
Tira aria di distensione tra la Casa Bianca e il Minnesota. Ieri, Donald Trump ha reso noto di aver avuto una telefonata amichevole con il governatore dem dello Stato, Tim Walz. «Walz mi ha chiamato chiedendomi di collaborare per quanto riguarda il Minnesota. È stata un’ottima telefonata e, in effetti, sembravamo essere sulla stessa lunghezza d’onda», ha affermato il presidente americano su Truth. «Era felice che Tom Homan andasse in Minnesota, e lo sono anch’io!», ha aggiunto Trump.
Poco prima di questo post, il presidente americano aveva infatti annunciato di aver inviato Homan nello Stato. «Stasera mando Tom Homan in Minnesota. Non è mai stato coinvolto in quella zona, ma conosce e apprezza molte persone del posto. Tom è duro ma giusto e riferirà a me direttamente», aveva dichiarato.
Attuale responsabile delle frontiere statunitensi, Homan è stato ai vertici dell’Ice ed è specializzato nei rimpatri di immigrati irregolari: attività, questa, per cui fu addirittura premiato da Barack Obama nel 2015. La scelta di inviare Homan in Minnesota potrebbe significare che Trump abbia intenzione, almeno in parte, di commissariare ufficiosamente il segretario alla Sicurezza interna, Kristi Noem, oltreché gli attuali vertici locali dell’Ice. E questo sia per avere un più diretto controllo della situazione sul campo sia per impiegare un figura - Homan - particolarmente esperta sul piano tecnico. «Homan gestirà le operazioni dell’Ice sul territorio del Minnesota e si coordinerà con altri nelle indagini sulle frodi in corso», ha chiarito la Casa Bianca, per poi sottolineare che la Noem avrebbe comunque ancora la fiducia di Trump.
Nei mesi scorsi, sia Axios che Fox News avevano riferito di tensioni tra Homan e la stessa Noem. In particolare, i due non si intenderebbero sull’approccio e sugli scopi del contrasto all’immigrazione clandestina. Homan sostiene la necessità di concentrarsi maggiormente sugli immigrati irregolari con precedenti penali, mentre la Noem ha come obiettivo i clandestini in generale. Una linea, la sua, che ha però finito col sovraccaricare di lavoro gli agenti federali. L’invio di Homan in Minnesota potrebbe quindi aver rappresentato un punto di caduta nei difficili rapporti tra Trump e Walz: consente al primo di mantenere la linea dura, mentre il secondo vedrà l’Ice impegnata in azioni più mirate all’interno dello Stato che guida. Del resto, l’ufficio del governatore ha definito la telefonata di ieri come «produttiva», aggiungendo che Trump si sarebbe mostrato aperto sia a una «indagine indipendente» sulle sparatorie che hanno recentemente coinvolto l’Ice sia alla possibilità di «ridurre» il numero di agenti federali attualmente presenti in Minnesota. La Casa Bianca, dal canto suo, ha fatto sapere che la polizia di Minneapolis dovrà consegnare gli immigrati arrestati e cooperare con l’Ice.
La distensione è arrivata dopo che, nei giorni scorsi, il governatore aveva paragonato le azioni dei federali all’occupazione nazista, mentre il presidente americano aveva duramente criticato le cosiddette «città santuario». «I politici dem devono collaborare con il governo federale per proteggere i cittadini americani nella rapida espulsione di tutti gli immigrati clandestini con precedenti penali nel nostro Paese», aveva tuonato Trump l’altro ieri, rivolgendosi a Walz e al sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. «Inoltre», aveva aggiunto, «chiedo al Congresso degli Usa di approvare immediatamente una legge per porre fine alle città santuario, che sono la causa principale di tutti questi problemi». «I dem stanno anteponendo gli immigrati clandestini criminali ai cittadini rispettosi della legge e ai contribuenti, creando circostanze pericolose per tutti soggetti coinvolti. Tragicamente, due cittadini americani hanno perso la vita a causa del caos provocato dai democratici», aveva aggiunto, riferendosi alle morti di Alex Pretti e Renee Good, avvenute nel corso di alcune operazioni dell’Ice.
Ricordiamo che le «città santuario» sono quelle amministrazioni municipali, generalmente a guida dem, che si rifiutano di cooperare con gli agenti federali contro l’immigrazione clandestina. Basti pensare che, a inizio dicembre, Frey aveva firmato un’ordinanza volta a ostacolare la collaborazione tra polizia locale e Ice. Vale a tal proposito la pena di sottolineare che, in base al Titolo 8 sezione 1325 del codice degli Stati Uniti, l’ingresso di stranieri senza autorizzazione in territorio americano è un reato federale. Il che rende quantomeno problematica l’azione portata avanti dalle cosiddette «città santuario». A questo si aggiunga che, stando a un’inchiesta pubblicata l’altro ieri da Fox News, le proteste di Minneapolis non risulterebbero affatto spontanee. La testata ha infatti individuato una rete organizzativa che viaggerebbe attraverso messaggi crittografati sulle chat di Signal. Secondo Fox News, molte manifestazioni sarebbero orchestrate da una serie di gruppi di estrema sinistra, alcuni dei quali finanziati da Neville Roy Singham: miliardario americano socialista, accusato di intrattenere collegamenti con il governo cinese. Tutto questo, mentre, domenica, i manifestanti anti-Ice hanno preso di mira un hotel di Minneapolis dove ritenevano che alloggiassero dei funzionari federali: hanno, in particolare, lanciato oggetti contro le persone all’interno, rotto finestre e scritto «fanculo all’Ice» sulla facciata dell’edificio.
Ora, la telefonata distensiva tra Trump e Walz potrebbe mutare il quadro complessivo. E, come detto, se ciò accadesse, assumerebbe una decisa centralità la figura di Homan. Bisognerà tuttavia, in caso, vedere se questo allentamento della tensione politica troverà compatto o meno il Partito democratico.






