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2025-01-08
Rimpatriati i tunisini degli insulti all’Italia. Però Milano resta un Far West
Ansa
Già sconfitto alle ultime elezioni regionali in Lombardia, ma ancora potenziale candidato a sindaco di Milano nel 2027, il dem Pierfrancesco Majorino sembra avere sempre un certo fiuto per le dichiarazioni pubbliche inutili. Così, mentre ieri attaccava il governo e proponeva il capoluogo lombardo amministrato da Beppe Sala «come una piattaforma di lavoro comune» e «laboratorio» sulla sicurezza, è emerso che soltanto il 4 gennaio scorso due marocchini sono stati arrestati per aver commesso alcune rapine in meno di mezz’ora nei dintorni della stazione Centrale. Un record, di cui Majorino evidentemente non si è neppure reso conto dal momento che secondo il consigliere regionale del Pd «la sicurezza dovrebbe essere molto di più un tema in grado di unire» che non dividere. Chissà cosa pensano delle dichiarazioni di Majorino i due immigrati, di 22 e 26 anni, che sabato, in solo mezz’ora di tempo, tra le 7.45 e le 8.15, hanno commesso quattro rapine minacciando turisti e milanesi con un taglierino e derubandoli di smartphone, denaro e effetti personali. I carabinieri del Nucleo Radiomobile li hanno individuati nelle vie limitrofe alla stazione. Uno è stato fermato in via Settembrini. Addosso aveva un taglierino e una banconota da 50 corone norvegesi presa ad una vittima. In via Vitruvio hanno trovato l’altro che ha cercato di scappare, ma è stato raggiunto e fermato. Durante la fuga, ha provato a nascondere sotto un’auto il suo giubbino, dove sono stati trovati tre smartphone e 600 euro in contanti. La refurtiva recuperata è stata restituita, mentre i due arrestati sono stati portati a San Vittore.
Caso vuole che proprio ieri due tunisini - che durante l’ultimo dell’anno si trovavano sulla statua di Vittorio Emanuele e si erano filmati mentre insultavano il nostro Paese- siano stati rimpatriati. Si tratti di due giovani nati nel 2001 e 2002, che erano entrati dalla frontiera di Lampedusa nel 2023 e 2024. Vantavano già precedenti penali per i reati di ricettazione, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e tentato furto. Uno dei due nel 2024 aveva formalizzato richiesta di protezione internazionale ritenuta manifestamente infondata dalla competente commissione territoriale. I due tunisini tornati nel loro Paese, a quanto pare, non hanno nulla che vedere con quelli che avrebbero invece molestato una ragazza belga, Laura Barbier, che nei giorni scorsi ha raccontato il suo Capodanno da incubo in piazza del Duomo. Ieri alla trasmissione 4 di sera è andata in onda un’anticipazione dell’intervista che Laura Barbier ha rilasciato al programma Dritto e Rovescio che si potrà vedere domani in prima serata su Retequattro. La ragazza ha ripetuto ancora una volta la sua serata da incubo: «Entrando nella Galleria siamo stati accerchiati da una quarantina di uomini che avevano dai 20 ai 40 anni che ci hanno bloccato la strada e che non ci lasciavano passare. Ed è lì che sono iniziati i palpeggiamenti, sia al di fuori che dentro i nostri vestiti. Ho provato a reagire, ho tirato calci, ho urlato, ho insultato, anche con le mani ho provato a difendermi». Poi ha aggiunto: «All’uscita della Galleria abbiamo trovato la polizia, un uomo e una donna. Ho raccontato alla poliziotta cosa ci era successo - in inglese come ho potuto, perché non parlo italiano - e lei, con le lacrime agli occhi, ci ha detto “non posso fare nulla, mi dispiace”».
La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per violenza sessuale di gruppo, al momento a carico di ignoti, sulle presunte aggressioni e molestie sessuali che la studentessa di Liegi avrebbe subito con cinque suoi amici la notte di Capodanno. Di denunce formali non ne sono state ancora presentate. Ma la Procura sta cercando l’uomo italiano che avrebbe aiutato i ragazzi, anche perché la sua stessa moglie sarebbe stata molestata la stessa sera. Nell’inchiesta, coordinata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, gli stessi magistrati che si sono occupati degli abusi sessuali in serie in piazza Duomo durante i festeggiamenti del Capodanno 2023, è stata depositata una prima informativa della Squadra mobile. Oltre alle analisi in corso delle telecamere della zona, gli investigatori dovranno individuare e sentire alcuni testimoni e raccogliere, attraverso i canali internazionali, l’eventuale denuncia della ragazza e i racconti degli amici. La violenza sessuale di gruppo è un reato per cui si può procedere d’ufficio. Quindi la Procura ha deciso di muoversi in autonomia. «Non sta a me fare valutazioni di questo tipo. Mi limito a osservare che avevamo un grosso dispositivo di sicurezza con oltre 800 persone e che in piazza abbiamo gestito circa 25.000 persone, di cui molti stranieri», spiegava ieri il questore di Milano, Bruno Megale, rispondendo alle domande dei cronisti sulla possibilità che un concerto o un evento di Capodanno avrebbe potuto garantire maggiore sicurezza in piazza Duomo. Come noto, infatti, il sindaco Beppe Sala ha deciso di risparmiare sui costi, evitando di organizzare un evento che forse sarebbe servito a non lasciare la piazza solo nelle mani di gang di immigrati.
Intanto, ieri sera al Tg de La7 sono state diffuse le immagini, presenti nel fascicolo dell’inchiesta della Procura, sull’inseguimento che il 24 novembre portò alla morte di Ramy El Gaml. Dal video, sembrerebbe che lo scooter T Max con sopra i due nordafricani finisca contro il semaforo perché toccato dall’auto dei carabinieri che cerca di bloccare il motorino. Ma l’entità del contatto non è chiara (né, del resto, si capisce come gli agenti avrebbero potuto fermare i due malviventi che fuggivano a tutta velocità per le vie del centro). Di sicuro farà discutere.
Gualtieri boicotta le zone rosse. E il prefetto si accoda.
Al sindaco di Roma Roberto Gualtieri non piacciono le zone rosse. Lui per la capitale preferisce le zone a vigilanza rafforzata, ovvero luoghi temporaneamente sorvegliati speciali dai quali sarà possibile allontanare pregiudicati o persone considerate pericolose o moleste. Un modo per non applicare in toto la direttiva del Viminale. Le prime tre macro aree verranno definite nel giro di qualche giorno e saranno a ridosso dello scalo ferroviario di Termini, nel quartiere Esquilino e poi in strade limitrofe alla stazione Tuscolana. «Qui non si tratta di fare interventi spot o zone rosse che poi vanno e vengono e che rischiano di spostare le attività illegali da una parte all’altra. Si tratta invece di mettere in campo tasselli per alzare a livello strutturale la sicurezza in città», ha detto Gualtieri replicando con uno slogan da propaganda elettorale: «Roma per noi deve essere tutta una grande zona bianca dove tutti possono circolare in sicurezza». L’importante, insomma, è non chiamarla zona rossa. E questo nonostante altre città guidate dal centrosinistra dopo Milano abbiano già avviato l’iter indicato dal Viminale. Città come Bologna, Napoli e Firenze. La decisione è stata presa ieri mattina durante una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Lamberto Giannini, che si è accodato a Gualtieri. Il tutto dopo l’intervista rilasciata dall’ex capo della polizia Franco Gabrielli che, a sua volta, bocciava le zone rosse. Giannini, che è tra i nomi indicati in questi giorni nel «toto Dis», il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza lasciato da Elisabetta Belloni, proprio sulla sicurezza preferisce la linea dem. Che non è condivisa neppure dai pentastellati: «Da sempre noi del Movimento 5 stelle ci siamo battuti per la sicurezza dell’area di Termini e dell’Esquilino. È un passo avanti, quindi, che siano state create le zone di vigilanza rafforzata, a partire proprio dal quadrante da noi indicato. Tuttavia riteniamo che non sia sufficiente. Davanti alle sfide del degrado e della criminalità, che rischiano di accentuarsi con l’anno giubilare, Roma non può permettersi di sperimentare soluzioni poco efficaci. Chiediamo al sindaco e al prefetto di istituire delle vere e proprie zone rosse, sul modello di altre grandi città come Milano». Gualtieri insomma con una sola mossa è riuscito a spaccare anche il campo largo. Dal centrodestra non l’hanno presa bene.Per la deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone il sindaco Gualtieri «non sa dove si trova ma lo sanno bene i romani che vogliono più sicurezza e un po’ meno Disneyland». «Il sindaco non faccia l’armocromista pensando ai colori delle zone da presidiare e si concentri sulla buona riuscita dei provvedimenti del Viminale», ha affermato il deputato leghista Nicola Ottaviani. Mentre i consiglieri comunali di Forza Italia Rachele Mussolini, Francesco Carpano e Francesco Bucci attaccano: il sindaco è «l’unica nota stonata della giornata» perché «continua a minimizzare sul tema della sicurezza». È stato il prefetto Giannini a illustrare le misure che verranno messe in campo. «Ritengo che la stazione Termini sia uno dei posti più sicuri della città», ha sottolineato il prefetto, spiegando che «sui luoghi del Giubileo abbiamo rafforzato tutti i presidi». Quindi verranno individuati alcuni luoghi dove si rafforzeranno ulteriormente i controlli. In ogni caso si tratterebbe di provvedimenti «limitati nel tempo e riguarderanno un numero ristretto di aree». Quanto ai Daspo urbani, è stato spiegato, «verranno effettuati controlli ripetuti. Se ci sono soggetti che commettono reati o creano problemi di ordine pubblico verranno allontanati. Reiterando con questi comportamenti si valuteranno provvedimenti».
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In mezz’ora quattro rapine in Centrale. Majorino lunare: «La città sarà un laboratorio». Nuovo video sulla morte di Ramy. Per Roma previste diverse aree «a vigilanza rafforzata». D’accordo Giannini, più in linea con l’ex autorità Franco Gabrielli.Lo speciale contiene due articoli.Già sconfitto alle ultime elezioni regionali in Lombardia, ma ancora potenziale candidato a sindaco di Milano nel 2027, il dem Pierfrancesco Majorino sembra avere sempre un certo fiuto per le dichiarazioni pubbliche inutili. Così, mentre ieri attaccava il governo e proponeva il capoluogo lombardo amministrato da Beppe Sala «come una piattaforma di lavoro comune» e «laboratorio» sulla sicurezza, è emerso che soltanto il 4 gennaio scorso due marocchini sono stati arrestati per aver commesso alcune rapine in meno di mezz’ora nei dintorni della stazione Centrale. Un record, di cui Majorino evidentemente non si è neppure reso conto dal momento che secondo il consigliere regionale del Pd «la sicurezza dovrebbe essere molto di più un tema in grado di unire» che non dividere. Chissà cosa pensano delle dichiarazioni di Majorino i due immigrati, di 22 e 26 anni, che sabato, in solo mezz’ora di tempo, tra le 7.45 e le 8.15, hanno commesso quattro rapine minacciando turisti e milanesi con un taglierino e derubandoli di smartphone, denaro e effetti personali. I carabinieri del Nucleo Radiomobile li hanno individuati nelle vie limitrofe alla stazione. Uno è stato fermato in via Settembrini. Addosso aveva un taglierino e una banconota da 50 corone norvegesi presa ad una vittima. In via Vitruvio hanno trovato l’altro che ha cercato di scappare, ma è stato raggiunto e fermato. Durante la fuga, ha provato a nascondere sotto un’auto il suo giubbino, dove sono stati trovati tre smartphone e 600 euro in contanti. La refurtiva recuperata è stata restituita, mentre i due arrestati sono stati portati a San Vittore. Caso vuole che proprio ieri due tunisini - che durante l’ultimo dell’anno si trovavano sulla statua di Vittorio Emanuele e si erano filmati mentre insultavano il nostro Paese- siano stati rimpatriati. Si tratti di due giovani nati nel 2001 e 2002, che erano entrati dalla frontiera di Lampedusa nel 2023 e 2024. Vantavano già precedenti penali per i reati di ricettazione, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e tentato furto. Uno dei due nel 2024 aveva formalizzato richiesta di protezione internazionale ritenuta manifestamente infondata dalla competente commissione territoriale. I due tunisini tornati nel loro Paese, a quanto pare, non hanno nulla che vedere con quelli che avrebbero invece molestato una ragazza belga, Laura Barbier, che nei giorni scorsi ha raccontato il suo Capodanno da incubo in piazza del Duomo. Ieri alla trasmissione 4 di sera è andata in onda un’anticipazione dell’intervista che Laura Barbier ha rilasciato al programma Dritto e Rovescio che si potrà vedere domani in prima serata su Retequattro. La ragazza ha ripetuto ancora una volta la sua serata da incubo: «Entrando nella Galleria siamo stati accerchiati da una quarantina di uomini che avevano dai 20 ai 40 anni che ci hanno bloccato la strada e che non ci lasciavano passare. Ed è lì che sono iniziati i palpeggiamenti, sia al di fuori che dentro i nostri vestiti. Ho provato a reagire, ho tirato calci, ho urlato, ho insultato, anche con le mani ho provato a difendermi». Poi ha aggiunto: «All’uscita della Galleria abbiamo trovato la polizia, un uomo e una donna. Ho raccontato alla poliziotta cosa ci era successo - in inglese come ho potuto, perché non parlo italiano - e lei, con le lacrime agli occhi, ci ha detto “non posso fare nulla, mi dispiace”».La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per violenza sessuale di gruppo, al momento a carico di ignoti, sulle presunte aggressioni e molestie sessuali che la studentessa di Liegi avrebbe subito con cinque suoi amici la notte di Capodanno. Di denunce formali non ne sono state ancora presentate. Ma la Procura sta cercando l’uomo italiano che avrebbe aiutato i ragazzi, anche perché la sua stessa moglie sarebbe stata molestata la stessa sera. Nell’inchiesta, coordinata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, gli stessi magistrati che si sono occupati degli abusi sessuali in serie in piazza Duomo durante i festeggiamenti del Capodanno 2023, è stata depositata una prima informativa della Squadra mobile. Oltre alle analisi in corso delle telecamere della zona, gli investigatori dovranno individuare e sentire alcuni testimoni e raccogliere, attraverso i canali internazionali, l’eventuale denuncia della ragazza e i racconti degli amici. La violenza sessuale di gruppo è un reato per cui si può procedere d’ufficio. Quindi la Procura ha deciso di muoversi in autonomia. «Non sta a me fare valutazioni di questo tipo. Mi limito a osservare che avevamo un grosso dispositivo di sicurezza con oltre 800 persone e che in piazza abbiamo gestito circa 25.000 persone, di cui molti stranieri», spiegava ieri il questore di Milano, Bruno Megale, rispondendo alle domande dei cronisti sulla possibilità che un concerto o un evento di Capodanno avrebbe potuto garantire maggiore sicurezza in piazza Duomo. Come noto, infatti, il sindaco Beppe Sala ha deciso di risparmiare sui costi, evitando di organizzare un evento che forse sarebbe servito a non lasciare la piazza solo nelle mani di gang di immigrati. Intanto, ieri sera al Tg de La7 sono state diffuse le immagini, presenti nel fascicolo dell’inchiesta della Procura, sull’inseguimento che il 24 novembre portò alla morte di Ramy El Gaml. Dal video, sembrerebbe che lo scooter T Max con sopra i due nordafricani finisca contro il semaforo perché toccato dall’auto dei carabinieri che cerca di bloccare il motorino. Ma l’entità del contatto non è chiara (né, del resto, si capisce come gli agenti avrebbero potuto fermare i due malviventi che fuggivano a tutta velocità per le vie del centro). Di sicuro farà discutere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/milano-resta-un-far-west-2670769093.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gualtieri-boicotta-le-zone-rosse-e-il-prefetto-si-accoda" data-post-id="2670769093" data-published-at="1736331232" data-use-pagination="False"> Gualtieri boicotta le zone rosse. E il prefetto si accoda. Al sindaco di Roma Roberto Gualtieri non piacciono le zone rosse. Lui per la capitale preferisce le zone a vigilanza rafforzata, ovvero luoghi temporaneamente sorvegliati speciali dai quali sarà possibile allontanare pregiudicati o persone considerate pericolose o moleste. Un modo per non applicare in toto la direttiva del Viminale. Le prime tre macro aree verranno definite nel giro di qualche giorno e saranno a ridosso dello scalo ferroviario di Termini, nel quartiere Esquilino e poi in strade limitrofe alla stazione Tuscolana. «Qui non si tratta di fare interventi spot o zone rosse che poi vanno e vengono e che rischiano di spostare le attività illegali da una parte all’altra. Si tratta invece di mettere in campo tasselli per alzare a livello strutturale la sicurezza in città», ha detto Gualtieri replicando con uno slogan da propaganda elettorale: «Roma per noi deve essere tutta una grande zona bianca dove tutti possono circolare in sicurezza». L’importante, insomma, è non chiamarla zona rossa. E questo nonostante altre città guidate dal centrosinistra dopo Milano abbiano già avviato l’iter indicato dal Viminale. Città come Bologna, Napoli e Firenze. La decisione è stata presa ieri mattina durante una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Lamberto Giannini, che si è accodato a Gualtieri. Il tutto dopo l’intervista rilasciata dall’ex capo della polizia Franco Gabrielli che, a sua volta, bocciava le zone rosse. Giannini, che è tra i nomi indicati in questi giorni nel «toto Dis», il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza lasciato da Elisabetta Belloni, proprio sulla sicurezza preferisce la linea dem. Che non è condivisa neppure dai pentastellati: «Da sempre noi del Movimento 5 stelle ci siamo battuti per la sicurezza dell’area di Termini e dell’Esquilino. È un passo avanti, quindi, che siano state create le zone di vigilanza rafforzata, a partire proprio dal quadrante da noi indicato. Tuttavia riteniamo che non sia sufficiente. Davanti alle sfide del degrado e della criminalità, che rischiano di accentuarsi con l’anno giubilare, Roma non può permettersi di sperimentare soluzioni poco efficaci. Chiediamo al sindaco e al prefetto di istituire delle vere e proprie zone rosse, sul modello di altre grandi città come Milano». Gualtieri insomma con una sola mossa è riuscito a spaccare anche il campo largo. Dal centrodestra non l’hanno presa bene.Per la deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone il sindaco Gualtieri «non sa dove si trova ma lo sanno bene i romani che vogliono più sicurezza e un po’ meno Disneyland». «Il sindaco non faccia l’armocromista pensando ai colori delle zone da presidiare e si concentri sulla buona riuscita dei provvedimenti del Viminale», ha affermato il deputato leghista Nicola Ottaviani. Mentre i consiglieri comunali di Forza Italia Rachele Mussolini, Francesco Carpano e Francesco Bucci attaccano: il sindaco è «l’unica nota stonata della giornata» perché «continua a minimizzare sul tema della sicurezza». È stato il prefetto Giannini a illustrare le misure che verranno messe in campo. «Ritengo che la stazione Termini sia uno dei posti più sicuri della città», ha sottolineato il prefetto, spiegando che «sui luoghi del Giubileo abbiamo rafforzato tutti i presidi». Quindi verranno individuati alcuni luoghi dove si rafforzeranno ulteriormente i controlli. In ogni caso si tratterebbe di provvedimenti «limitati nel tempo e riguarderanno un numero ristretto di aree». Quanto ai Daspo urbani, è stato spiegato, «verranno effettuati controlli ripetuti. Se ci sono soggetti che commettono reati o creano problemi di ordine pubblico verranno allontanati. Reiterando con questi comportamenti si valuteranno provvedimenti».
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.