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2025-04-14
Missili russi fuori dalla messa. Usa furiosi: «Superato ogni limite»
Ansa
Sumy, Ucraina nord-orientale. Una strada qualsiasi, case, negozi, auto parcheggiate. È domenica mattina, la Domenica delle Palme. Poi, all’improvviso, un’esplosione. E un’altra. Fumo, urla, detriti. E sangue. Trentaquattro corpi a terra, due sono di bambini. Sono morti sotto i missili russi. Altri 117 ucraini sono rimasti feriti. I più gravi sono stati caricati in fretta sulle ambulanze. I bambini in questo caso sono 15. Il Servizio statale per l’emergenza dell’Ucraina ha diffuso il bilancio, aggiornato di ora in ora. Un video girato con un telefonino e pubblicato sui social è stato rilanciato da Volodymyr Zelensky. Mostra una strada di Sumy dopo l’attacco missilistico. Si vedono corpi a terra, fra detriti e calcinacci, alcuni già allineati. Soccorritori tirano fuori una salma da un palazzo sventrato. Sullo sfondo ci sono automobili in fiamme dalle quali si levano colonne di fumo nero. È la scena di un massacro. Un altro video, di pochi secondi, mostra l’istante in cui uno dei missili russi, probabilmente il secondo, esplode. Si sente un boato e qualcuno che si ripara la testa. Poi, chi gira il video si mette a correre, si sentono urla di persone in preda al panico. «È molto importante che nessuno nel mondo resti in silenzio, né resti indifferente», ha scritto su Telegram Zelensky. Davanti ai microfoni, poi, è stato molto netto: «Solo un bastardo può comportarsi così. È necessario un atteggiamento verso la Russia come verso un terrorista. Tutti nel mondo vogliono porre fine a questa guerra, ma i colloqui non hanno mai fermato i missili né le bombe aeree». Il suo appello è rivolto a tutto l’Occidente: serve una pressione internazionale forte, continua, incalzante. Una pressione che possa portare la Russia a cessare il fuoco. «I russi hanno deliberatamente lanciato l’attacco nella Domenica delle Palme per provocare il maggior numero possibile di vittime civili», ha affermato Andriy Kovalenko, il capo del Centro ucraino per la lotta alla disinformazione. I missili usati da Mosca, secondo le autorità ucraine, sarebbero balistici. E uno di questi avrebbe trasportato una testata a grappolo. Volodymyr Artyukh, capo dell’amministrazione regionale di Sumy, lo ha confermato in tv: «È stata usata una bomba a grappolo. Vediamo i muri degli edifici danneggiati dalle schegge. Il missile è esploso in aria, sopra la testa della gente, rilasciando una pioggia di morte». Andriy Yermak, capo della segreteria del presidente ucraino, ha rincarato la dose: «Le munizioni a grappolo sono fatte per uccidere il maggior numero possibile di civili. Questo è terrorismo». La carneficina di Sumy ha risvegliato la comunità internazionale. E la diplomazia sembra essere ripartita. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto «misure forti per imporre un cessate il fuoco». E ha aggiunto: «Tutti sanno che è la Russia, e solo la Russia, ad aver voluto questa guerra. E adesso continua, incurante delle vite umane e del diritto internazionale». La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha parlato di «attacco barbaro» e ha chiesto «misure urgenti per il cessate il fuoco». Secondo la von der Leyen «questa escalation è un triste monito, la Rusia è stata e rimane l’aggressore, in palese violazione del diritto internazionale». Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha denunciato «la brutalità russa» e l’ipocrisia di Mosca: «Questi attacchi dimostrano quale sia il vero volto del presunto desiderio di pace russo. Mosca continua a parlare, ma intanto semina morte tra i civili». L’Ambasciata d’Italia in Ucraina si è unita al coro di condanne dei leader europei: «Mentre i civili celebrano la Domenica delle Palme, l’ennesimo attacco missilistico russo provoca a Sumy oltre 30 vittime innocenti, tra cui bambini. Cordoglio e ferma condanna per le continue, orribili violenze russe. Siamo a fianco dell’Ucraina nella ricerca di pace». Il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha espresso cordoglio per le vittime: «Nel giorno sacro della Domenica delle Palme si è consumato un vile attacco che contraddice ogni impegno di pace. Continueremo a lavorare per fermare questa barbarie». E in un passaggio significativo ha fatto riferimento al presidente statunitense Donald Trump, citato da Meloni come promotore di una soluzione diplomatica che l’Italia «sostiene convintamente, insieme all’Europa e agli altri partner internazionali». Keith Kellogg, inviato speciale di Trump, ha subito condannato l’attacco definendolo «oltre ogni limite di decenza, perché ci sono decine di morti e feriti tra i civili. Da ex leader militare comprendo il concetto di «attacco mirato» e questo è sbagliato. È per questo che il presidente Trump si sta impegnando a fondo per porre fine a questa guerra». Allison Hart, portavoce ad interim della Nato, invece, ha scritto: «Scene orribili dal centro di Sumy. I nostri pensieri sono con il popolo ucraino in questo giorno sacro per molti». Sul posto sono intervenute decine di squadre di soccorso. I Vigili del fuoco hanno spento gli incendi, mentre i medici correvano contro il tempo per salvare i feriti più gravi. I sopravvissuti parlano di «un boato». Alcuni hanno perso la famiglia. E un’intera comunità piange. Ma non è la prima volta. La strage di Sumy riporta alla memoria quella della stazione di Kramatorsk, nell’aprile 2022. Anche in quel caso vennero usati missili con testate a grappolo. E anche in quel caso morirono dei civili.
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Il bombardamento, che ha colpito la popolazione civile di Sumy mentre si stava recando in chiesa per la Domenica delle Palme, ha causato 34 morti e 117 feriti. Meloni: «Fermiamo questa barbarie».Sumy, Ucraina nord-orientale. Una strada qualsiasi, case, negozi, auto parcheggiate. È domenica mattina, la Domenica delle Palme. Poi, all’improvviso, un’esplosione. E un’altra. Fumo, urla, detriti. E sangue. Trentaquattro corpi a terra, due sono di bambini. Sono morti sotto i missili russi. Altri 117 ucraini sono rimasti feriti. I più gravi sono stati caricati in fretta sulle ambulanze. I bambini in questo caso sono 15. Il Servizio statale per l’emergenza dell’Ucraina ha diffuso il bilancio, aggiornato di ora in ora. Un video girato con un telefonino e pubblicato sui social è stato rilanciato da Volodymyr Zelensky. Mostra una strada di Sumy dopo l’attacco missilistico. Si vedono corpi a terra, fra detriti e calcinacci, alcuni già allineati. Soccorritori tirano fuori una salma da un palazzo sventrato. Sullo sfondo ci sono automobili in fiamme dalle quali si levano colonne di fumo nero. È la scena di un massacro. Un altro video, di pochi secondi, mostra l’istante in cui uno dei missili russi, probabilmente il secondo, esplode. Si sente un boato e qualcuno che si ripara la testa. Poi, chi gira il video si mette a correre, si sentono urla di persone in preda al panico. «È molto importante che nessuno nel mondo resti in silenzio, né resti indifferente», ha scritto su Telegram Zelensky. Davanti ai microfoni, poi, è stato molto netto: «Solo un bastardo può comportarsi così. È necessario un atteggiamento verso la Russia come verso un terrorista. Tutti nel mondo vogliono porre fine a questa guerra, ma i colloqui non hanno mai fermato i missili né le bombe aeree». Il suo appello è rivolto a tutto l’Occidente: serve una pressione internazionale forte, continua, incalzante. Una pressione che possa portare la Russia a cessare il fuoco. «I russi hanno deliberatamente lanciato l’attacco nella Domenica delle Palme per provocare il maggior numero possibile di vittime civili», ha affermato Andriy Kovalenko, il capo del Centro ucraino per la lotta alla disinformazione. I missili usati da Mosca, secondo le autorità ucraine, sarebbero balistici. E uno di questi avrebbe trasportato una testata a grappolo. Volodymyr Artyukh, capo dell’amministrazione regionale di Sumy, lo ha confermato in tv: «È stata usata una bomba a grappolo. Vediamo i muri degli edifici danneggiati dalle schegge. Il missile è esploso in aria, sopra la testa della gente, rilasciando una pioggia di morte». Andriy Yermak, capo della segreteria del presidente ucraino, ha rincarato la dose: «Le munizioni a grappolo sono fatte per uccidere il maggior numero possibile di civili. Questo è terrorismo». La carneficina di Sumy ha risvegliato la comunità internazionale. E la diplomazia sembra essere ripartita. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto «misure forti per imporre un cessate il fuoco». E ha aggiunto: «Tutti sanno che è la Russia, e solo la Russia, ad aver voluto questa guerra. E adesso continua, incurante delle vite umane e del diritto internazionale». La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha parlato di «attacco barbaro» e ha chiesto «misure urgenti per il cessate il fuoco». Secondo la von der Leyen «questa escalation è un triste monito, la Rusia è stata e rimane l’aggressore, in palese violazione del diritto internazionale». Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha denunciato «la brutalità russa» e l’ipocrisia di Mosca: «Questi attacchi dimostrano quale sia il vero volto del presunto desiderio di pace russo. Mosca continua a parlare, ma intanto semina morte tra i civili». L’Ambasciata d’Italia in Ucraina si è unita al coro di condanne dei leader europei: «Mentre i civili celebrano la Domenica delle Palme, l’ennesimo attacco missilistico russo provoca a Sumy oltre 30 vittime innocenti, tra cui bambini. Cordoglio e ferma condanna per le continue, orribili violenze russe. Siamo a fianco dell’Ucraina nella ricerca di pace». Il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha espresso cordoglio per le vittime: «Nel giorno sacro della Domenica delle Palme si è consumato un vile attacco che contraddice ogni impegno di pace. Continueremo a lavorare per fermare questa barbarie». E in un passaggio significativo ha fatto riferimento al presidente statunitense Donald Trump, citato da Meloni come promotore di una soluzione diplomatica che l’Italia «sostiene convintamente, insieme all’Europa e agli altri partner internazionali». Keith Kellogg, inviato speciale di Trump, ha subito condannato l’attacco definendolo «oltre ogni limite di decenza, perché ci sono decine di morti e feriti tra i civili. Da ex leader militare comprendo il concetto di «attacco mirato» e questo è sbagliato. È per questo che il presidente Trump si sta impegnando a fondo per porre fine a questa guerra». Allison Hart, portavoce ad interim della Nato, invece, ha scritto: «Scene orribili dal centro di Sumy. I nostri pensieri sono con il popolo ucraino in questo giorno sacro per molti». Sul posto sono intervenute decine di squadre di soccorso. I Vigili del fuoco hanno spento gli incendi, mentre i medici correvano contro il tempo per salvare i feriti più gravi. I sopravvissuti parlano di «un boato». Alcuni hanno perso la famiglia. E un’intera comunità piange. Ma non è la prima volta. La strage di Sumy riporta alla memoria quella della stazione di Kramatorsk, nell’aprile 2022. Anche in quel caso vennero usati missili con testate a grappolo. E anche in quel caso morirono dei civili.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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Ansa
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».
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