Nel frattempo, Manson si è evoluto. È un filo meno pagliaccesco, la sua ricerca musicale ne ha senza dubbio elevato il livello culturale. E in ogni caso la fama del passato è sbiadita, l’età e il grasso addominale incombono, e il vecchio circo si è parecchio ammosciato. Eppure sembra che la curia ferrarese sia riuscita nel capolavoro grottesco di regalare a Manson nuova pubblicità, nuove polemiche e un pizzico di vigore giovanile.
Il musicista americano suonerà nella città emiliana il prossimo 11 luglio nell’ambito del Ferrara Summer Festival. A suscitare un certo, divertito, interesse è stata la notizia che sarebbe stato accolto - almeno per qualche momento - in un convento delle suore di San Vincenzo. Come ha spiegato il sindaco leghista Alan Fabbri a Radio Radio, «tutti gli anni, in piazza Ariostea, gli artisti hanno potuto riposare (anche gli Slipknot) - prima dell’esibizione - nel backstage del palco, che per l’occasione è sempre stato il convento delle suore di San Vincenzo». Per chi non ne fosse edotto, gli Slipknot sono decisamente più pesanti di Manson a livello sonoro e almeno altrettanto disturbanti per quanto riguarda testi e blasfemia. Però non hanno avuto (né causato) problemi con le suore. Questa volta però a Manson l’ingresso al convento è stato interdetto.
Lo ha fatto sapere lo stesso Fabbri: «Purtroppo, dopo tutta questa attenzione mediatica sulla notizia, le suore hanno comunicato di aver ricevuto ordini dall’alto, quindi immagino dalla Curia - con cui non posso dire di avere ottimi rapporti - di ritirarsi dal supporto per tutto il Ferrara Summer Festival e non solo per il concerto di Marilyn Manson». Peccato, ha commentato giustamente il sindaco: magari le determinate suorine avrebbero potuto cogliere l’occasione per riportare all’ovile la pecorella (volutamente) smarrita.
Il fatto, però, è che oltre al folklore e alla curiosità sotto questa vicenda c’è qualcosa di un poco più sgradevole. «Non ho mai detto che Manson sarebbe stato ospitato dal convento», ci racconta Alan Fabbri. «Io ho sempre parlato dei camerini. Piazza Ariostea, dove si svolge il concerto, ha a lato un convento che ha sempre concesso le stanze in cui venivano allestiti i camerini per gli artisti. Vuol dire che lì gli artisti si cambiano, anzi si cambiavano e facevano i loro preparativi dentro il convento, che collaborava con la produzione del festival. È sempre stato così da quando abbiamo i concerti in Piazza Ariostea e doveva essere così anche con Manson, la cui data è stata annunciata mesi fa. Dopo le mie dichiarazioni però c’è stato un passo indietro».
E da chi dipende questa retromarcia? Sembra di capire che sia dovuta alla Curia locale. Che, guarda un po’, è guidata da monsignor Gian Carlo Perego, noto ai più come vertice della Fondazione Migrantes e sempre in prima fila sui temi della accoglienza. «Perego, soprattutto in quanto presidente della Fondazione Migrantes», dice il leghista Fabbri, «non è che mi ami molto. Forse anche per questo stanno cercando di negarci varie forme di collaborazione. Ad esempio qualche settimana fa il Capitolo della Cattedrale, associazione in cui si ritrovano vari parroci e gestisce la Cattedrale di Ferrara, ci ha negato la possibilità di fare delle riprese video all’interno delle chiese, che chiedevamo per realizzare una sorta di video promozionale turistico, con tutte le bellezze architettoniche, monumentali e artistiche della città di Ferrara».
Insomma il blocco a Manson rientrerebbe in una antica tensione fra il vescovo pro migranti e il sindaco di destra. «Da quando mi sono insediato ci sono questi problemi», continua Fabbri. «Un esempio. Non appena eletto, durante l’estate, ho deciso di far mettere i crocefissi nelle scuole. Senza fare grande pubblicità ho emesso la delibera di acquisto dei crocefissi e non ho fatto alcuna polemica, non ho usato il gesto a fini politici, non ho fatto niente. Però evidentemente nell’albo pretorio del Comune è uscita la determina dirigenziale e qualcuno se n’è accorto. Subito è nata una polemica, nemmeno quello andava bene, nemmeno il crocifisso: il vescovo disse che un buon cristiano non deve guardare a queste cose».
Intendiamoci: che la curia si stranisca per Marilyn Manson è decisamente più comprensibile delle polemiche sui crocifissi. Ed è persino diritto delle suore, del vescovo e di ogni prete rifiutare di ospitare uno che ha sempre denigrato la religione, anche se le posizioni dell’artista sono appena più articolate di come piace raccontarle, e dipendono molto dal contesto statunitense. A suscitare qualche perplessità, semmai, è il doppio binario. Negli anni passati non c’erano stati problemi a ospitare band decisamente cruente («il cantante degli Slipknot iniziò il concerto con una bestemmia», ricorda il sindaco Fabbri), ora sorge il problema proprio dopo le dichiarazioni del primo cittadino con cui la diocesi è in rapporti tesi da tempo principalmente a causa delle differenti visioni sul tema migratorio.
«Forse il fatto che io in passato non abbia mai commentato nulla ha fatto passare tutto in sordina», ipotizza Fabbri. «Questa volta ho fatto un commento a Radio Radio dicendo che secondo me era una cosa bella che Manson potesse passare nel convento. Si poteva comunque trovare un motivo di unione anche fra visioni molto diverse. Credo che in questo caso abbia pesato la voglia di rompermi un po’ le scatole». In effetti è un po’ curioso: monsignor Perego è uno dei principali cantori dell’accoglienza, è sceso in piazza con le associazioni Lgbt, ha sempre voluto apparire aperto e tollerante. Con Manson lo è stato un po’ meno del solito. Forse perché arriverà in aereo e non in barcone?