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2021-11-26
«Meno muscoli e più cervello». La Cdp draghiana riannoda la rete
L'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco (Ansa)
«Non rispondo a mercati aperti su queste cose in questo momento». Così l'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, ha risposto a una domanda su Tim durante la presentazione del piano di Cdp al 2024, il primo da lui firmato. Ma la filosofia di Cdp sulle partecipazioni possedute (tra cui, oltre al 10% di Tim, anche la maggioranza di Fincantieri), e dunque anche sulle infrastrutture strategiche del Paese come le Tlc, emerge in parte dalle pieghe del nuovo piano annunciato ieri. E anche da una frase importante detta da Scannapieco al termine nella parte finale del suo intervento: Cdp «viene spesso definita sui giornali “cassaforte" dello Stato, ma non c'è cosa più distante. Cassaforte dà l'idea di una cosa pesante e inerte, di una Cdp con tanti muscoli e poco cervello, mentre noi vogliamo sviluppare la parte della testa e diventare un soggetto promotore», ha detto l'ad alla presenza del ministro dell'Economia, Daniele Franco, e del presidente dell'Acri, Francesco Profumo. Ovvero dei suoi azionisti: il Tesoro, in maggioranza, e le Fondazioni.
In sostanza, non un bancomat come avrebbero voluto i grillini, né un soggetto statico, pesante, ma un «centro di risorse finanziarie e quindi muscoli e competenze tecniche e quindi cervello per avere un ruolo addizionale e complementare al mercato: noi dovremo fare qualcosa di diverso rispetto alle banche». Diventando «più selettiva» negli investimenti attraverso anche l'aumento delle competenze tecniche interne per «dare una sorta di stampino di qualità» per attrarre altri capitali». Quanto alle partecipazioni, ha spiegato Scannapieco, Cassa depositi e prestiti si occuperà delle sue partecipazioni con una «nuova logica di gestione». Da una parte ci saranno le partecipazioni considerate strategiche dove il gruppo manterrà un ruolo di azionista stabile a presidio di infrastrutture o asset rilevanti per il Paese; «dall'altra gli interventi di scopo, dove l'impegno è finalizzato alla crescita o alla stabilizzazione di imprese in settori chiave, ma con logiche di uscita e di rotazione di capitale». Tradotto: Cdp rimarrà azionista stabile a sostegno delle infrastrutture o asset strategici del Paese, mentre per quanto riguarda gli asset non strategici, ha riassunto l'ad, «si entra, si aiuta, ma una volta raggiunto l'obiettivo si esce». In generale, l'operatività si dovrà basare sulla «capacità di attrarre risorse da altri investitori».
Se, e come, verrà tradotta questa strategia sul campo della partita in corso tra il fondo americano Kkr e i francesi di Vivendi per il controllo di Tim e della rete, lo si capirà nelle prossime settimane. Di certo, nel piano della Cassa ci sono 7 miliardi per investimenti nell'equity nel triennio che riguardano sia investimenti diretti ancora da chiudere, come quello in Aspi («Non siamo ancora proprietari, se tutto va bene il closing può avvenire nel primo trimestre 2022», ha detto ieri), ma soprattutto il sostegno ai fondi per coinvestimenti. Il nuovo piano strategico punta a impegnare 65 miliardi nel triennio 2022-24, con un incremento del 5% rispetto al piano precedente con un'attivazione di investimenti stimati nel complesso a 128 miliardi. Vi vengono individuate quattro aree prioritarie di intervento: cambiamento climatico, crescita inclusiva, sostegno alle filiere produttive, innovazione e digitalizzazione. Per il settore immobiliare, viene confermato l'impegno nel comparto del turismo e una focalizzazione su social, senior e student housing, con l'obiettivo di realizzare un forte impatto sul territorio grazie alla partnership con le fondazioni di origine bancaria. Altre sfide? «Ci piacerebbe, per valorizzare la nostra partecipazione in Euronext, aiutare più imprese a quotarsi». Poi c'è la volontà di «dare suggerimenti al governo per snellire le procedure di quotazione e fare in mondo che il mercato azionario diventi una fonte alternativa». Su Open fiber «stiamo aspettando nei prossimi giorni la possibilità di fare il closing della nostra operazione con Enel». E sullo sviluppo del cloud «abbiamo sottoposto un'offerta, abbiamo lavorato bene con nostri partner, Leonardo, Tim e Sogei, Cassa ha un ruolo più finanziario. Ora la palla è al governo», ha aggiunto Scannapieco.
L'ad di Cdp non ha invece voluto parlare a mercati aperti di Tim perché il dossier resta caldissimo: ieri il titolo del gruppo di Tlc ha affrontato una seduta in altalena a Piazza Affari per poi chiudere in ribasso del 2,6% a 0,48 euro, sotto il livello della potenziale Opa di Kkr. A Borsa chiusa, l'ad Luigi Gubitosi ha inviato una lettera al board in vista del cda di oggi dichiarandosi pronto a fare un passo indietro per consentire un «sereno esame» dell'offerta di Kkr. Mercoledì scorso il premier, Mario Draghi, ha precisato che il governo si porrà tre priorità nell'analizzare la proposta degli americani: «La protezione dell'occupazione, la protezione della tecnologia e la protezione della rete, dell'infrastruttura». Oggi il cda straordinario di Tim, nel quale il voto di Giovanni Gorno Tempini (presidente di Cdp) rischia di essere decisivo. Penderà verso Gubitosi o i francesi?
Gubitosi pronto a lasciare le deleghe
Alla vigilia del consiglio di amministrazione straordinario di Tim, convocato per oggi, l'ad Luigi Gubitosi si è detto pronto a fare un passo indietro, pur di agevolare la valutazione dell'offerta non vincolante presentata venerdì scorso dal fondo di private equity statunitense Kkr. A farlo sapere è stato lo stesso Gubitosi in una lettera ai consiglieri: «Al fine di favorire il processo decisionale da parte del consiglio, metto a disposizione del cda le deleghe che mi avete conferito. Se questo passaggio consentirà una più serena e rapida valutazione della non binding offer di Kkr, sarò contento che sia avvenuto».
Non è mancato un richiamo a chi potrebbe cercare di giocare sul fattore tempo per rimandare la decisione. «Atteggiamenti dilatori da parte del consiglio, che possono essere interpretati come volti a difesa degli interessi di taluni azionisti, sono da evitare», ha scritto Gubitosi, precisando che «la stessa trattazione è tra gli ultimi punti dell'ordine del giorno del cda», il che «può dare un senso di scarsa priorità». Per l'ad di Tim è invece «urgente nominare i consulenti finanziari e approvare l'immediata concessione di un periodo di tempo ragionevole per effettuare una limitata due diligence su documenti e informazioni accettabili per il consiglio. Tecnicamente potremmo essere pronti a una data room in 48/72 ore», ha aggiunto Gubitosi, secondo cui «le non troppo velate accuse che mi sono state rivolte in relazione alla mia presunta vicinanza a Kkr, oltre a essere totalmente fuori luogo e false come ho ripetutamente fatto presente, non devono essere utilizzate strumentalmente per rallentare il processo di esame dell'indicazione di interesse, tentativo dal quale mi dissocio in modo netto».
Da qui la proposta del passo indietro, motivata da Gubitosi in questa maniera: «Il nostro dovere è quello di tutelare gli interessi di tutti i nostri stakeholder, in particolare il mercato, di non privilegiare posizioni individuali e di agire nel rispetto rigoroso delle regole con rapidità per tutelare la stabilità della nostra società».
Per il momento, almeno formalmente, il governo sta alla finestra, con il ministro all'Innovazione tecnologica Vittorio Colao - già numero uno di Vodafone - che ha precisato: «Non si commentano situazioni di mercato in essere. Ovviamente siamo molto interessati a preservare la sicurezza del Paese e il buono sviluppo dell'infrastruttura». La palla passa ora nelle mani di Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale, che nelle scorse settimane non ha risparmiato critiche all'operato di Gubitosi e che ha definito l'offerta di Kkr «totalmente insufficiente»: secondo indiscrezioni la mossa dell'ad sarebbe un tentativo di anticipare un'eventuale sfiducia da parte dei soci transalpini, rimuovendo così un grosso ostacolo all'esame dell'offerta del fondo Usa.
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Dario Scannapieco presenta il piano da 65 miliardi: «Vogliamo diventare soggetto promotore». Fra le priorità, il cloud: «Abbiamo fatto l'offerta, aspettiamo il governo». Oggi, al cda, Cassa decisiva per il futuro di Tim.Il numero uno di Telecom, Luigi Gubitosi: «Disposto a fare un passo indietro per permettere la serena valutazione dell'offerta di Kkr. Le accuse di una mia vicinanza al fondo Usa sono false».Lo speciale contiene due articoli.«Non rispondo a mercati aperti su queste cose in questo momento». Così l'amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, ha risposto a una domanda su Tim durante la presentazione del piano di Cdp al 2024, il primo da lui firmato. Ma la filosofia di Cdp sulle partecipazioni possedute (tra cui, oltre al 10% di Tim, anche la maggioranza di Fincantieri), e dunque anche sulle infrastrutture strategiche del Paese come le Tlc, emerge in parte dalle pieghe del nuovo piano annunciato ieri. E anche da una frase importante detta da Scannapieco al termine nella parte finale del suo intervento: Cdp «viene spesso definita sui giornali “cassaforte" dello Stato, ma non c'è cosa più distante. Cassaforte dà l'idea di una cosa pesante e inerte, di una Cdp con tanti muscoli e poco cervello, mentre noi vogliamo sviluppare la parte della testa e diventare un soggetto promotore», ha detto l'ad alla presenza del ministro dell'Economia, Daniele Franco, e del presidente dell'Acri, Francesco Profumo. Ovvero dei suoi azionisti: il Tesoro, in maggioranza, e le Fondazioni. In sostanza, non un bancomat come avrebbero voluto i grillini, né un soggetto statico, pesante, ma un «centro di risorse finanziarie e quindi muscoli e competenze tecniche e quindi cervello per avere un ruolo addizionale e complementare al mercato: noi dovremo fare qualcosa di diverso rispetto alle banche». Diventando «più selettiva» negli investimenti attraverso anche l'aumento delle competenze tecniche interne per «dare una sorta di stampino di qualità» per attrarre altri capitali». Quanto alle partecipazioni, ha spiegato Scannapieco, Cassa depositi e prestiti si occuperà delle sue partecipazioni con una «nuova logica di gestione». Da una parte ci saranno le partecipazioni considerate strategiche dove il gruppo manterrà un ruolo di azionista stabile a presidio di infrastrutture o asset rilevanti per il Paese; «dall'altra gli interventi di scopo, dove l'impegno è finalizzato alla crescita o alla stabilizzazione di imprese in settori chiave, ma con logiche di uscita e di rotazione di capitale». Tradotto: Cdp rimarrà azionista stabile a sostegno delle infrastrutture o asset strategici del Paese, mentre per quanto riguarda gli asset non strategici, ha riassunto l'ad, «si entra, si aiuta, ma una volta raggiunto l'obiettivo si esce». In generale, l'operatività si dovrà basare sulla «capacità di attrarre risorse da altri investitori». Se, e come, verrà tradotta questa strategia sul campo della partita in corso tra il fondo americano Kkr e i francesi di Vivendi per il controllo di Tim e della rete, lo si capirà nelle prossime settimane. Di certo, nel piano della Cassa ci sono 7 miliardi per investimenti nell'equity nel triennio che riguardano sia investimenti diretti ancora da chiudere, come quello in Aspi («Non siamo ancora proprietari, se tutto va bene il closing può avvenire nel primo trimestre 2022», ha detto ieri), ma soprattutto il sostegno ai fondi per coinvestimenti. Il nuovo piano strategico punta a impegnare 65 miliardi nel triennio 2022-24, con un incremento del 5% rispetto al piano precedente con un'attivazione di investimenti stimati nel complesso a 128 miliardi. Vi vengono individuate quattro aree prioritarie di intervento: cambiamento climatico, crescita inclusiva, sostegno alle filiere produttive, innovazione e digitalizzazione. Per il settore immobiliare, viene confermato l'impegno nel comparto del turismo e una focalizzazione su social, senior e student housing, con l'obiettivo di realizzare un forte impatto sul territorio grazie alla partnership con le fondazioni di origine bancaria. Altre sfide? «Ci piacerebbe, per valorizzare la nostra partecipazione in Euronext, aiutare più imprese a quotarsi». Poi c'è la volontà di «dare suggerimenti al governo per snellire le procedure di quotazione e fare in mondo che il mercato azionario diventi una fonte alternativa». Su Open fiber «stiamo aspettando nei prossimi giorni la possibilità di fare il closing della nostra operazione con Enel». E sullo sviluppo del cloud «abbiamo sottoposto un'offerta, abbiamo lavorato bene con nostri partner, Leonardo, Tim e Sogei, Cassa ha un ruolo più finanziario. Ora la palla è al governo», ha aggiunto Scannapieco. L'ad di Cdp non ha invece voluto parlare a mercati aperti di Tim perché il dossier resta caldissimo: ieri il titolo del gruppo di Tlc ha affrontato una seduta in altalena a Piazza Affari per poi chiudere in ribasso del 2,6% a 0,48 euro, sotto il livello della potenziale Opa di Kkr. A Borsa chiusa, l'ad Luigi Gubitosi ha inviato una lettera al board in vista del cda di oggi dichiarandosi pronto a fare un passo indietro per consentire un «sereno esame» dell'offerta di Kkr. Mercoledì scorso il premier, Mario Draghi, ha precisato che il governo si porrà tre priorità nell'analizzare la proposta degli americani: «La protezione dell'occupazione, la protezione della tecnologia e la protezione della rete, dell'infrastruttura». Oggi il cda straordinario di Tim, nel quale il voto di Giovanni Gorno Tempini (presidente di Cdp) rischia di essere decisivo. Penderà verso Gubitosi o i francesi?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meno-muscoli-piu-cervello-cdp-2655799720.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gubitosi-pronto-a-lasciare-le-deleghe" data-post-id="2655799720" data-published-at="1637914058" data-use-pagination="False"> Gubitosi pronto a lasciare le deleghe Alla vigilia del consiglio di amministrazione straordinario di Tim, convocato per oggi, l'ad Luigi Gubitosi si è detto pronto a fare un passo indietro, pur di agevolare la valutazione dell'offerta non vincolante presentata venerdì scorso dal fondo di private equity statunitense Kkr. A farlo sapere è stato lo stesso Gubitosi in una lettera ai consiglieri: «Al fine di favorire il processo decisionale da parte del consiglio, metto a disposizione del cda le deleghe che mi avete conferito. Se questo passaggio consentirà una più serena e rapida valutazione della non binding offer di Kkr, sarò contento che sia avvenuto». Non è mancato un richiamo a chi potrebbe cercare di giocare sul fattore tempo per rimandare la decisione. «Atteggiamenti dilatori da parte del consiglio, che possono essere interpretati come volti a difesa degli interessi di taluni azionisti, sono da evitare», ha scritto Gubitosi, precisando che «la stessa trattazione è tra gli ultimi punti dell'ordine del giorno del cda», il che «può dare un senso di scarsa priorità». Per l'ad di Tim è invece «urgente nominare i consulenti finanziari e approvare l'immediata concessione di un periodo di tempo ragionevole per effettuare una limitata due diligence su documenti e informazioni accettabili per il consiglio. Tecnicamente potremmo essere pronti a una data room in 48/72 ore», ha aggiunto Gubitosi, secondo cui «le non troppo velate accuse che mi sono state rivolte in relazione alla mia presunta vicinanza a Kkr, oltre a essere totalmente fuori luogo e false come ho ripetutamente fatto presente, non devono essere utilizzate strumentalmente per rallentare il processo di esame dell'indicazione di interesse, tentativo dal quale mi dissocio in modo netto». Da qui la proposta del passo indietro, motivata da Gubitosi in questa maniera: «Il nostro dovere è quello di tutelare gli interessi di tutti i nostri stakeholder, in particolare il mercato, di non privilegiare posizioni individuali e di agire nel rispetto rigoroso delle regole con rapidità per tutelare la stabilità della nostra società». Per il momento, almeno formalmente, il governo sta alla finestra, con il ministro all'Innovazione tecnologica Vittorio Colao - già numero uno di Vodafone - che ha precisato: «Non si commentano situazioni di mercato in essere. Ovviamente siamo molto interessati a preservare la sicurezza del Paese e il buono sviluppo dell'infrastruttura». La palla passa ora nelle mani di Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale, che nelle scorse settimane non ha risparmiato critiche all'operato di Gubitosi e che ha definito l'offerta di Kkr «totalmente insufficiente»: secondo indiscrezioni la mossa dell'ad sarebbe un tentativo di anticipare un'eventuale sfiducia da parte dei soci transalpini, rimuovendo così un grosso ostacolo all'esame dell'offerta del fondo Usa.
(Ansa)
Nel verde dei campi e sulle colline coltivate dell’Alta Valtiberina, a cavallo tra Umbria, Toscana e Marche, la Storia ha consegnato uno dei casi più singolari dal punto di vista geopolitico: quello della micro-repubblica di Cospaia, paese di poche anime tra Sansepolcro e Città di Castello. Dai primi documenti risalenti al 1360, il borgo contadino risultava appartenere alla comunità di Città di Castello facente parte dello Stato della Chiesa anche se contesa da Borgo San Sepolcro, allora governato dai Malatesta di Rimini. La svolta che segnerà la storia di Cospaia giunse nel 1440, anno della battaglia di Anghiari. Il periodo segnò anche una fase di crisi finanziaria per lo Stato Pontificio, che il Papa Eugenio IV (il nobile veneziano Gabriele Condulmer) cercò di sanare attraverso la vendita di beni e terreni. Nelle alienazioni cadde anche il territorio di Cospaia, legata alla vendita di Borgo San Sepolcro ai fiorentini di Cosimo Maria de’Medici per 25.000 fiorini. Di fronte alla spartizione del piccolo borgo umbro tra le due grandi potenze, fu la particolare geomorfologia del territorio di Cospaia a cambiarne il destino. Gli incaricati dello Stato Pontificio e quelli di Firenze si diedero appuntamento nel territorio di Cospaia al fine di segnare i nuovi confini tra i due Stati. I nuovi limiti si sarebbero dovuti stabilire lungo il corso del torrente chiamato semplicemente «Rio». Nella realtà Cospaia era lambita da due corsi d’acqua, il «Rio della Gorgaccia» e il Rio detto «Riascolo». Mentre i fiorentini misurarono il torrente posto a Nord (il Gorgaccia), gli uomini del Papa considerarono confine il torrente meridionale, il Riascolo. Le misurazioni tagliarono quindi fuori una parte di territorio di forma triangolare con il vertice verso Nord, che diventò una sorta di «terra di nessuno» e che includeva l’abitato del borgo umbro. Quella fetta di terreno ritagliata per errore diventò una zona libera, non più soggetta al Papa né ceduta ad una Signorìa. La «Repubblica Libera di Cospaia», abitata da poche famiglie contadine divenne una realtà di fatto anche perché i due Stati che la avevano erroneamente creata giudicarono antieconomico iniziare contese per una così piccola parte di territorio. La repubblica non ebbe mai una forma giuridico-istituzionale ben definita. Non aveva giudici, tribunali e carceri. E neppure un parlamento né un esercito. Si basava piuttosto su una forma di autogoverno della «consuetudine», le cui regole erano quelle della secolare vita dei campi, dei casolari contadini, del lavoro scandito dalle stagioni, così come era sempre stato anche sotto un governante esterno. Pertanto non si può giudicarla neppure «anarchia», non certo nel senso moderno del termine. Ciò che fece la differenza e che per i quasi 4 secoli della sua esistenza fu che il territorio libero di Cospaia non pagò più tasse né gabelle, né tributi. Per le contese giuridiche, gli abitanti si rivolgevano ai tribunali di San Sepolcro oppure di Città di Castello. Solo con il tempo si istituì un Consiglio degli anziani e dei capifamiglia, spesso affiancato dalla figura del parroco, l’unico alfabetizzato. A partire dalla metà del Cinquecento Cospaia prosperò grazie all’introduzione della coltivazione estensiva del tabacco introdotta per la prima volta in Italia da Alfonso Tornabuoni, il quale scelse il territorio della microrepubblica per gli evidenti vantaggi della sua natura di porto franco. Ancora oggi il tabacco di Cospaia è considerato tra i più prestigiosi al mondo.
La Repubblica Libera di Cospaia durò fino al 1826, quando in virtù di un accordo fra il Granduca di Toscana Leopoldo II e il Papa Leone XII il territorio fu spartito tra i due Stati pre-unitari.
Le immagini e le mappe della ex Repubblica Libera di Cospaia
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