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2023-12-20
Niente aiuti Usa per Kiev prima del 2024
Getty Images
La strada degli aiuti militari americani all’Ucraina continua a rivelarsi in salita. Secondo quanto riportato ieri da The Hill, è altamente improbabile che i senatori repubblicani e la Casa Bianca riescano a trovare un accordo per approvare il nuovo pacchetto di assistenza prima della fine dell’anno.
Due settimane fa, il Gop aveva bloccato alla Camera alta un provvedimento da 110 miliardi di dollari, di cui 61 consistenti in aiuti a Kiev. La richiesta dei repubblicani è che, in cambio del via libera a tale pacchetto, i dem acconsentano a misure più severe nella gestione dell’immigrazione clandestina al confine con il Messico. Negli scorsi giorni, le trattative tra le parti sono proseguite, ma - almeno per ora - non sembrano in procinto di sbloccarsi. A confermare che se ne riparlerà probabilmente l’anno prossimo è stato il capo negoziatore repubblicano, il senatore James Lankford. Insomma, sembra proprio che prima di gennaio non si faranno passi avanti. In particolare, a subordinare l’approvazione del pacchetto alla questione delle frontiere sono anche senatori repubblicani graniticamente a favore di Kiev, come Mitch McConnell e Lindsey Graham. Questo occorre precisarlo per smentire una certa vulgata, secondo cui il Gop si starebbe muovendo sulla base di considerazioni isolazioniste o addirittura filorusse. In realtà, oltre a chiedere misure energiche sul contrasto migratorio, il Partito repubblicano sta da tempo invocando una strategia più chiara sull’Ucraina e una razionalizzazione degli aiuti.
Dal canto suo, la Casa Bianca ha fatto sapere che potrebbe approvare un nuovo pacchetto di aiuti ucraini entro l’anno, precisando tuttavia che si tratterebbe dell’ultimo, almeno fin quando il Congresso non stabilirà di dare semaforo verde a ulteriore assistenza. Stando infatti a una nota del supervisore dei conti del Dipartimento della difesa, Mike McCord, il Pentagono avrebbe ormai stanziato tutti i fondi disponibili per Kiev. «Stiamo ancora pianificando un ulteriore pacchetto di aiuti per l’Ucraina alla fine di questo mese. Tuttavia, quando ciò sarà fatto, come ha chiarito oggi il supervisore dei conti McCord nella sua nota al Congresso, non avremo più l’autorità di rifornimento a nostra disposizione, e avremo bisogno che il Congresso agisca senza indugio, come andiamo ripetendo», ha dichiarato lunedì il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale americano, John Kirby.
Per Joe Biden si tratta di un dilemma politico. Se non raggiunge un accordo per sbloccare gli aiuti, la sua credibilità internazionale subirà un duro colpo. Se però va incontro ai repubblicani sull’immigrazione clandestina, rischia una rivolta dall’ala sinistra del Partito democratico. Non si può neppure escludere che il presidente stia usando il Gop come foglia di fico, per giustificare un tentativo di tirare i remi in barca. Il Washington Post ha recentemente rivelato degli attriti tra Washington e Kiev sulla questione della controffensiva ucraina. Biden è inoltre in campagna elettorale per la riconferma e, tra l’elettorato americano, gli aiuti all’Ucraina non sono più granché popolari (come dimostrato da un sondaggio della Cnn dello scorso agosto).
Nel frattempo, il governo italiano ha stabilito di prolungare di un anno gli aiuti a Kiev. «Abbiamo scelto come dicastero e come governo di prorogare un atto di indirizzo, deciso ormai già un anno fa dal governo precedente, lasciando immutato il dettato del decreto e decidendo di ottemperare, appena ve ne saranno le condizioni, a un passaggio parlamentare», ha affermato il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto. È chiaro che, pur in questa fase di incertezza americana, l’attuale governo italiano vuole ribadire la collocazione atlantista di Roma. Al di là di un discorso di principio, Palazzo Chigi punta sulle relazioni transatlantiche e sul presentarsi come alleato affidabile agli occhi di Washington, soprattutto in un momento in cui Emmanuel Macron ha rispolverato il suo ambiguo velleitarismo diplomatico (che già fece fiasco l’anno scorso, durante i primi mesi della crisi ucraina). Si tratta di un credito di cui Roma potrebbe in futuro beneficiare su altri tavoli (a partire dal Mediterraneo).
Vladimir Putin ostenta frattanto un atteggiamento spavaldo. «Valutando la situazione attuale sulla linea del contatto di combattimento, si può dire con sicurezza che le nostre truppe mantengono l’iniziativa», ha detto, per poi tornare a dirsi contrario a un’eventuale adesione di Kiev nella Nato. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha inoltre affermato che Mosca è pronta ad aggirare le recenti sanzioni europee sui diamanti russi. «Per quanto riguarda i diamanti russi, era stato previsto, la Russia si era preparata. Dubito che non esistano opzioni per aggirare tali sanzioni. Esistono e verranno implementate», ha dichiarato. Nel frattempo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere di voler parlare col presidente russo per rilanciare l’accordo sul grano. Tutto questo, mentre Mosca sta rinsaldando i suoi legami con Pechino. Proprio ieri, il primo ministro russo, Mikhail Mishustin, ha iniziato una visita di due giorni in Cina, dove dovrebbe incontrare Xi Jinping. A tal proposito, sempre ieri, l’ambasciatore cinese in Russia, Zhang Hanhui, ha auspicato un rafforzamento della cooperazione energetica tra i due Paesi. Ne consegue che il problema di Putin non è l’isolamento internazionale. È semmai l’abbraccio soffocante con Xi, che sta mettendo Mosca in una posizione sempre più subordinata a quella di Pechino. Una dinamica a cui l’Occidente deve prestare la massima attenzione.
Il Texas sfida apertamente Biden e si fa la sua legge anti clandestini
L’immigrazione clandestina torna a dividere gli Stati Uniti. Il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, ha recentemente siglato una legge che rende reato statale l’ingresso irregolare nello stesso territorio texano. La norma, che dovrebbe entrare in vigore a marzo, prevede che i clandestini possano essere arrestati e rimpatriati dalle autorità statali. «Oggi a Brownsville ho firmato tre nuove leggi per proteggere meglio i texani e gli americani dalle politiche open border di Joe Biden. L’ingresso illegale in Texas è adesso un reato soggetto a rimpatrio o a reclusione. Il Texas finanzierà anche la costruzione di nuovi muri e aumenterà le sanzioni contro il traffico di esseri umani», ha dichiarato Abbott su X.
Stando ai suoi sostenitori, la nuova legge contro gli ingressi illegali è un provvedimento di natura deterrente. Eppure, come prevedibile, le polemiche non sono mancate. Secondo il mondo progressista, si tratterebbe di una legge incostituzionale, in quanto avocherebbe a sé dei poteri spettanti al governo federale. In particolare, i critici si rifanno a una sentenza della Corte suprema del 2012, che stabiliva la superiorità dell’autorità federale su quella statale in materia di gestione migratoria. Ci si attende quindi che la nuova legge texana possa ben presto affrontare un’ondata di ricorsi legali. «Questa è una legge estremista che renderà le comunità del Texas meno sicure», ha tuonato la Casa Bianca.
Resta comunque il fatto che la questione migratoria continua a tenere banco. Domenica, la Us Customs and Border Protection (Cbp) ha temporaneamente sospeso le operazioni su due ponti ferroviari che collegano Texas e Messico: una decisione presa dopo che era stato rilevato un incremento degli arrivi di immigrati clandestini attraverso quelle tratte ferroviarie. «Dopo aver osservato una recente rinascita delle organizzazioni di trafficanti che spostano migranti attraverso il Messico tramite treni merci, la Cbp sta intraprendendo ulteriori azioni per aumentare il personale e affrontare la questione relativa a questo preoccupante sviluppo, anche in collaborazione con le autorità messicane», si legge in una nota emessa dall’agenzia federale. Non è d’altronde un mistero che lo stallo al Senato sugli aiuti all’Ucraina sia dettato dalla richiesta dei repubblicani di implementare delle misure maggiormente severe alla frontiera con il Messico.
Del resto, quello migratorio è un dossier centrale anche nella campagna elettorale in vista delle primarie presidenziali repubblicane, che inizieranno il 15 gennaio con il caucus dell’Iowa. Donald Trump, che a novembre ha ricevuto l’endorsement da Abbott, sta puntando molto sul contrasto all’immigrazione illegale. È anche in quest’ottica che vanno lette le sue controverse parole, secondo cui gli immigrati «stanno avvelenando il sangue del nostro Paese». Secondo un recente sondaggio condotto da Fox News, per il 34% degli americani la situazione alla frontiera meridionale è una «emergenza», mentre per il 45% rappresenta un «problema grave». La stessa rilevazione ha infine registrato che il 79% degli intervistati è favorevole a un incremento delle forze dell’ordine al confine. D’altronde, ad attaccare Joe Biden sulla questione delle frontiere non è soltanto Trump, ma anche gli altri due principali candidati alla nomination presidenziale repubblicana, Nikki Haley e Ron DeSantis. È quindi chiaro che, con l’approssimarsi delle primarie, il dossier migratorio diverrà sempre più centrale nel dibattito politico statunitense.
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Prosegue il braccio di ferro tra democratici e repubblicani. A rimetterci è proprio Volodymyr Zelensky, che non troverà il nuovo pacchetto di assistenza sotto l’albero di Natale. Intanto, però, l’Italia ha prorogato di un anno il suo sostegno militare all’alleato ucraino.Il Texas sfida apertamente Joe Biden e si fa la sua legge anti clandestini. Greg Abbott scavalca il governo federale. La questione potrebbe finire alla Corte suprema.Lo speciale contiene due articoli.La strada degli aiuti militari americani all’Ucraina continua a rivelarsi in salita. Secondo quanto riportato ieri da The Hill, è altamente improbabile che i senatori repubblicani e la Casa Bianca riescano a trovare un accordo per approvare il nuovo pacchetto di assistenza prima della fine dell’anno. Due settimane fa, il Gop aveva bloccato alla Camera alta un provvedimento da 110 miliardi di dollari, di cui 61 consistenti in aiuti a Kiev. La richiesta dei repubblicani è che, in cambio del via libera a tale pacchetto, i dem acconsentano a misure più severe nella gestione dell’immigrazione clandestina al confine con il Messico. Negli scorsi giorni, le trattative tra le parti sono proseguite, ma - almeno per ora - non sembrano in procinto di sbloccarsi. A confermare che se ne riparlerà probabilmente l’anno prossimo è stato il capo negoziatore repubblicano, il senatore James Lankford. Insomma, sembra proprio che prima di gennaio non si faranno passi avanti. In particolare, a subordinare l’approvazione del pacchetto alla questione delle frontiere sono anche senatori repubblicani graniticamente a favore di Kiev, come Mitch McConnell e Lindsey Graham. Questo occorre precisarlo per smentire una certa vulgata, secondo cui il Gop si starebbe muovendo sulla base di considerazioni isolazioniste o addirittura filorusse. In realtà, oltre a chiedere misure energiche sul contrasto migratorio, il Partito repubblicano sta da tempo invocando una strategia più chiara sull’Ucraina e una razionalizzazione degli aiuti. Dal canto suo, la Casa Bianca ha fatto sapere che potrebbe approvare un nuovo pacchetto di aiuti ucraini entro l’anno, precisando tuttavia che si tratterebbe dell’ultimo, almeno fin quando il Congresso non stabilirà di dare semaforo verde a ulteriore assistenza. Stando infatti a una nota del supervisore dei conti del Dipartimento della difesa, Mike McCord, il Pentagono avrebbe ormai stanziato tutti i fondi disponibili per Kiev. «Stiamo ancora pianificando un ulteriore pacchetto di aiuti per l’Ucraina alla fine di questo mese. Tuttavia, quando ciò sarà fatto, come ha chiarito oggi il supervisore dei conti McCord nella sua nota al Congresso, non avremo più l’autorità di rifornimento a nostra disposizione, e avremo bisogno che il Congresso agisca senza indugio, come andiamo ripetendo», ha dichiarato lunedì il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale americano, John Kirby.Per Joe Biden si tratta di un dilemma politico. Se non raggiunge un accordo per sbloccare gli aiuti, la sua credibilità internazionale subirà un duro colpo. Se però va incontro ai repubblicani sull’immigrazione clandestina, rischia una rivolta dall’ala sinistra del Partito democratico. Non si può neppure escludere che il presidente stia usando il Gop come foglia di fico, per giustificare un tentativo di tirare i remi in barca. Il Washington Post ha recentemente rivelato degli attriti tra Washington e Kiev sulla questione della controffensiva ucraina. Biden è inoltre in campagna elettorale per la riconferma e, tra l’elettorato americano, gli aiuti all’Ucraina non sono più granché popolari (come dimostrato da un sondaggio della Cnn dello scorso agosto). Nel frattempo, il governo italiano ha stabilito di prolungare di un anno gli aiuti a Kiev. «Abbiamo scelto come dicastero e come governo di prorogare un atto di indirizzo, deciso ormai già un anno fa dal governo precedente, lasciando immutato il dettato del decreto e decidendo di ottemperare, appena ve ne saranno le condizioni, a un passaggio parlamentare», ha affermato il nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto. È chiaro che, pur in questa fase di incertezza americana, l’attuale governo italiano vuole ribadire la collocazione atlantista di Roma. Al di là di un discorso di principio, Palazzo Chigi punta sulle relazioni transatlantiche e sul presentarsi come alleato affidabile agli occhi di Washington, soprattutto in un momento in cui Emmanuel Macron ha rispolverato il suo ambiguo velleitarismo diplomatico (che già fece fiasco l’anno scorso, durante i primi mesi della crisi ucraina). Si tratta di un credito di cui Roma potrebbe in futuro beneficiare su altri tavoli (a partire dal Mediterraneo). Vladimir Putin ostenta frattanto un atteggiamento spavaldo. «Valutando la situazione attuale sulla linea del contatto di combattimento, si può dire con sicurezza che le nostre truppe mantengono l’iniziativa», ha detto, per poi tornare a dirsi contrario a un’eventuale adesione di Kiev nella Nato. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha inoltre affermato che Mosca è pronta ad aggirare le recenti sanzioni europee sui diamanti russi. «Per quanto riguarda i diamanti russi, era stato previsto, la Russia si era preparata. Dubito che non esistano opzioni per aggirare tali sanzioni. Esistono e verranno implementate», ha dichiarato. Nel frattempo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto sapere di voler parlare col presidente russo per rilanciare l’accordo sul grano. Tutto questo, mentre Mosca sta rinsaldando i suoi legami con Pechino. Proprio ieri, il primo ministro russo, Mikhail Mishustin, ha iniziato una visita di due giorni in Cina, dove dovrebbe incontrare Xi Jinping. A tal proposito, sempre ieri, l’ambasciatore cinese in Russia, Zhang Hanhui, ha auspicato un rafforzamento della cooperazione energetica tra i due Paesi. Ne consegue che il problema di Putin non è l’isolamento internazionale. È semmai l’abbraccio soffocante con Xi, che sta mettendo Mosca in una posizione sempre più subordinata a quella di Pechino. 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La norma, che dovrebbe entrare in vigore a marzo, prevede che i clandestini possano essere arrestati e rimpatriati dalle autorità statali. «Oggi a Brownsville ho firmato tre nuove leggi per proteggere meglio i texani e gli americani dalle politiche open border di Joe Biden. L’ingresso illegale in Texas è adesso un reato soggetto a rimpatrio o a reclusione. Il Texas finanzierà anche la costruzione di nuovi muri e aumenterà le sanzioni contro il traffico di esseri umani», ha dichiarato Abbott su X. Stando ai suoi sostenitori, la nuova legge contro gli ingressi illegali è un provvedimento di natura deterrente. Eppure, come prevedibile, le polemiche non sono mancate. Secondo il mondo progressista, si tratterebbe di una legge incostituzionale, in quanto avocherebbe a sé dei poteri spettanti al governo federale. In particolare, i critici si rifanno a una sentenza della Corte suprema del 2012, che stabiliva la superiorità dell’autorità federale su quella statale in materia di gestione migratoria. Ci si attende quindi che la nuova legge texana possa ben presto affrontare un’ondata di ricorsi legali. «Questa è una legge estremista che renderà le comunità del Texas meno sicure», ha tuonato la Casa Bianca. Resta comunque il fatto che la questione migratoria continua a tenere banco. Domenica, la Us Customs and Border Protection (Cbp) ha temporaneamente sospeso le operazioni su due ponti ferroviari che collegano Texas e Messico: una decisione presa dopo che era stato rilevato un incremento degli arrivi di immigrati clandestini attraverso quelle tratte ferroviarie. «Dopo aver osservato una recente rinascita delle organizzazioni di trafficanti che spostano migranti attraverso il Messico tramite treni merci, la Cbp sta intraprendendo ulteriori azioni per aumentare il personale e affrontare la questione relativa a questo preoccupante sviluppo, anche in collaborazione con le autorità messicane», si legge in una nota emessa dall’agenzia federale. Non è d’altronde un mistero che lo stallo al Senato sugli aiuti all’Ucraina sia dettato dalla richiesta dei repubblicani di implementare delle misure maggiormente severe alla frontiera con il Messico. Del resto, quello migratorio è un dossier centrale anche nella campagna elettorale in vista delle primarie presidenziali repubblicane, che inizieranno il 15 gennaio con il caucus dell’Iowa. Donald Trump, che a novembre ha ricevuto l’endorsement da Abbott, sta puntando molto sul contrasto all’immigrazione illegale. È anche in quest’ottica che vanno lette le sue controverse parole, secondo cui gli immigrati «stanno avvelenando il sangue del nostro Paese». Secondo un recente sondaggio condotto da Fox News, per il 34% degli americani la situazione alla frontiera meridionale è una «emergenza», mentre per il 45% rappresenta un «problema grave». La stessa rilevazione ha infine registrato che il 79% degli intervistati è favorevole a un incremento delle forze dell’ordine al confine. D’altronde, ad attaccare Joe Biden sulla questione delle frontiere non è soltanto Trump, ma anche gli altri due principali candidati alla nomination presidenziale repubblicana, Nikki Haley e Ron DeSantis. È quindi chiaro che, con l’approssimarsi delle primarie, il dossier migratorio diverrà sempre più centrale nel dibattito politico statunitense.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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