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2023-06-09
Migranti, Piantedosi dà battaglia. Poi l’intesa
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica)
Le trattative dei ministri dell’Interno in Commissione Ue per il patto sull’immigrazione sono andate avanti a lungo, ieri, salvo trovare una quadra in serata che ha lasciato parzialmente soddisfatta l’Italia. La discussione si era a lungo arenata su dettagli anche procedurali, quando la Presidenza svedese ha cominciato a ritenere possibile arrivare a un accordo, a maggioranza qualificata, che contemplasse due condizioni: il 55% degli Stati membri vota a favore (in pratica ciò equivale a 15 Paesi su 27), oppure gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’Ue. Per il no si erano espressi 10 Stati, tra cui il nostro: Lituania, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, Malta, Austria, Danimarca, Grecia e Italia.
La Verità ieri aveva anticipato la linea del governo, che vede Giorgia Meloni scettica. E il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, appena atterrato in Lussemburgo, aveva subito rotto gli indugi: «Intendiamo assumere una posizione di responsabilità, ma non possiamo proporre una riforma che sarebbe destinata a fallire». I campi profughi a pagamento fanno storcere il naso al governo italiano. La presidenza svedese ha tirato dritto negli ultimi mesi con la speranza di arrivare a luglio con una prima bozza della riforma. Che non prevedeva il ricollocamento obbligatorio dei migranti (come invece sarebbe avvenuto nella versione finale), ma una sorta di solidarietà imperativa, con i Paesi che decidono di non importare la loro quota che dovranno contribuire versando un 20.000 euro per ogni unità rifiutata. Oppure potranno aiutare i Paesi dell’accoglienza mettendo a disposizione mezzi aeronavali per controllare le frontiere.
Il nuovo Patto Ue sui migranti è articolato su due grandi capitoli: la revisione delle procedura d’asilo (Apr) e la gestione dell’asilo e della migrazione (Ammr). I punti principali della bozza erano questi: fissare una procedura comune in tutta l’Ue per concedere o revocare la protezione internazionale e per stabilire rapidamente alle frontiere chi può ottenere l’asilo e chi va espulso; le domande di asilo dovranno essere esaminate entro 12 settimane; introdurre una quota annuale di posti da ripartire in ogni Paese sulla base di una formula che tiene conto di Pil e popolazione; prevedere un meccanismo che, in caso di maxi sbarchi, consenta al Paese interessato di attivare misure eccezionali; rimpiazzare la versione attuale del regolamento di Dublino con nuove disposizioni per i Paesi di primo ingresso; prevedere un bacino di 30.000 ricollocamenti l’anno (con la solidarietà obbligatoria). Ultimo punto, ritenuto particolarmente controverso, è quello che stabilisce di individuare Paesi terzi non di origine verso i quali sia possibile portare i migranti espulsi. Un aspetto su cui l’Italia rivendica di aver portato a casa un punto importante, ieri. Nel tentativo di raggiungere un accordo su questo paragrafo, la presidenza della Commissione ieri pomeriggio ha convocato in tutta fretta una riunione ristretta con i ministri di Italia, Francia, Germania e Spagna. Mentre il nodo sulle «procedure di frontiera più severe» è ritenuto dall’Italia acqua passata. Piantedosi durante il suo intervento al Consiglio, ha rivendicato che «l’Italia sta anticipando l’Europa nei provvedimenti sulle procedure di frontiera». Il capo del Viminale ha sottolineato la necessità di rivedere i punti caldi. «Nei termini in cui sono state presentate le ultime proposte negoziali riteniamo che ci siano ancora molte cose da fare». La posizione ufficiale è questa. Roma aveva intenzione di non limitare all’incontro di oggi (ieri, ndr) le discussioni sul nuovo patto. Anche perché Piantedosi ha messo in chiaro che le attuali condizioni non sono soddisfacenti. «A fronte di un drammatico aumento dei flussi nel Mediterraneo centrale», ha ricordato il ministro, «la redistribuzione dei migranti tra gli altri Paesi europei è stata di meno di 1.500 persone, che è ben al di sotto dei pur limitati impegni assunti ed è un sintomo di fallimento del principio di solidarietà».«Per affrontare il fenomeno migratorio», ha affermato Piantedosi, «non è sufficiente avere nuove norme europee ma occorre una forte azione esterna dell’Unione. Solo in questo ambito è possibile trovare quelle soluzioni strutturali di cui abbiamo bisogno per prevenire i flussi e favorire i rimpatri. Ed è proprio per questo che ho chiesto oggi di avere un punto sulla dimensione esterna e in particolare sulla situazione in Tunisia».
In serata è stata quindi trovata la quadra, sia pur contestata da alcuni: «Abbiamo ricevuto bozza finale pochi minuti fa di un regolamentazione molto complessa. Non c’è stato tempo per analisi», ha detto il rappresentate polacco.
Ieri la Meloni aveva ribadito: «Se non affrontiamo il tema della difesa dei confini esterni dell’Ue, se non combattiamo il traffico illegale di essere umani, distinguendo chi ha diritto alla protezione secondo la Convenzione di Ginevra, e chi no, sarà molto più difficile affrontare una serie di sfide, tra cui la revisione degli accordi di Dublino, tema sul quale stiamo discutendo in queste ore: speriamo che ci si possa trovare a metà strada». E ha anche ricordato che «l’Italia finora ha lavorato in solitudine, la sfida è che l’Unione europea lavori con l’Italia». Con la luce verde dei 27 il Consiglio ha stabilito il suo mandato negoziale: per l’approvazione definitiva si dovrà trovare una posizione comune con il co-legislatore, l’Europarlamento. Il nodo finale era trovare un testo soddisfacente sulla definizione dei Paesi terzi sicuri dove sarà possibile inviare i migranti che non ricevono asilo.
Scholz in Italia: accordo totale su sbarchi, energia e Ucraina
L’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz è stato fruttuoso e carico di significati. Ucraina, migranti, regole finanziarie europee, dossier Lufthansa, energia: la Meloni e Scholz hanno discusso degli argomenti di più stringente attualità. «Siamo consapevoli», ha detto la Meloni nel corso della conferenza stampa congiunta, «che un dialogo aperto e proficuo sia fondamentale per far avanzare soluzioni europee alle sfide complesse che abbiamo davanti: la Germania sa che senza l’Italia e le nazioni di frontiera è molto più difficile avere un a politica migratoria migliore di quella attuale. Abbiamo lavorato per superare le differenze tra migrazioni primarie e secondarie», ha aggiunto il premier, «se noi non affrontiamo il tema dei confini esterni e combattendo il traffico di esseri umani, sarà molto più difficile affrontare le sfide che abbiamo di fronte, tra cui il superamento del regolamento di Dublino. Abbiamo discusso con Scholz della necessità di un accordo sui finanziamenti del Fondo monetario internazionale alla Tunisia. Abbiamo una visione comune. Per noi la stabilizzazione della Tunisia è prioritaria». Sulla stessa lunghezza d’onda il leader tedesco: «Le sfide della migrazione e dei rifugiati», ha confermato Scholz, «le possiamo superare solamente assieme nell’Ue. Sono fiducioso che troveremo una risposta comune europea alla sfida della migrazione, dobbiamo gestirla perché ci siano corridoi legali per il personale qualificato ma coloro che non hanno diritto devono tornare al proprio Paese». Il presidente Meloni ha ribadito la necessità di «un nuovo patto di stabilità europeo, che guardi alla crescita, la competitività europea ha bisogno di essere sostenuta da regole adeguate, servono regole fiscali che assicurino flessibilità», e sull’intesa per il rilancio della compagnia aerea di bandiera ha sottolineato di credere che «il recente accordo industriale tra Ita e Lufthansa sia una testimonianza di quanto gli interessi delle nostre nazioni possano essere convergenti sul piano strategico». Roma e Berlino non arretrano di un millimetro sulla necessità di sostenere l’Ucraina: «L’aggressione russa all’Ucraina», ha sottolineato Scholz, «ha cambiato radicalmente il contesto di sicurezza. La compattezza europea è un punto di forza, il presidente russo Vladimir Putin non aveva fatto conti con questo, ha sottostimato l’Europa. Assieme siamo al fianco dell’Ucraina, che appoggiamo con le armi, con l’addestramento militare e lo faremo fino a quando sarà necessario». Sull’energia: «La cooperazione rinforzata per la diversificazione dell’approvvigionamento energetico è molto importante», ha evidenziato Scholz, «e «il potenziamento delle reti gioverà a tutti soprattutto per la sicurezza dell’approvvigionamento. Sono lieto che abbiamo deciso di portare avanti il lavoro per una pipeline per il gas e l’idrogeno tra l’Italia e la Germania».
Da segnalare, sempre ieri, l’intesa per il partenariato strategico siglata dalla Meloni col presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev. Il partenariato, si legge nella dichiarazione congiunta, prevede una cooperazione rafforzata nei seguenti settori: interazione politica, in materia di difesa e sicurezza, nonché in ambito legale, cooperazione economica e commerciale, cultura, scienza, educazione e turismo. Sempre relativamente all’area centro-asiatica, inoltre, Italia e Azerbaijan firmato un contratto per la fornitura del C-27J Spartan di Leonardo, nell’ambito della visita di una delegazione azera in Italia alla presenza di rappresentanti della Difesa dei due Paesi.
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Giornata di trattative serrate sulla normativa Ue per modificare il diritto d’asilo. Il rappresentante italiano contesta la proposta dei campi profughi a pagamento. Accordo in extremis, la Polonia dissente su tempi e modi. Viminale soddisfatto della quadra.Intanto siglate importanti partnership strategiche con Uzbekistan e Azerbaijan.Lo speciale contiene due articoli.Le trattative dei ministri dell’Interno in Commissione Ue per il patto sull’immigrazione sono andate avanti a lungo, ieri, salvo trovare una quadra in serata che ha lasciato parzialmente soddisfatta l’Italia. La discussione si era a lungo arenata su dettagli anche procedurali, quando la Presidenza svedese ha cominciato a ritenere possibile arrivare a un accordo, a maggioranza qualificata, che contemplasse due condizioni: il 55% degli Stati membri vota a favore (in pratica ciò equivale a 15 Paesi su 27), oppure gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’Ue. Per il no si erano espressi 10 Stati, tra cui il nostro: Lituania, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, Malta, Austria, Danimarca, Grecia e Italia. La Verità ieri aveva anticipato la linea del governo, che vede Giorgia Meloni scettica. E il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, appena atterrato in Lussemburgo, aveva subito rotto gli indugi: «Intendiamo assumere una posizione di responsabilità, ma non possiamo proporre una riforma che sarebbe destinata a fallire». I campi profughi a pagamento fanno storcere il naso al governo italiano. La presidenza svedese ha tirato dritto negli ultimi mesi con la speranza di arrivare a luglio con una prima bozza della riforma. Che non prevedeva il ricollocamento obbligatorio dei migranti (come invece sarebbe avvenuto nella versione finale), ma una sorta di solidarietà imperativa, con i Paesi che decidono di non importare la loro quota che dovranno contribuire versando un 20.000 euro per ogni unità rifiutata. Oppure potranno aiutare i Paesi dell’accoglienza mettendo a disposizione mezzi aeronavali per controllare le frontiere. Il nuovo Patto Ue sui migranti è articolato su due grandi capitoli: la revisione delle procedura d’asilo (Apr) e la gestione dell’asilo e della migrazione (Ammr). I punti principali della bozza erano questi: fissare una procedura comune in tutta l’Ue per concedere o revocare la protezione internazionale e per stabilire rapidamente alle frontiere chi può ottenere l’asilo e chi va espulso; le domande di asilo dovranno essere esaminate entro 12 settimane; introdurre una quota annuale di posti da ripartire in ogni Paese sulla base di una formula che tiene conto di Pil e popolazione; prevedere un meccanismo che, in caso di maxi sbarchi, consenta al Paese interessato di attivare misure eccezionali; rimpiazzare la versione attuale del regolamento di Dublino con nuove disposizioni per i Paesi di primo ingresso; prevedere un bacino di 30.000 ricollocamenti l’anno (con la solidarietà obbligatoria). Ultimo punto, ritenuto particolarmente controverso, è quello che stabilisce di individuare Paesi terzi non di origine verso i quali sia possibile portare i migranti espulsi. Un aspetto su cui l’Italia rivendica di aver portato a casa un punto importante, ieri. Nel tentativo di raggiungere un accordo su questo paragrafo, la presidenza della Commissione ieri pomeriggio ha convocato in tutta fretta una riunione ristretta con i ministri di Italia, Francia, Germania e Spagna. Mentre il nodo sulle «procedure di frontiera più severe» è ritenuto dall’Italia acqua passata. Piantedosi durante il suo intervento al Consiglio, ha rivendicato che «l’Italia sta anticipando l’Europa nei provvedimenti sulle procedure di frontiera». Il capo del Viminale ha sottolineato la necessità di rivedere i punti caldi. «Nei termini in cui sono state presentate le ultime proposte negoziali riteniamo che ci siano ancora molte cose da fare». La posizione ufficiale è questa. Roma aveva intenzione di non limitare all’incontro di oggi (ieri, ndr) le discussioni sul nuovo patto. Anche perché Piantedosi ha messo in chiaro che le attuali condizioni non sono soddisfacenti. «A fronte di un drammatico aumento dei flussi nel Mediterraneo centrale», ha ricordato il ministro, «la redistribuzione dei migranti tra gli altri Paesi europei è stata di meno di 1.500 persone, che è ben al di sotto dei pur limitati impegni assunti ed è un sintomo di fallimento del principio di solidarietà».«Per affrontare il fenomeno migratorio», ha affermato Piantedosi, «non è sufficiente avere nuove norme europee ma occorre una forte azione esterna dell’Unione. Solo in questo ambito è possibile trovare quelle soluzioni strutturali di cui abbiamo bisogno per prevenire i flussi e favorire i rimpatri. Ed è proprio per questo che ho chiesto oggi di avere un punto sulla dimensione esterna e in particolare sulla situazione in Tunisia». In serata è stata quindi trovata la quadra, sia pur contestata da alcuni: «Abbiamo ricevuto bozza finale pochi minuti fa di un regolamentazione molto complessa. Non c’è stato tempo per analisi», ha detto il rappresentate polacco.Ieri la Meloni aveva ribadito: «Se non affrontiamo il tema della difesa dei confini esterni dell’Ue, se non combattiamo il traffico illegale di essere umani, distinguendo chi ha diritto alla protezione secondo la Convenzione di Ginevra, e chi no, sarà molto più difficile affrontare una serie di sfide, tra cui la revisione degli accordi di Dublino, tema sul quale stiamo discutendo in queste ore: speriamo che ci si possa trovare a metà strada». E ha anche ricordato che «l’Italia finora ha lavorato in solitudine, la sfida è che l’Unione europea lavori con l’Italia». Con la luce verde dei 27 il Consiglio ha stabilito il suo mandato negoziale: per l’approvazione definitiva si dovrà trovare una posizione comune con il co-legislatore, l’Europarlamento. Il nodo finale era trovare un testo soddisfacente sulla definizione dei Paesi terzi sicuri dove sarà possibile inviare i migranti che non ricevono asilo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/migranti-piantedosi-battaglia-poi-intesa-2661156289.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="scholz-in-italia-accordo-totale-su-sbarchi-energia-e-ucraina" data-post-id="2661156289" data-published-at="1686290741" data-use-pagination="False"> Scholz in Italia: accordo totale su sbarchi, energia e Ucraina L’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz è stato fruttuoso e carico di significati. Ucraina, migranti, regole finanziarie europee, dossier Lufthansa, energia: la Meloni e Scholz hanno discusso degli argomenti di più stringente attualità. «Siamo consapevoli», ha detto la Meloni nel corso della conferenza stampa congiunta, «che un dialogo aperto e proficuo sia fondamentale per far avanzare soluzioni europee alle sfide complesse che abbiamo davanti: la Germania sa che senza l’Italia e le nazioni di frontiera è molto più difficile avere un a politica migratoria migliore di quella attuale. Abbiamo lavorato per superare le differenze tra migrazioni primarie e secondarie», ha aggiunto il premier, «se noi non affrontiamo il tema dei confini esterni e combattendo il traffico di esseri umani, sarà molto più difficile affrontare le sfide che abbiamo di fronte, tra cui il superamento del regolamento di Dublino. Abbiamo discusso con Scholz della necessità di un accordo sui finanziamenti del Fondo monetario internazionale alla Tunisia. Abbiamo una visione comune. Per noi la stabilizzazione della Tunisia è prioritaria». Sulla stessa lunghezza d’onda il leader tedesco: «Le sfide della migrazione e dei rifugiati», ha confermato Scholz, «le possiamo superare solamente assieme nell’Ue. Sono fiducioso che troveremo una risposta comune europea alla sfida della migrazione, dobbiamo gestirla perché ci siano corridoi legali per il personale qualificato ma coloro che non hanno diritto devono tornare al proprio Paese». Il presidente Meloni ha ribadito la necessità di «un nuovo patto di stabilità europeo, che guardi alla crescita, la competitività europea ha bisogno di essere sostenuta da regole adeguate, servono regole fiscali che assicurino flessibilità», e sull’intesa per il rilancio della compagnia aerea di bandiera ha sottolineato di credere che «il recente accordo industriale tra Ita e Lufthansa sia una testimonianza di quanto gli interessi delle nostre nazioni possano essere convergenti sul piano strategico». Roma e Berlino non arretrano di un millimetro sulla necessità di sostenere l’Ucraina: «L’aggressione russa all’Ucraina», ha sottolineato Scholz, «ha cambiato radicalmente il contesto di sicurezza. La compattezza europea è un punto di forza, il presidente russo Vladimir Putin non aveva fatto conti con questo, ha sottostimato l’Europa. Assieme siamo al fianco dell’Ucraina, che appoggiamo con le armi, con l’addestramento militare e lo faremo fino a quando sarà necessario». Sull’energia: «La cooperazione rinforzata per la diversificazione dell’approvvigionamento energetico è molto importante», ha evidenziato Scholz, «e «il potenziamento delle reti gioverà a tutti soprattutto per la sicurezza dell’approvvigionamento. Sono lieto che abbiamo deciso di portare avanti il lavoro per una pipeline per il gas e l’idrogeno tra l’Italia e la Germania». Da segnalare, sempre ieri, l’intesa per il partenariato strategico siglata dalla Meloni col presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev. Il partenariato, si legge nella dichiarazione congiunta, prevede una cooperazione rafforzata nei seguenti settori: interazione politica, in materia di difesa e sicurezza, nonché in ambito legale, cooperazione economica e commerciale, cultura, scienza, educazione e turismo. Sempre relativamente all’area centro-asiatica, inoltre, Italia e Azerbaijan firmato un contratto per la fornitura del C-27J Spartan di Leonardo, nell’ambito della visita di una delegazione azera in Italia alla presenza di rappresentanti della Difesa dei due Paesi.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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