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2019-11-04
«Moto rivoluzionario». Torna Eicma con una novità: un'area totalmente dedicata alle bici elettriche
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Ansa
Chiaro ed essenziale il titolo della kermesse 2019: Moto rivoluzionario. Rivoluzione per vari motivi: oltre alle gare che daranno spettacolo c'è un'intera hall dedicata alle biciclette elettriche, settore che sta crescendo a doppia cifra (16,5% nel primo semestre stando all'associazione costruttori Ancma), ma anche perché nel padiglione 18 è stata allestita una pista per provarle.
Quasi 1,8 milioni gli esemplari a pedali venduti quest'anno in Italia, dei quali 180.000 circa con motore elettrico a togliere la fatica di chi sta in sella. Ma rivoluzione anche perché i marchi esposti sono 1.800 provenienti da 43 nazioni, mai così tanti. C'è l'area per le Startup al padiglione 11, fatta per i giovani che vogliono proporre idee e soluzioni ma anche prototipi; ci saranno al padiglione 9 i negozi temporanei per fare shopping e decine di eventi sparsi in tutta la città. Si parla di crescita, finalmente, almeno per questo settore che in Italia è salito in un anno dell'8,6% per le moto e del 4,8% per gli scooter (in generale del 10% in Europa), ma che in alcune parti nel mondo sta rallentando. Si pensi soltanto che nel primo semestre 2019 la frenata commerciale di Cina e India ha trascinato l'indice a -4,2% rispetto al 2018.
Due le strade per vendere: puntare sull'innovazione tecnologica, l'elettrificazione e i servizi per chi usa le due ruote per mobilità personale quotidiana, e al contempo produrre oggetti belli e curati, preziosi, senza perdere quello stile vintage che fa vendere tanto moto come le Harley-Davidson ma anche le Royal Enfield, ambitissime dai sessantenni che l'evoluzione della società vuole come i cinquantenni di una volta, dinamici, magari vicini alla pensione, in desiderio di realizzare i sogni tenuti nel cassetti. Ma in un caso, quello degli scooter o dei mezzi elettrici, si compra un mezzo di trasporto, nell'altro un sogno che però può sempre portarci in ufficio la mattina con il sorriso dentro al casco. E non soltanto da noi, Russia e Paesi dell'ex Urss segnano la maggiore crescita da sempre con un +56% che sta spostando gli equilibri e fa arrovellare i costruttori su quali modelli esportare per mantenere questi volumi di vendita.
Bel dilemma, da un lato si vuole la moto che sia anche un po' segretaria, che ricordi gli appuntamenti, calcoli il percorso migliore, che ci parli attraverso il telefonino e trovi da sola la colonnina della ricarica, dall'altra non si rinuncia alle prestazioni, alle cromature a vista, allo scarico più aperto possibile per ascoltare il motore, che deve essere potente ma al tempo stesso emettere meno gas di scarico se non quasi zero.
Che il suono sia molto importante l'ha scoperto proprio Harley, che l'anno scorso aveva presentato la sua prima elettrica LiveWire, moto che non ha sfondato neppure negli Usa. Quindi serve un rombo sincero, meglio se con tonalità da gara: è la Ducati Streetfighter V4, versione della Panigale V4 senza carene, un largo e alto manubrio e motore Desmosedici Stradale da 208 hp per 270 kmh. Pesa soltanto 178kg ed è piena di elettronica. Cambio di passo deciso per MV Agusta, con nuovi modelli e la promessa di creare una migliore rete di vendita e assistenza, ma anche con la Brutale 1000RR, presentata nel 2018 in edizione limitata e ora con cerchi metallici al posto di quelli in carbonio visti lo scorso anno sul prototipo, motore a 4 cilindri in linea da 208hp che le fa superrare i 300 all'ora. Ad aiutare il pilota ci sono elettronica e aerodinamica da elicottero: monta una piattaforma inerziale a sei assi e presenta le note appendici ai lati del radiatore che tengono per terra la ruota davanti quando si supera i 200kmh. Pesa 186kg a secco. Il faro Led cambia direzione e angolo del fascio luminoso secondo i dati ricevuti dall'elettronica e per chi fa austrada c'è il cruise control. Per sfruttarla appieno serve l'applicazione MVRide, con la quale si personalizza l'elettronica dal telefono, si visualizzano i percorsi e si registrano e condividono gli itinerari con gli amici. A Milano c'è il Giappone in gran spolvero: fatta per gli appassionati da "tuta e pista domenicali", la nuova Honda CBR1000 RR Fireblade, 200hp e un'aerodinamica da Formula 1.
Impossibile avvicinarsi prima dell'apertura del salone. Si vedono però due sorelle con il Dna dell'avventura: una è la Africa Twin 2020, l'altra più muscolosa la Africa Twin Adventure Sports 2020. Hanno lo stesso motore da 1.084 cc e 102 cavalli con 105 Nm di coppia, che significa una trazione impressionante già a medi regimi, una per il divertimento, l'altra per ogni condizione di terreno. Yama fa Debuttare il nuovo TMax e la Tracer 700 completamente rivisitati, ma anche l'MT-125, più piccolo e agile, il Tricity 300 e lo MW Vision, quest'ultimo triciclo con copertura che pare uscito da un film di fantascienza. Tmax, il celebre maxiscooter giapponese c'è ora in due versioni, Tmax 2020 e Tech Max: nuova linea con sottocarena e cupolino ridisegnati, coda più stretta per salire e scendere comodamente e faro posteriore a "T" che lo identifica. Il motore è sempre bicilindrico ma cresce da 530 a 560 cc (Euro 5), ha pistoni in alluminio, camere di combustione di nuovo disegno e nuova la cinghia di trasmissione e gli ingranaggi del cambio. Il tutto si traduce in un aumento di coppia del 6% e di potenza (3%), più accelerazione a tutti i regimi. Due i catalizzatori per contenere le emissioni, che usano materiali come rodio e platino. La versione Tech Max si differenzia per il parabrezza regolabile a comando elettrico, il cruise control, manopole e sella riscaldate, sospensione posteriore regolabile. Il Tmax 560 sarà dai concessionari già dal mese prossimo a 11.999 euro e 13.799 il per Tmax Tech Max. L'ultimo nato in casa Yamaha è però il Tricity 300, superscooter a tre ruote con motore Blue Core da 292 cc e 28 hp CV, quello dell'XMax 300. Le dimensioni sono contenute ma la comodità per pilota e passeggero sono garantite, il vano sottosella ospita due caschi e il mezzo è omologato come triciclo, quindi guidabile anche da chi ha la patente B. Uitle il sistema Tilt Lock Assist che blocca l'articolazione anteriore delle ruote gemellate permettedo al pilota di non appoggiare i piedi a terra ai semafori. Le ruote sono da 14", i freni a disco, tre elementi con Abs e distributore di frenata su tutte le ruote e controllo di trazione Tcs. Un grande pregio sta nell'angolo di sterzata, che raggiunge 72 gradi e permette di parcheggiare agilmente.
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Otto padiglioni, mai così tanti prima di questa settantasettesima edizione di Eicma, che apre domani alla Fiera di Milano. I primi due giorni saranno per addetti ai lavori, poi dal 7 al 10 per il pubblico, dalle 9.30 alle 18.30 tranne venerdì 8 novembre, quando la fiera chiuderà alle 22. Chiaro ed essenziale il titolo della kermesse 2019: Moto rivoluzionario. Rivoluzione per vari motivi: oltre alle gare che daranno spettacolo c'è un'intera hall dedicata alle biciclette elettriche, settore che sta crescendo a doppia cifra (16,5% nel primo semestre stando all'associazione costruttori Ancma), ma anche perché nel padiglione 18 è stata allestita una pista per provarle. Quasi 1,8 milioni gli esemplari a pedali venduti quest'anno in Italia, dei quali 180.000 circa con motore elettrico a togliere la fatica di chi sta in sella. Ma rivoluzione anche perché i marchi esposti sono 1.800 provenienti da 43 nazioni, mai così tanti. C'è l'area per le Startup al padiglione 11, fatta per i giovani che vogliono proporre idee e soluzioni ma anche prototipi; ci saranno al padiglione 9 i negozi temporanei per fare shopping e decine di eventi sparsi in tutta la città. Si parla di crescita, finalmente, almeno per questo settore che in Italia è salito in un anno dell'8,6% per le moto e del 4,8% per gli scooter (in generale del 10% in Europa), ma che in alcune parti nel mondo sta rallentando. Si pensi soltanto che nel primo semestre 2019 la frenata commerciale di Cina e India ha trascinato l'indice a -4,2% rispetto al 2018. Due le strade per vendere: puntare sull'innovazione tecnologica, l'elettrificazione e i servizi per chi usa le due ruote per mobilità personale quotidiana, e al contempo produrre oggetti belli e curati, preziosi, senza perdere quello stile vintage che fa vendere tanto moto come le Harley-Davidson ma anche le Royal Enfield, ambitissime dai sessantenni che l'evoluzione della società vuole come i cinquantenni di una volta, dinamici, magari vicini alla pensione, in desiderio di realizzare i sogni tenuti nel cassetti. Ma in un caso, quello degli scooter o dei mezzi elettrici, si compra un mezzo di trasporto, nell'altro un sogno che però può sempre portarci in ufficio la mattina con il sorriso dentro al casco. E non soltanto da noi, Russia e Paesi dell'ex Urss segnano la maggiore crescita da sempre con un +56% che sta spostando gli equilibri e fa arrovellare i costruttori su quali modelli esportare per mantenere questi volumi di vendita. Bel dilemma, da un lato si vuole la moto che sia anche un po' segretaria, che ricordi gli appuntamenti, calcoli il percorso migliore, che ci parli attraverso il telefonino e trovi da sola la colonnina della ricarica, dall'altra non si rinuncia alle prestazioni, alle cromature a vista, allo scarico più aperto possibile per ascoltare il motore, che deve essere potente ma al tempo stesso emettere meno gas di scarico se non quasi zero. Che il suono sia molto importante l'ha scoperto proprio Harley, che l'anno scorso aveva presentato la sua prima elettrica LiveWire, moto che non ha sfondato neppure negli Usa. Quindi serve un rombo sincero, meglio se con tonalità da gara: è la Ducati Streetfighter V4, versione della Panigale V4 senza carene, un largo e alto manubrio e motore Desmosedici Stradale da 208 hp per 270 kmh. Pesa soltanto 178kg ed è piena di elettronica. Cambio di passo deciso per MV Agusta, con nuovi modelli e la promessa di creare una migliore rete di vendita e assistenza, ma anche con la Brutale 1000RR, presentata nel 2018 in edizione limitata e ora con cerchi metallici al posto di quelli in carbonio visti lo scorso anno sul prototipo, motore a 4 cilindri in linea da 208hp che le fa superrare i 300 all'ora. Ad aiutare il pilota ci sono elettronica e aerodinamica da elicottero: monta una piattaforma inerziale a sei assi e presenta le note appendici ai lati del radiatore che tengono per terra la ruota davanti quando si supera i 200kmh. Pesa 186kg a secco. Il faro Led cambia direzione e angolo del fascio luminoso secondo i dati ricevuti dall'elettronica e per chi fa austrada c'è il cruise control. Per sfruttarla appieno serve l'applicazione MVRide, con la quale si personalizza l'elettronica dal telefono, si visualizzano i percorsi e si registrano e condividono gli itinerari con gli amici. A Milano c'è il Giappone in gran spolvero: fatta per gli appassionati da "tuta e pista domenicali", la nuova Honda CBR1000 RR Fireblade, 200hp e un'aerodinamica da Formula 1. Impossibile avvicinarsi prima dell'apertura del salone. Si vedono però due sorelle con il Dna dell'avventura: una è la Africa Twin 2020, l'altra più muscolosa la Africa Twin Adventure Sports 2020. Hanno lo stesso motore da 1.084 cc e 102 cavalli con 105 Nm di coppia, che significa una trazione impressionante già a medi regimi, una per il divertimento, l'altra per ogni condizione di terreno. Yama fa Debuttare il nuovo TMax e la Tracer 700 completamente rivisitati, ma anche l'MT-125, più piccolo e agile, il Tricity 300 e lo MW Vision, quest'ultimo triciclo con copertura che pare uscito da un film di fantascienza. Tmax, il celebre maxiscooter giapponese c'è ora in due versioni, Tmax 2020 e Tech Max: nuova linea con sottocarena e cupolino ridisegnati, coda più stretta per salire e scendere comodamente e faro posteriore a "T" che lo identifica. Il motore è sempre bicilindrico ma cresce da 530 a 560 cc (Euro 5), ha pistoni in alluminio, camere di combustione di nuovo disegno e nuova la cinghia di trasmissione e gli ingranaggi del cambio. Il tutto si traduce in un aumento di coppia del 6% e di potenza (3%), più accelerazione a tutti i regimi. Due i catalizzatori per contenere le emissioni, che usano materiali come rodio e platino. La versione Tech Max si differenzia per il parabrezza regolabile a comando elettrico, il cruise control, manopole e sella riscaldate, sospensione posteriore regolabile. Il Tmax 560 sarà dai concessionari già dal mese prossimo a 11.999 euro e 13.799 il per Tmax Tech Max. L'ultimo nato in casa Yamaha è però il Tricity 300, superscooter a tre ruote con motore Blue Core da 292 cc e 28 hp CV, quello dell'XMax 300. Le dimensioni sono contenute ma la comodità per pilota e passeggero sono garantite, il vano sottosella ospita due caschi e il mezzo è omologato come triciclo, quindi guidabile anche da chi ha la patente B. Uitle il sistema Tilt Lock Assist che blocca l'articolazione anteriore delle ruote gemellate permettedo al pilota di non appoggiare i piedi a terra ai semafori. Le ruote sono da 14", i freni a disco, tre elementi con Abs e distributore di frenata su tutte le ruote e controllo di trazione Tcs. Un grande pregio sta nell'angolo di sterzata, che raggiunge 72 gradi e permette di parcheggiare agilmente.
Kevin Warsh, 55 anni, è il nuovo presidente della Federal Reserve (Ansa)
Il messaggio della Casa Bianca diffuso sui social è tutto miele e celebrazione: Warsh «passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore». Trump lo conosce «da molto tempo». Assicura che «non deluderà mai». Tradotto dal linguaggio presidenziale: fidatevi, questa volta ho scelto bene. In effetti la designazione è meno lineare di quanto sembri. Warsh, 55 anni, curriculum da manuale all’interno del sistema finanziario Usa, è storicamente catalogato come un falco. Uno di quelli che sull’inflazione non scherzano, che guardano con sospetto i tagli dei tassi e che vorrebbero una Fed più snella, con un bilancio ridotto. Non esattamente il profilo ideale per un presidente come Trump che sogna un costo del denaro all’1% e che ha definito Jerome Powell un «idiota» per aver tenuto i tassi troppo alti.
Eppure, proprio qui sta la chiave politica dell’operazione. Perché il Warsh del 2026 non è più il falco del passato. Negli ultimi mesi ha ammorbidito il tono: ha parlato della necessità di abbassare il costo del denaro, invocato addirittura un «cambio di regime» nella politica monetaria. Una trasformazione che lo rende perfetto per Trump: abbastanza ortodosso da non far scattare l’allarme sull’indipendenza della Fed, abbastanza flessibile da non chiudere la porta a futuri tagli.
Un compromesso che non delude i mercati. Il Wall Street Journal, che rappresenta la voce della grande comunità finanziaria Usa parla di una «scelta giusta». Crollano i metalli preziosi. L’oro perde il 10% scivolando ben sotto i 5.000 dollari. Performance peggiore per l’argento che lascia sul parterre il 27% e saluta quota 100 dollari l’oncia. Il messaggio è chiaro: Warsh viene percepito come una nomina «tradizionale». Chi temeva una designazione totalmente asservita al presidente tira un sospiro di sollievo. La Fed non diventerà una succursale della Casa Bianca. Anche per questo Wall Street inciampa: il taglio dei tassi, è rimandato alla primavera e forse anche dopo. Non a caso il dollaro recupera sull’euro portando il cambio sotto 1,19.
Dopo mesi di tensioni, attacchi frontali a Powell e un’inchiesta giudiziaria sulla ristrutturazione della sede della Fed finita nel mirino del Congresso, Trump aveva bisogno di una figura che spegnesse l’incendio senza rinunciare al controllo politico della narrazione. Gli altri due candidati (Rick Rieder, personaggio di spicco di Wall Street, e Christopher Waller, nominato da Trump nel consiglio Fed) erano considerati troppo vicini al presidente. Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, è uscito di scena perché secondo le previsioni rischiava di inciampare nel voto contrario del Senato cui spetta l’ultima parola sulla nomina. Warsh, invece, mette tutti d’accordo: repubblicani, investitori, falchi e colombe.
La sua storia personale è molto indicativa. Laureato a Stanford e ad Harvard. Primo lavoro in Morgan Stanley a 25 anni, la Casa Bianca di George W. Bush come consigliere economico, poi la Fed, dove entra a 35 anni diventando il più giovane governatore di sempre. Nel 2008 è al fianco del mitico governatore Ben Bernanke nel pieno della crisi finanziaria globale. Da allora accademia, consigli di amministrazione, raffinati centri di ricerca economica. Un uomo che conosce i mercati e conosce il potere.
Trump lo voleva già nel 2017. Allora scelse Powell. Tre anni dopo gli chiese, quasi con rammarico: «Perché non hai insistito di più?». Stavolta non ce n’è stato bisogno. Anche perché Warsh è parte di un universo che Trump conosce bene: è sposato con Jane Lauder, erede dell’impero Estée Lauder, figlia di Ronald Lauder, grande finanziatore delle campagne repubblicane e sostenitore di alcune delle più ambiziose idee geopolitiche trumpiane.
Ora la palla passa al Senato, dove la maggioranza è risicata e l’audizione davanti alla Commissione bancaria sarà tutt’altro che una formalità. Ma il segnale politico è già arrivato: Trump ha scelto una Fed che non sia né ostaggio dei falchi né prigioniera delle colombe. Una banca centrale che resti indipendente sulla carta, ma abbastanza disponibile da non intralciare il progetto economico della Casa Bianca. Kevin Warsh, il falco che potrebbe diventare colomba, è la sintesi perfetta di questa ambiguità. E forse, per Trump, è proprio questa la qualità più preziosa.
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Mohammed Hannoun (Ansa)
Il cuore della decisione è nella qualificazione del ruolo attribuito ad Hannoun in quanto finanziatore di Hamas. Per i giudici non si tratta di un simpatizzante, di un militante o di un intermediario occasionale. L’indagato viene collocato all’interno di una rete stabile, strutturata e consapevole, che attraverso associazioni formalmente benefiche ha garantito un flusso continuo di risorse verso Hamas, rafforzandone la capacità di sopravvivenza e di azione. L’ordinanza dedica ampio spazio alla ricostruzione del funzionamento di queste realtà, descritte come strumenti operativi attraverso i quali la raccolta fondi veniva presentata come umanitaria, ma inserita in un contesto di piena consapevolezza della destinazione finale delle risorse. È qui che il tribunale compie una scelta interpretativa netta: il finanziamento non perde rilevanza penale perché veicolato attraverso finalità umanitarie dichiarate, né perché destinato a un’organizzazione che esercita anche funzioni di governo locale.
Il Riesame respinge in modo esplicito il tentativo difensivo di separare l’ala politica, sociale e amministrativa di Hamas dalla sua dimensione terroristica. Secondo il collegio, questa distinzione non regge né sul piano fattuale né su quello giuridico. Hamas viene descritta come soggetto unitario, dotato di una strategia complessiva in cui l’assistenza sociale, la propaganda, il consenso politico e la violenza armata concorrono allo stesso obiettivo. In questo quadro, le associazioni riconducibili ad Hannoun non vengono considerate meri contenitori neutri, ma ingranaggi funzionali di un sistema più ampio, idoneo a garantire continuità finanziaria e copertura operativa.
Un passaggio particolarmente delicato dell’ordinanza riguarda l’utilizzabilità della documentazione acquisita tramite canali di cooperazione internazionale, in particolare quella proveniente dalle autorità israeliane. La difesa aveva sostenuto l’inutilizzabilità dei materiali, evocando il rischio di una prova politicamente orientata e priva delle garanzie proprie del contraddittorio. Il tribunale respinge l’eccezione con una motivazione, che segna un punto fermo: non si è in presenza di atti anonimi o di informazioni occulte, ma di documentazione formalmente trasmessa nell’ambito della cooperazione giudiziaria e investigativa internazionale, acquisita secondo le procedure previste dall’ordinamento italiano. I giudici chiariscono che la provenienza estera degli atti non ne determina automaticamente l’illegittimità, né tantomeno l’inutilizzabilità patologica. La documentazione israeliana che non è anonima, viene considerata un elemento valutabile, soprattutto in fase cautelare, dove il giudizio non è di colpevolezza ma di gravità indiziaria.
Viene inoltre sottolineato come tali atti non siano isolati, ma trovino riscontro e conferma in intercettazioni, flussi finanziari, rapporti associativi e dichiarazioni raccolte in Italia, escludendo che l’impianto accusatorio poggi su fonti unilaterali o non verificabili. In questo senso il tribunale sposta il baricentro dalla polemica sulla fonte alla tenuta complessiva del mosaico indiziario. La fase cautelare, ricordano i giudici, non richiede una prova piena ma una valutazione d’insieme capace di reggere il vaglio di ragionevolezza: non basta smontare un singolo elemento, occorre incrinare l’intero impianto. Ed è proprio qui che la documentazione estera viene ricondotta alla sua funzione processuale di tassello, non di pilastro esclusivo. Il quadro accusatorio prende forma nella convergenza tra conversazioni intercettate, ricostruzione dei rapporti associativi e movimenti di denaro, letti come condotte funzionali a un programma unitario.
Sul piano probatorio, il collegio valorizza la coerenza interna degli elementi raccolti. Le intercettazioni non vengono lette come frammenti isolati o come semplici espressioni retoriche, ma come indicatori di consapevolezza, continuità e condivisione di obiettivi. Il linguaggio utilizzato, i riferimenti alla necessità dei fondi, gli incontri con i vertici di Hamas, il ruolo attribuito ai donatori esteri e la centralità del sostegno economico nella strategia del gruppo jihadista assumono, nella lettura del tribunale, un significato inequivoco, incompatibile con la tesi di una mera attività solidaristica o informativa. Secondo il tribunale del Riesame, le associazioni riconducibili a Mohammed Hannoun non operavano come semplici soggetti umanitari, ma come strutture funzionali a un sistema stabile di sostegno economico a Hamas. I giudici evidenziano come la raccolta fondi, presentata in forma solidaristica, fosse caratterizzata da continuità, organizzazione e reiterazione, elementi incompatibili con un’attività episodica o emergenziale. Per i giudici del Riesame le associazioni riconducibili ad Hannoun non operavano come semplici soggetti umanitari, ma come strutture funzionali a un sistema stabile di sostegno economico a Hamas. La raccolta fondi, presentata in forma solidaristica, era caratterizzata da continuità e organizzazione, elementi incompatibili con un’attività episodica. Le risorse venivano ritenute idonee a rafforzare l’organizzazione nel suo complesso. L’ordinanza sottolinea la piena consapevolezza dell’indagato circa la destinazione finale dei fondi e chiarisce che la veste umanitaria non esclude la rilevanza penale della condotta.
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Il ministro a Furci Siculo: «Il ponte? Non possiamo togliere fondi degli stessi siciliani».
«Dal mio sopralluogo emerge la necessità di fare in fretta, tutti i sindaci, tecnici e gli imprenditori mi chiedono soldi, abbiamo messo 100 milioni di euro per l’urgenza, un taglio alla burocrazia». Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a Furci Siculo in provincia di Messina, uno dei Comuni della fascia ionica colpito dal ciclone Harry. «Bisogna rivedere – ha aggiunto – norme vecchie, piani spiagge, valutazione di impatto ambientale, pulizia dei fiumi, barriere, frangiflutti, cose che, se uno dovesse seguire la normativa esistente, tra sei mesi siamo ancora qua a parlare. Sono rimasto colpito dalla devastazione, un conto è seguirlo dall’ufficio e dal ministero, un conto è sorvolare e andare sul posto. Più che dai soldi, anche forte di vecchie esperienze, sono preoccupato dei tempi della burocrazia. Qua la stagione bella è alle porte. Dobbiamo tagliare i tempi della burocrazia per spendere le risorse in fretta».
Il 4 febbraio il Blue Note di Milano ospiterà lo spettacolo di Luigi Viva «Viva De André», dedicato al cantautore genovese Fabrizio De André e all'amicizia che ha legato i due sin dal 1975.