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Il corto circuito del capacity market. Il caso di Metaenergia: finanziamenti dall'Italia e investimenti all'estero

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Il corto circuito del capacity market. Il caso di Metaenergia: finanziamenti dall'Italia e investimenti all'estero
Metaenergia

Capacity market e mercato dell'energia in Italia. Il meccanismo istituzionalizzato prima dell'estate dal Mise di Luigi Di Maio dovrebbe da un lato assicurare la sicurezza del sistema, con un approvvigionamento di energia elettrica costante in casi di black out, dall'altro incentivare la dismissione di impianti alimentati a carbone che dovranno scomparire da qui al 2030. Il problema sono i costi, 1, 5 miliardi annui nei prossimi 15 anni, per la remunerazione delle grandi centrali termoelettriche, che potrebbero andare a incidere sulle bollette di noi cittadini. E, altra questione, è che aziende di trading come Metaenergia di Maurizio Molinari, molto nota nel settore anche per gli accordi con il gruppo di moda Prada e con Fiera Milano nel 2009, anche se senza centrali in Italia, è sempre più impegnata in investimenti all'estero. Il gruppo è infatti controllato al 93% da una società in Lussemburgo, la Meta Lux, e lo scorso anno ha sottoscritto un bond da 308 milioni di euro a Londra, assistita dallo studio di Franzo Grande Steven.

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Stop alle faide in nome del No. Le «toghe rosse» si assegnano il processo a Delmastro
Giuseppe Cascini (Ansa)
Auriemma a un convegno con Cascini (quello di cui diceva: «Vuole una fetta di c...») Mancinetti (che gestiva le nomine con Palamara) e Palmisano giudicano il politico Fdi.
Sulle chat dei magistrati, ieri, è rimbalzato come un meme il messaggio che l’attuale procuratore di Rieti, Paolo Auriemma, dedicò al procuratore aggiunto di Roma, Giuseppe Cascini, a suo dire famelico di richieste presso Luca Palamara: «’Sto Cascini vuole tutto. Il Csm, il fratello (Francesco, ndr), la moglie al Consiglio giudiziario, una fetta di culo. Può aspettare 48 ore? Provaci».
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«Non è un referendum contro la magistratura. Se fosse contro, noi avvocati saremmo contrari: non limita l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati perché per noi sono valori di democrazia. Questa riforma, invece, libera il giudice dalla pressione che viene fatta dall’ufficio del pubblico ministero che sottomette l’avvocatura rispetto alle altre due parti del processo».

Così Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Roma.

«È una riforma di libertà, è una riforma che serve a mettere alla pari l’Italia agli altri Paesi europei a democrazia avanzata, dove le carriere sono separate da sempre — aggiunge —. Soltanto Turchia, Bulgaria e Romania hanno le carriere così come in Italia. L’Italia non ha come fiore all’occhiello la giustizia, quindi dobbiamo fare questo passaggio per far sì che l’Italia sia come tutti gli altri Stati europei».

La mano invisibile delle correnti ha fatto sparire la mia candidatura
Ansa
Fernanda Cervetti, ex consigliere della Corte d'Appello di Torino: «Un membro del Csm disse che ero nell’elenco per l’estrazione degli esaminatori dei futuri magistrati Ma il giorno dopo il mio nome fu cancellato perché sgradito. La riforma è igiene istituzionale, votiamo Sì».

Ho vissuto le vicende dell’Associazione nazionale magistrati fin dai tempi del cosiddetto «caso Palamara». Già pm al tempo della Brigate rosse, quando prendevo il tram tutti i giorni, senza scorta, ho poi proseguito la mia carriera come giudice penale. Avendo la specializzazione in prevenzione infortuni e tutela del lavoro, spesso mi son trovata a giudicare amministratori pubblici, sindaci e assessori.

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Lo ha detto il capo delegazione della Lega al Parlamento europeo Paolo Borchia in un'intervista a margine della plenaria di Strasburgo.

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