Raggiungo Marco Osnato, deputato alla Camera in quota Fdi. Reduce dall’approvazione della legge di bilancio.
Ma ricordiamolo a chi ci legge. Lei presiede la commissione Finanze, che però non c’entra nulla con quella di Bilancio. Avete altri compiti.
«La legge di bilancio viene esaminata alla commissione Bilancio prima di andare in Aula. Le competenze della commissione Finanze spaziano dalle banche alle assicurazioni. Ma si occupa anche di fisco. Tutto ciò che sono entrate per lo Stato».
Le competenze di quello che una volta era il ministro delle Finanze. Quindi voi commissari non siete chiamati a occuparvi di legge di bilancio.
«In realtà si dice in tal caso che noi agiamo in questo frangente in qualità di commissione consultiva».
Se il Parlamento vuol sentire un parere di un banchiere a proposito delle misure, passa da voi?
«Esatto».
Anche se non stavolta, visti i tempi come al solito compressi per l’approvazione della legge. Un grande classico. Non il massimo per chi fa il parlamentare. Esaminata e votata in extremis, poco prima di stappare lo spumante per Capodanno. Secondo lei, si poteva fare di meglio nella gestione dei tempi e del processo di approvazione?
«Nonostante gli ottimi auspici anche del ministro in quel di ottobre, quando la legge è stata presentata, siamo arrivati corti con i tempi. Non è una novità. Anzi, una consuetudine. Confesso che non è la migliore espressione della politica italiana. Però è anche vero che se mi guardo intorno che cosa vedo? Gli Stati Uniti sono stati chiusi durante lo shutdown».
Ed in quei giorni licenziano anche i dipendenti pubblici.
«La Germania ha le sue difficoltà. Per non parlare della Francia, che tuttora non ha una legge di bilancio e andrà in una sorta di esercizio provvisorio. Quindi me ne faccio una ragione. Però l’auspicio è sempre quello di migliorare».
Da uno a dieci - onestamente e non mi dica dieci perché non ci crederebbe nessuno - quanto le piace questa legge di bilancio?
«Un voto? Posso dire più vicino all’otto che al sette. È una legge di bilancio che sostanzialmente non fa un euro in più di deficit rispetto a quanto già previsto. È una legge di bilancio che ci porta fuori dalla procedura di infrazione. Ma non disdegna un obiettivo importante. Restituire potere di acquisto agli italiani. Quindi un taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33%. Tagliamo la tassazione sugli aumenti contrattuali. Tagliamo le imposte sui premi di produttività. Anche questo è molto importante».
Uno stimolo alle parti sociali perché facciano nuovi contratti.
«Ci sono molti soldi in più per la sanità. Circa 7 miliardi. Ci sono molti soldi, abbastanza comunque, anche per la competitività. Oltre ai 4 miliardi già decisi ne sono stati alla fine dati 3 e mezzo. Allo stesso tempo si può dire che è una manovra seria, prudente ma anche di sviluppo».
I maligni sostengono che questa finanziaria, come si chiamava una volta la legge di bilancio, è sparagnina oggi perché fra un anno, l’ultimo prima delle elezioni, ci saranno fuochi di artificio. Si parla addirittura di 50 miliardi. Insomma, sarà una legge di bilancio molto frizzante quella dell’anno prossimo. Hanno ragione i maligni oppure no?
«(Ride, ndr) Cosa vuole che le dica? Ma speriamo. Perché vorrebbe dire che il Paese è cresciuto oltre le aspettative. Tanto da consentirci di fare una legge di bilancio di 40-50 miliardi. E comunque andrebbero in misure di grande utilità per gli italiani. Penso anche che, se avessimo avuto la possibilità, sarebbe stato molto utile anche in questa legge di bilancio mettere un po’ più di risorse. Le leggi di bilancio vanno messe in fila durante una legislatura. Quindi non eludo la punta di veleno nella sua domanda. Quello dei maligni è un legittimo sospetto, però non è neanche così veritiero».
Più un auspicio che una previsione per Osnato.
«Io lo spererei perché vorrebbe dire che ci sono molte disponibilità per gli italiani».
Decreto armi Ucraina. Ma con uno strascico di polemica. La parola «militari» compare nel titolo del provvedimento. Claudio Borghi nella Lega sostiene che qualcuno dalle parti di Fdi non si sia comportato lealmente. Il titolo non era stato concordato. A chi si riferisce?
«In tutta onestà e franchezza io credo sinceramente che non ci sia necessità di trovare alcun accordo. L’intesa con la Lega sta nei fatti. In Consiglio dei ministri e in Parlamento ha sempre votato mozioni o atti d’indirizzo all’unanimità come tutto il centrodestra. A differenza del centrosinistra, che ogni volta presenta sempre quattro-cinque mozioni diverse su questi temi. Come deputato di Fratelli d’Italia, per me è facile ricordare come la nostra posizione sia stata coerente. Anche dai banchi dell’opposizione. Mettiamo al primo posto sempre il tema dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Noi l’abbiamo sempre votata questa impostazione. E quindi per noi è un caposaldo. Non so se Borghi abbia veramente messo in dubbio la lealtà di Fratelli d’Italia. Credo che la prima lealtà sia dovuta alla Nazione, al governo e alla volontà del popolo ucraino di difendere la propria integrità nazionale. Se Borghi ha idee diverse, ne discuta pure col suo partito. Però prenda anche atto che le scelte dell’Italia sono volte alla tutela della libertà e della sicurezza, non solo dell’Ucraina, ma di tutta Europa».
Riapro il capitolo banche. Materia di competenza della sua commissione. Si è molto parlato dell’operazione Mps-Mediobanca. Ma è veramente un successo? Lo Stato si è intromesso in un’operazione di mercato?
«Questo lo vedremo concretamente nei prossimi mesi, ma io credo che sia stata un’operazione di prospettiva molto importante quella di unire una banca come Mps, riorganizzata e risanata, con una realtà come Piazzetta Cuccia, che guarda più al mondo produttivo e finanziario del Nord. E onestamente era da qualche tempo un po’ silente sulle grandi operazioni. Nel complesso, vedo che questi asset importanti e strategici per il Paese, e mi riferisco segnatamente a Generali, rimangono saldamente in mani italiane. E probabilmente con una prospettiva ancora più legata alla tutela del risparmio degli italiani. Aspetto e osservo con fiducia».
Da presidente della commissione Finanze, quindi qui siamo nelle sue competenze, non ha mancato di esprimersi a favore del riconoscimento della proprietà delle riserve auree in capo al popolo italiano. E proprio nel momento forse più complicato. Quando tutti parlavano di bocciatura da parte della Bce. Avete fatto goal alla fine?
«È un ragionamento di principio che nasce da una considerazione storica. La Banca d’Italia ha come azionisti delle banche. Una volta erano tutte di proprietà pubblica. Poi negli anni, con le privatizzazioni, sono diventate di proprietà privata. Con l’adesione all’unione monetaria (quindi con l’euro) è stato necessario ribadire che la proprietà di quella riserva…».
La terza al mondo dopo Stati Uniti e Germania…
«Appunto, quella riserva è di proprietà del popolo italiano. Cosa peraltro scontata in tutti gli altri Paesi. La Francia l’ha sempre scritto, noi non l’avevamo scritto, ma adesso l’abbiamo esteso per tabulas, come dicono quelli che hanno studiato. Per cui nessun oro alla patria, perché l’oro è degli italiani e questo è giusto che si sappia. Andrebbe anche detto che quando si parla di oro alla patria erano gli italiani che donavano l’oro allo Stato. In questo caso è esattamente il contrario.
Le cose importanti riguardano la politica e l’economia nazionale. Ma questo governo è molto fissato con la politica estera. Non mi dica dieci perché non è credibile.
«L’aspetto più evidente e più riconosciuto da tutte le testate e dai leader internazionali, che è anche, credo, il prodromo di quello che è stato poi definito come successo internazionale dell’Italia, è che la nostra è una nazione stabile, rassicurante e affidabile in vari contesti. Che possono essere quelli della difesa, delle finanze, degli investimenti, e dell’export in generale. La figura di Giorgia Meloni ha rassicurato il mondo rispetto a tutti i possibili dubbi del passato. Questa è stata la sua capacità».
Che si sono detti Giorgia Meloni e Donald Trump nell’ultima telefonata di fine anno? Hanno risolto il problema dei super dazi sulla pasta italiana?
«Non conosco il contenuto delle eventuali comunicazioni tra il presidente Meloni e il presidente Trump. Come sempre sostenuto, il tema dei dazi - comunque delicato - non andava trattato sull’onda delle emozioni ma avendo presente il loro reale impatto. Oggi i dati sono meno preoccupanti di qualche mese fa, grazie anche al lavoro del nostro governo. E sulla pasta sicuramente anche l’attività del ministro Lollobrigida ha propiziato il quasi annullamento del loro peso. Speriamo che Trump abbia festeggiato il nuovo anno anche con una bella spaghettata alle vongole, come nella migliore tradizione italiana».