True
2023-11-29
Salvini va allo scontro con gli alleati: «È un errore, conto che Fitto rimedi»
La polemica sull’energia elettrica riesce a dare una scossetta alle opposizioni, ma è il leader della Lega, Matteo Salvini, a sorprendere tutti, criticando apertamente il governo (di cui è vicepremier) e facendo perdere le staffe perfino a un solitamente felpato, considerate anche le radici democristiane, Raffaele Fitto. La sortita di Salvini contro la mancata proroga del mercato tutelato è scientifica: prende di mira infatti direttamente il ministro degli Affari europei, nel giorno in cui Fitto sta celebrando in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palazzo Chigi, il via libera al pagamento della quarta rata del Pnrr. Le Europee sono alle porte, si vota con il proporzionale e lo spirito di coalizione lascia il passo agli interessi elettorali di partito: una consuetudine consolidata, ma questa volta le critiche di Salvini alla decisione del Consiglio dei ministri sull’energia segnalano che la Lega ha deciso di non ingoiare più in silenzio tutte le decisioni di Giorgia Meloni e dei suoi fedelissimi. A quanto risulta alla Verità, tra l’altro, nel corso del consiglio dei ministri dell’altro ieri anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era detto contrario al nuovo meccanismo per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, fortemente voluto da Fdi, ma senza ottenere risultati.
La giornata inizia una conferenza stampa convocata da Elly Schlein al Nazareno: «La mancata proroga del mercato tutelato», dice la Schlein, «è una sorta di tassa Meloni sulle bollette. Una misura contenuta nel Pnrr? Per il governo è sempre colpa di qualcun altro, ormai ci siamo abituati. Il governo ha negoziato molte modifiche al Pnrr però su questo punto no. Quando quel piano è stato scritto non c’era ancora stata la crisi e due guerre che hanno triplicato le bollette di famiglie e imprese. Il mondo è cambiato, il governo agisca ora, fermi le aste per una ulteriore proroga del mercato tutelato. Si fanno gli interessi delle grandi società energetiche, le stesse verso cui non c’è stato un impegno per gli extraprofitti. Per il governo è più facile intervenire nelle tasche degli italiani perché è dalla parte delle grandi lobby energetiche».
Immancabile la richiesta di Pd, M5s e Avs di riferire in Parlamento. Sembra la solita polemica tra maggioranza e opposizione, e invece a rendere frizzantino il clima arriva Matteo Salvini, che si smarca dalla decisione presa 24 ore prima dal governo: «Del mercato tutelato», sottolinea Salvini, «abbiamo parlato stamattina (ieri, ndr) a Palazzo Chigi dove c’era la riunione con i sindacati. Conto che l’interlocuzione del ministro Fitto con la Commissione europea porti a una soluzione positiva anche perché tutto è figlio di uno degli obiettivi del Pnrr che abbiamo ereditato quando siamo arrivati al governo. Conto che questo governo», aggiunge Salvini, «con il dialogo e la trattativa con la Commissione europea, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sulla scrivania e che rischia di essere impegnativo». «Un errore»: ce n’è abbastanza per scatenare un putiferio.
La Schlein non si lascia sfuggire l’assist di Salvini: «Sono contenta», commenta la leader dei Dem, «che dopo la conferenza stampa del Pd Salvini si sia accorto che il governo abbia detto no alla proroga del mercato tutelato, mi chiedo dove fosse durante il Cdm che ha deciso di non prorogare le tutele e far partire le aste. Alla luce di questa dichiarazione di Salvini speriamo che il governo si fermi». Si incunea nel varco aperto da Salvini anche il co-portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli: «Ma come funzionano», si chiede Bonelli, «i consigli dei ministri del governo Meloni? Fanno l’aperitivo? Perché se Salvini viene a raccontare all’Italia che la mancata proroga del mercato tutelato è stata un errore, siamo veramente alla fiera dell’assurdo e tutto ciò è inaccettabile. Giocano sulla pelle di oltre sei milioni di famiglie italiane che vedranno aumentare considerevolmente le bollette del gas e dell’energia elettrica perché questo governo sconsiderato ha deciso di dare ascolto più alle lobby energetiche che agli interessi degli italiani».
Il ministro agli Affari europei Raffaele Fitto risponde pubblicamente per le rime all’alleato: «Del mercato tutelato dell’energia», azzanna Fitto, «ne ho parlato col vicepresidente Salvini e la presidente Meloni è più che attenta. Mi sembra ci sia una necessità di chiarimento: sinceramente non comprendo il dibattito e le polemiche. Ci sono elementi sui quali c’è un dibattito e verificheremo le modalità con cui seguire questo dibattito, tenendo conto che l’obiettivo ha consentito il pagamento della terza rata. La fine del mercato tutelato è prevista da una norma del Dl concorrenza del 2022. Ci si poteva accorgere quando sono stati votati questi provvedimenti degli effetti della fine del mercato tutelato sugli utenti. Il tema c’è», conclude Fitto, «e il governo se ne occupa».
Domani ci sarà un tavolo tecnico a Bruxelles, e si tenterà di trovare una soluzione, seppure temporanea, magari sotto forma di un ok a una proroga di 12/18 mesi, a un problema che rischia di provocare una seria frattura nella coalizione di governo.
Tra gennaio e aprile basta bollette tutelate a 10 milioni di famiglie. Come limitare i danni
Il mercato libero dell’energia non finirà a dicembre 2023. I clienti domestici non vulnerabili dovranno passare al mercato libero a partire dal 1° aprile 2024, mentre i fragili (terremotati, over 65, possessori della 104, o chi percepisce i bonus sociali) resteranno nel mercato tutelato per tutto il 2024. Il passaggio a quello libero viene dunque rimandato al 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda invece il gas, il passaggio dal tutelato al libero scatterà dal 1° gennaio 2024. In termini numerici parliamo di 9 milioni di utenze che attualmente si stanno appoggiando ancora al mercato tutelato dell’energia (tra questi, i fragili sono circa 5 milioni) e di 6 milioni nel mercato tutelato del gas.
L’Italia è stata suddivisa in 20 aree omogenee per numero di utenti e tasso di morosità. Per ognuna di queste i 19 venditori di energia, ammessi alle aste, dovranno presentare le loro offerte entro l’11 dicembre. Il 12 dicembre verranno comunicati i risultati e quindi si saprà chi sarà l’operatore di riferimento nel caso in cui non si volesse scegliere la società di mercato libero dalla quale rifornirsi. L’Arera spiega infatti come l’attivazione dei relativi contratti di fornitura avverrà il 1° aprile 2024. Comunicazione che la stessa Autorità ha disposto d’obbligo sulle bollette inviate nel periodo tra settembre - dicembre 2023 e gennaio - marzo 2024. Le società di maggior tutela, insieme alle bollette devono infatti comunicare che il mercato di maggior tutela non sarà più disponibile dal 1° aprile 2024 «e che, in assenza di una scelta di altro fornitore sul mercato libero, questi passeranno all’operatore del servizio a tutele graduali (chi ha vinto l’asta della zona competente)», sottolinea Arera. Indifferentemente se si decide di aspettare la scadenza di aprile o se si vuole passare al mercato libero da gennaio, ci si dovrà confrontare con la scelta di un nuovo operatore. Come fare?
Una soluzione arriva dal sito istituzionale, gestito da Acquirente Unico, «Portale offerte», sul quale si potrà scegliere in modo consapevole l’operatore del mercato libero che più si ritiene in linea con le proprie esigenze. Per fare, inoltre, una scelta maggiormente personalizzata si può anche navigare sul «Portale consumi», dove si può capire effettivamente come si consuma, per poi poter cercare un’offerta in linea con le proprie esigenze. Ricerca che non sarà semplice, dato che, come sottolineato dalla stessa Arera, a giugno scorso, le offerte di elettricità sul libero mercato erano circa 2.000, e solo 200 risultavano essere più convenienti, rispetto alle tariffe della maggior tutela. Si tratta dunque di solo il 10%.
Per quanto riguarda il prezzo che verrà stabilito nelle aste, non si può dire con certezza se questo sarà particolarmente conveniente o meno, anche perché le offerte fatte dai vari venditori sono anche legate al tasso di morosità presente in un determinato lotto. In ogni caso, l’opzione migliore rimane sempre quella di scegliere con consapevolezza.
Il settore del gas ha una situazione differente rispetto a quello dell’energia, perché non c’è una società che detiene di fatto il monopolio. Motivo per il quale a livello procedurale presenta una situazione più semplice. Dal 1° gennaio si passerà ufficialmente al mercato libero. «Per quanto riguarda i clienti domestici, le famiglie e i condomini del settore del gas naturale, è attualmente in corso il processo di accompagnamento verso la fine della tutela, prevista per il 31 dicembre 2023», precisa Arera che sottolinea come al contempo il cliente è stato informato della possibilità di: utilizzare il Portale offerte per confrontare le offerte presenti sul mercato libero e il Portale dei consumi per conoscere i propri consumi; poter restare con l’operatore attuale, il quale applicherà l’offerta placet a prezzo variabile (dal 1° gennaio 2024); o poter aderire alla nuova offerta fatta dal venditore.
Per offerta placet si intende «prezzo libero a condizioni equiparate di tutela», che obbliga tutti i venditori ad inserire nel proprio pacchetto di proposte commerciali, un’offerta rivolta alle famiglie e alle piccole imprese chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità. Da ricordare che anche in questo caso la scelta dell’operatore nel mercato libero non sarà priva di ostacoli. Arera ha infatti evidenziato come su più di 2.000 offerte solo due risultano essere più vantaggiose rispetto alla tariffa regolata.
Sul decreto Energia i pareri si dividono. Se le associazioni dei consumatori esprimono giudizi molto critici, positivi sono quelli delle associazioni legate al mondo dell’energia. Per Assofond (fonderie), le misure adottate raccolgono le «richieste presentate dalle associazioni che rappresentano le imprese energivore». Sulla stessa linea Assocarta che sottolinea come «gas and electricity release sono importanti per le imprese energivore come l’industria cartaria la cui competitività è in forte sofferenza dopo le misure di riduzione dei costi energetici decise da Francia e Germania».
Continua a leggereRiduci
Il leghista si smarca, il ministro di Fdi replica piccato: «Poteva accorgersene prima». Elly Schlein ci sguazza: «Questa è una tassa Meloni». Domani tavolo tecnico a Bruxelles: si studierà una proroga.Mercato libero del gas già a inizio anno, per l’elettricità i fragili possono aspettare il 2025. Scegliere un nuovo operatore non sarà necessario.Lo speciale contiene due articoli.La polemica sull’energia elettrica riesce a dare una scossetta alle opposizioni, ma è il leader della Lega, Matteo Salvini, a sorprendere tutti, criticando apertamente il governo (di cui è vicepremier) e facendo perdere le staffe perfino a un solitamente felpato, considerate anche le radici democristiane, Raffaele Fitto. La sortita di Salvini contro la mancata proroga del mercato tutelato è scientifica: prende di mira infatti direttamente il ministro degli Affari europei, nel giorno in cui Fitto sta celebrando in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palazzo Chigi, il via libera al pagamento della quarta rata del Pnrr. Le Europee sono alle porte, si vota con il proporzionale e lo spirito di coalizione lascia il passo agli interessi elettorali di partito: una consuetudine consolidata, ma questa volta le critiche di Salvini alla decisione del Consiglio dei ministri sull’energia segnalano che la Lega ha deciso di non ingoiare più in silenzio tutte le decisioni di Giorgia Meloni e dei suoi fedelissimi. A quanto risulta alla Verità, tra l’altro, nel corso del consiglio dei ministri dell’altro ieri anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era detto contrario al nuovo meccanismo per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, fortemente voluto da Fdi, ma senza ottenere risultati.La giornata inizia una conferenza stampa convocata da Elly Schlein al Nazareno: «La mancata proroga del mercato tutelato», dice la Schlein, «è una sorta di tassa Meloni sulle bollette. Una misura contenuta nel Pnrr? Per il governo è sempre colpa di qualcun altro, ormai ci siamo abituati. Il governo ha negoziato molte modifiche al Pnrr però su questo punto no. Quando quel piano è stato scritto non c’era ancora stata la crisi e due guerre che hanno triplicato le bollette di famiglie e imprese. Il mondo è cambiato, il governo agisca ora, fermi le aste per una ulteriore proroga del mercato tutelato. Si fanno gli interessi delle grandi società energetiche, le stesse verso cui non c’è stato un impegno per gli extraprofitti. Per il governo è più facile intervenire nelle tasche degli italiani perché è dalla parte delle grandi lobby energetiche». Immancabile la richiesta di Pd, M5s e Avs di riferire in Parlamento. Sembra la solita polemica tra maggioranza e opposizione, e invece a rendere frizzantino il clima arriva Matteo Salvini, che si smarca dalla decisione presa 24 ore prima dal governo: «Del mercato tutelato», sottolinea Salvini, «abbiamo parlato stamattina (ieri, ndr) a Palazzo Chigi dove c’era la riunione con i sindacati. Conto che l’interlocuzione del ministro Fitto con la Commissione europea porti a una soluzione positiva anche perché tutto è figlio di uno degli obiettivi del Pnrr che abbiamo ereditato quando siamo arrivati al governo. Conto che questo governo», aggiunge Salvini, «con il dialogo e la trattativa con la Commissione europea, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sulla scrivania e che rischia di essere impegnativo». «Un errore»: ce n’è abbastanza per scatenare un putiferio.La Schlein non si lascia sfuggire l’assist di Salvini: «Sono contenta», commenta la leader dei Dem, «che dopo la conferenza stampa del Pd Salvini si sia accorto che il governo abbia detto no alla proroga del mercato tutelato, mi chiedo dove fosse durante il Cdm che ha deciso di non prorogare le tutele e far partire le aste. Alla luce di questa dichiarazione di Salvini speriamo che il governo si fermi». Si incunea nel varco aperto da Salvini anche il co-portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli: «Ma come funzionano», si chiede Bonelli, «i consigli dei ministri del governo Meloni? Fanno l’aperitivo? Perché se Salvini viene a raccontare all’Italia che la mancata proroga del mercato tutelato è stata un errore, siamo veramente alla fiera dell’assurdo e tutto ciò è inaccettabile. Giocano sulla pelle di oltre sei milioni di famiglie italiane che vedranno aumentare considerevolmente le bollette del gas e dell’energia elettrica perché questo governo sconsiderato ha deciso di dare ascolto più alle lobby energetiche che agli interessi degli italiani».Il ministro agli Affari europei Raffaele Fitto risponde pubblicamente per le rime all’alleato: «Del mercato tutelato dell’energia», azzanna Fitto, «ne ho parlato col vicepresidente Salvini e la presidente Meloni è più che attenta. Mi sembra ci sia una necessità di chiarimento: sinceramente non comprendo il dibattito e le polemiche. Ci sono elementi sui quali c’è un dibattito e verificheremo le modalità con cui seguire questo dibattito, tenendo conto che l’obiettivo ha consentito il pagamento della terza rata. La fine del mercato tutelato è prevista da una norma del Dl concorrenza del 2022. Ci si poteva accorgere quando sono stati votati questi provvedimenti degli effetti della fine del mercato tutelato sugli utenti. Il tema c’è», conclude Fitto, «e il governo se ne occupa». Domani ci sarà un tavolo tecnico a Bruxelles, e si tenterà di trovare una soluzione, seppure temporanea, magari sotto forma di un ok a una proroga di 12/18 mesi, a un problema che rischia di provocare una seria frattura nella coalizione di governo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mercato-libero-governo-2666380811.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-gennaio-e-aprile-basta-bollette-tutelate-a-10-milioni-di-famiglie-come-limitare-i-danni" data-post-id="2666380811" data-published-at="1701209586" data-use-pagination="False"> Tra gennaio e aprile basta bollette tutelate a 10 milioni di famiglie. Come limitare i danni Il mercato libero dell’energia non finirà a dicembre 2023. I clienti domestici non vulnerabili dovranno passare al mercato libero a partire dal 1° aprile 2024, mentre i fragili (terremotati, over 65, possessori della 104, o chi percepisce i bonus sociali) resteranno nel mercato tutelato per tutto il 2024. Il passaggio a quello libero viene dunque rimandato al 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda invece il gas, il passaggio dal tutelato al libero scatterà dal 1° gennaio 2024. In termini numerici parliamo di 9 milioni di utenze che attualmente si stanno appoggiando ancora al mercato tutelato dell’energia (tra questi, i fragili sono circa 5 milioni) e di 6 milioni nel mercato tutelato del gas. L’Italia è stata suddivisa in 20 aree omogenee per numero di utenti e tasso di morosità. Per ognuna di queste i 19 venditori di energia, ammessi alle aste, dovranno presentare le loro offerte entro l’11 dicembre. Il 12 dicembre verranno comunicati i risultati e quindi si saprà chi sarà l’operatore di riferimento nel caso in cui non si volesse scegliere la società di mercato libero dalla quale rifornirsi. L’Arera spiega infatti come l’attivazione dei relativi contratti di fornitura avverrà il 1° aprile 2024. Comunicazione che la stessa Autorità ha disposto d’obbligo sulle bollette inviate nel periodo tra settembre - dicembre 2023 e gennaio - marzo 2024. Le società di maggior tutela, insieme alle bollette devono infatti comunicare che il mercato di maggior tutela non sarà più disponibile dal 1° aprile 2024 «e che, in assenza di una scelta di altro fornitore sul mercato libero, questi passeranno all’operatore del servizio a tutele graduali (chi ha vinto l’asta della zona competente)», sottolinea Arera. Indifferentemente se si decide di aspettare la scadenza di aprile o se si vuole passare al mercato libero da gennaio, ci si dovrà confrontare con la scelta di un nuovo operatore. Come fare? Una soluzione arriva dal sito istituzionale, gestito da Acquirente Unico, «Portale offerte», sul quale si potrà scegliere in modo consapevole l’operatore del mercato libero che più si ritiene in linea con le proprie esigenze. Per fare, inoltre, una scelta maggiormente personalizzata si può anche navigare sul «Portale consumi», dove si può capire effettivamente come si consuma, per poi poter cercare un’offerta in linea con le proprie esigenze. Ricerca che non sarà semplice, dato che, come sottolineato dalla stessa Arera, a giugno scorso, le offerte di elettricità sul libero mercato erano circa 2.000, e solo 200 risultavano essere più convenienti, rispetto alle tariffe della maggior tutela. Si tratta dunque di solo il 10%. Per quanto riguarda il prezzo che verrà stabilito nelle aste, non si può dire con certezza se questo sarà particolarmente conveniente o meno, anche perché le offerte fatte dai vari venditori sono anche legate al tasso di morosità presente in un determinato lotto. In ogni caso, l’opzione migliore rimane sempre quella di scegliere con consapevolezza. Il settore del gas ha una situazione differente rispetto a quello dell’energia, perché non c’è una società che detiene di fatto il monopolio. Motivo per il quale a livello procedurale presenta una situazione più semplice. Dal 1° gennaio si passerà ufficialmente al mercato libero. «Per quanto riguarda i clienti domestici, le famiglie e i condomini del settore del gas naturale, è attualmente in corso il processo di accompagnamento verso la fine della tutela, prevista per il 31 dicembre 2023», precisa Arera che sottolinea come al contempo il cliente è stato informato della possibilità di: utilizzare il Portale offerte per confrontare le offerte presenti sul mercato libero e il Portale dei consumi per conoscere i propri consumi; poter restare con l’operatore attuale, il quale applicherà l’offerta placet a prezzo variabile (dal 1° gennaio 2024); o poter aderire alla nuova offerta fatta dal venditore. Per offerta placet si intende «prezzo libero a condizioni equiparate di tutela», che obbliga tutti i venditori ad inserire nel proprio pacchetto di proposte commerciali, un’offerta rivolta alle famiglie e alle piccole imprese chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità. Da ricordare che anche in questo caso la scelta dell’operatore nel mercato libero non sarà priva di ostacoli. Arera ha infatti evidenziato come su più di 2.000 offerte solo due risultano essere più vantaggiose rispetto alla tariffa regolata. Sul decreto Energia i pareri si dividono. Se le associazioni dei consumatori esprimono giudizi molto critici, positivi sono quelli delle associazioni legate al mondo dell’energia. Per Assofond (fonderie), le misure adottate raccolgono le «richieste presentate dalle associazioni che rappresentano le imprese energivore». Sulla stessa linea Assocarta che sottolinea come «gas and electricity release sono importanti per le imprese energivore come l’industria cartaria la cui competitività è in forte sofferenza dopo le misure di riduzione dei costi energetici decise da Francia e Germania».
iStock
Dall’anno scorso, per questa ragione, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria sull’operato di Dolomiti Superski e sulle sue presunte violazioni delle norme di libera concorrenza. Federconsorzi Dolomiti Superski e i 12 consorzi che ne fanno parte (tra le province di Bolzano, Trento e Belluno) hanno risposto negoziando una serie di proposte. La più discussa riguarderebbe un rimborso skipass per le stagioni 2022/23, 2023/24, 2024/25. Verrebbero messi sul piatto 30 milioni di euro, cifra che potrebbe corrispondere proprio a quella della sanzione massima che l’Agcm potrebbe infliggere all’azienda in caso di violazioni accertate, pari al 10% del suo fatturato. L’erogazione di 30 milioni sarebbe prevista in due forme: come «rimborso diretto monetario», pari al 20% del prezzo di uno skipass plurigiornaliero acquistato nelle ultime tre stagioni concluse, 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025, e a tal fine sarebbe garantito un tetto di 12 milioni. Oppure come sconto sull’acquisto di uno skipass futuro (pari al 30% del precedente esborso, con 18 milioni disponibili). Tuttavia Assoutenti non pare soddisfatta. «La soluzione non convince», afferma il presidente Gabriele Melluso, «i rimborsi saranno di entità diversa a seconda della scelta del consumatore di ottenere un indennizzo in denaro o un buono sconto su acquisti futuri, circostanza che crea discriminazioni e induce gli utenti ad acquistare nuovi skipass se vogliono ottenere il più alto vantaggio possibile. Inoltre i rimborsi arriveranno solo a chi si attiverà prima, e una volta terminato il fondo messo a disposizione, chi presenterà la richiesta, pur avendo diritto a ottenere un indennizzo, rimarrà a mani vuote». Non comparirebbe inoltre tra gli impegni la volontà di abbassare per tutti gli sciatori le tariffe skipass. In effetti l’erogazione dei risarcimenti sarà garantita dal meccanismo «first come, first served», cioè chi prima arriva, meglio alloggia. Ma non è l’unico argomento di discussione. Tra le proposte riparatrici avanzate da Dolomiti Superski, quella di «garantire piena libertà decisionale» ai consorzi «in merito a prezzi e sconti degli skipass, eliminando ogni asserita forma di coordinamento delle politiche commerciali», rendendo ciascuno libero di «determinare autonomamente la propria strategia». La proposta sarebbe quella di eliminare «tutte le indicazioni dirette o indirette di prezzo», dunque «le tre fasce di prezzi/sconti nelle quali fino a oggi venivano collocati i consorzi e le stesse soglie di sconto minimo e massimo». Dopodiché sarebbe stata prospettata l’eliminazione «di qualsivoglia forma di coordinamento» delle promozioni, eccezion fatta per la facoltà del Superski di richiedere ai consorzi di aderire al «Dolomiti Superpremière» e ai «Dolomiti Springdays». C’è tempo fino al 27 maggio per accogliere i rilievi del caso, fino alla decisione finale dell’Autorità.
Continua a leggereRiduci
Luca Di Donna e Francesco Alcaro
Dopo Giovanni Buini e Dario Bianchi, ieri è stato il turno di Francesco Alcaro, imprenditore informatico fondatore della società Jarvit Srl, convocato dalla commissione Covid dopo che, lo scorso 15 aprile, Giacomo Amadori sulla Verità aveva pubblicato il contratto che legava l’imprenditore a Di Donna (che lavorava nello studio del professor Guido Alpa, come l’ex premier grillino). Alcaro, che nel 2020 stava lavorando su un progetto da 3 milioni di euro, ha riferito di essere stato approcciato da Di Donna ed Esposito i quali, in cambio della loro intermediazione, hanno richiesto una percentuale del 5% sul valore del progetto. Il manager ha sottoscritto il contratto raccontando che, quando ha ricevuto la mail dell’ex collega di Conte con la proposta, è andato a controllare sul sito dello studio Alpa chi fossero i componenti: «Ho fatto delle ricerche e ho ritenuto in quel caso che lo studio Alpa avesse una competenza molto importante perché c’erano figure che erano molto esposte e con esperienza». Quali? «Giuseppe Conte, ad esempio», è stata la replica di Alcaro.
L’imprenditore, una volta resosi conto che il lavoro sarebbe rimasto interamente in capo alla sua società («Il peso della realizzazione del progetto era al 90% sulla mia società e al 10% su di loro»), ha poi deciso di risolvere il contratto. La vicenda sarebbe finita qui, secondo Alfonso Colucci, capogruppo M5s in commissione Covid, che in una nota ha dichiarato che l’audizione di Alcaro è stata «un flop […] nel vano tentativo di far pronunciare ad Alcaro un addebito a carico di Conte o quantomeno dello stesso Di Donna».
Molte cose, però, non tornano. La prima è che Di Donna ed Esposito hanno mandato all’imprenditore le loro email, inerenti la realizzazione del piano da 3 milioni, proprio dal dominio internet dello studio Alpa dove, fino all’anno prima, Conte ha svolto la sua attività professionale: «Quello che ha determinato la mia scelta è stato proprio lo studio Alpa. Se la mail fosse arrivata da un altro indirizzo probabilmente ci avrei pensato molto di più», ha rivelato il manager. La seconda è che non è stato l’imprenditore a contattare Di Donna ed Esposito ma viceversa: nella testimonianza, Alcaro ha dichiarato di non ricordare se la prima telefonata operativa la avesse fatta lui o i due avvocati, ma ha confermato al presidente della commissione Covid Marco Lisei (Fdi) che sono stati proprio i due legali a proporre alla Jarvit i servizi e non lui ad averli cercati. Incalzato da Alice Buonguerrieri (Fdi), che gli chiedeva per quale motivo avesse accettato condizioni contrattuali capestro, la risposta di Alcaro è stata chiara: il fondatore della Jarvit ha confermato che Di Donna si era reso «certo della possibile riuscita del progetto». Ed è quantomeno curiosa questa certezza a fronte di una prestazione dei due avvocati che, a detta dell’imprenditore, non è stata soddisfacente.
«Quale attività avrebbe, dunque, dovuto fare il collega di Conte a fronte della richiesta di centinaia di migliaia di euro di parcella?», ha commentato Buonguerrieri. «Siamo ancora una volta di fronte a un’anomala ed enorme richiesta di denaro coperta dal solito contratto di consulenza farlocco, come già emerso nei casi di Giovanni Buini e Dario Bianchi. Fratelli d’Italia andrà fino in fondo a questa vicenda per capire come e perché un collega dell’allora premier Giuseppe Conte potesse avere tale accesso ai gangli decisionali del potere», ha concluso Buonguerrieri.
«L’audizione di oggi in commissione Covid ha visto per la terza volta un testimone affermare che in piena pandemia l’avvocato Luca Di Donna, collega di studio dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, era intento a procacciare affari richiedendo percentuali a proprio favore. Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Giuseppe Conte sapesse dell’operato di un suo collega di studio», hanno aggiunto Galeazzo Bignami e Lucio Malan, presidenti rispettivamente dei deputati e dei senatori di Fratelli d’Italia.
Resta da capire, in effetti, per quale motivo Conte non abbia ancora preso iniziative nei confronti dell’ex collega di studio. Certo è che la provocazione dell’ex premier lanciata in Aula contro i deputati di Fdi affinché facciano a meno dell’immunità per poi «vedersela in tribunale» lascia il tempo che trova: l’immunità parlamentare è funzionale all’incarico e i deputati non possono, sic et simpliciter, rinunciarvi. Dovrebbe essere semmai la giunta per le autorizzazioni a procedere a valutare, caso per caso, se revocarla, ma è difficile che lo faccia in assenza di denunce.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Tra esse, in particolare, quella contenuta nel comma 3 dell’articolo 29, che abroga l’articolo 142 del Testo unico sulle spese di giustizia, in cui era prevista l’assistenza legale gratuita a favore degli stranieri extracomunitari nei processi avverso i provvedimenti di espulsione amministrativa adottati ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo numero 286 del 1998. Si tratta di un primo, timido segnale della finalmente avvertita necessità di contrastare in qualche modo il fenomeno costituito dalla indiscriminata possibilità offerta a qualsiasi straniero extracomunitario entrato irregolarmente in Italia di avvalersi di assistenza legale a spese dello Stato per esperire tutti i possibili mezzi di impugnazione consentiti dal nostro ordinamento avverso i provvedimenti adottati nei suoi confronti sulla base della vigente normativa in materia di immigrazione.
Si tratta, però, appunto, soltanto di un timido segnale che, di fatto, sembra destinato a lasciare le cose come stanno. Tanto per cominciare, infatti, resta intatta la possibilità, per lo straniero extracomunitario, di ottenere l’ordinaria ammissione al patrocinio a spese dello Stato sulla base di una semplice e incontrollabile autocertificazione circa l’inesistenza o l’insufficienza di redditi prodotti all’estero, quando - come in realtà avviene, per le più varie ragioni, nella grande maggioranza dei casi - si ritenga che egli si sia trovato nell’impossibilità di ottenere una certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, come richiesto dall’articolo 79, comma 2, del Testo unico sulle spese di giustizia. Ciò sulla base della sentenza della Corte costituzionale numero 157 del 2021, dichiarativa della parziale incostituzionalità di detta ultima norma, appunto nella parte in cui non prevedeva che, in caso di impossibilità di ottenere la certificazione consolare, alla sua mancanza potesse supplirsi con un’autocertificazione dell’interessato. Secondariamente, resta pure intatta la previsione, contenuta nell’articolo 14, comma 4, del citato decreto legislativo numero 286/1998, in base alla quale lo straniero extracomunitario è in ogni caso ammesso al patrocinio a spese dello Stato nel procedimento di convalida del provvedimento con il quale viene disposto, in vista dell’espulsione, il suo trattenimento in un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Così come, infine, resta intatta la previsione dell’articolo 16, comma 2, del decreto legislativo numero 25 del 2008, per la quale, ai fini delle impugnazioni delle decisioni in materia di riconoscimento dello status di rifugiato o di altre forme di protezione internazionale, lo straniero - per via del richiamo all’articolo 94 del Testo unico sulle spese di giustizia che, a sua volta, richiama il già citato articolo 79, comma 2, del medesimo Testo unico - è ammesso al patrocinio a spese dello Stato alla sola condizione, per quanto riguarda il requisito reddituale, costituita dalla produzione della stessa autocertificazione prevista dalla sentenza della Corte costituzionale di cui si è detto in precedenza.
Vi è, peraltro, da osservare, a quest’ultimo proposito, che nella medesima sentenza si afferma che dovrebbe essere onere dell’interessato provare «di aver compiuto tutto quanto esigibile secondo correttezza e diligenza» per ottenere, senza poi esservi riuscito, la certificazione da parte dell’autorità consolare del suo Paese, solo a tale condizione potendosi ammettere che essa sia sostituita dall’autocertificazione dello stesso interessato. Ma la verifica di tale condizione, nella pratica quotidiana, viene spesso e volentieri omessa, prendendosi per buono, purché non palesemente inverosimile, solo quanto affermato dall’interessato a sostegno dell’asserita «impossibilità» di ottenere la certificazione in questione. Da qui una prima conclusione, e cioè quella che sarebbe opportuno prevedere come obbligatorio, con apposita norma, che, quando lo straniero sia ammesso al gratuito patrocinio sulla base dell’autocertificazione da lui prodotta, nel relativo provvedimento si attesti l’avvenuta effettuazione della suddetta verifica e si indichino le ragioni per le quali essa abbia avuto esito positivo.
Ma una seconda e più importante conclusione è quella alla quale dovrebbe giungersi con riguardo al già accennato fenomeno costituito dalle impugnazioni che, grazie alla indiscriminata disponibilità dell’assistenza legale gratuita, vengono sistematicamente proposte dagl’interessati avverso ogni sorta di provvedimenti ad essi sfavorevoli in materia di immigrazione, indipendentemente dall’esistenza o meno di ragionevoli prospettive di un loro accoglimento. Per eliminare o, almeno, ridurre significativamente tale fenomeno, sarebbe necessario prevedere che l’assistenza legale gratuita possa essere negata ogni qual volta l’impugnazione che si intenda proporre avverso un determinato provvedimento appaia chiaramente destinata all’insuccesso. Ciò in perfetta conformità a quanto espressamente previsto tanto all’articolo 20, comma 3, dell’ancora vigente direttiva europea numero 32 del 2013 quanto all’articolo 29, comma 3, lettera b), della direttiva europea numero 1.346 del 2024, applicabile a partire dal 12 giugno 2026, fermo restando che, come pure espressamente previsto da detta ultima norma, l’assistenza legale gratuita sarebbe sempre concessa al solo, limitato fine della proposizione dell’impugnazione avverso il provvedimento con il quale essa sia stata negata. E dovrebbe, in particolare, ritenersi destinata, di regola, all’insuccesso ogni impugnazione avverso provvedimenti di diniego della protezione internazionale adottati nei numerosi casi, elencati negli articoli 28 ter e 29 del Decreto legislativo numero 25 del 2008, in cui la relativa richiesta sia da considerare inammissibile o manifestamente infondata; casi tra i quali rientra, ad esempio, quello che il richiedente asilo provenga da un Paese da ritenersi «sicuro».
Ai fini dell’adozione degli auspicabili interventi normativi di cui si è detto, potrebbe rivelarsi provvidenziale il «pasticcio» creatosi con l’emanazione, contestualmente alla conversione in legge del decreto legge numero 23/2026, del decreto legge «correttivo» numero 55/2026. In sede di conversione, infatti, di quest’ultimo decreto, ad esso potrebbero apportarsi, vertendosi comunque nella stessa materia, le modifiche nelle quali verrebbero a sostanziarsi i suddetti interventi (nella speranza che, naturalmente, in ossequio all’ormai avvenuta trasformazione dello Stato in senso monarchico, vi sia anche l’assenso del Sovrano che ha sede sul colle più alto).
Continua a leggereRiduci