Il Conte pacifista spaventa il Pd e il governo
  • Giuseppi trasforma il no al riarmo in un programma per le votazioni interne: «Pronto ad avere tutti contro». E prosegue il suo braccio di ferro con Luigi Di Maio. Senza parole i dem, spiazzati dal vecchio alleato. Mentre nell’esecutivo le critiche arrivano da Iv.
  • Si lavora alla telefonata DraghiPutin. Dopo l’annuncio del premier l’organizzazione spetta all’ambasciatore Luigi Mattiolo.

Lo speciale contiene due articoli.

«Manca solo che dica che l’Italia deve uscire dalla Nato»: così una fonte parlamentare del M5s commenta le parole di Giuseppe Conte, che ieri, attraverso un video su Facebook, è tornato ad annunciare il «no» del M5s all’aumento delle spese militari. Un modo come un altro per tenere alta l’attenzione sulla votazione online di oggi e domani, con gli iscritti chiamati a riconfermare l’elezione di Giuseppi alla guida dei pentastellati. Si vota sulla piattaforma Skyvote dalle 8 di oggi alle 22 di domani, senza interruzioni. La votazione si è resa necessaria, ricordiamolo, dopo che il tribunale di Napoli, lo scorso 7 febbraio, ha sospeso in via cautelare le due delibere votate online rispettivamente il 3 e il 6 agosto 2021, che portarono alla modifica dello statuto e alla sua elezione a leader dei pentastellati, accogliendo il ricorso di alcuni attivisti.

Al di là della querelle legale, quello che è rilevante in termini politici è che Conte, chiedendo il voto agli iscritti, batte ancora sul tasto delle spese militari: «Chiedo nuovamente la vostra fiducia», dice Giuseppi nel video, «non mi interessa prendere il 50,1% dei voti. Anzi, dico sinceramente che se il risultato fosse così risicato sarei il primo a fare un passo indietro. A fronte di un risultato così di misura, lascerei il Movimento che in questo momento ha bisogno di una leadership forte, di una forte investitura. Allo stesso modo, però, è un dovere dirvi che in caso di una decisa riconferma le cose inevitabilmente cambieranno. Se mi accorderete di nuovo una fiducia piena», aggiunge l’ex premier, «sarò il presidente di un Movimento che dice no all’aumento massiccio delle spese militari a carico del bilancio dello Stato, soprattutto in un momento del genere. Ma diremo sì a un investimento shock sulla transizione energetica verso le rinnovabili, sì a un impegno dello Stato senza precedenti sulle reti di sostegno per famiglie, imprese in crisi, lavoratori che devono scegliere se pagare la bolletta», conclude Conte, «o fare la spesa o il pieno di carburante».

Il cinismo politico di Conte (pronto, a suo dire, ad «avere tutti contro») non ha confini: il voltafaccia sull’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil (oggi siamo all’1,4%) sul quale il M5s si è già espresso favorevolmente alla Camera votando a favore del relativo ordine del giorno, viene utilizzato per solleticare gli umori dei cittadini, che come sappiamo da diversi sondaggi di queste ultime settimane sono spaccati a metà sull’invio di armi in Ucraina. «Conte», aggiunge il parlamentare pentastellato, «si lascia guidare, come sempre, dai sondaggi, ma la sua promessa di opporsi all’aumento delle spese militari è pura propaganda: si tratta di un impegno del governo, confermato anche quando lui stesso si trovava a Palazzo Chigi. Una mossa per mettere in difficoltà Luigi Di Maio? Qui siamo oltre», aggiunge la nostra fonte, «qui si rischia di spaccare il governo durante una guerra».

«La mossa di Conte», dice alla Verità un esponente di primo piano del Pd, «è tutta di facciata, anche se il M5s votasse contro l’ordine del giorno al Senato non cambierebbe nulla. Aveva bisogno di prendere qualche like sui social e di mobilitare i suoi elettori per la votazione on line su di lui». Ilarità, più che stupore, ha suscitato tra i parlamentari del M5s la velina fatta circolare ieri pomeriggio dallo staff di Conte in base alla quale si sarebbe prestata attenzione a quanti deputati e senatori avrebbero condiviso il video di Giuseppi sui social. Una trovata che ricorda la famosa «batteria» di Forza Italia, quando la lealtà a Silvio Berlusconi dei parlamentari azzurri veniva misurata in base alle dichiarazioni di sostegno alle affermazioni del novello «non sposo» fatte pervenire alle agenzie di stampa. Tra l’altro, ricordiamolo sempre, negli anni in cui è stato presidente del Consiglio, , Conte ha sistematicamente aumentato le spese militari dell’Italia: +7,28% nel 2020 rispetto al 2019 e +6,04% nel 2021 rispetto al 2020. Da 21 miliardi e 42 milioni di euro siamo passati, con i governi da lui guidati, a 24 miliardi e 427 milioni. In ogni caso, la linea di Conte, che mira a incassare il sostegno di Alessandro Di Battista, mette in estremo imbarazzo il Pd, che non a caso ha deciso di non dire neanche una parola sulla posizione dell’alleato.

Ci va giù pesante invece Maria Elena Boschi: «Quando Conte era premier», twitta la capogruppo alla Camera di Iv, «voleva alzare le spese militari. Ora che fa il capo grillino promette il contrario. È il populismo ipocrita di chi usa il dramma della guerra per il dibattito interno. Tristezza». In realtà, qui non si tratta neanche di dibattito interno: se l’idea di Conte è quella di mettere in difficoltà il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, infatti, il tentativo è destinato al fallimento, considerato che Giggino in questa fase ha cose molto più importanti a cui pensare. Sulla linea della Boschi arrivano anche le critiche di Carlo Calenda, leader di Azione: «Forse è venuto il momento per il Pd di capire che non sono alleati ma populisti».

A proposito di armi, va registrata la posizione di Matteo Salvini, che ieri è tornato sull’argomento: «Stiamo entrando faticosamente», dice il leader della Lega, «nel secondo mese di un conflitto alle porte dell’Europa e ci sono uomini di stampa e di governo che parlano con troppa facilità di bombe, armi e missili. Addirittura, dall’altra parte dell’Oceano, qualcuno parla di nucleare. Ringrazio, nel buio che stiamo attraversando, e dal quale usciremo certamente, la luce che ci porta il Santo Padre e che ci portano uomini e donne di fede che si ostinano a credere nella pace», argomenta il leader del Carroccio, «a lavorare per la pace, a usare parole e argomenti di pace».


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