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2019-11-04
«Moto rivoluzionario». Torna Eicma con una novità: un'area totalmente dedicata alle bici elettriche
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Ansa
Chiaro ed essenziale il titolo della kermesse 2019: Moto rivoluzionario. Rivoluzione per vari motivi: oltre alle gare che daranno spettacolo c'è un'intera hall dedicata alle biciclette elettriche, settore che sta crescendo a doppia cifra (16,5% nel primo semestre stando all'associazione costruttori Ancma), ma anche perché nel padiglione 18 è stata allestita una pista per provarle.
Quasi 1,8 milioni gli esemplari a pedali venduti quest'anno in Italia, dei quali 180.000 circa con motore elettrico a togliere la fatica di chi sta in sella. Ma rivoluzione anche perché i marchi esposti sono 1.800 provenienti da 43 nazioni, mai così tanti. C'è l'area per le Startup al padiglione 11, fatta per i giovani che vogliono proporre idee e soluzioni ma anche prototipi; ci saranno al padiglione 9 i negozi temporanei per fare shopping e decine di eventi sparsi in tutta la città. Si parla di crescita, finalmente, almeno per questo settore che in Italia è salito in un anno dell'8,6% per le moto e del 4,8% per gli scooter (in generale del 10% in Europa), ma che in alcune parti nel mondo sta rallentando. Si pensi soltanto che nel primo semestre 2019 la frenata commerciale di Cina e India ha trascinato l'indice a -4,2% rispetto al 2018.
Due le strade per vendere: puntare sull'innovazione tecnologica, l'elettrificazione e i servizi per chi usa le due ruote per mobilità personale quotidiana, e al contempo produrre oggetti belli e curati, preziosi, senza perdere quello stile vintage che fa vendere tanto moto come le Harley-Davidson ma anche le Royal Enfield, ambitissime dai sessantenni che l'evoluzione della società vuole come i cinquantenni di una volta, dinamici, magari vicini alla pensione, in desiderio di realizzare i sogni tenuti nel cassetti. Ma in un caso, quello degli scooter o dei mezzi elettrici, si compra un mezzo di trasporto, nell'altro un sogno che però può sempre portarci in ufficio la mattina con il sorriso dentro al casco. E non soltanto da noi, Russia e Paesi dell'ex Urss segnano la maggiore crescita da sempre con un +56% che sta spostando gli equilibri e fa arrovellare i costruttori su quali modelli esportare per mantenere questi volumi di vendita.
Bel dilemma, da un lato si vuole la moto che sia anche un po' segretaria, che ricordi gli appuntamenti, calcoli il percorso migliore, che ci parli attraverso il telefonino e trovi da sola la colonnina della ricarica, dall'altra non si rinuncia alle prestazioni, alle cromature a vista, allo scarico più aperto possibile per ascoltare il motore, che deve essere potente ma al tempo stesso emettere meno gas di scarico se non quasi zero.
Che il suono sia molto importante l'ha scoperto proprio Harley, che l'anno scorso aveva presentato la sua prima elettrica LiveWire, moto che non ha sfondato neppure negli Usa. Quindi serve un rombo sincero, meglio se con tonalità da gara: è la Ducati Streetfighter V4, versione della Panigale V4 senza carene, un largo e alto manubrio e motore Desmosedici Stradale da 208 hp per 270 kmh. Pesa soltanto 178kg ed è piena di elettronica. Cambio di passo deciso per MV Agusta, con nuovi modelli e la promessa di creare una migliore rete di vendita e assistenza, ma anche con la Brutale 1000RR, presentata nel 2018 in edizione limitata e ora con cerchi metallici al posto di quelli in carbonio visti lo scorso anno sul prototipo, motore a 4 cilindri in linea da 208hp che le fa superrare i 300 all'ora. Ad aiutare il pilota ci sono elettronica e aerodinamica da elicottero: monta una piattaforma inerziale a sei assi e presenta le note appendici ai lati del radiatore che tengono per terra la ruota davanti quando si supera i 200kmh. Pesa 186kg a secco. Il faro Led cambia direzione e angolo del fascio luminoso secondo i dati ricevuti dall'elettronica e per chi fa austrada c'è il cruise control. Per sfruttarla appieno serve l'applicazione MVRide, con la quale si personalizza l'elettronica dal telefono, si visualizzano i percorsi e si registrano e condividono gli itinerari con gli amici. A Milano c'è il Giappone in gran spolvero: fatta per gli appassionati da "tuta e pista domenicali", la nuova Honda CBR1000 RR Fireblade, 200hp e un'aerodinamica da Formula 1.
Impossibile avvicinarsi prima dell'apertura del salone. Si vedono però due sorelle con il Dna dell'avventura: una è la Africa Twin 2020, l'altra più muscolosa la Africa Twin Adventure Sports 2020. Hanno lo stesso motore da 1.084 cc e 102 cavalli con 105 Nm di coppia, che significa una trazione impressionante già a medi regimi, una per il divertimento, l'altra per ogni condizione di terreno. Yama fa Debuttare il nuovo TMax e la Tracer 700 completamente rivisitati, ma anche l'MT-125, più piccolo e agile, il Tricity 300 e lo MW Vision, quest'ultimo triciclo con copertura che pare uscito da un film di fantascienza. Tmax, il celebre maxiscooter giapponese c'è ora in due versioni, Tmax 2020 e Tech Max: nuova linea con sottocarena e cupolino ridisegnati, coda più stretta per salire e scendere comodamente e faro posteriore a "T" che lo identifica. Il motore è sempre bicilindrico ma cresce da 530 a 560 cc (Euro 5), ha pistoni in alluminio, camere di combustione di nuovo disegno e nuova la cinghia di trasmissione e gli ingranaggi del cambio. Il tutto si traduce in un aumento di coppia del 6% e di potenza (3%), più accelerazione a tutti i regimi. Due i catalizzatori per contenere le emissioni, che usano materiali come rodio e platino. La versione Tech Max si differenzia per il parabrezza regolabile a comando elettrico, il cruise control, manopole e sella riscaldate, sospensione posteriore regolabile. Il Tmax 560 sarà dai concessionari già dal mese prossimo a 11.999 euro e 13.799 il per Tmax Tech Max. L'ultimo nato in casa Yamaha è però il Tricity 300, superscooter a tre ruote con motore Blue Core da 292 cc e 28 hp CV, quello dell'XMax 300. Le dimensioni sono contenute ma la comodità per pilota e passeggero sono garantite, il vano sottosella ospita due caschi e il mezzo è omologato come triciclo, quindi guidabile anche da chi ha la patente B. Uitle il sistema Tilt Lock Assist che blocca l'articolazione anteriore delle ruote gemellate permettedo al pilota di non appoggiare i piedi a terra ai semafori. Le ruote sono da 14", i freni a disco, tre elementi con Abs e distributore di frenata su tutte le ruote e controllo di trazione Tcs. Un grande pregio sta nell'angolo di sterzata, che raggiunge 72 gradi e permette di parcheggiare agilmente.
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Otto padiglioni, mai così tanti prima di questa settantasettesima edizione di Eicma, che apre domani alla Fiera di Milano. I primi due giorni saranno per addetti ai lavori, poi dal 7 al 10 per il pubblico, dalle 9.30 alle 18.30 tranne venerdì 8 novembre, quando la fiera chiuderà alle 22. Chiaro ed essenziale il titolo della kermesse 2019: Moto rivoluzionario. Rivoluzione per vari motivi: oltre alle gare che daranno spettacolo c'è un'intera hall dedicata alle biciclette elettriche, settore che sta crescendo a doppia cifra (16,5% nel primo semestre stando all'associazione costruttori Ancma), ma anche perché nel padiglione 18 è stata allestita una pista per provarle. Quasi 1,8 milioni gli esemplari a pedali venduti quest'anno in Italia, dei quali 180.000 circa con motore elettrico a togliere la fatica di chi sta in sella. Ma rivoluzione anche perché i marchi esposti sono 1.800 provenienti da 43 nazioni, mai così tanti. C'è l'area per le Startup al padiglione 11, fatta per i giovani che vogliono proporre idee e soluzioni ma anche prototipi; ci saranno al padiglione 9 i negozi temporanei per fare shopping e decine di eventi sparsi in tutta la città. Si parla di crescita, finalmente, almeno per questo settore che in Italia è salito in un anno dell'8,6% per le moto e del 4,8% per gli scooter (in generale del 10% in Europa), ma che in alcune parti nel mondo sta rallentando. Si pensi soltanto che nel primo semestre 2019 la frenata commerciale di Cina e India ha trascinato l'indice a -4,2% rispetto al 2018. Due le strade per vendere: puntare sull'innovazione tecnologica, l'elettrificazione e i servizi per chi usa le due ruote per mobilità personale quotidiana, e al contempo produrre oggetti belli e curati, preziosi, senza perdere quello stile vintage che fa vendere tanto moto come le Harley-Davidson ma anche le Royal Enfield, ambitissime dai sessantenni che l'evoluzione della società vuole come i cinquantenni di una volta, dinamici, magari vicini alla pensione, in desiderio di realizzare i sogni tenuti nel cassetti. Ma in un caso, quello degli scooter o dei mezzi elettrici, si compra un mezzo di trasporto, nell'altro un sogno che però può sempre portarci in ufficio la mattina con il sorriso dentro al casco. E non soltanto da noi, Russia e Paesi dell'ex Urss segnano la maggiore crescita da sempre con un +56% che sta spostando gli equilibri e fa arrovellare i costruttori su quali modelli esportare per mantenere questi volumi di vendita. Bel dilemma, da un lato si vuole la moto che sia anche un po' segretaria, che ricordi gli appuntamenti, calcoli il percorso migliore, che ci parli attraverso il telefonino e trovi da sola la colonnina della ricarica, dall'altra non si rinuncia alle prestazioni, alle cromature a vista, allo scarico più aperto possibile per ascoltare il motore, che deve essere potente ma al tempo stesso emettere meno gas di scarico se non quasi zero. Che il suono sia molto importante l'ha scoperto proprio Harley, che l'anno scorso aveva presentato la sua prima elettrica LiveWire, moto che non ha sfondato neppure negli Usa. Quindi serve un rombo sincero, meglio se con tonalità da gara: è la Ducati Streetfighter V4, versione della Panigale V4 senza carene, un largo e alto manubrio e motore Desmosedici Stradale da 208 hp per 270 kmh. Pesa soltanto 178kg ed è piena di elettronica. Cambio di passo deciso per MV Agusta, con nuovi modelli e la promessa di creare una migliore rete di vendita e assistenza, ma anche con la Brutale 1000RR, presentata nel 2018 in edizione limitata e ora con cerchi metallici al posto di quelli in carbonio visti lo scorso anno sul prototipo, motore a 4 cilindri in linea da 208hp che le fa superrare i 300 all'ora. Ad aiutare il pilota ci sono elettronica e aerodinamica da elicottero: monta una piattaforma inerziale a sei assi e presenta le note appendici ai lati del radiatore che tengono per terra la ruota davanti quando si supera i 200kmh. Pesa 186kg a secco. Il faro Led cambia direzione e angolo del fascio luminoso secondo i dati ricevuti dall'elettronica e per chi fa austrada c'è il cruise control. Per sfruttarla appieno serve l'applicazione MVRide, con la quale si personalizza l'elettronica dal telefono, si visualizzano i percorsi e si registrano e condividono gli itinerari con gli amici. A Milano c'è il Giappone in gran spolvero: fatta per gli appassionati da "tuta e pista domenicali", la nuova Honda CBR1000 RR Fireblade, 200hp e un'aerodinamica da Formula 1. Impossibile avvicinarsi prima dell'apertura del salone. Si vedono però due sorelle con il Dna dell'avventura: una è la Africa Twin 2020, l'altra più muscolosa la Africa Twin Adventure Sports 2020. Hanno lo stesso motore da 1.084 cc e 102 cavalli con 105 Nm di coppia, che significa una trazione impressionante già a medi regimi, una per il divertimento, l'altra per ogni condizione di terreno. Yama fa Debuttare il nuovo TMax e la Tracer 700 completamente rivisitati, ma anche l'MT-125, più piccolo e agile, il Tricity 300 e lo MW Vision, quest'ultimo triciclo con copertura che pare uscito da un film di fantascienza. Tmax, il celebre maxiscooter giapponese c'è ora in due versioni, Tmax 2020 e Tech Max: nuova linea con sottocarena e cupolino ridisegnati, coda più stretta per salire e scendere comodamente e faro posteriore a "T" che lo identifica. Il motore è sempre bicilindrico ma cresce da 530 a 560 cc (Euro 5), ha pistoni in alluminio, camere di combustione di nuovo disegno e nuova la cinghia di trasmissione e gli ingranaggi del cambio. Il tutto si traduce in un aumento di coppia del 6% e di potenza (3%), più accelerazione a tutti i regimi. Due i catalizzatori per contenere le emissioni, che usano materiali come rodio e platino. La versione Tech Max si differenzia per il parabrezza regolabile a comando elettrico, il cruise control, manopole e sella riscaldate, sospensione posteriore regolabile. Il Tmax 560 sarà dai concessionari già dal mese prossimo a 11.999 euro e 13.799 il per Tmax Tech Max. L'ultimo nato in casa Yamaha è però il Tricity 300, superscooter a tre ruote con motore Blue Core da 292 cc e 28 hp CV, quello dell'XMax 300. Le dimensioni sono contenute ma la comodità per pilota e passeggero sono garantite, il vano sottosella ospita due caschi e il mezzo è omologato come triciclo, quindi guidabile anche da chi ha la patente B. Uitle il sistema Tilt Lock Assist che blocca l'articolazione anteriore delle ruote gemellate permettedo al pilota di non appoggiare i piedi a terra ai semafori. Le ruote sono da 14", i freni a disco, tre elementi con Abs e distributore di frenata su tutte le ruote e controllo di trazione Tcs. Un grande pregio sta nell'angolo di sterzata, che raggiunge 72 gradi e permette di parcheggiare agilmente.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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