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Il volto nascosto del «pacifico architetto»

Il volto nascosto del «pacifico architetto»
Mohammad Hannoun (Ansa)
Mohammad Hannoun rifiutava l’accostamento con i terroristi: «Mai lanciato bombe, sono una persona perbene». Negli atti, tuttavia, gli inquirenti hanno documentato un’altra storia: legami solidi con i capi di Hamas ed entusiasmo per gli attentati.

A proposito delle decennali contestazioni di contiguità con il terrorismo di Hamas, con La Verità, due anni fa, l’architetto giordano Mohammad Hannoun si era infastidito: «Tutte le accuse che provengono da Israele non mi fanno né caldo, né freddo perché si tratta di un criminale che accusa una persona civile come me di terrorismo. Io non ho mai lanciato un missile o una bomba, vivo da persona perbene. Il mio compito è smascherare la faccia criminale dell’entità sionista e questo lo farò per sempre». L’ordinanza di custodia cautelare in carcere che lo ha raggiunto ieri racconta, però, tutta un’altra storia. Dietro al professionista (in)sospettabile si nascondeva un militante che conosceva da dentro il mondo di Hamas e lo finanziava a colpi di milioni di euro.

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L’artista, nota per i suoi progetti visionari (da Musica Nuda al duo con l’arciliuto di Ilaria Fantin) e per la capacità di spaziare con la voce dalla musica antica al jazz, presenta il suo ultimo lavoro in coppia con Finaz.

La riforma non mina le garanzie della difesa
(Imagoeconomica)
È infondato sostenere, come ha fatto Gratteri, che se vince il Sì la giustizia favorirà gli imputati ricchi con importanti avvocati. Con la separazione delle carriere, il modello accusatorio e la natura del processo restano invariati. E rimarrà il patrocinio statale.

Parlo dopo oltre 45 anni di magistratura, in gran parte svolti con funzioni requirenti. Ho esercitato l’azione penale quando non era materia da talk show ma fatica quotidiana: fascicoli accumulati sulle scrivanie, scelte difficili, priorità imposte non dall’ideologia ma dal tempo e dalle risorse. Ho fatto il pubblico ministero quando la parola «toghe» non era una categoria sociologica, quando l’ufficio era un luogo di lavoro e non un campo di battaglia simbolico.

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Gratteri, dal finto Falcone alle retate finite nel nulla
Nicola Gratteri (Ansa)
Il procuratore di Napoli non è nuovo a uscite improvvide. E anche alcune sue operazioni suscitano dubbi.

Gratteri e vinci, o forse perdi: il procuratore di Napoli ci perdonerà la battuta, ma sono talmente tante le sue prese di posizione quantomeno discutibili sul referendum della Giustizia in programma in prossimi 22 e 23 marzo che viene da chiedersi se alla fine le intemerate di Nicola Gratteri non siano controproducenti per il fronte del No, del quale è uno degli alfieri più in vista.

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Decine di magistrati in rivolta: «Gratteri, adesso ci indaghi tutti»
Gennaro Varone (Imagoeconomica)
Le parole del pm (un tempo giudicato «fascistone» da certi giudici) contro chi vota Sì alla riforma suscitano la risposta di tanti colleghi: «Assordante silenzio dell’Anm». Poi i togati del Csm si schierano col procuratore.

La battuta del procuratore di Napoli Nicola Gratteri è stata senza dubbio infelice: «Voteranno per il Sì (al referendum per la giustizia, ndr) gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Giovedì sera, a Piazzapulita, il magistrato ha denunciato la strumentalizzazione delle sue parole che avrebbero riguardato la sola Calabria. Quindi ha provato a spiegarsi meglio: «I miei interventi non possono essere parcellizzati. Non ho detto che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di poteri, alla ’ndrangheta, alla massoneria deviata». Gratteri, però, non ha spiegato perché la vittoria del No renderebbe la «giustizia più efficiente».

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