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2023-11-29
Salvini va allo scontro con gli alleati: «È un errore, conto che Fitto rimedi»
La polemica sull’energia elettrica riesce a dare una scossetta alle opposizioni, ma è il leader della Lega, Matteo Salvini, a sorprendere tutti, criticando apertamente il governo (di cui è vicepremier) e facendo perdere le staffe perfino a un solitamente felpato, considerate anche le radici democristiane, Raffaele Fitto. La sortita di Salvini contro la mancata proroga del mercato tutelato è scientifica: prende di mira infatti direttamente il ministro degli Affari europei, nel giorno in cui Fitto sta celebrando in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palazzo Chigi, il via libera al pagamento della quarta rata del Pnrr. Le Europee sono alle porte, si vota con il proporzionale e lo spirito di coalizione lascia il passo agli interessi elettorali di partito: una consuetudine consolidata, ma questa volta le critiche di Salvini alla decisione del Consiglio dei ministri sull’energia segnalano che la Lega ha deciso di non ingoiare più in silenzio tutte le decisioni di Giorgia Meloni e dei suoi fedelissimi. A quanto risulta alla Verità, tra l’altro, nel corso del consiglio dei ministri dell’altro ieri anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era detto contrario al nuovo meccanismo per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, fortemente voluto da Fdi, ma senza ottenere risultati.
La giornata inizia una conferenza stampa convocata da Elly Schlein al Nazareno: «La mancata proroga del mercato tutelato», dice la Schlein, «è una sorta di tassa Meloni sulle bollette. Una misura contenuta nel Pnrr? Per il governo è sempre colpa di qualcun altro, ormai ci siamo abituati. Il governo ha negoziato molte modifiche al Pnrr però su questo punto no. Quando quel piano è stato scritto non c’era ancora stata la crisi e due guerre che hanno triplicato le bollette di famiglie e imprese. Il mondo è cambiato, il governo agisca ora, fermi le aste per una ulteriore proroga del mercato tutelato. Si fanno gli interessi delle grandi società energetiche, le stesse verso cui non c’è stato un impegno per gli extraprofitti. Per il governo è più facile intervenire nelle tasche degli italiani perché è dalla parte delle grandi lobby energetiche».
Immancabile la richiesta di Pd, M5s e Avs di riferire in Parlamento. Sembra la solita polemica tra maggioranza e opposizione, e invece a rendere frizzantino il clima arriva Matteo Salvini, che si smarca dalla decisione presa 24 ore prima dal governo: «Del mercato tutelato», sottolinea Salvini, «abbiamo parlato stamattina (ieri, ndr) a Palazzo Chigi dove c’era la riunione con i sindacati. Conto che l’interlocuzione del ministro Fitto con la Commissione europea porti a una soluzione positiva anche perché tutto è figlio di uno degli obiettivi del Pnrr che abbiamo ereditato quando siamo arrivati al governo. Conto che questo governo», aggiunge Salvini, «con il dialogo e la trattativa con la Commissione europea, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sulla scrivania e che rischia di essere impegnativo». «Un errore»: ce n’è abbastanza per scatenare un putiferio.
La Schlein non si lascia sfuggire l’assist di Salvini: «Sono contenta», commenta la leader dei Dem, «che dopo la conferenza stampa del Pd Salvini si sia accorto che il governo abbia detto no alla proroga del mercato tutelato, mi chiedo dove fosse durante il Cdm che ha deciso di non prorogare le tutele e far partire le aste. Alla luce di questa dichiarazione di Salvini speriamo che il governo si fermi». Si incunea nel varco aperto da Salvini anche il co-portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli: «Ma come funzionano», si chiede Bonelli, «i consigli dei ministri del governo Meloni? Fanno l’aperitivo? Perché se Salvini viene a raccontare all’Italia che la mancata proroga del mercato tutelato è stata un errore, siamo veramente alla fiera dell’assurdo e tutto ciò è inaccettabile. Giocano sulla pelle di oltre sei milioni di famiglie italiane che vedranno aumentare considerevolmente le bollette del gas e dell’energia elettrica perché questo governo sconsiderato ha deciso di dare ascolto più alle lobby energetiche che agli interessi degli italiani».
Il ministro agli Affari europei Raffaele Fitto risponde pubblicamente per le rime all’alleato: «Del mercato tutelato dell’energia», azzanna Fitto, «ne ho parlato col vicepresidente Salvini e la presidente Meloni è più che attenta. Mi sembra ci sia una necessità di chiarimento: sinceramente non comprendo il dibattito e le polemiche. Ci sono elementi sui quali c’è un dibattito e verificheremo le modalità con cui seguire questo dibattito, tenendo conto che l’obiettivo ha consentito il pagamento della terza rata. La fine del mercato tutelato è prevista da una norma del Dl concorrenza del 2022. Ci si poteva accorgere quando sono stati votati questi provvedimenti degli effetti della fine del mercato tutelato sugli utenti. Il tema c’è», conclude Fitto, «e il governo se ne occupa».
Domani ci sarà un tavolo tecnico a Bruxelles, e si tenterà di trovare una soluzione, seppure temporanea, magari sotto forma di un ok a una proroga di 12/18 mesi, a un problema che rischia di provocare una seria frattura nella coalizione di governo.
Tra gennaio e aprile basta bollette tutelate a 10 milioni di famiglie. Come limitare i danni
Il mercato libero dell’energia non finirà a dicembre 2023. I clienti domestici non vulnerabili dovranno passare al mercato libero a partire dal 1° aprile 2024, mentre i fragili (terremotati, over 65, possessori della 104, o chi percepisce i bonus sociali) resteranno nel mercato tutelato per tutto il 2024. Il passaggio a quello libero viene dunque rimandato al 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda invece il gas, il passaggio dal tutelato al libero scatterà dal 1° gennaio 2024. In termini numerici parliamo di 9 milioni di utenze che attualmente si stanno appoggiando ancora al mercato tutelato dell’energia (tra questi, i fragili sono circa 5 milioni) e di 6 milioni nel mercato tutelato del gas.
L’Italia è stata suddivisa in 20 aree omogenee per numero di utenti e tasso di morosità. Per ognuna di queste i 19 venditori di energia, ammessi alle aste, dovranno presentare le loro offerte entro l’11 dicembre. Il 12 dicembre verranno comunicati i risultati e quindi si saprà chi sarà l’operatore di riferimento nel caso in cui non si volesse scegliere la società di mercato libero dalla quale rifornirsi. L’Arera spiega infatti come l’attivazione dei relativi contratti di fornitura avverrà il 1° aprile 2024. Comunicazione che la stessa Autorità ha disposto d’obbligo sulle bollette inviate nel periodo tra settembre - dicembre 2023 e gennaio - marzo 2024. Le società di maggior tutela, insieme alle bollette devono infatti comunicare che il mercato di maggior tutela non sarà più disponibile dal 1° aprile 2024 «e che, in assenza di una scelta di altro fornitore sul mercato libero, questi passeranno all’operatore del servizio a tutele graduali (chi ha vinto l’asta della zona competente)», sottolinea Arera. Indifferentemente se si decide di aspettare la scadenza di aprile o se si vuole passare al mercato libero da gennaio, ci si dovrà confrontare con la scelta di un nuovo operatore. Come fare?
Una soluzione arriva dal sito istituzionale, gestito da Acquirente Unico, «Portale offerte», sul quale si potrà scegliere in modo consapevole l’operatore del mercato libero che più si ritiene in linea con le proprie esigenze. Per fare, inoltre, una scelta maggiormente personalizzata si può anche navigare sul «Portale consumi», dove si può capire effettivamente come si consuma, per poi poter cercare un’offerta in linea con le proprie esigenze. Ricerca che non sarà semplice, dato che, come sottolineato dalla stessa Arera, a giugno scorso, le offerte di elettricità sul libero mercato erano circa 2.000, e solo 200 risultavano essere più convenienti, rispetto alle tariffe della maggior tutela. Si tratta dunque di solo il 10%.
Per quanto riguarda il prezzo che verrà stabilito nelle aste, non si può dire con certezza se questo sarà particolarmente conveniente o meno, anche perché le offerte fatte dai vari venditori sono anche legate al tasso di morosità presente in un determinato lotto. In ogni caso, l’opzione migliore rimane sempre quella di scegliere con consapevolezza.
Il settore del gas ha una situazione differente rispetto a quello dell’energia, perché non c’è una società che detiene di fatto il monopolio. Motivo per il quale a livello procedurale presenta una situazione più semplice. Dal 1° gennaio si passerà ufficialmente al mercato libero. «Per quanto riguarda i clienti domestici, le famiglie e i condomini del settore del gas naturale, è attualmente in corso il processo di accompagnamento verso la fine della tutela, prevista per il 31 dicembre 2023», precisa Arera che sottolinea come al contempo il cliente è stato informato della possibilità di: utilizzare il Portale offerte per confrontare le offerte presenti sul mercato libero e il Portale dei consumi per conoscere i propri consumi; poter restare con l’operatore attuale, il quale applicherà l’offerta placet a prezzo variabile (dal 1° gennaio 2024); o poter aderire alla nuova offerta fatta dal venditore.
Per offerta placet si intende «prezzo libero a condizioni equiparate di tutela», che obbliga tutti i venditori ad inserire nel proprio pacchetto di proposte commerciali, un’offerta rivolta alle famiglie e alle piccole imprese chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità. Da ricordare che anche in questo caso la scelta dell’operatore nel mercato libero non sarà priva di ostacoli. Arera ha infatti evidenziato come su più di 2.000 offerte solo due risultano essere più vantaggiose rispetto alla tariffa regolata.
Sul decreto Energia i pareri si dividono. Se le associazioni dei consumatori esprimono giudizi molto critici, positivi sono quelli delle associazioni legate al mondo dell’energia. Per Assofond (fonderie), le misure adottate raccolgono le «richieste presentate dalle associazioni che rappresentano le imprese energivore». Sulla stessa linea Assocarta che sottolinea come «gas and electricity release sono importanti per le imprese energivore come l’industria cartaria la cui competitività è in forte sofferenza dopo le misure di riduzione dei costi energetici decise da Francia e Germania».
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Il leghista si smarca, il ministro di Fdi replica piccato: «Poteva accorgersene prima». Elly Schlein ci sguazza: «Questa è una tassa Meloni». Domani tavolo tecnico a Bruxelles: si studierà una proroga.Mercato libero del gas già a inizio anno, per l’elettricità i fragili possono aspettare il 2025. Scegliere un nuovo operatore non sarà necessario.Lo speciale contiene due articoli.La polemica sull’energia elettrica riesce a dare una scossetta alle opposizioni, ma è il leader della Lega, Matteo Salvini, a sorprendere tutti, criticando apertamente il governo (di cui è vicepremier) e facendo perdere le staffe perfino a un solitamente felpato, considerate anche le radici democristiane, Raffaele Fitto. La sortita di Salvini contro la mancata proroga del mercato tutelato è scientifica: prende di mira infatti direttamente il ministro degli Affari europei, nel giorno in cui Fitto sta celebrando in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a Palazzo Chigi, il via libera al pagamento della quarta rata del Pnrr. Le Europee sono alle porte, si vota con il proporzionale e lo spirito di coalizione lascia il passo agli interessi elettorali di partito: una consuetudine consolidata, ma questa volta le critiche di Salvini alla decisione del Consiglio dei ministri sull’energia segnalano che la Lega ha deciso di non ingoiare più in silenzio tutte le decisioni di Giorgia Meloni e dei suoi fedelissimi. A quanto risulta alla Verità, tra l’altro, nel corso del consiglio dei ministri dell’altro ieri anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si era detto contrario al nuovo meccanismo per il rinnovo delle concessioni idroelettriche, fortemente voluto da Fdi, ma senza ottenere risultati.La giornata inizia una conferenza stampa convocata da Elly Schlein al Nazareno: «La mancata proroga del mercato tutelato», dice la Schlein, «è una sorta di tassa Meloni sulle bollette. Una misura contenuta nel Pnrr? Per il governo è sempre colpa di qualcun altro, ormai ci siamo abituati. Il governo ha negoziato molte modifiche al Pnrr però su questo punto no. Quando quel piano è stato scritto non c’era ancora stata la crisi e due guerre che hanno triplicato le bollette di famiglie e imprese. Il mondo è cambiato, il governo agisca ora, fermi le aste per una ulteriore proroga del mercato tutelato. Si fanno gli interessi delle grandi società energetiche, le stesse verso cui non c’è stato un impegno per gli extraprofitti. Per il governo è più facile intervenire nelle tasche degli italiani perché è dalla parte delle grandi lobby energetiche». Immancabile la richiesta di Pd, M5s e Avs di riferire in Parlamento. Sembra la solita polemica tra maggioranza e opposizione, e invece a rendere frizzantino il clima arriva Matteo Salvini, che si smarca dalla decisione presa 24 ore prima dal governo: «Del mercato tutelato», sottolinea Salvini, «abbiamo parlato stamattina (ieri, ndr) a Palazzo Chigi dove c’era la riunione con i sindacati. Conto che l’interlocuzione del ministro Fitto con la Commissione europea porti a una soluzione positiva anche perché tutto è figlio di uno degli obiettivi del Pnrr che abbiamo ereditato quando siamo arrivati al governo. Conto che questo governo», aggiunge Salvini, «con il dialogo e la trattativa con la Commissione europea, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sulla scrivania e che rischia di essere impegnativo». «Un errore»: ce n’è abbastanza per scatenare un putiferio.La Schlein non si lascia sfuggire l’assist di Salvini: «Sono contenta», commenta la leader dei Dem, «che dopo la conferenza stampa del Pd Salvini si sia accorto che il governo abbia detto no alla proroga del mercato tutelato, mi chiedo dove fosse durante il Cdm che ha deciso di non prorogare le tutele e far partire le aste. Alla luce di questa dichiarazione di Salvini speriamo che il governo si fermi». Si incunea nel varco aperto da Salvini anche il co-portavoce di Europa verde, Angelo Bonelli: «Ma come funzionano», si chiede Bonelli, «i consigli dei ministri del governo Meloni? Fanno l’aperitivo? Perché se Salvini viene a raccontare all’Italia che la mancata proroga del mercato tutelato è stata un errore, siamo veramente alla fiera dell’assurdo e tutto ciò è inaccettabile. Giocano sulla pelle di oltre sei milioni di famiglie italiane che vedranno aumentare considerevolmente le bollette del gas e dell’energia elettrica perché questo governo sconsiderato ha deciso di dare ascolto più alle lobby energetiche che agli interessi degli italiani».Il ministro agli Affari europei Raffaele Fitto risponde pubblicamente per le rime all’alleato: «Del mercato tutelato dell’energia», azzanna Fitto, «ne ho parlato col vicepresidente Salvini e la presidente Meloni è più che attenta. Mi sembra ci sia una necessità di chiarimento: sinceramente non comprendo il dibattito e le polemiche. Ci sono elementi sui quali c’è un dibattito e verificheremo le modalità con cui seguire questo dibattito, tenendo conto che l’obiettivo ha consentito il pagamento della terza rata. La fine del mercato tutelato è prevista da una norma del Dl concorrenza del 2022. Ci si poteva accorgere quando sono stati votati questi provvedimenti degli effetti della fine del mercato tutelato sugli utenti. Il tema c’è», conclude Fitto, «e il governo se ne occupa». Domani ci sarà un tavolo tecnico a Bruxelles, e si tenterà di trovare una soluzione, seppure temporanea, magari sotto forma di un ok a una proroga di 12/18 mesi, a un problema che rischia di provocare una seria frattura nella coalizione di governo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mercato-libero-governo-2666380811.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-gennaio-e-aprile-basta-bollette-tutelate-a-10-milioni-di-famiglie-come-limitare-i-danni" data-post-id="2666380811" data-published-at="1701209586" data-use-pagination="False"> Tra gennaio e aprile basta bollette tutelate a 10 milioni di famiglie. Come limitare i danni Il mercato libero dell’energia non finirà a dicembre 2023. I clienti domestici non vulnerabili dovranno passare al mercato libero a partire dal 1° aprile 2024, mentre i fragili (terremotati, over 65, possessori della 104, o chi percepisce i bonus sociali) resteranno nel mercato tutelato per tutto il 2024. Il passaggio a quello libero viene dunque rimandato al 1° gennaio 2025. Per quanto riguarda invece il gas, il passaggio dal tutelato al libero scatterà dal 1° gennaio 2024. In termini numerici parliamo di 9 milioni di utenze che attualmente si stanno appoggiando ancora al mercato tutelato dell’energia (tra questi, i fragili sono circa 5 milioni) e di 6 milioni nel mercato tutelato del gas. L’Italia è stata suddivisa in 20 aree omogenee per numero di utenti e tasso di morosità. Per ognuna di queste i 19 venditori di energia, ammessi alle aste, dovranno presentare le loro offerte entro l’11 dicembre. Il 12 dicembre verranno comunicati i risultati e quindi si saprà chi sarà l’operatore di riferimento nel caso in cui non si volesse scegliere la società di mercato libero dalla quale rifornirsi. L’Arera spiega infatti come l’attivazione dei relativi contratti di fornitura avverrà il 1° aprile 2024. Comunicazione che la stessa Autorità ha disposto d’obbligo sulle bollette inviate nel periodo tra settembre - dicembre 2023 e gennaio - marzo 2024. Le società di maggior tutela, insieme alle bollette devono infatti comunicare che il mercato di maggior tutela non sarà più disponibile dal 1° aprile 2024 «e che, in assenza di una scelta di altro fornitore sul mercato libero, questi passeranno all’operatore del servizio a tutele graduali (chi ha vinto l’asta della zona competente)», sottolinea Arera. Indifferentemente se si decide di aspettare la scadenza di aprile o se si vuole passare al mercato libero da gennaio, ci si dovrà confrontare con la scelta di un nuovo operatore. Come fare? Una soluzione arriva dal sito istituzionale, gestito da Acquirente Unico, «Portale offerte», sul quale si potrà scegliere in modo consapevole l’operatore del mercato libero che più si ritiene in linea con le proprie esigenze. Per fare, inoltre, una scelta maggiormente personalizzata si può anche navigare sul «Portale consumi», dove si può capire effettivamente come si consuma, per poi poter cercare un’offerta in linea con le proprie esigenze. Ricerca che non sarà semplice, dato che, come sottolineato dalla stessa Arera, a giugno scorso, le offerte di elettricità sul libero mercato erano circa 2.000, e solo 200 risultavano essere più convenienti, rispetto alle tariffe della maggior tutela. Si tratta dunque di solo il 10%. Per quanto riguarda il prezzo che verrà stabilito nelle aste, non si può dire con certezza se questo sarà particolarmente conveniente o meno, anche perché le offerte fatte dai vari venditori sono anche legate al tasso di morosità presente in un determinato lotto. In ogni caso, l’opzione migliore rimane sempre quella di scegliere con consapevolezza. Il settore del gas ha una situazione differente rispetto a quello dell’energia, perché non c’è una società che detiene di fatto il monopolio. Motivo per il quale a livello procedurale presenta una situazione più semplice. Dal 1° gennaio si passerà ufficialmente al mercato libero. «Per quanto riguarda i clienti domestici, le famiglie e i condomini del settore del gas naturale, è attualmente in corso il processo di accompagnamento verso la fine della tutela, prevista per il 31 dicembre 2023», precisa Arera che sottolinea come al contempo il cliente è stato informato della possibilità di: utilizzare il Portale offerte per confrontare le offerte presenti sul mercato libero e il Portale dei consumi per conoscere i propri consumi; poter restare con l’operatore attuale, il quale applicherà l’offerta placet a prezzo variabile (dal 1° gennaio 2024); o poter aderire alla nuova offerta fatta dal venditore. Per offerta placet si intende «prezzo libero a condizioni equiparate di tutela», che obbliga tutti i venditori ad inserire nel proprio pacchetto di proposte commerciali, un’offerta rivolta alle famiglie e alle piccole imprese chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità. Da ricordare che anche in questo caso la scelta dell’operatore nel mercato libero non sarà priva di ostacoli. Arera ha infatti evidenziato come su più di 2.000 offerte solo due risultano essere più vantaggiose rispetto alla tariffa regolata. Sul decreto Energia i pareri si dividono. Se le associazioni dei consumatori esprimono giudizi molto critici, positivi sono quelli delle associazioni legate al mondo dell’energia. Per Assofond (fonderie), le misure adottate raccolgono le «richieste presentate dalle associazioni che rappresentano le imprese energivore». Sulla stessa linea Assocarta che sottolinea come «gas and electricity release sono importanti per le imprese energivore come l’industria cartaria la cui competitività è in forte sofferenza dopo le misure di riduzione dei costi energetici decise da Francia e Germania».
Jeffrey Epstein (Ansa)
Si attribuiscono a lui nefandezze e trame oscure, si racconta che al centro del tornado vi sarebbe il presidente americano con il suo circo di sodali fascistoidi. Si scrive a ripetizione che il nome di Trump compare un milione di volte negli Epstein files, anche se non significa nulla: un conto - come sa chiunque stia spulciando i faldoni - è essere citati, un altro è che sbuchino prove di questa o quella porcheria. E su Trump, per ora, nulla di grave è emerso. Se uscirà saremo i primi a scriverlo, come del resto abbiamo scritto dei sotterfugi attribuiti a Steve Bannon, ma per ora non ci sono elementi tali da giustificare l’insistenza su The Donald.
Anzi, a dirla tutta ci sono elementi a suo favore. Come ha scritto pure la Bcc, «secondo un documento dell’Fbi diffuso dal dipartimento di giustizia, un ex capo della polizia della Florida ha dichiarato di aver ricevuto una chiamata da Donald Trump nel 2006, in cui l’attuale presidente gli diceva che tutti erano a conoscenza del comportamento di Jeffrey Epstein. Il documento», dice la Bbc, «è una registrazione scritta di un’intervista dell’Fbi del 2019 con l’ex capo della polizia di Palm Beach, il quale sostiene che Trump lo abbia chiamato dopo che il dipartimento ha avviato un’indagine su Epstein e gli abbia detto: “Grazie al cielo lo state fermando, tutti sapevano che cosa stava facendo”». Insomma, The Donald avrebbe addirittura stimolato le autorità ad agire sul faccendiere. Eppure anche questa vicenda viene incredibilmente ribaltata. Fanpage ad esempio la vende così: «Trump sapeva tutto dal 2006». Come a dire: visto, era coinvolto.
Ma il Corriere della Sera riesce a fare persino di meglio. Ieri, nonostante fossero uscite rivelazioni sul businessman emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem e sulle mail che si scambiava con Epstein in cui si discuteva di «video di torture», al centro di tutto il racconto di via Solferino c’era ancora lui, Donald, sempre lo stesso. Il Corriere ha dedicato al caso due pagine, la prima con un titolone sul fatto che «un ex poliziotto imbarazza Trump», la seconda - con articolo di una firma imponente quale Federico Fubini - interamente dedicata a Jared Kushner, genero del presidente. In sostanza Fubini cita un documento dell’Fbi in cui a parlare è una fonte anonima la quale afferma che Kushner avrebbe avuto strani legami con i russi, con annesso passaggio di soldi. Fubini stesso scrive che «il contenuto della deposizione, oggi impossibile da verificare, è controverso». Ma non importa: alla fonte anonima si dedica una paginata perché si può fare un titolo che mette in cattiva luce Trump e i suoi.
Il punto, vedete, non è difendere Trump, cosa di cui non ci importa un fico. Il punto è che lo scandalo Epstein travolge anche e in alcuni casi soprattutto una bella fetta delle élite occidentali liberal-progressiste, e su queste si tende sempre a sorvolare. Si scrive lo stretto indispensabile su Bill Gates, si evita di insistere sulla ipocrisia del guru antagonista Noam Chomsky che consigliava Epstein su come evitare gli assalti mediatici, si liquidano gli indizi su pedofilia, satanismo e barbarie assortite quali curiosità per dietrologi. E intanto si martella su Trump, così che ai lettori arrivi una visione distorta e parziale di tutta la faccenda.
Il bello è che proprio sulla versione digitale del Corriere della Sera, Federico Rampini - sempre intellettualmente onesto - ha pronunciato parole sacrosante: «Per ora, i fatti parlano chiaro: chi sperava di usare Jeffrey Epstein come arma letale contro Donald Trump viveva in un’illusione. Il finanziere, predatore sessuale e criminale finito giustamente in carcere, era parte integrante dell’élite newyorkese, storicamente legata al Partito democratico. [...] Al contrario, il fango Epstein sta colpendo i Clinton e i loro alleati: dall’ex ministro del Tesoro Larry Summers, consigliere di Obama e mecenate progressista, a Bill Gates. Lo scandalo lambisce persino il premier laburista britannico Keir Starmer». Al Corriere dovrebbero forse ascoltare meglio almeno i loro editorialisti.
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Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell (Ansa)
Adesso il premier londinese nel mirino non è solo Starmer. C’è un suo predecessore, ancora senza volto, che sarebbe bellamente caduto nella rete del miliardario Usa, morto misteriosamente in carcere a New York nel 2019. Lo racconta Andrew Lownie, autore di una devastante biografia dell’ex principe Andrea, per il quale ci sarebbe un rapporto dell’Fbi in cui si parla di un rapporto sessuale a tre fra Ghislaine Maxwell, complice di Epstein, un ex (o futuro) premier britannico e una ragazza misteriosa. Ghislaine, passaporto britannico, è la figlia del discusso editore Robert Maxwell, nato in Ucraina, scampato ai nazisti e morto in disgrazia nel Regno Unito, ma sepolto in Israele nel 1991 con tutti gli onori. Sui tabloid inglesi è già partita la caccia al Premier X, ma siamo ancora agli indizi: i nomi di Tony Blair e David Cameron ricorrono più volte, per altri motivi, nei documenti desecretati dalla Giustizia Usa, ma Ghislaine conosceva bene anche Boris Johnson, con cui ha frequentato l’università di Oxford. Due giorni fa, del resto, uno dei deputati Usa autorizzati a leggere tutti i documenti, il repubblicano Thomas Massie, si era fatto scappare che nelle carte c’era anche un personaggio «di spicco in un governo estero». Il Paese coinvolto oggi sembra proprio essere il Regno Unito.
Ieri Starmer comunque è stato tenuto sotto scacco dai conservatori, ansiosi di recuperare terreno rispetto alle accuse mosse nei giorni scorsi dall’implacabile Nigel Farage, sempre più in testa in tutti i sondaggi. Nel question time, i deputati delle opposizioni hanno accusato Starmer di aver promosso intorno a sé «solo persone legate e pedofili». Di sicuro le femministe, anche laburiste, avevano già fatto notare che intorno al premier c’erano solo uomini e tutti amici personali. Nel mirino e al centro delle polemiche inglesi ci sono sempre l’ex portavoce Matthew Doyle, nominato dal premier-giudice nonostante avesse dato sostegno a Sean Morton, ex consigliere locale laburista condannato per pedopornografia nel 2018, e Lord Peter Mandelson, mamma santissima del New Labour. Mandelson è stato silurato come ambasciatore negli Usa e costretto a dimettersi dalla Camera dei Comuni, perché legato a doppio filo con Epstein. Intervistato lo scorso 11 gennaio dalla Bbc, Lord Mandelson ha sostenuto di non sapere nulla di ragazze minorenni abusate con questo argomento: «Non ne ho mai vista una. Forse perché sapevano che sono gay. Nelle case (di Epstein) in cui ho dormito ho visto solo personale di servizio». Con sterlina e Borsa che ieri si sono ripresi, Starmer per ora si è salvato. Ma il prossimo 7 maggio ci sarà il rinnovo di 32 consigli in altrettanti distretti e i sondaggi sono catastrofici per il partito laburista. Non a caso, scalpita già Angela Rayner, 45 anni, sindacalista ed ex vice di Starmer. È molto più a sinistra di lui ed è questo che terrorizza i mercati inglesi.
Se il governo inglese per ora è l’unico che traballa ufficialmente sullo scandalo del finanziere pedofilo, il coinvolgimento italiano al momento sembra di una banalità assoluta. Anche se la storia è tragica. Negli ultimi file resi noti dal Dipartimento di giustizia Usa, negli hotel di Milano ci sarebbe stata una rete di ragazze più o meno giovani a disposizione di uomini d’affari che interessavano a Epstein e ai suoi maneggi. Ogni ragazza aveva una sua carta di credito, ricaricata periodicamente dal finanziare pedofilo, e a gestirle c’era il suo braccio destro francese Jean Luc Brunel, detto «Le fantome», finito indagato e morto anche lui suicida in carcere il 19 febbraio 2022, a 75 anni. Nel suo libro di memorie Nobody's Girl, Virginia Giuffré, una delle vittime di Epstein, ha scritto che «Il Fantasma» una volta «regalò» al finanziere tre gemelle minorenni per il suo compleanno.
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Roberto Vannacci (Ansa)
La fiducia è passata come previsto con 207 voti favorevoli e 119 contrari. Dopo il voto sulla fiducia posta dal governo sono stati presentati 19 ordini del giorno: tre di Futuro nazionale; otto del M5s; quattro di Azione; quattro di Avs. Il tema centrale resta lo stop all’invio di armi, sostenuto da Futuro nazionale e rilanciato anche da M5s e Avs. La maggioranza si è mossa compatta a sostegno della fiducia e del decreto, ma l’opposizione invece continua a procedere divisa. Se era scontato il no alla fiducia, Avs e M5s restano contrari al provvedimento, mentre Pd, Azione e Italia Viva lo appoggiano. «Futuro nazionale oggi ha dimostrato di essere un interlocutore serio e attendibile per il centrodestra. Futuro nazionale però è coerente: noi ribadiamo il nostro no a un decreto che invia per la tredicesima volta armi e soldi a Zelensky», ha detto Sasso in un punto stampa alla Camera, insieme ai colleghi Ziello e Pozzolo. Le ragioni sono «negli ordini del giorno che rimangano in piedi. Sul voto di fiducia, sottolinea, «noi abbiamo votato convintamente sì perché non vogliamo dare alibi a nessuno. Né a chi adesso definisce il suo partito post ideologico e abbandona le posizioni sovraniste identitarie né a chi è moderato, reputa difficile ma non impossibile una interlocuzione con noi. Noi ci siamo, vogliamo rendere il centrodestra attuale, che per noi è morbido, più forte, sicuro, identitario ma è chiaro che ora questo centrodestra ci deve ascoltare. Noi rappresentiamo la voce di tanti italiani di destra, delusi, che magari non vanno più a votare».
Pare chiaro che Futuro nazionale ancora non sappia bene cosa essere, che strada voglia prendere. Un progetto embrionale che però intanto piano piano continua ad allargarsi. Due esponenti della Lega di Firenze, il consigliere Salvatore Sibilla, e il dirigente provinciale del Carroccio, Vito Poma, hanno annunciato di passare dalla Lega a Futuro nazionale. Sarebbero «52 sindaci e circa 300 consiglieri comunali» ad aver chiesto di passare a Fn, ma resta ancora tutto «da valutare».
Fn, la sigla, evoca altri due partiti. Uno francese, il Front National e uno nazionale, Forza Nuova. A quest’ultimo Vannacci si è anche rivolto rispondendo a chi gli chiedeva se terrebbe dentro Forza Nuova e CasaPound: «Non mi piace categorizzare. Questi signori, che sono liberi cittadini e non hanno commesso reati, per quanto rappresentano principi che possono essere criticati, devono poter proporre idee e devono essere aperte tutte le porte». E su Afd: «Vedremo. Per ora sono nel gruppo misto».
Vannacci poi è di nuovo severo con il leader della Lega Matteo Salvini: «Era quello che non avrebbe mai lavorato con i cinque stelle e con Giuseppe Conte, poi ci ha fatto un governo insieme. Io (invece) vorrei essere quello squillo di tromba che richiami l’attenzione e dica: “Signori, abbiamo sbagliato strada”. Dobbiamo tornare sulla direzione vera della destra, in modo da riportare al voto quel 52% di italiani che si astengono; molti di loro sono di destra e non si riconoscono più in questa versione “slavata”. “A sinistra risponde uno squillo”: lo aspettiamo quello della sinistra. Io vado in quella direzione».
Insomma, l’intenzione è chiara ed espressa dallo stesso Sasso: «Sappiamo di non essere gli unici a destra a pensarla così ma noi siamo gli unici a metterci la faccia, a dire basta armi per cui noi saremo consequenziali e voteremo no. Ma non consentiremo mai alle sinistre di andare al governo per cui abbiamo votato la fiducia segnando un perimetro e diamo un segnale: è arrivata la destra, quella vera, che mantiene la parola».
Ieri a Montecitorio questo gioco delle tre carte (votare la fiducia ma non il decreto) ha funzionato. Ma è giusta e puntuale l’osservazione di Luigi Marattin, ex Italia Viva e leader del Partito liberale che suggerisce: «Al Senato, tra pochi giorni, il regolamento è diverso: la votazione è unica. Con un solo voto, esprimi il tuo parere sul provvedimento E sulla fiducia al governo». Come faranno?
Ieri in Aula sono volati gli stracci soprattutto con la sinistra. «Voi pensate che la politica sia un autobus, non lo accettiamo. I nostri odg sono molto chiari e la nostra posizione viene da lontano, voteremo in maniera convinta e forte contro quelli dei “vannacciani”», ha attaccato Angelo Bonelli di Avs. Segno che Futuro nazionale non dà fastidio solo al centrodestra, ma anche a chi, come Avs e M5s, tiene posizioni simili e rischia di farsi erodere consensi.
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