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2024-09-05
'O Ministro ’nnammurato ha pagato il conto
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica)
Sangiuliano risponde che mai un euro dei contribuenti è stato speso per la donna di Pompei, e mostra le prove, ovvero gli estratti del suo conto corrente personale con le spese sostenute per le trasferte. Minuzie, pinzillacchere, di fronte alla liricità del momento in cui Genny ammette che sì, «questo mi pesa doverlo raccontare perché è una vicenda che attiene alla mia sfera privata, con Maria Rosaria Boccia ho avuto una relazione affettiva, personale». La frase che tutta l’Italia aspettava è stata pronunciata: per Sangiuliano una liberazione, un momento catartico. «L’ho conosciuta a maggio», ricorda ’o ministro, «mi è stata presentata da un’amicizia comune. Di Maria Rosaria ho apprezzato la capacità organizzativa, l’ho messa in contatto con la struttura del ministero, per quel che riguarda il G7 si è occupata dei menù di pranzi e cene e dei gadget. Quando però la relazione è diventata personale», aggiunge Sangiuliano, «ho deciso che la nomina venisse sospesa, dopo essermi consultato con alcuni collaboratori». La decisione di sospendere una nomina, quella di Maria Rosaria Boccia a consulente del ministro per i grandi eventi, che vista la relazione tra i due era diventata inopportuna, viene comunicata via e mail al capo di gabinetto, Francesco Gilioli, lo scorso 26 agosto alle 12 e 31: «Caro Francesco», scrive Sangiuliano, «gentile capo gabinetto, in merito alla nomina a consigliere a titolo gratuito della dottoressa Maria Rosaria Boccia, accogliendo le perplessità circa potenziali situazioni di conflitto d’interesse, ti prego di non procedere al riguardo e di non perfezionare gli atti. Dunque, la nomina non avviene. Firmato, Gennaro Sangiuliano».
È a quel punto che Maria Rosaria va su tutte le furie. È delusa, amareggiata. Si sfoga sui social, Dagospia anticipa la notizia, inizia la rumba. Il direttore del Tg1, Chiocci, non fa sconti. «Non deve chiedere scusa a nessuno?», chiede a Sangiuliano, la cui voce si rompe per l’emozione. ’O ministro piange: «Alla persona più importante della mia vita, mia moglie. E a Giorgia Meloni, e a tutti i miei colleghi di governo, che ho messo in imbarazzo».
È il momento dei momenti: le emozioni, i sentimenti, oscurano come è giusto che sia le polemicucce sulla cena, sul pranzo, sul biglietto del treno, sulle quali, peraltro, Sangiuliano ha fatto già più volte chiarezza. Chiocci però sa perfettamente che la gente vuole sapere se Gennaro e Maria Rosaria stanno ancora insieme. La risposta è no. La relazione affettiva, spiega Sangiuliano, si è interrotta quando lui ha avuto la «sensazione» che Maria Rosaria registrasse le conversazioni. Il direttore del Tg1 infierisce, chiede a Sangiuliano se teme ci possano essere altre rivelazioni, magari chat piccanti. Sangiuliano lo esclude, «magari possono uscire delle chat con qualche cuoricino», risponde, ribadendo di non essere «ricattabile». «C’è qualcuno», chiede ancora Chiocci, «dietro Maria Rosaria?». «Non ho motivo di pensarlo», risponde Sangiuliano, che racconta anche del colloquio dell’altro ieri col premier: «Sono andato dalla Meloni e le ho presentato le dimissioni», spiega il ministro della Cultura, «lei mi ha detto di andare avanti». Del resto, i sentimenti sono una cosa, la politica un’altra, e Sangiuliano quando si tratta di ribadire la sua integrità torna ad avere un tono assertivo: «Mai un euro del ministero è stato speso per la dottoressa Boccia», sottolinea il titolare del dicastero, «ho pagato io sulla mia carta di credito personale». ’O ministro sventola dei fogli, sono le stampate del suo estratto conto personale, dalle quali si evince che è stato lui, in persona, a pagare i voli che lo hanno trasportato in giro per l’Italia con Maria Rosaria. Lei, che prima della messa in onda ha pubblicato su Instagram una immagine con i pop corn, commenta live: «Iniziamo a dire bugie», scrive la Boccia, stavolta rischiando molto, «su questo terreno non sono ricattabile...». La storia a quanto pare non è ancora finita. E intanto, insorgono i parlamentari del Pd in Vigilanza Rai: «Quindici minuti di intervista a un ministro su fatti sui quali le opposizioni hanno chiesto di riferire in Parlamento non sono altro che un uso privato del servizio pubblico. Questa non è informazione pubblica, è un regime di informazione che mortifica il servizio pubblico ad un uso privato».
Polignano, i politici ospiti in passato
Il Festival «Il Libro Possibile» è una delle punte di diamante della programmazione culturale della Puglia. Ogni anno accoglie autori di primissimo piano, giornalisti, esponenti delle istituzioni: gli incontri con gli autori si snodano attraverso un calendario di 9 giorni e si svolgono in contemporanea in sei piazze, tra Polignano a Mare e Vieste. Gli organizzatori avevano un cruccio: non erano mai riusciti a ospitare il ministro della Cultura. Il primo è stato Gennaro Sangiuliano, e per quello che poi è accaduto non è stata esattamente una fortuna per la kermesse, che si è ritrovata al centro delle cronache nazionali più a causa dell’affaire-Boccia che per la qualità indiscutibile della manifestazione. La dottoressa di Pompei ha infatti accompagnato Sangiuliano, le foto sono state pubblicate sui social ed è scoppiato il putiferio. L’organizzazione ha dovuto precisare che «Il festival il Libro Possibile si è fatto carico delle spese di viaggio e ospitalità per la partecipazione pubblica del ministro Gennaro Sangiuliano e del suo staff il 13 luglio a Polignano a Mare». L’organizzazione ha confermato di aver «sostenuto le spese del biglietto aereo Roma-Bari andata e ritorno per il ministro della Cultura e di tre stanze d’hotel destinate al ministro, a un agente della scorta e a un collaboratore (la Boccia, ndr). Tutto nel rispetto delle indicazioni ricevute dalla segreteria del ministero». Niente soldi del ministero spesi per la trasferta di Boccia e Sangiuliano, dunque, ma c’è chi sostiene che ciò non equivalga a «niente soldi pubblici» considerato che tra i finanziatori del festival ci sono anche enti per l’appunto pubblici. I contributi pubblici ricevuti dall’Associazione Culturale Artes, che organizza il festival, per la manifestazione del 2023, sono stati 130.000 euro dal Comune di Vieste, 35.000 dal Comune di Polignano a Mare, 15.000 dall’Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo ecosostenibile del territorio, 10.000 dalla Città metropolitana di Bari. Non siamo riusciti a ottenere il quadro complessivo dei finanziamenti per il festival di quest’anno, poiché il consuntivo del 2024 sarà pubblicato a febbraio 2025, ma dalla organizzazione ci hanno spiegato che la quota di contributi pubblici è inferiore a quella dei partner privati, quindi la linea di Sangiuliano non può essere sconfessata. Con estrema cortesia, ci è stato anche spiegato che è consuetudine della organizzazione offrire agli ospiti e ai loro staff sia il viaggio che l’alloggio. Per le consorti e i consorti, ci viene detto, di solito è l’ospite che provvede alle spese di pernottamento, ma non è una regola rigida: se il budget lo permette, le spese se le accolla l’organizzazione. Tra l’altro, negli anni, sono stati molti gli esponenti della sinistra a essere ospitati dal festival, come è accaduto per Sangiuliano e il suo staff. Tra i vari nomi: gli ex presidenti della Camera Fausto Bertinotti e Laura Boldrini, il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il ministro dello Sport Giovanna Melandri il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e, ironia della sorte, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia.
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Sangiuliano confessa al «Tg1» la relazione con la Boccia, chiede perdono alla moglie e rivela di aver proposto le dimissioni, rifiutate. Sui soldi del dicastero ribadisce: «Mai spesi». Il Pd insorge: «Uso privato della Rai».Alla kermesse hanno presenziato anche Boldrini, Delrio, Bertinotti, Grasso. Il Festival, che riceve più fondi privati che pubblici, ha sempre offerto viaggio e alloggio agli invitati. Lo speciale contiene due articoli.Sangiuliano risponde che mai un euro dei contribuenti è stato speso per la donna di Pompei, e mostra le prove, ovvero gli estratti del suo conto corrente personale con le spese sostenute per le trasferte. Minuzie, pinzillacchere, di fronte alla liricità del momento in cui Genny ammette che sì, «questo mi pesa doverlo raccontare perché è una vicenda che attiene alla mia sfera privata, con Maria Rosaria Boccia ho avuto una relazione affettiva, personale». La frase che tutta l’Italia aspettava è stata pronunciata: per Sangiuliano una liberazione, un momento catartico. «L’ho conosciuta a maggio», ricorda ’o ministro, «mi è stata presentata da un’amicizia comune. Di Maria Rosaria ho apprezzato la capacità organizzativa, l’ho messa in contatto con la struttura del ministero, per quel che riguarda il G7 si è occupata dei menù di pranzi e cene e dei gadget. Quando però la relazione è diventata personale», aggiunge Sangiuliano, «ho deciso che la nomina venisse sospesa, dopo essermi consultato con alcuni collaboratori». La decisione di sospendere una nomina, quella di Maria Rosaria Boccia a consulente del ministro per i grandi eventi, che vista la relazione tra i due era diventata inopportuna, viene comunicata via e mail al capo di gabinetto, Francesco Gilioli, lo scorso 26 agosto alle 12 e 31: «Caro Francesco», scrive Sangiuliano, «gentile capo gabinetto, in merito alla nomina a consigliere a titolo gratuito della dottoressa Maria Rosaria Boccia, accogliendo le perplessità circa potenziali situazioni di conflitto d’interesse, ti prego di non procedere al riguardo e di non perfezionare gli atti. Dunque, la nomina non avviene. Firmato, Gennaro Sangiuliano». È a quel punto che Maria Rosaria va su tutte le furie. È delusa, amareggiata. Si sfoga sui social, Dagospia anticipa la notizia, inizia la rumba. Il direttore del Tg1, Chiocci, non fa sconti. «Non deve chiedere scusa a nessuno?», chiede a Sangiuliano, la cui voce si rompe per l’emozione. ’O ministro piange: «Alla persona più importante della mia vita, mia moglie. E a Giorgia Meloni, e a tutti i miei colleghi di governo, che ho messo in imbarazzo». È il momento dei momenti: le emozioni, i sentimenti, oscurano come è giusto che sia le polemicucce sulla cena, sul pranzo, sul biglietto del treno, sulle quali, peraltro, Sangiuliano ha fatto già più volte chiarezza. Chiocci però sa perfettamente che la gente vuole sapere se Gennaro e Maria Rosaria stanno ancora insieme. La risposta è no. La relazione affettiva, spiega Sangiuliano, si è interrotta quando lui ha avuto la «sensazione» che Maria Rosaria registrasse le conversazioni. Il direttore del Tg1 infierisce, chiede a Sangiuliano se teme ci possano essere altre rivelazioni, magari chat piccanti. Sangiuliano lo esclude, «magari possono uscire delle chat con qualche cuoricino», risponde, ribadendo di non essere «ricattabile». «C’è qualcuno», chiede ancora Chiocci, «dietro Maria Rosaria?». «Non ho motivo di pensarlo», risponde Sangiuliano, che racconta anche del colloquio dell’altro ieri col premier: «Sono andato dalla Meloni e le ho presentato le dimissioni», spiega il ministro della Cultura, «lei mi ha detto di andare avanti». Del resto, i sentimenti sono una cosa, la politica un’altra, e Sangiuliano quando si tratta di ribadire la sua integrità torna ad avere un tono assertivo: «Mai un euro del ministero è stato speso per la dottoressa Boccia», sottolinea il titolare del dicastero, «ho pagato io sulla mia carta di credito personale». ’O ministro sventola dei fogli, sono le stampate del suo estratto conto personale, dalle quali si evince che è stato lui, in persona, a pagare i voli che lo hanno trasportato in giro per l’Italia con Maria Rosaria. Lei, che prima della messa in onda ha pubblicato su Instagram una immagine con i pop corn, commenta live: «Iniziamo a dire bugie», scrive la Boccia, stavolta rischiando molto, «su questo terreno non sono ricattabile...». La storia a quanto pare non è ancora finita. E intanto, insorgono i parlamentari del Pd in Vigilanza Rai: «Quindici minuti di intervista a un ministro su fatti sui quali le opposizioni hanno chiesto di riferire in Parlamento non sono altro che un uso privato del servizio pubblico. 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Il primo è stato Gennaro Sangiuliano, e per quello che poi è accaduto non è stata esattamente una fortuna per la kermesse, che si è ritrovata al centro delle cronache nazionali più a causa dell’affaire-Boccia che per la qualità indiscutibile della manifestazione. La dottoressa di Pompei ha infatti accompagnato Sangiuliano, le foto sono state pubblicate sui social ed è scoppiato il putiferio. L’organizzazione ha dovuto precisare che «Il festival il Libro Possibile si è fatto carico delle spese di viaggio e ospitalità per la partecipazione pubblica del ministro Gennaro Sangiuliano e del suo staff il 13 luglio a Polignano a Mare». L’organizzazione ha confermato di aver «sostenuto le spese del biglietto aereo Roma-Bari andata e ritorno per il ministro della Cultura e di tre stanze d’hotel destinate al ministro, a un agente della scorta e a un collaboratore (la Boccia, ndr). Tutto nel rispetto delle indicazioni ricevute dalla segreteria del ministero». Niente soldi del ministero spesi per la trasferta di Boccia e Sangiuliano, dunque, ma c’è chi sostiene che ciò non equivalga a «niente soldi pubblici» considerato che tra i finanziatori del festival ci sono anche enti per l’appunto pubblici. I contributi pubblici ricevuti dall’Associazione Culturale Artes, che organizza il festival, per la manifestazione del 2023, sono stati 130.000 euro dal Comune di Vieste, 35.000 dal Comune di Polignano a Mare, 15.000 dall’Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo ecosostenibile del territorio, 10.000 dalla Città metropolitana di Bari. Non siamo riusciti a ottenere il quadro complessivo dei finanziamenti per il festival di quest’anno, poiché il consuntivo del 2024 sarà pubblicato a febbraio 2025, ma dalla organizzazione ci hanno spiegato che la quota di contributi pubblici è inferiore a quella dei partner privati, quindi la linea di Sangiuliano non può essere sconfessata. Con estrema cortesia, ci è stato anche spiegato che è consuetudine della organizzazione offrire agli ospiti e ai loro staff sia il viaggio che l’alloggio. Per le consorti e i consorti, ci viene detto, di solito è l’ospite che provvede alle spese di pernottamento, ma non è una regola rigida: se il budget lo permette, le spese se le accolla l’organizzazione. Tra l’altro, negli anni, sono stati molti gli esponenti della sinistra a essere ospitati dal festival, come è accaduto per Sangiuliano e il suo staff. Tra i vari nomi: gli ex presidenti della Camera Fausto Bertinotti e Laura Boldrini, il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il ministro dello Sport Giovanna Melandri il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e, ironia della sorte, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia.
Il presidente di Taiwan Lai Ching-te (Getty Images)
L’Ufficio di rappresentanza di Taipei a Milano segnala il ritiro dei permessi di sorvolo da parte di Seychelles, Mauritius e Madagascar, che avrebbe impedito la visita ufficiale del presidente Lai Ching-te in Eswatini. Nel mirino le pressioni della Repubblica Popolare Cinese.
Gentile redazione,
in qualità di Console Generale/ Direttore Generale dell’Ufficio di rappresentanza di Taipei a Milano, desidero informarVi in merito a un grave episodio verificatosi in data odierna. Il Presidente di Taiwan, Lai Ching-te, avrebbe dovuto guidare una delegazione in visita ufficiale nel Regno di Eswatini, alleato africano del nostro Paese, su invito di Sua Maestà il Re Mswati III. Tuttavia, a causa
dell’improvviso ritiro dei permessi di sorvolo da parte di Seychelles, Mauritius e Madagascar, avvenuto a seguito delle pressioni esercitate dalla Repubblica Popolare Cinese, l’itinerario non ha potuto svolgersi come previsto.
Il Ministero degli Affari Esteri (MOFA) di Taiwan condanna fermamente la politicizzazione e la strumentalizzazione delle regioni di informazione di volo da parte della Repubblica Popolare Cinese. Tali azioni, volte a interferire nelle decisioni sovrane di altri Paesi, compromettono gravemente il regolare funzionamento dell’aviazione civile globale. Invitiamo la comunità internazionale a riconoscere la coercizione politica ed economica esercitata dalla Cina nei confronti di altri Stati, nonché la sua evidente e ingiustificata ingerenza nelle loro politiche interne. Questo comportamento non è rivolto esclusivamente contro Taiwan, ma rappresenta una minaccia per l’ordine democratico e il diritto internazionale.
Taiwan esprime profonda gratitudine a tutti i Paesi alleati che, in questo momento cruciale, hanno teso la mano e offerto un sostegno tempestivo. La Repubblica di Cina (Taiwan) è una nazione democratica e sovrana: nessuna delle due sponde dello Stretto di Taiwan è subordinata all’altra e rivendichiamo con fermezza il diritto di interagire liberamente e su base paritaria con la comunità internazionale.
Confido nella Vostra sensibilità rispetto alla gravità della situazione e Vi ringrazio sinceramente per l’attenzione che dedicherete a questa rilevante questione.
Colgo l'occasione per porgerVi i miei più cordiali saluti e augurarVi un proficuo lavoro.
di Riccardo Tsan-Nan Lin
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Soldati paramilitari indiani presidiano la città di Pahalgam nel distretto di Anantnag, il 23 aprile 2025, il giorno dopo l'attacco terroristico che ha provocato 26 morti (Ansa)
A distanza di dodici mesi, Islamabad tenta di riscrivere il proprio ruolo. Non più attore del conflitto, ma presunto mediatore di pace in un teatro completamente diverso. Il Pakistan si è proposto come perno nei tentativi di dialogo tra Iran, Stati Uniti e, indirettamente, Israele, ospitando colloqui, facilitando contatti e costruendo un’immagine di rilevanza diplomatica, pur avendo a lungo qualificato il terrorismo islamista contro Israele come «resistenza».
A prima vista, la trasformazione sembra quasi paradossale. Uno Stato segnato da instabilità interna e tensioni croniche nel proprio vicinato che ambisce a stabilizzare uno dei conflitti più esplosivi del Medio Oriente. Un Paese che ha favorito l’ascesa dei talebani, che ha dato rifugio a Osama bin Laden mentre collaborava formalmente con la guerra americana al terrorismo, ora pretende di presentarsi come attore di pace in un conflitto che Teheran stessa definisce una guerra religiosa. Il tutto mentre il capo dell’esercito, Asim Munir, insiste sulla dimensione islamica del potere pakistano, promuove l’immagine di una potenza nucleare islamica e lavora alla costruzione di un asse sunnita con Arabia Saudita, Turchia ed Egitto.
Guardando più da vicino, la contraddizione non è solo evidente. È insanabile. L’attacco di Pahalgam resta il punto di riferimento. Militanti legati a reti radicate nell’ecosistema di sicurezza pakistano hanno compiuto uno degli attacchi più gravi contro civili in India negli ultimi anni, provocando non solo indignazione ma una risposta strategica netta. L’Operazione Sindoor non è stata una semplice rappresaglia. Ha segnato un cambio dottrinale, indicando che il terrorismo transfrontaliero avrebbe comportato conseguenze militari dirette e calibrate.Quel momento ha alterato l’equilibrio regionale e ha mostrato i limiti della negazione plausibile. Che si tratti di sostegno diretto, tolleranza o incapacità di smantellare reti consolidate, il legame del Pakistan con attori militanti resta una costante della sua postura strategica.È in questo quadro che va letta l’attuale ambizione diplomatica. Il tentativo di mediazione nella crisi iraniana non è irrilevante. Islamabad ha ospitato incontri ad alto livello, facilitato comunicazioni tra avversari e cercato di sostenere un fragile processo di de-escalation. Il capo dell’esercito si è ritagliato un ruolo centrale, muovendosi tra Washington, Teheran e le capitali regionali. Ma i risultati contano più delle intenzioni.
I negoziati si sono arenati. Le divergenze di fondo restano intatte. Stati Uniti e Iran continuano a scontrarsi su dossier essenziali, dal nucleare alla sicurezza regionale. Le tregue, quando arrivano, sono precarie, condizionate, reversibili. Il Pakistan può convocare. Non può imporre. Non può convincere. La diplomazia non si fonda solo sull’accesso. Si fonda sulla credibilità. Un mediatore deve essere percepito come neutrale o quantomeno coerente. Il Pakistan non è né l’uno né l’altro. La sua politica estera procede su binari paralleli. In Medio Oriente invoca moderazione e dialogo, perché una guerra più ampia minaccerebbe direttamente la sua sicurezza e la sua economia. In Asia meridionale, invece, la persistenza del terrorismo transfrontaliero continua a funzionare come leva strategica. Questa ambivalenza non sfugge agli interlocutori. Per l’Iran è un vicino necessario ma ambiguo. Per gli Stati Uniti un partner utile ma inaffidabile. Per Israele un attore apertamente ostile. La stessa retorica di Islamabad rende difficile sostenere qualsiasi pretesa di neutralità.Il risultato è una mediazione che esiste nei fatti ma non nella sostanza. Accesso senza fiducia. L’anniversario di Pahalgam rende questa contraddizione ancora più evidente. Ricorda che il principale teatro di instabilità del Pakistan resta il suo immediato vicinato e che il divario tra ambizione globale e comportamento regionale continua ad allargarsi. La lezione è più ampia e riguarda la natura del sistema internazionale.
L’Operazione Sindoor ha segnalato una crescente disponibilità degli Stati a rispondere direttamente alle minacce asimmetriche. La crisi iraniana dimostra quanto i conflitti siano ormai interconnessi, con effetti che vanno dall’energia alla sicurezza marittima. In questo contesto, la mediazione diventa al tempo stesso più necessaria e più difficile. La credibilità non è compartimentabile. Uno Stato percepito come fattore di instabilità in un teatro non può rivendicare autorevolezza in un altro. Il costo reputazionale si accumula e si trasferisce. Il tentativo del Pakistan di proporsi come arbitro tra Iran, Stati Uniti e Israele non è solo un’iniziativa diplomatica. È una prova di maturità strategica. Finora, è una prova fallita. A un anno da Pahalgam, questa non è una valutazione polemica. È una constatazione strutturale.
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