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2021-11-26
«Meno muscoli e più cervello». La Cdp draghiana riannoda la rete
L'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco (Ansa)
«Non rispondo a mercati aperti su queste cose in questo momento». Così l'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, ha risposto a una domanda su Tim durante la presentazione del piano di Cdp al 2024, il primo da lui firmato. Ma la filosofia di Cdp sulle partecipazioni possedute (tra cui, oltre al 10% di Tim, anche la maggioranza di Fincantieri), e dunque anche sulle infrastrutture strategiche del Paese come le Tlc, emerge in parte dalle pieghe del nuovo piano annunciato ieri. E anche da una frase importante detta da Scannapieco al termine nella parte finale del suo intervento: Cdp «viene spesso definita sui giornali “cassaforte" dello Stato, ma non c'è cosa più distante. Cassaforte dà l'idea di una cosa pesante e inerte, di una Cdp con tanti muscoli e poco cervello, mentre noi vogliamo sviluppare la parte della testa e diventare un soggetto promotore», ha detto l'ad alla presenza del ministro dell'Economia, Daniele Franco, e del presidente dell'Acri, Francesco Profumo. Ovvero dei suoi azionisti: il Tesoro, in maggioranza, e le Fondazioni.
In sostanza, non un bancomat come avrebbero voluto i grillini, né un soggetto statico, pesante, ma un «centro di risorse finanziarie e quindi muscoli e competenze tecniche e quindi cervello per avere un ruolo addizionale e complementare al mercato: noi dovremo fare qualcosa di diverso rispetto alle banche». Diventando «più selettiva» negli investimenti attraverso anche l'aumento delle competenze tecniche interne per «dare una sorta di stampino di qualità» per attrarre altri capitali». Quanto alle partecipazioni, ha spiegato Scannapieco, Cassa depositi e prestiti si occuperà delle sue partecipazioni con una «nuova logica di gestione». Da una parte ci saranno le partecipazioni considerate strategiche dove il gruppo manterrà un ruolo di azionista stabile a presidio di infrastrutture o asset rilevanti per il Paese; «dall'altra gli interventi di scopo, dove l'impegno è finalizzato alla crescita o alla stabilizzazione di imprese in settori chiave, ma con logiche di uscita e di rotazione di capitale». Tradotto: Cdp rimarrà azionista stabile a sostegno delle infrastrutture o asset strategici del Paese, mentre per quanto riguarda gli asset non strategici, ha riassunto l'ad, «si entra, si aiuta, ma una volta raggiunto l'obiettivo si esce». In generale, l'operatività si dovrà basare sulla «capacità di attrarre risorse da altri investitori».
Se, e come, verrà tradotta questa strategia sul campo della partita in corso tra il fondo americano Kkr e i francesi di Vivendi per il controllo di Tim e della rete, lo si capirà nelle prossime settimane. Di certo, nel piano della Cassa ci sono 7 miliardi per investimenti nell'equity nel triennio che riguardano sia investimenti diretti ancora da chiudere, come quello in Aspi («Non siamo ancora proprietari, se tutto va bene il closing può avvenire nel primo trimestre 2022», ha detto ieri), ma soprattutto il sostegno ai fondi per coinvestimenti. Il nuovo piano strategico punta a impegnare 65 miliardi nel triennio 2022-24, con un incremento del 5% rispetto al piano precedente con un'attivazione di investimenti stimati nel complesso a 128 miliardi. Vi vengono individuate quattro aree prioritarie di intervento: cambiamento climatico, crescita inclusiva, sostegno alle filiere produttive, innovazione e digitalizzazione. Per il settore immobiliare, viene confermato l'impegno nel comparto del turismo e una focalizzazione su social, senior e student housing, con l'obiettivo di realizzare un forte impatto sul territorio grazie alla partnership con le fondazioni di origine bancaria. Altre sfide? «Ci piacerebbe, per valorizzare la nostra partecipazione in Euronext, aiutare più imprese a quotarsi». Poi c'è la volontà di «dare suggerimenti al governo per snellire le procedure di quotazione e fare in mondo che il mercato azionario diventi una fonte alternativa». Su Open fiber «stiamo aspettando nei prossimi giorni la possibilità di fare il closing della nostra operazione con Enel». E sullo sviluppo del cloud «abbiamo sottoposto un'offerta, abbiamo lavorato bene con nostri partner, Leonardo, Tim e Sogei, Cassa ha un ruolo più finanziario. Ora la palla è al governo», ha aggiunto Scannapieco.
L'ad di Cdp non ha invece voluto parlare a mercati aperti di Tim perché il dossier resta caldissimo: ieri il titolo del gruppo di Tlc ha affrontato una seduta in altalena a Piazza Affari per poi chiudere in ribasso del 2,6% a 0,48 euro, sotto il livello della potenziale Opa di Kkr. A Borsa chiusa, l'ad Luigi Gubitosi ha inviato una lettera al board in vista del cda di oggi dichiarandosi pronto a fare un passo indietro per consentire un «sereno esame» dell'offerta di Kkr. Mercoledì scorso il premier, Mario Draghi, ha precisato che il governo si porrà tre priorità nell'analizzare la proposta degli americani: «La protezione dell'occupazione, la protezione della tecnologia e la protezione della rete, dell'infrastruttura». Oggi il cda straordinario di Tim, nel quale il voto di Giovanni Gorno Tempini (presidente di Cdp) rischia di essere decisivo. Penderà verso Gubitosi o i francesi?
Gubitosi pronto a lasciare le deleghe
Alla vigilia del consiglio di amministrazione straordinario di Tim, convocato per oggi, l'ad Luigi Gubitosi si è detto pronto a fare un passo indietro, pur di agevolare la valutazione dell'offerta non vincolante presentata venerdì scorso dal fondo di private equity statunitense Kkr. A farlo sapere è stato lo stesso Gubitosi in una lettera ai consiglieri: «Al fine di favorire il processo decisionale da parte del consiglio, metto a disposizione del cda le deleghe che mi avete conferito. Se questo passaggio consentirà una più serena e rapida valutazione della non binding offer di Kkr, sarò contento che sia avvenuto».
Non è mancato un richiamo a chi potrebbe cercare di giocare sul fattore tempo per rimandare la decisione. «Atteggiamenti dilatori da parte del consiglio, che possono essere interpretati come volti a difesa degli interessi di taluni azionisti, sono da evitare», ha scritto Gubitosi, precisando che «la stessa trattazione è tra gli ultimi punti dell'ordine del giorno del cda», il che «può dare un senso di scarsa priorità». Per l'ad di Tim è invece «urgente nominare i consulenti finanziari e approvare l'immediata concessione di un periodo di tempo ragionevole per effettuare una limitata due diligence su documenti e informazioni accettabili per il consiglio. Tecnicamente potremmo essere pronti a una data room in 48/72 ore», ha aggiunto Gubitosi, secondo cui «le non troppo velate accuse che mi sono state rivolte in relazione alla mia presunta vicinanza a Kkr, oltre a essere totalmente fuori luogo e false come ho ripetutamente fatto presente, non devono essere utilizzate strumentalmente per rallentare il processo di esame dell'indicazione di interesse, tentativo dal quale mi dissocio in modo netto».
Da qui la proposta del passo indietro, motivata da Gubitosi in questa maniera: «Il nostro dovere è quello di tutelare gli interessi di tutti i nostri stakeholder, in particolare il mercato, di non privilegiare posizioni individuali e di agire nel rispetto rigoroso delle regole con rapidità per tutelare la stabilità della nostra società».
Per il momento, almeno formalmente, il governo sta alla finestra, con il ministro all'Innovazione tecnologica Vittorio Colao - già numero uno di Vodafone - che ha precisato: «Non si commentano situazioni di mercato in essere. Ovviamente siamo molto interessati a preservare la sicurezza del Paese e il buono sviluppo dell'infrastruttura». La palla passa ora nelle mani di Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale, che nelle scorse settimane non ha risparmiato critiche all'operato di Gubitosi e che ha definito l'offerta di Kkr «totalmente insufficiente»: secondo indiscrezioni la mossa dell'ad sarebbe un tentativo di anticipare un'eventuale sfiducia da parte dei soci transalpini, rimuovendo così un grosso ostacolo all'esame dell'offerta del fondo Usa.
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Dario Scannapieco presenta il piano da 65 miliardi: «Vogliamo diventare soggetto promotore». Fra le priorità, il cloud: «Abbiamo fatto l'offerta, aspettiamo il governo». Oggi, al cda, Cassa decisiva per il futuro di Tim.Il numero uno di Telecom, Luigi Gubitosi: «Disposto a fare un passo indietro per permettere la serena valutazione dell'offerta di Kkr. Le accuse di una mia vicinanza al fondo Usa sono false».Lo speciale contiene due articoli.«Non rispondo a mercati aperti su queste cose in questo momento». Così l'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, ha risposto a una domanda su Tim durante la presentazione del piano di Cdp al 2024, il primo da lui firmato. Ma la filosofia di Cdp sulle partecipazioni possedute (tra cui, oltre al 10% di Tim, anche la maggioranza di Fincantieri), e dunque anche sulle infrastrutture strategiche del Paese come le Tlc, emerge in parte dalle pieghe del nuovo piano annunciato ieri. E anche da una frase importante detta da Scannapieco al termine nella parte finale del suo intervento: Cdp «viene spesso definita sui giornali “cassaforte" dello Stato, ma non c'è cosa più distante. Cassaforte dà l'idea di una cosa pesante e inerte, di una Cdp con tanti muscoli e poco cervello, mentre noi vogliamo sviluppare la parte della testa e diventare un soggetto promotore», ha detto l'ad alla presenza del ministro dell'Economia, Daniele Franco, e del presidente dell'Acri, Francesco Profumo. Ovvero dei suoi azionisti: il Tesoro, in maggioranza, e le Fondazioni. In sostanza, non un bancomat come avrebbero voluto i grillini, né un soggetto statico, pesante, ma un «centro di risorse finanziarie e quindi muscoli e competenze tecniche e quindi cervello per avere un ruolo addizionale e complementare al mercato: noi dovremo fare qualcosa di diverso rispetto alle banche». Diventando «più selettiva» negli investimenti attraverso anche l'aumento delle competenze tecniche interne per «dare una sorta di stampino di qualità» per attrarre altri capitali». Quanto alle partecipazioni, ha spiegato Scannapieco, Cassa depositi e prestiti si occuperà delle sue partecipazioni con una «nuova logica di gestione». Da una parte ci saranno le partecipazioni considerate strategiche dove il gruppo manterrà un ruolo di azionista stabile a presidio di infrastrutture o asset rilevanti per il Paese; «dall'altra gli interventi di scopo, dove l'impegno è finalizzato alla crescita o alla stabilizzazione di imprese in settori chiave, ma con logiche di uscita e di rotazione di capitale». Tradotto: Cdp rimarrà azionista stabile a sostegno delle infrastrutture o asset strategici del Paese, mentre per quanto riguarda gli asset non strategici, ha riassunto l'ad, «si entra, si aiuta, ma una volta raggiunto l'obiettivo si esce». In generale, l'operatività si dovrà basare sulla «capacità di attrarre risorse da altri investitori». Se, e come, verrà tradotta questa strategia sul campo della partita in corso tra il fondo americano Kkr e i francesi di Vivendi per il controllo di Tim e della rete, lo si capirà nelle prossime settimane. Di certo, nel piano della Cassa ci sono 7 miliardi per investimenti nell'equity nel triennio che riguardano sia investimenti diretti ancora da chiudere, come quello in Aspi («Non siamo ancora proprietari, se tutto va bene il closing può avvenire nel primo trimestre 2022», ha detto ieri), ma soprattutto il sostegno ai fondi per coinvestimenti. Il nuovo piano strategico punta a impegnare 65 miliardi nel triennio 2022-24, con un incremento del 5% rispetto al piano precedente con un'attivazione di investimenti stimati nel complesso a 128 miliardi. Vi vengono individuate quattro aree prioritarie di intervento: cambiamento climatico, crescita inclusiva, sostegno alle filiere produttive, innovazione e digitalizzazione. Per il settore immobiliare, viene confermato l'impegno nel comparto del turismo e una focalizzazione su social, senior e student housing, con l'obiettivo di realizzare un forte impatto sul territorio grazie alla partnership con le fondazioni di origine bancaria. Altre sfide? «Ci piacerebbe, per valorizzare la nostra partecipazione in Euronext, aiutare più imprese a quotarsi». Poi c'è la volontà di «dare suggerimenti al governo per snellire le procedure di quotazione e fare in mondo che il mercato azionario diventi una fonte alternativa». Su Open fiber «stiamo aspettando nei prossimi giorni la possibilità di fare il closing della nostra operazione con Enel». E sullo sviluppo del cloud «abbiamo sottoposto un'offerta, abbiamo lavorato bene con nostri partner, Leonardo, Tim e Sogei, Cassa ha un ruolo più finanziario. Ora la palla è al governo», ha aggiunto Scannapieco. L'ad di Cdp non ha invece voluto parlare a mercati aperti di Tim perché il dossier resta caldissimo: ieri il titolo del gruppo di Tlc ha affrontato una seduta in altalena a Piazza Affari per poi chiudere in ribasso del 2,6% a 0,48 euro, sotto il livello della potenziale Opa di Kkr. A Borsa chiusa, l'ad Luigi Gubitosi ha inviato una lettera al board in vista del cda di oggi dichiarandosi pronto a fare un passo indietro per consentire un «sereno esame» dell'offerta di Kkr. Mercoledì scorso il premier, Mario Draghi, ha precisato che il governo si porrà tre priorità nell'analizzare la proposta degli americani: «La protezione dell'occupazione, la protezione della tecnologia e la protezione della rete, dell'infrastruttura». Oggi il cda straordinario di Tim, nel quale il voto di Giovanni Gorno Tempini (presidente di Cdp) rischia di essere decisivo. Penderà verso Gubitosi o i francesi?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meno-muscoli-piu-cervello-cdp-2655799720.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gubitosi-pronto-a-lasciare-le-deleghe" data-post-id="2655799720" data-published-at="1637914058" data-use-pagination="False"> Gubitosi pronto a lasciare le deleghe Alla vigilia del consiglio di amministrazione straordinario di Tim, convocato per oggi, l'ad Luigi Gubitosi si è detto pronto a fare un passo indietro, pur di agevolare la valutazione dell'offerta non vincolante presentata venerdì scorso dal fondo di private equity statunitense Kkr. A farlo sapere è stato lo stesso Gubitosi in una lettera ai consiglieri: «Al fine di favorire il processo decisionale da parte del consiglio, metto a disposizione del cda le deleghe che mi avete conferito. Se questo passaggio consentirà una più serena e rapida valutazione della non binding offer di Kkr, sarò contento che sia avvenuto». Non è mancato un richiamo a chi potrebbe cercare di giocare sul fattore tempo per rimandare la decisione. «Atteggiamenti dilatori da parte del consiglio, che possono essere interpretati come volti a difesa degli interessi di taluni azionisti, sono da evitare», ha scritto Gubitosi, precisando che «la stessa trattazione è tra gli ultimi punti dell'ordine del giorno del cda», il che «può dare un senso di scarsa priorità». Per l'ad di Tim è invece «urgente nominare i consulenti finanziari e approvare l'immediata concessione di un periodo di tempo ragionevole per effettuare una limitata due diligence su documenti e informazioni accettabili per il consiglio. Tecnicamente potremmo essere pronti a una data room in 48/72 ore», ha aggiunto Gubitosi, secondo cui «le non troppo velate accuse che mi sono state rivolte in relazione alla mia presunta vicinanza a Kkr, oltre a essere totalmente fuori luogo e false come ho ripetutamente fatto presente, non devono essere utilizzate strumentalmente per rallentare il processo di esame dell'indicazione di interesse, tentativo dal quale mi dissocio in modo netto». Da qui la proposta del passo indietro, motivata da Gubitosi in questa maniera: «Il nostro dovere è quello di tutelare gli interessi di tutti i nostri stakeholder, in particolare il mercato, di non privilegiare posizioni individuali e di agire nel rispetto rigoroso delle regole con rapidità per tutelare la stabilità della nostra società». Per il momento, almeno formalmente, il governo sta alla finestra, con il ministro all'Innovazione tecnologica Vittorio Colao - già numero uno di Vodafone - che ha precisato: «Non si commentano situazioni di mercato in essere. Ovviamente siamo molto interessati a preservare la sicurezza del Paese e il buono sviluppo dell'infrastruttura». La palla passa ora nelle mani di Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale, che nelle scorse settimane non ha risparmiato critiche all'operato di Gubitosi e che ha definito l'offerta di Kkr «totalmente insufficiente»: secondo indiscrezioni la mossa dell'ad sarebbe un tentativo di anticipare un'eventuale sfiducia da parte dei soci transalpini, rimuovendo così un grosso ostacolo all'esame dell'offerta del fondo Usa.
Monica Montefalcone (Ansa)
Ieri le squadre di soccorso nell’arcipelago hanno recuperato il primo corpo, quello di Gianluca Benedetti. Ancora disperse, invece, le altre quattro vittime di quello che le autorità locali hanno definito il più grave incidente subacqueo nella storia del Paese. Le immersioni di soccorso, considerate di per sé ad alto rischio, sono state interrotte per il maltempo dopo l’una di ieri e riprenderanno oggi.
Dopo il ritrovamento del corpo di Benedetti, il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha espresso su X «le nostre più sentite condoglianze a Sergio Mattarella e al popolo italiano per il tragico incidente». «Siamo profondamente addolorati per questa tragedia», ha detto Muizzu, «e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie del cittadino italiano deceduto, ai quattro italiani dispersi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento. La ricerca dei quattro subacquei ancora dispersi rimane la nostra massima priorità e il governo delle Maldive ringrazia l’Italia per il supporto fornito alle vaste operazioni di recupero in corso».
Sui dettagli delle ricerche è intervenuto portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, che ha dichiarato che le autorità hanno delimitato l’area di ricerca e che riprenderanno le operazioni non appena le condizioni meteorologiche miglioreranno. Si ritiene che le vittime siano intrappolate all’interno di una grotta a una profondità di 62 metri. «Le condizioni meteorologiche non sono ideali per le immersioni e il mare è molto agitato. Abbiamo inviato nella zona la nostra nave più grande della Guardia costiera e anche i diplomatici italiani sono sul posto», ha dichiarato Shareef. Ha aggiunto che ai turisti non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri. «Verrà avviata un’indagine separata per accertare come questi subacquei siano finiti al di sotto della profondità consentita, ma al momento la nostra priorità è la ricerca e il salvataggio», ha concluso Shareef.
Intanto, anche la Procura di Roma ha fatto sapere che aprirà un fascicolo di indagine in relazione al decesso di cinque cittadini italiani durante un’immersione nel mare delle Maldive. Formalmente i pm capitolini attendono la comunicazione del consolato e, a quel punto, affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi. «Il tempo ieri (giovedì, ndr) al momento dell’immersione era bello, il mare non era perturbato e la visibilità ottima», ha raccontato all’Ansa una delle persone a bordo della safari boat Duke of York da cui si sono tuffati i cinque italiani morti durante l’immersione alle grotte di Alimathà. «Non abbiamo idea di cosa possa essere successo in quegli antri», ha aggiunto, «è presto per fare ipotesi. Bisogna ancora recuperare quattro corpi. Stiamo bene ma sotto choc».
«Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto 5.000 immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà»: Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, ha appena finito di parlare con l’ambasciata. La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, laurea triennale di Ingegneria biomedica. Quando ieri ha ricevuto la telefonata dall’ambasciata «mi sono crollate le gambe. E da lì non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui». Il marito spera che ritrovino i corpi anche perché «di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo».
In una nota, la Farnesina ha rassicurato sulle condizioni degli altri 20 italiani a bordo del Duke of York che hanno partecipato alla spedizione insieme ai cinque connazionali deceduti. L’ambasciata d’Italia a Colombo sta offrendo loro assistenza e ha preso contatto con la Mezzaluna rossa che si è offerta di inviare volontari addestrati a offrire primo soccorso psicologico per gli italiani ancora a bordo del battello tra cui non si registrano feriti.
Tuttavia, a causa del maltempo, non è chiaro se i soccorritori potranno raggiungere la barca, che intanto si è spostata in cerca di un approdo sicuro, in attesa dl miglioramento delle condizioni meteo per poter fare rientro a Malè. La sede diplomatica è anche in contatto con il gruppo Dan, compagnia assicurativa specializzata in copertura dei subacquei. Dan ha in programma di coordinarsi con le autorità locali per dare supporto sia alle operazioni di recupero delle salme, sia per il rimpatrio delle stesse.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue da vicino situazione connazionali alle Maldive e ha dato indicazioni all’ambasciata e al consolato di tenersi in stretto contatto con le autorità locali. L’isola Alimathà, il luogo delle Maldive dove sono morti i cinque italiani, fa parte dell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo o 20 minuti di idrovolante dalla capitale Malè.
L’ambasciatore Italiano alle Maldive, Damiano Francovigh, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno, ha spiegato: «La grotta consiste in tre ambienti successivi: sono riusciti (i soccorritori, ndr) a raggiungere i primi due ma non il terzo. Nei primi due non sono riusciti a intravedere i corpi dei connazionali. Anche domani (oggi, ndr) cercheranno di fare un’ulteriore immersione, hanno garantito che domani dovrebbero riuscire a raggiungere l’ultimo degli ambienti quindi verosimilmente vedere i corpi dei nostri connazionali».
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Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.