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2023-11-29
Salvini va allo scontro con gli alleati: «È un errore, conto che Fitto rimedi»
La polemica sull’energia elettrica riesce a dare una scossetta alle opposizioni, ma è il leader della Lega, Matteo Salvini, a sorprendere tutti, criticando apertamente il governo (di cui è vicepremier) e facendo perdere le staffe perfino a un solitamente felpato, considerate anche le radici democristiane, Raffaele Fitto. La sortita di Salvini contro la mancata proroga del mercato tutelato è scientifica: prende di mira infatti direttamente il ministro degli Affari europei, nel giorno in cui Fitto sta celebrando in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palazzo Chigi, il via libera al pagamento della quarta rata del Pnrr. Le Europee sono alle porte, si vota con il proporzionale e lo spirito di coalizione lascia il passo agli interessi elettorali di partito: una consuetudine consolidata, ma questa volta le critiche di Salvini alla decisione del Consiglio dei ministri sull’energia segnalano che la Lega ha deciso di non ingoiare più in silenzio tutte le decisioni di Giorgia Meloni e dei suoi fedelissimi. A quanto risulta alla Verità, tra l’altro, nel corso del consiglio dei ministri dell’altro ieri anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era detto contrario al nuovo meccanismo per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, fortemente voluto da Fdi, ma senza ottenere risultati.
La giornata inizia una conferenza stampa convocata da Elly Schlein al Nazareno: «La mancata proroga del mercato tutelato», dice la Schlein, «è una sorta di tassa Meloni sulle bollette. Una misura contenuta nel Pnrr? Per il governo è sempre colpa di qualcun altro, ormai ci siamo abituati. Il governo ha negoziato molte modifiche al Pnrr però su questo punto no. Quando quel piano è stato scritto non c’era ancora stata la crisi e due guerre che hanno triplicato le bollette di famiglie e imprese. Il mondo è cambiato, il governo agisca ora, fermi le aste per una ulteriore proroga del mercato tutelato. Si fanno gli interessi delle grandi società energetiche, le stesse verso cui non c’è stato un impegno per gli extraprofitti. Per il governo è più facile intervenire nelle tasche degli italiani perché è dalla parte delle grandi lobby energetiche».
Immancabile la richiesta di Pd, M5s e Avs di riferire in Parlamento. Sembra la solita polemica tra maggioranza e opposizione, e invece a rendere frizzantino il clima arriva Matteo Salvini, che si smarca dalla decisione presa 24 ore prima dal governo: «Del mercato tutelato», sottolinea Salvini, «abbiamo parlato stamattina (ieri, ndr) a Palazzo Chigi dove c’era la riunione con i sindacati. Conto che l’interlocuzione del ministro Fitto con la Commissione europea porti a una soluzione positiva anche perché tutto è figlio di uno degli obiettivi del Pnrr che abbiamo ereditato quando siamo arrivati al governo. Conto che questo governo», aggiunge Salvini, «con il dialogo e la trattativa con la Commissione europea, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sulla scrivania e che rischia di essere impegnativo». «Un errore»: ce n’è abbastanza per scatenare un putiferio.
La Schlein non si lascia sfuggire l’assist di Salvini: «Sono contenta», commenta la leader dei Dem, «che dopo la conferenza stampa del Pd Salvini si sia accorto che il governo abbia detto no alla proroga del mercato tutelato, mi chiedo dove fosse durante il Cdm che ha deciso di non prorogare le tutele e far partire le aste. Alla luce di questa dichiarazione di Salvini speriamo che il governo si fermi». Si incunea nel varco aperto da Salvini anche il co-portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli: «Ma come funzionano», si chiede Bonelli, «i consigli dei ministri del governo Meloni? Fanno l’aperitivo? Perché se Salvini viene a raccontare all’Italia che la mancata proroga del mercato tutelato è stata un errore, siamo veramente alla fiera dell’assurdo e tutto ciò è inaccettabile. Giocano sulla pelle di oltre sei milioni di famiglie italiane che vedranno aumentare considerevolmente le bollette del gas e dell’energia elettrica perché questo governo sconsiderato ha deciso di dare ascolto più alle lobby energetiche che agli interessi degli italiani».
Il ministro agli Affari europei Raffaele Fitto risponde pubblicamente per le rime all’alleato: «Del mercato tutelato dell’energia», azzanna Fitto, «ne ho parlato col vicepresidente Salvini e la presidente Meloni è più che attenta. Mi sembra ci sia una necessità di chiarimento: sinceramente non comprendo il dibattito e le polemiche. Ci sono elementi sui quali c’è un dibattito e verificheremo le modalità con cui seguire questo dibattito, tenendo conto che l’obiettivo ha consentito il pagamento della terza rata. La fine del mercato tutelato è prevista da una norma del Dl concorrenza del 2022. Ci si poteva accorgere quando sono stati votati questi provvedimenti degli effetti della fine del mercato tutelato sugli utenti. Il tema c’è», conclude Fitto, «e il governo se ne occupa».
Domani ci sarà un tavolo tecnico a Bruxelles, e si tenterà di trovare una soluzione, seppure temporanea, magari sotto forma di un ok a una proroga di 12/18 mesi, a un problema che rischia di provocare una seria frattura nella coalizione di governo.
Tra gennaio e aprile basta bollette tutelate a 10 milioni di famiglie. Come limitare i danni
Il mercato libero dell’energia non finirà a dicembre 2023. I clienti domestici non vulnerabili dovranno passare al mercato libero a partire dal 1° aprile 2024, mentre i fragili (terremotati, over 65, possessori della 104, o chi percepisce i bonus sociali) resteranno nel mercato tutelato per tutto il 2024. Il passaggio a quello libero viene dunque rimandato al 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda invece il gas, il passaggio dal tutelato al libero scatterà dal 1° gennaio 2024. In termini numerici parliamo di 9 milioni di utenze che attualmente si stanno appoggiando ancora al mercato tutelato dell’energia (tra questi, i fragili sono circa 5 milioni) e di 6 milioni nel mercato tutelato del gas.
L’Italia è stata suddivisa in 20 aree omogenee per numero di utenti e tasso di morosità. Per ognuna di queste i 19 venditori di energia, ammessi alle aste, dovranno presentare le loro offerte entro l’11 dicembre. Il 12 dicembre verranno comunicati i risultati e quindi si saprà chi sarà l’operatore di riferimento nel caso in cui non si volesse scegliere la società di mercato libero dalla quale rifornirsi. L’Arera spiega infatti come l’attivazione dei relativi contratti di fornitura avverrà il 1° aprile 2024. Comunicazione che la stessa Autorità ha disposto d’obbligo sulle bollette inviate nel periodo tra settembre - dicembre 2023 e gennaio - marzo 2024. Le società di maggior tutela, insieme alle bollette devono infatti comunicare che il mercato di maggior tutela non sarà più disponibile dal 1° aprile 2024 «e che, in assenza di una scelta di altro fornitore sul mercato libero, questi passeranno all’operatore del servizio a tutele graduali (chi ha vinto l’asta della zona competente)», sottolinea Arera. Indifferentemente se si decide di aspettare la scadenza di aprile o se si vuole passare al mercato libero da gennaio, ci si dovrà confrontare con la scelta di un nuovo operatore. Come fare?
Una soluzione arriva dal sito istituzionale, gestito da Acquirente Unico, «Portale offerte», sul quale si potrà scegliere in modo consapevole l’operatore del mercato libero che più si ritiene in linea con le proprie esigenze. Per fare, inoltre, una scelta maggiormente personalizzata si può anche navigare sul «Portale consumi», dove si può capire effettivamente come si consuma, per poi poter cercare un’offerta in linea con le proprie esigenze. Ricerca che non sarà semplice, dato che, come sottolineato dalla stessa Arera, a giugno scorso, le offerte di elettricità sul libero mercato erano circa 2.000, e solo 200 risultavano essere più convenienti, rispetto alle tariffe della maggior tutela. Si tratta dunque di solo il 10%.
Per quanto riguarda il prezzo che verrà stabilito nelle aste, non si può dire con certezza se questo sarà particolarmente conveniente o meno, anche perché le offerte fatte dai vari venditori sono anche legate al tasso di morosità presente in un determinato lotto. In ogni caso, l’opzione migliore rimane sempre quella di scegliere con consapevolezza.
Il settore del gas ha una situazione differente rispetto a quello dell’energia, perché non c’è una società che detiene di fatto il monopolio. Motivo per il quale a livello procedurale presenta una situazione più semplice. Dal 1° gennaio si passerà ufficialmente al mercato libero. «Per quanto riguarda i clienti domestici, le famiglie e i condomini del settore del gas naturale, è attualmente in corso il processo di accompagnamento verso la fine della tutela, prevista per il 31 dicembre 2023», precisa Arera che sottolinea come al contempo il cliente è stato informato della possibilità di: utilizzare il Portale offerte per confrontare le offerte presenti sul mercato libero e il Portale dei consumi per conoscere i propri consumi; poter restare con l’operatore attuale, il quale applicherà l’offerta placet a prezzo variabile (dal 1° gennaio 2024); o poter aderire alla nuova offerta fatta dal venditore.
Per offerta placet si intende «prezzo libero a condizioni equiparate di tutela», che obbliga tutti i venditori ad inserire nel proprio pacchetto di proposte commerciali, un’offerta rivolta alle famiglie e alle piccole imprese chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità. Da ricordare che anche in questo caso la scelta dell’operatore nel mercato libero non sarà priva di ostacoli. Arera ha infatti evidenziato come su più di 2.000 offerte solo due risultano essere più vantaggiose rispetto alla tariffa regolata.
Sul decreto Energia i pareri si dividono. Se le associazioni dei consumatori esprimono giudizi molto critici, positivi sono quelli delle associazioni legate al mondo dell’energia. Per Assofond (fonderie), le misure adottate raccolgono le «richieste presentate dalle associazioni che rappresentano le imprese energivore». Sulla stessa linea Assocarta che sottolinea come «gas and electricity release sono importanti per le imprese energivore come l’industria cartaria la cui competitività è in forte sofferenza dopo le misure di riduzione dei costi energetici decise da Francia e Germania».
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Il leghista si smarca, il ministro di Fdi replica piccato: «Poteva accorgersene prima». Elly Schlein ci sguazza: «Questa è una tassa Meloni». Domani tavolo tecnico a Bruxelles: si studierà una proroga.Mercato libero del gas già a inizio anno, per l’elettricità i fragili possono aspettare il 2025. Scegliere un nuovo operatore non sarà necessario.Lo speciale contiene due articoli.La polemica sull’energia elettrica riesce a dare una scossetta alle opposizioni, ma è il leader della Lega, Matteo Salvini, a sorprendere tutti, criticando apertamente il governo (di cui è vicepremier) e facendo perdere le staffe perfino a un solitamente felpato, considerate anche le radici democristiane, Raffaele Fitto. La sortita di Salvini contro la mancata proroga del mercato tutelato è scientifica: prende di mira infatti direttamente il ministro degli Affari europei, nel giorno in cui Fitto sta celebrando in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palazzo Chigi, il via libera al pagamento della quarta rata del Pnrr. Le Europee sono alle porte, si vota con il proporzionale e lo spirito di coalizione lascia il passo agli interessi elettorali di partito: una consuetudine consolidata, ma questa volta le critiche di Salvini alla decisione del Consiglio dei ministri sull’energia segnalano che la Lega ha deciso di non ingoiare più in silenzio tutte le decisioni di Giorgia Meloni e dei suoi fedelissimi. A quanto risulta alla Verità, tra l’altro, nel corso del consiglio dei ministri dell’altro ieri anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era detto contrario al nuovo meccanismo per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, fortemente voluto da Fdi, ma senza ottenere risultati.La giornata inizia una conferenza stampa convocata da Elly Schlein al Nazareno: «La mancata proroga del mercato tutelato», dice la Schlein, «è una sorta di tassa Meloni sulle bollette. Una misura contenuta nel Pnrr? Per il governo è sempre colpa di qualcun altro, ormai ci siamo abituati. Il governo ha negoziato molte modifiche al Pnrr però su questo punto no. Quando quel piano è stato scritto non c’era ancora stata la crisi e due guerre che hanno triplicato le bollette di famiglie e imprese. Il mondo è cambiato, il governo agisca ora, fermi le aste per una ulteriore proroga del mercato tutelato. Si fanno gli interessi delle grandi società energetiche, le stesse verso cui non c’è stato un impegno per gli extraprofitti. Per il governo è più facile intervenire nelle tasche degli italiani perché è dalla parte delle grandi lobby energetiche». Immancabile la richiesta di Pd, M5s e Avs di riferire in Parlamento. Sembra la solita polemica tra maggioranza e opposizione, e invece a rendere frizzantino il clima arriva Matteo Salvini, che si smarca dalla decisione presa 24 ore prima dal governo: «Del mercato tutelato», sottolinea Salvini, «abbiamo parlato stamattina (ieri, ndr) a Palazzo Chigi dove c’era la riunione con i sindacati. Conto che l’interlocuzione del ministro Fitto con la Commissione europea porti a una soluzione positiva anche perché tutto è figlio di uno degli obiettivi del Pnrr che abbiamo ereditato quando siamo arrivati al governo. Conto che questo governo», aggiunge Salvini, «con il dialogo e la trattativa con la Commissione europea, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sulla scrivania e che rischia di essere impegnativo». «Un errore»: ce n’è abbastanza per scatenare un putiferio.La Schlein non si lascia sfuggire l’assist di Salvini: «Sono contenta», commenta la leader dei Dem, «che dopo la conferenza stampa del Pd Salvini si sia accorto che il governo abbia detto no alla proroga del mercato tutelato, mi chiedo dove fosse durante il Cdm che ha deciso di non prorogare le tutele e far partire le aste. Alla luce di questa dichiarazione di Salvini speriamo che il governo si fermi». Si incunea nel varco aperto da Salvini anche il co-portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli: «Ma come funzionano», si chiede Bonelli, «i consigli dei ministri del governo Meloni? Fanno l’aperitivo? Perché se Salvini viene a raccontare all’Italia che la mancata proroga del mercato tutelato è stata un errore, siamo veramente alla fiera dell’assurdo e tutto ciò è inaccettabile. Giocano sulla pelle di oltre sei milioni di famiglie italiane che vedranno aumentare considerevolmente le bollette del gas e dell’energia elettrica perché questo governo sconsiderato ha deciso di dare ascolto più alle lobby energetiche che agli interessi degli italiani».Il ministro agli Affari europei Raffaele Fitto risponde pubblicamente per le rime all’alleato: «Del mercato tutelato dell’energia», azzanna Fitto, «ne ho parlato col vicepresidente Salvini e la presidente Meloni è più che attenta. Mi sembra ci sia una necessità di chiarimento: sinceramente non comprendo il dibattito e le polemiche. Ci sono elementi sui quali c’è un dibattito e verificheremo le modalità con cui seguire questo dibattito, tenendo conto che l’obiettivo ha consentito il pagamento della terza rata. La fine del mercato tutelato è prevista da una norma del Dl concorrenza del 2022. Ci si poteva accorgere quando sono stati votati questi provvedimenti degli effetti della fine del mercato tutelato sugli utenti. Il tema c’è», conclude Fitto, «e il governo se ne occupa». Domani ci sarà un tavolo tecnico a Bruxelles, e si tenterà di trovare una soluzione, seppure temporanea, magari sotto forma di un ok a una proroga di 12/18 mesi, a un problema che rischia di provocare una seria frattura nella coalizione di governo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mercato-libero-governo-2666380811.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-gennaio-e-aprile-basta-bollette-tutelate-a-10-milioni-di-famiglie-come-limitare-i-danni" data-post-id="2666380811" data-published-at="1701209586" data-use-pagination="False"> Tra gennaio e aprile basta bollette tutelate a 10 milioni di famiglie. Come limitare i danni Il mercato libero dell’energia non finirà a dicembre 2023. I clienti domestici non vulnerabili dovranno passare al mercato libero a partire dal 1° aprile 2024, mentre i fragili (terremotati, over 65, possessori della 104, o chi percepisce i bonus sociali) resteranno nel mercato tutelato per tutto il 2024. Il passaggio a quello libero viene dunque rimandato al 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda invece il gas, il passaggio dal tutelato al libero scatterà dal 1° gennaio 2024. In termini numerici parliamo di 9 milioni di utenze che attualmente si stanno appoggiando ancora al mercato tutelato dell’energia (tra questi, i fragili sono circa 5 milioni) e di 6 milioni nel mercato tutelato del gas. L’Italia è stata suddivisa in 20 aree omogenee per numero di utenti e tasso di morosità. Per ognuna di queste i 19 venditori di energia, ammessi alle aste, dovranno presentare le loro offerte entro l’11 dicembre. Il 12 dicembre verranno comunicati i risultati e quindi si saprà chi sarà l’operatore di riferimento nel caso in cui non si volesse scegliere la società di mercato libero dalla quale rifornirsi. L’Arera spiega infatti come l’attivazione dei relativi contratti di fornitura avverrà il 1° aprile 2024. Comunicazione che la stessa Autorità ha disposto d’obbligo sulle bollette inviate nel periodo tra settembre - dicembre 2023 e gennaio - marzo 2024. Le società di maggior tutela, insieme alle bollette devono infatti comunicare che il mercato di maggior tutela non sarà più disponibile dal 1° aprile 2024 «e che, in assenza di una scelta di altro fornitore sul mercato libero, questi passeranno all’operatore del servizio a tutele graduali (chi ha vinto l’asta della zona competente)», sottolinea Arera. Indifferentemente se si decide di aspettare la scadenza di aprile o se si vuole passare al mercato libero da gennaio, ci si dovrà confrontare con la scelta di un nuovo operatore. Come fare? Una soluzione arriva dal sito istituzionale, gestito da Acquirente Unico, «Portale offerte», sul quale si potrà scegliere in modo consapevole l’operatore del mercato libero che più si ritiene in linea con le proprie esigenze. Per fare, inoltre, una scelta maggiormente personalizzata si può anche navigare sul «Portale consumi», dove si può capire effettivamente come si consuma, per poi poter cercare un’offerta in linea con le proprie esigenze. Ricerca che non sarà semplice, dato che, come sottolineato dalla stessa Arera, a giugno scorso, le offerte di elettricità sul libero mercato erano circa 2.000, e solo 200 risultavano essere più convenienti, rispetto alle tariffe della maggior tutela. Si tratta dunque di solo il 10%. Per quanto riguarda il prezzo che verrà stabilito nelle aste, non si può dire con certezza se questo sarà particolarmente conveniente o meno, anche perché le offerte fatte dai vari venditori sono anche legate al tasso di morosità presente in un determinato lotto. In ogni caso, l’opzione migliore rimane sempre quella di scegliere con consapevolezza. Il settore del gas ha una situazione differente rispetto a quello dell’energia, perché non c’è una società che detiene di fatto il monopolio. Motivo per il quale a livello procedurale presenta una situazione più semplice. Dal 1° gennaio si passerà ufficialmente al mercato libero. «Per quanto riguarda i clienti domestici, le famiglie e i condomini del settore del gas naturale, è attualmente in corso il processo di accompagnamento verso la fine della tutela, prevista per il 31 dicembre 2023», precisa Arera che sottolinea come al contempo il cliente è stato informato della possibilità di: utilizzare il Portale offerte per confrontare le offerte presenti sul mercato libero e il Portale dei consumi per conoscere i propri consumi; poter restare con l’operatore attuale, il quale applicherà l’offerta placet a prezzo variabile (dal 1° gennaio 2024); o poter aderire alla nuova offerta fatta dal venditore. Per offerta placet si intende «prezzo libero a condizioni equiparate di tutela», che obbliga tutti i venditori ad inserire nel proprio pacchetto di proposte commerciali, un’offerta rivolta alle famiglie e alle piccole imprese chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità. Da ricordare che anche in questo caso la scelta dell’operatore nel mercato libero non sarà priva di ostacoli. Arera ha infatti evidenziato come su più di 2.000 offerte solo due risultano essere più vantaggiose rispetto alla tariffa regolata. Sul decreto Energia i pareri si dividono. Se le associazioni dei consumatori esprimono giudizi molto critici, positivi sono quelli delle associazioni legate al mondo dell’energia. Per Assofond (fonderie), le misure adottate raccolgono le «richieste presentate dalle associazioni che rappresentano le imprese energivore». Sulla stessa linea Assocarta che sottolinea come «gas and electricity release sono importanti per le imprese energivore come l’industria cartaria la cui competitività è in forte sofferenza dopo le misure di riduzione dei costi energetici decise da Francia e Germania».
Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.