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2025-01-08
Rimpatriati i tunisini degli insulti all’Italia. Però Milano resta un Far West
Ansa
Già sconfitto alle ultime elezioni regionali in Lombardia, ma ancora potenziale candidato a sindaco di Milano nel 2027, il dem Pierfrancesco Majorino sembra avere sempre un certo fiuto per le dichiarazioni pubbliche inutili. Così, mentre ieri attaccava il governo e proponeva il capoluogo lombardo amministrato da Beppe Sala «come una piattaforma di lavoro comune» e «laboratorio» sulla sicurezza, è emerso che soltanto il 4 gennaio scorso due marocchini sono stati arrestati per aver commesso alcune rapine in meno di mezz’ora nei dintorni della stazione Centrale. Un record, di cui Majorino evidentemente non si è neppure reso conto dal momento che secondo il consigliere regionale del Pd «la sicurezza dovrebbe essere molto di più un tema in grado di unire» che non dividere. Chissà cosa pensano delle dichiarazioni di Majorino i due immigrati, di 22 e 26 anni, che sabato, in solo mezz’ora di tempo, tra le 7.45 e le 8.15, hanno commesso quattro rapine minacciando turisti e milanesi con un taglierino e derubandoli di smartphone, denaro e effetti personali. I carabinieri del Nucleo Radiomobile li hanno individuati nelle vie limitrofe alla stazione. Uno è stato fermato in via Settembrini. Addosso aveva un taglierino e una banconota da 50 corone norvegesi presa ad una vittima. In via Vitruvio hanno trovato l’altro che ha cercato di scappare, ma è stato raggiunto e fermato. Durante la fuga, ha provato a nascondere sotto un’auto il suo giubbino, dove sono stati trovati tre smartphone e 600 euro in contanti. La refurtiva recuperata è stata restituita, mentre i due arrestati sono stati portati a San Vittore.
Caso vuole che proprio ieri due tunisini - che durante l’ultimo dell’anno si trovavano sulla statua di Vittorio Emanuele e si erano filmati mentre insultavano il nostro Paese- siano stati rimpatriati. Si tratti di due giovani nati nel 2001 e 2002, che erano entrati dalla frontiera di Lampedusa nel 2023 e 2024. Vantavano già precedenti penali per i reati di ricettazione, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e tentato furto. Uno dei due nel 2024 aveva formalizzato richiesta di protezione internazionale ritenuta manifestamente infondata dalla competente commissione territoriale. I due tunisini tornati nel loro Paese, a quanto pare, non hanno nulla che vedere con quelli che avrebbero invece molestato una ragazza belga, Laura Barbier, che nei giorni scorsi ha raccontato il suo Capodanno da incubo in piazza del Duomo. Ieri alla trasmissione 4 di sera è andata in onda un’anticipazione dell’intervista che Laura Barbier ha rilasciato al programma Dritto e Rovescio che si potrà vedere domani in prima serata su Retequattro. La ragazza ha ripetuto ancora una volta la sua serata da incubo: «Entrando nella Galleria siamo stati accerchiati da una quarantina di uomini che avevano dai 20 ai 40 anni che ci hanno bloccato la strada e che non ci lasciavano passare. Ed è lì che sono iniziati i palpeggiamenti, sia al di fuori che dentro i nostri vestiti. Ho provato a reagire, ho tirato calci, ho urlato, ho insultato, anche con le mani ho provato a difendermi». Poi ha aggiunto: «All’uscita della Galleria abbiamo trovato la polizia, un uomo e una donna. Ho raccontato alla poliziotta cosa ci era successo - in inglese come ho potuto, perché non parlo italiano - e lei, con le lacrime agli occhi, ci ha detto “non posso fare nulla, mi dispiace”».
La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per violenza sessuale di gruppo, al momento a carico di ignoti, sulle presunte aggressioni e molestie sessuali che la studentessa di Liegi avrebbe subito con cinque suoi amici la notte di Capodanno. Di denunce formali non ne sono state ancora presentate. Ma la Procura sta cercando l’uomo italiano che avrebbe aiutato i ragazzi, anche perché la sua stessa moglie sarebbe stata molestata la stessa sera. Nell’inchiesta, coordinata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, gli stessi magistrati che si sono occupati degli abusi sessuali in serie in piazza Duomo durante i festeggiamenti del Capodanno 2023, è stata depositata una prima informativa della Squadra mobile. Oltre alle analisi in corso delle telecamere della zona, gli investigatori dovranno individuare e sentire alcuni testimoni e raccogliere, attraverso i canali internazionali, l’eventuale denuncia della ragazza e i racconti degli amici. La violenza sessuale di gruppo è un reato per cui si può procedere d’ufficio. Quindi la Procura ha deciso di muoversi in autonomia. «Non sta a me fare valutazioni di questo tipo. Mi limito a osservare che avevamo un grosso dispositivo di sicurezza con oltre 800 persone e che in piazza abbiamo gestito circa 25.000 persone, di cui molti stranieri», spiegava ieri il questore di Milano, Bruno Megale, rispondendo alle domande dei cronisti sulla possibilità che un concerto o un evento di Capodanno avrebbe potuto garantire maggiore sicurezza in piazza Duomo. Come noto, infatti, il sindaco Beppe Sala ha deciso di risparmiare sui costi, evitando di organizzare un evento che forse sarebbe servito a non lasciare la piazza solo nelle mani di gang di immigrati.
Intanto, ieri sera al Tg de La7 sono state diffuse le immagini, presenti nel fascicolo dell’inchiesta della Procura, sull’inseguimento che il 24 novembre portò alla morte di Ramy El Gaml. Dal video, sembrerebbe che lo scooter T Max con sopra i due nordafricani finisca contro il semaforo perché toccato dall’auto dei carabinieri che cerca di bloccare il motorino. Ma l’entità del contatto non è chiara (né, del resto, si capisce come gli agenti avrebbero potuto fermare i due malviventi che fuggivano a tutta velocità per le vie del centro). Di sicuro farà discutere.
Gualtieri boicotta le zone rosse. E il prefetto si accoda.
Al sindaco di Roma Roberto Gualtieri non piacciono le zone rosse. Lui per la capitale preferisce le zone a vigilanza rafforzata, ovvero luoghi temporaneamente sorvegliati speciali dai quali sarà possibile allontanare pregiudicati o persone considerate pericolose o moleste. Un modo per non applicare in toto la direttiva del Viminale. Le prime tre macro aree verranno definite nel giro di qualche giorno e saranno a ridosso dello scalo ferroviario di Termini, nel quartiere Esquilino e poi in strade limitrofe alla stazione Tuscolana. «Qui non si tratta di fare interventi spot o zone rosse che poi vanno e vengono e che rischiano di spostare le attività illegali da una parte all’altra. Si tratta invece di mettere in campo tasselli per alzare a livello strutturale la sicurezza in città», ha detto Gualtieri replicando con uno slogan da propaganda elettorale: «Roma per noi deve essere tutta una grande zona bianca dove tutti possono circolare in sicurezza». L’importante, insomma, è non chiamarla zona rossa. E questo nonostante altre città guidate dal centrosinistra dopo Milano abbiano già avviato l’iter indicato dal Viminale. Città come Bologna, Napoli e Firenze. La decisione è stata presa ieri mattina durante una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Lamberto Giannini, che si è accodato a Gualtieri. Il tutto dopo l’intervista rilasciata dall’ex capo della polizia Franco Gabrielli che, a sua volta, bocciava le zone rosse. Giannini, che è tra i nomi indicati in questi giorni nel «toto Dis», il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza lasciato da Elisabetta Belloni, proprio sulla sicurezza preferisce la linea dem. Che non è condivisa neppure dai pentastellati: «Da sempre noi del Movimento 5 stelle ci siamo battuti per la sicurezza dell’area di Termini e dell’Esquilino. È un passo avanti, quindi, che siano state create le zone di vigilanza rafforzata, a partire proprio dal quadrante da noi indicato. Tuttavia riteniamo che non sia sufficiente. Davanti alle sfide del degrado e della criminalità, che rischiano di accentuarsi con l’anno giubilare, Roma non può permettersi di sperimentare soluzioni poco efficaci. Chiediamo al sindaco e al prefetto di istituire delle vere e proprie zone rosse, sul modello di altre grandi città come Milano». Gualtieri insomma con una sola mossa è riuscito a spaccare anche il campo largo. Dal centrodestra non l’hanno presa bene.Per la deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone il sindaco Gualtieri «non sa dove si trova ma lo sanno bene i romani che vogliono più sicurezza e un po’ meno Disneyland». «Il sindaco non faccia l’armocromista pensando ai colori delle zone da presidiare e si concentri sulla buona riuscita dei provvedimenti del Viminale», ha affermato il deputato leghista Nicola Ottaviani. Mentre i consiglieri comunali di Forza Italia Rachele Mussolini, Francesco Carpano e Francesco Bucci attaccano: il sindaco è «l’unica nota stonata della giornata» perché «continua a minimizzare sul tema della sicurezza». È stato il prefetto Giannini a illustrare le misure che verranno messe in campo. «Ritengo che la stazione Termini sia uno dei posti più sicuri della città», ha sottolineato il prefetto, spiegando che «sui luoghi del Giubileo abbiamo rafforzato tutti i presidi». Quindi verranno individuati alcuni luoghi dove si rafforzeranno ulteriormente i controlli. In ogni caso si tratterebbe di provvedimenti «limitati nel tempo e riguarderanno un numero ristretto di aree». Quanto ai Daspo urbani, è stato spiegato, «verranno effettuati controlli ripetuti. Se ci sono soggetti che commettono reati o creano problemi di ordine pubblico verranno allontanati. Reiterando con questi comportamenti si valuteranno provvedimenti».
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In mezz’ora quattro rapine in Centrale. Majorino lunare: «La città sarà un laboratorio». Nuovo video sulla morte di Ramy. Per Roma previste diverse aree «a vigilanza rafforzata». D’accordo Giannini, più in linea con l’ex autorità Franco Gabrielli.Lo speciale contiene due articoli.Già sconfitto alle ultime elezioni regionali in Lombardia, ma ancora potenziale candidato a sindaco di Milano nel 2027, il dem Pierfrancesco Majorino sembra avere sempre un certo fiuto per le dichiarazioni pubbliche inutili. Così, mentre ieri attaccava il governo e proponeva il capoluogo lombardo amministrato da Beppe Sala «come una piattaforma di lavoro comune» e «laboratorio» sulla sicurezza, è emerso che soltanto il 4 gennaio scorso due marocchini sono stati arrestati per aver commesso alcune rapine in meno di mezz’ora nei dintorni della stazione Centrale. Un record, di cui Majorino evidentemente non si è neppure reso conto dal momento che secondo il consigliere regionale del Pd «la sicurezza dovrebbe essere molto di più un tema in grado di unire» che non dividere. Chissà cosa pensano delle dichiarazioni di Majorino i due immigrati, di 22 e 26 anni, che sabato, in solo mezz’ora di tempo, tra le 7.45 e le 8.15, hanno commesso quattro rapine minacciando turisti e milanesi con un taglierino e derubandoli di smartphone, denaro e effetti personali. I carabinieri del Nucleo Radiomobile li hanno individuati nelle vie limitrofe alla stazione. Uno è stato fermato in via Settembrini. Addosso aveva un taglierino e una banconota da 50 corone norvegesi presa ad una vittima. In via Vitruvio hanno trovato l’altro che ha cercato di scappare, ma è stato raggiunto e fermato. Durante la fuga, ha provato a nascondere sotto un’auto il suo giubbino, dove sono stati trovati tre smartphone e 600 euro in contanti. La refurtiva recuperata è stata restituita, mentre i due arrestati sono stati portati a San Vittore. Caso vuole che proprio ieri due tunisini - che durante l’ultimo dell’anno si trovavano sulla statua di Vittorio Emanuele e si erano filmati mentre insultavano il nostro Paese- siano stati rimpatriati. Si tratti di due giovani nati nel 2001 e 2002, che erano entrati dalla frontiera di Lampedusa nel 2023 e 2024. Vantavano già precedenti penali per i reati di ricettazione, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e tentato furto. Uno dei due nel 2024 aveva formalizzato richiesta di protezione internazionale ritenuta manifestamente infondata dalla competente commissione territoriale. I due tunisini tornati nel loro Paese, a quanto pare, non hanno nulla che vedere con quelli che avrebbero invece molestato una ragazza belga, Laura Barbier, che nei giorni scorsi ha raccontato il suo Capodanno da incubo in piazza del Duomo. Ieri alla trasmissione 4 di sera è andata in onda un’anticipazione dell’intervista che Laura Barbier ha rilasciato al programma Dritto e Rovescio che si potrà vedere domani in prima serata su Retequattro. La ragazza ha ripetuto ancora una volta la sua serata da incubo: «Entrando nella Galleria siamo stati accerchiati da una quarantina di uomini che avevano dai 20 ai 40 anni che ci hanno bloccato la strada e che non ci lasciavano passare. Ed è lì che sono iniziati i palpeggiamenti, sia al di fuori che dentro i nostri vestiti. Ho provato a reagire, ho tirato calci, ho urlato, ho insultato, anche con le mani ho provato a difendermi». Poi ha aggiunto: «All’uscita della Galleria abbiamo trovato la polizia, un uomo e una donna. Ho raccontato alla poliziotta cosa ci era successo - in inglese come ho potuto, perché non parlo italiano - e lei, con le lacrime agli occhi, ci ha detto “non posso fare nulla, mi dispiace”».La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per violenza sessuale di gruppo, al momento a carico di ignoti, sulle presunte aggressioni e molestie sessuali che la studentessa di Liegi avrebbe subito con cinque suoi amici la notte di Capodanno. Di denunce formali non ne sono state ancora presentate. Ma la Procura sta cercando l’uomo italiano che avrebbe aiutato i ragazzi, anche perché la sua stessa moglie sarebbe stata molestata la stessa sera. Nell’inchiesta, coordinata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, gli stessi magistrati che si sono occupati degli abusi sessuali in serie in piazza Duomo durante i festeggiamenti del Capodanno 2023, è stata depositata una prima informativa della Squadra mobile. Oltre alle analisi in corso delle telecamere della zona, gli investigatori dovranno individuare e sentire alcuni testimoni e raccogliere, attraverso i canali internazionali, l’eventuale denuncia della ragazza e i racconti degli amici. La violenza sessuale di gruppo è un reato per cui si può procedere d’ufficio. Quindi la Procura ha deciso di muoversi in autonomia. «Non sta a me fare valutazioni di questo tipo. Mi limito a osservare che avevamo un grosso dispositivo di sicurezza con oltre 800 persone e che in piazza abbiamo gestito circa 25.000 persone, di cui molti stranieri», spiegava ieri il questore di Milano, Bruno Megale, rispondendo alle domande dei cronisti sulla possibilità che un concerto o un evento di Capodanno avrebbe potuto garantire maggiore sicurezza in piazza Duomo. Come noto, infatti, il sindaco Beppe Sala ha deciso di risparmiare sui costi, evitando di organizzare un evento che forse sarebbe servito a non lasciare la piazza solo nelle mani di gang di immigrati. Intanto, ieri sera al Tg de La7 sono state diffuse le immagini, presenti nel fascicolo dell’inchiesta della Procura, sull’inseguimento che il 24 novembre portò alla morte di Ramy El Gaml. Dal video, sembrerebbe che lo scooter T Max con sopra i due nordafricani finisca contro il semaforo perché toccato dall’auto dei carabinieri che cerca di bloccare il motorino. Ma l’entità del contatto non è chiara (né, del resto, si capisce come gli agenti avrebbero potuto fermare i due malviventi che fuggivano a tutta velocità per le vie del centro). Di sicuro farà discutere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/milano-resta-un-far-west-2670769093.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gualtieri-boicotta-le-zone-rosse-e-il-prefetto-si-accoda" data-post-id="2670769093" data-published-at="1736331232" data-use-pagination="False"> Gualtieri boicotta le zone rosse. E il prefetto si accoda. Al sindaco di Roma Roberto Gualtieri non piacciono le zone rosse. Lui per la capitale preferisce le zone a vigilanza rafforzata, ovvero luoghi temporaneamente sorvegliati speciali dai quali sarà possibile allontanare pregiudicati o persone considerate pericolose o moleste. Un modo per non applicare in toto la direttiva del Viminale. Le prime tre macro aree verranno definite nel giro di qualche giorno e saranno a ridosso dello scalo ferroviario di Termini, nel quartiere Esquilino e poi in strade limitrofe alla stazione Tuscolana. «Qui non si tratta di fare interventi spot o zone rosse che poi vanno e vengono e che rischiano di spostare le attività illegali da una parte all’altra. Si tratta invece di mettere in campo tasselli per alzare a livello strutturale la sicurezza in città», ha detto Gualtieri replicando con uno slogan da propaganda elettorale: «Roma per noi deve essere tutta una grande zona bianca dove tutti possono circolare in sicurezza». L’importante, insomma, è non chiamarla zona rossa. E questo nonostante altre città guidate dal centrosinistra dopo Milano abbiano già avviato l’iter indicato dal Viminale. Città come Bologna, Napoli e Firenze. La decisione è stata presa ieri mattina durante una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Lamberto Giannini, che si è accodato a Gualtieri. Il tutto dopo l’intervista rilasciata dall’ex capo della polizia Franco Gabrielli che, a sua volta, bocciava le zone rosse. Giannini, che è tra i nomi indicati in questi giorni nel «toto Dis», il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza lasciato da Elisabetta Belloni, proprio sulla sicurezza preferisce la linea dem. Che non è condivisa neppure dai pentastellati: «Da sempre noi del Movimento 5 stelle ci siamo battuti per la sicurezza dell’area di Termini e dell’Esquilino. È un passo avanti, quindi, che siano state create le zone di vigilanza rafforzata, a partire proprio dal quadrante da noi indicato. Tuttavia riteniamo che non sia sufficiente. Davanti alle sfide del degrado e della criminalità, che rischiano di accentuarsi con l’anno giubilare, Roma non può permettersi di sperimentare soluzioni poco efficaci. Chiediamo al sindaco e al prefetto di istituire delle vere e proprie zone rosse, sul modello di altre grandi città come Milano». Gualtieri insomma con una sola mossa è riuscito a spaccare anche il campo largo. Dal centrodestra non l’hanno presa bene.Per la deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone il sindaco Gualtieri «non sa dove si trova ma lo sanno bene i romani che vogliono più sicurezza e un po’ meno Disneyland». «Il sindaco non faccia l’armocromista pensando ai colori delle zone da presidiare e si concentri sulla buona riuscita dei provvedimenti del Viminale», ha affermato il deputato leghista Nicola Ottaviani. Mentre i consiglieri comunali di Forza Italia Rachele Mussolini, Francesco Carpano e Francesco Bucci attaccano: il sindaco è «l’unica nota stonata della giornata» perché «continua a minimizzare sul tema della sicurezza». È stato il prefetto Giannini a illustrare le misure che verranno messe in campo. «Ritengo che la stazione Termini sia uno dei posti più sicuri della città», ha sottolineato il prefetto, spiegando che «sui luoghi del Giubileo abbiamo rafforzato tutti i presidi». Quindi verranno individuati alcuni luoghi dove si rafforzeranno ulteriormente i controlli. In ogni caso si tratterebbe di provvedimenti «limitati nel tempo e riguarderanno un numero ristretto di aree». Quanto ai Daspo urbani, è stato spiegato, «verranno effettuati controlli ripetuti. Se ci sono soggetti che commettono reati o creano problemi di ordine pubblico verranno allontanati. Reiterando con questi comportamenti si valuteranno provvedimenti».
«Gina Lollobrigida - Diva Contesa» (HBO Max)
Soprattutto, è un tentativo di capire cos'abbia segnato gli ultimi momenti della sua esistenza e cosa abbia portato all'esplosione mediatica di quel che, poi, è stato ribattezzato come vero «caso». La serie televisiva, tre episodi disponibili online a partire da venerdì 3 aprile, percorre veloce l'epoca dei fasti, quasi ad averne bisogno come contrappunto. Come alibi, come a dire che non è sempre stato così, che un'alternativa, una finestra in cui la Lollo sia stato altro, c'è stata, splendida e ampia. Gli esordi, il cinema, la consacrazione a diva. Poi, verso la fine, l'involuzione. E, nel mezzo, una riflessione sulla fama, gioie e dolori.
Gina Lollobrigida - Diva Contesa, pur restituendo un'immagine vivida dell'attrice, corre veloce fino agli anni precedenti la sua morte. Quelli in cui Javier Rigau, imprenditore spagnolo che si dice abbia frequentato la Lollo sin dal 1976, dai suoi quindici anni contro i quarantanove di lei, ha provato a vendersi come marito dell'attrice, cercando parimenti di allungare le mani sul suo patrimonio. Lo spagnolo, la cui esistenza è stata tenuta segreta fino al 2006, quando la diva ha reso nota l'intenzione di voler convolare a nozze, avrebbe sposato l'attrice per procura, il 29 novembre 2011. Avrebbe, perché la Lollobrigida in seguito ha dichiarato di non aver mai delegato le proprie funzioni.
Dunque, l'intervento di Papa Francesco, che nel 2019 ha chiesto alla Sacra Rota di annullare il matrimonio, definito inesistente. Rigau non avrebbe mai ricoperto il ruolo di marito. Eppure, negli anni, sarebbe riuscito a instaurare un ottimo rapporto con il figlio dell'attrice, Milko Skofic. Ed è con lui che, alla morte dell'amata, avvenuta il 16 gennaio 2023, ha polemizzato. La ripartizione dei beni della diva, stimati tra i dieci e i venti milioni di valore, sarebbe stata ingiusta. Di qui, la richiesta di avere oltre un milione di euro di eredità. Una richiesta giudicata folle e sconsiderata da Andrea Piazzolla, assistente di Gina Lollobrigida. Sono stati questi tre uomini, Rigau, Piazzolla e Skofic, a mettere in piedi il gran caso della diva contesa, ciascuno promettendo e strepitando di conoscerla meglio degli altri e di loro amarla. Sono stati loro ad accusarsi, reciprocamente, di plagio e ruberie, di truffa, senza però arrivare ad un dunque. Rigau, che da quel gennaio 2023 reclama il ruolo di vedovo ufficiale, è stato escluso dal testamento della Lollo, la quale ha deciso, invece, di lasciare metà del suo patrimonio al figlio, metà all'assistente.
Nulla di sindacabile, sulla carta. Peccato, però, che negli anni i beni dell'attrice si siano notevolmente ridotti. Quel tesoretto di dieci-venti milioni di euro, comprensivo dell'arcinota e magnifica villa sull'Appia Antica, è stato eroso, lasciando spazio a debiti e ombre. Piazzolla, nel frattempo, è stato condannato per aver sottratto alla diva parti consistenti del suo patrimonio, negli anni compresi fra il 2013 e il 2018. Ma la condanna non lo ha portato a perdere i propri diritti sul lascito della Lollobrigida, conteso come da titolo dello show.
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