- Dalle carte dell’informativa dei carabinieri emerge che Alfonso Bonafede, neo ministro di Grazia e Giustizia, avrebbe riferito a Luciano Costantini che il premier (da avvocato) si sarebbe dovuto occupare dei contenziosi legali attorno alla proprietà del logo del Movimento.
- L’ex ministro Luca Lotti aveva anche la delega al Cipe, la cabina di regia sulle infrastrutture. Il costruttore Luca Parnasi nelle riunioni con il suo staff parlava del fedelissimo renziano
- Indagini a rilento su Luca Lanzalone, il presidente di Acea agli arresti: pochi giorni prima delle manette avrebbe cancellato tutte le email.
Lo speciale contiene due articoli
Spunta per due volte il nome del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nelle carte dell’inchiesta per corruzione sullo stadio della Roma. Nella prima la citazione è del due giugno, da parte di Luca Parnasi, il costruttore arrestato. Sostiene di averlo conosciuto e che dovrà chiedergli una non precisata «firma sui fanghi». Nel secondo caso invece la citazione non è legata alle indagini ma a questioni interne al Movimento 5 stelle, in particolare alle diatribe legate all’uso del simbolo e alla democrazia interna dei 5 stelle. A parlarne sono l’avvocato Luca Lanzalone, presidente di Acea, finito in carcere, con un altro legale del suo studio, ovvero Luciano Costantini. Nelle carte dell’informativa dei carabinieri di Roma viene fuori che Alfonso Bonafede, neoministro di Grazia e Giustizia, avrebbe riferito a Costantini che Conte si sarebbe dovuto occupare del simbolo dei 5 Stelle. In sostanza in questo incrocio di avvocati di governo e a capo di partecipate della Capitale, emerge il cuore del partito del ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e del sindaco Virginia Raggi. Perché Lanzalone è stato anche quello che ha curato il nuovo statuto lo scorso anno, prima della decisione di cambiare il simbolo. La vicenda è complessa e tocca da vicino la creatura politica di Grillo e Davide Casaleggio. Sul simbolo e sullo statuto c’è una complessa vicenda normativa che viene affrontata nel tribunale di Genova, dove ex grillini vengono seguiti dall’avvocato Lorenzo Borrè che ha accolto la richieste dell’associazione Movimento 5 stelle del 2009: contestano la nascita di una nuova associazione e che il simbolo ora abbia riportato sopra la scritta Ilblogdellestelle.it e non più movimento5stelle.it. In sostanza, come spiegò Borrè durante una conferenza stampa lo scorso gennaio, Grillo figurava come «capo politico» nella prima associazione, nella seconda – quella nata nel 2012 – come «presidente del consiglio direttivo» e nella terza – nata negli ultimi giorni del 2017 – come «garante». Ma qui ci sarebbe un conflitto di interesse, «la nuova associazione e il nuovo statuto impediscono alla base di essere incisiva sulle decisioni prese dal vertice dei 5 stelle».
In sostanza, la democrazia diretta di una volta è un ricordo lontano. E a occuparsi della gestione di questo nuovo partito di governo è stato Lanzalone, poi diventato presidente di Acea, come avrebbe potuto occuparsene anche l’avvocato Giuseppe Conte, ora diventato presidente del Consiglio. Proprio Lanzalone nel corso di una conversazione telefonica con Costantini, agli atti dell’inchiesta, nel commentare un favore che gli ha chiesto l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, riferisce «ho detto, Gianni…vediamo di capirci allora, Noi già vi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis et amore dei, perché vorrei far presente, non ci pensa mai nessuno… però – dico – guarda, io ho… noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel consiglio di amministrazione di Acea. Punto, fine. Chiuso!…detto ciò, tutto il resto che abbiamo fatto è stato fatto tutto gratis et amore dei e continuiamo a farlo gratis et amore dei Mi sembra anche eccessivo, a questo punto, che pretendiate da noi che dovremmo prendere non ho capito bene quali posizioni, non ho capito bene in forza di quali poteri avremmo, per non ho capito bene a fare che cosa o favore di chi, dico, perché francamente sono un po’ perplesso».
Eppure secondo le accuse del pm, Paolo Ielo, che ha coordinato l’inchiesta l’altro imprenditore finito in arresto, il costruttore Parnasi e i suoi uomini avrebbero «offerto a Luca Lanzalone diverse utilità, e tra queste svariati incarichi professionali, al fine di corromperlo, acquisendone il costante asservimento agli interessi del gruppo imprenditoriale». Anzi proprio Lanzalone, che nelle carte discute anche dei rinnovi delle nomine in Cassa depositi e prestiti, avrebbe cercato anche grazie ai buoni rapporti con Bonafede e la Raggi, di favorire «interessi del Parnasi e del suo gruppo…in violazione dei doveri istituzionali di imparzialità e correttezza». In cambio avrebbe ricevuto «lucrosi incarichi dello studio legale Lanzalone & Partners». Nello specifico, nelle carte si fa riferimento a un incarico relativo alla ristrutturazione di fondi legati a un’operazione relativa alla realizzazione, presso la vecchia Fiera di Roma, di un polo di intrattenimento con uffici e un palazzetto da utilizzare per incontri di basket ed eventi musical. Tale incarico, come da accordi tra Parnasi e Lanzalone doveva essere affidato allo studio Lanzalone dai dirigenti del Credito Fondiario (coinvolto come soggetto finanziatore da Parnasi nell’operazione di strutturazione del fondo progettato), mentre Lanzalone doveva occuparsi di agevolare l’operazione presso il Comune di Roma, spingendo affinché l’intervento edilizio potesse essere realizzato basandosi sulla «legge sugli stadi».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >