cappello del Mur. Fatte le nomine anche nel Csc, Fondazione centro sperimentale cinematografia, con Cristina Capotondi e Andrea Purgatori tra i nuovi consiglieri. Sono scaduti i 2 commissari del Covip, commissione vigilanza fondi pensione. Come ancora in alto mare è la situazione dell'Enac.
Riguardano la maggior parte dei ministeri, dove quello delle Infrastrutture ha la parte del leone con circa 8 enti di nomina, quindi il ministero della Transizione ecologica e molti altri. Nelle procedure di nomina vi è un vero e proprio concerto di pareri, tra le istituzioni, palazzo Chigi, ma anche commissioni parlamentari competenti sino al Quirinale.
«Tali Enti, dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, hanno, nel confronto, diversa natura giuridica: economici o non economici», aggiunge il centro studi Comar, possono essere «indipendenti dall'Esecutivo o meno (quando non autonomi, pur disponendo di organismo centrale ed articolazioni territoriali); con variegabile raggio di competenze proprie, sotto il profilo amministrativo, di bilancio e finanziario, organizzativo, regolamentare; ed altrettanto per attività, quali vigilanza, monitoraggio, controllo, certificazione, analisi, sanzionatorie, di rappresentatività in organismi internazionali».
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Il presidente del Consiglio seguirà da vicino i dossier delle partecipate del ministero dell'Economia, in particolare quelle più importanti che vanno in scadenza. Ai partiti non resta che la televisione pubblica e le poltrone in istituzioni più piccole. Entro il 31 agosto 2021 devono essere nominati anche 55 componenti degli organi apicali di 27 enti nazionali, come riporta il centro studi Comar.Entra nel vivo la partita sulle nomine pubbliche. Entro la fine di maggio ci saranno da indicare le liste delle società partecipate del ministero dell'Economia, con attenzione particolare ai casi di Cassa depositi e prestiti e Ferrovie dello Stato. Qui c'è attesa di capire se Fabrizio Palermo sarà confermato in via Goito, oppure sarà destinato a nuovi incarichi. E' già noto come il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia affidato alla società di cacciatori di teste Egon Zhender la scelta dei possibili candidati. A quanto pare il presidente del consiglio seguirà da vicino le nomine nelle partecipate, lasciando poco spazio ai partiti. Sulla Rai invece Draghi non sembra intenzionato a intervenire, tanto che, come già anticipato dalla Verità, il dossier di viale Mazzini è nelle mani del capo di gabinetto Antonio Funiciello che sarà arbitro delle esigenze della politica. Come noto in totale vanno a rinnovo 90 società del Mef – 15 a controllo diretto e 75 a controllo indiretto che terranno le proprie assemblee, oltre che per l'approvazione dei rispettivi bilanci. Si rinnovano in totale 115 Organi sociali, di cui 74 Consigli d'amministrazione e 41 Collegi sindacali, attualmente composti da 518 persone, di cui 342 Consiglieri e 176 Sindaci (91 persone nelle Società controllate dal Mef direttamente e 427 nelle indirette). Tra queste Amco, Banca Mps, Cassa Depositi e Prestiti, Enel, Eni, Eur, Ferrovie dello Stato Italiane, Gse-Gestore Servizi Energetici, Invitalia, Sogin, Sport e Salute. Sarà una prova di forza della nuova maggioranza, anche se da quanto filtra il premier avrà l'ultima parola, senza lasciare troppo spazio alle richieste di tutti i partiti.Ma oltre a queste entro il 31 agosto 2021 devono essere nominati anche 55 componenti degli organi apicali di 27 Enti pubblici di rilevanza nazionale, nei settori della tutela ambientale (Parchi nazionali, Comitato sicurezza operazioni in mare, Consorzio dell'Oglio, Ispra), della mobilità (Autorità portuali, Enac), della ricerca e formazione (Anvur, Cnr, Inapp, Infn, Invalsi), della vigilanza dei mercati (Agcm, Consob, Covip, Ismea), a base associativa / sportivi (Uits), della cultura (Pompei). Qui i partiti potrebbero farsi sentire. A riportarlo è il monitoraggio Centro studi – CoMar sulle nomine pubbliche. Il 16 maggio per esempio Camera e Senato dovranno nominare un nuovo membro dell'Antitrust. Ma c'è in scadenza anche l'Ente parco nazionale del Gran Sasso o ancora il Grande Progetto Pompei, dove in pista ci sono Mauro Cipolletta e Giovanni Di Biasio. «Alcune di queste nomine sono già in itinere e prossime a completarsi (Autorità portuali, Consorzio dell'Oglio, Pompei); altre, sono scadute da tempo (Anvur, Cnr, Comitato sicurezza operazioni in mare, Covip, Enac, Inapp, Infn, Ismea, Uits, Parchi)», spiega il centro studi.Alcune nomine sono già stata portate avanti, come Aci, Consorzio area scientifica di Trieste, Ente nazionale risi, Centro sperimentale di cinematografia, Istituto nazionale di ricerca metrologica. O come per esempio il Cnr con Maria Chiara Carrozza, che si trova sotto il cappello del Mur. Fatte le nomine anche nel Csc, Fondazione centro sperimentale cinematografia, con Cristina Capotondi e Andrea Purgatori tra i nuovi consiglieri. Sono scaduti i 2 commissari del Covip, commissione vigilanza fondi pensione. Come ancora in alto mare è la situazione dell'Enac.Riguardano la maggior parte dei ministeri, dove quello delle Infrastrutture ha la parte del leone con circa 8 enti di nomina, quindi il ministero della Transizione ecologica e molti altri. Nelle procedure di nomina vi è un vero e proprio concerto di pareri, tra le istituzioni, palazzo Chigi, ma anche commissioni parlamentari competenti sino al Quirinale.«Tali Enti, dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, hanno, nel confronto, diversa natura giuridica: economici o non economici», aggiunge il centro studi Comar, possono essere «indipendenti dall'Esecutivo o meno (quando non autonomi, pur disponendo di organismo centrale ed articolazioni territoriali); con variegabile raggio di competenze proprie, sotto il profilo amministrativo, di bilancio e finanziario, organizzativo, regolamentare; ed altrettanto per attività, quali vigilanza, monitoraggio, controllo, certificazione, analisi, sanzionatorie, di rappresentatività in organismi internazionali».
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».