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2020-11-13
Meno liberi in Veneto, Emilia e Friuli. Pure le zone gialle hanno una fifa blu
Roberto Speranza (Getty images)
Vietato passeggiare. I presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna,rispettivamente Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, hanno messo a punto le ordinanze concordate tra di loro per evitare il passaggio delle Regioni dalla zona gialla a quelle a più alto indice di criticità. L'iniziativa ha avuto l'ok del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Piuttosto che ritrovarsi zona rossa domani», spiega Zaia, «meglio qualche sacrificio oggi». «Le ordinanze sono di fatto identiche», sottolinea Fedriga, «tranne qualche passaggio minore, semplicemente di forma». I provvedimenti entrano in vigore alla mezzanotte di oggi e sono validi fino al 22 novembre in Veneto, e fino al 3 dicembre in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.
Vediamo i contenuti: innanzitutto, stop alle passeggiate nei centri storici delle città e negozi chiusi la domenica. La mascherina va indossata sempre e correttamente, tranne i bambini al di sotto dei 6 anni, chi compie attività sportiva intensa, disabili e assistenti. Se sarà necessario abbassare la mascherina, per fumare o mangiare, si dovrà rispettare la distanza interpersonale di un metro. Nei giorni prefestivi rimangono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi i parchi commerciali, i cosiddetti outlet: restano aperti solo gli alimentari, le farmacie e parafarmacie, le tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi chiusi anche i negozi di vicinato, a eccezione delle stesse categorie indicate prima. Sospese nelle scuole primarie e secondarie del secondo ciclo, le lezioni di educazione fisica, canto e strumenti a fiato. Nei negozi potrà entrare una persona per nucleo familiare, salvo che per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni. Nei centri commerciali e nei supermercati si raccomanda di favorire l'accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura. Il mercato all'aperto è vietato se non nei Comuni in cui i sindaci abbiano approntato un piano che preveda la perimetrazione dell'area all'aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, ci sia una sorveglianza che verifichi le distanze, l'assembramento e il controllo dell'accesso.
In Friuli Venezia Giulia l'attività di somministrazione di cibi e bevande nei locali si svolge dopo le 15 e fino a chiusura esclusivamente con consumazioni da seduti. È vietata la consumazione all'aperto, su suolo pubblico o aperto al pubblico, salvo che sulle sedute degli esercizi. In Emilia Romagna e Veneto la consumazione di alimenti e bevande è sempre vietata in area pubblica o aperta al pubblico. I bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali, e in posti «regolarmente collocati».
I tre presidenti hanno immaginato una sorta di moral suasion per lasciare agli anziani, categoria a rischio, una fascia oraria «protetta» per andare a fare la spesa nei centri commerciali: «Chi si sente comunità», sottolinea il leghista Zaia, «eviti di andare nei centri e lasci le corsie preferenziali nei negozi per gli over 65. Non dobbiamo giocare a guardia e ladri. Non è un obbligo ma è fortemente raccomandato: da domani la spesa dalle 8 alle 10 se ho meno di 65 non la vado a fare e sto già dando un grande segnale di civiltà». La raccomandazione non riguarda i negozi di vicinato.
Intanto, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, si sveglia e scopre l'esistenza dei Covid hotel, strutture alberghiere destinate a ospitare gli asintomatici o gli affetti da sintomi lievi che, in questo modo, non solo non sono obbligati a restare in casa, rischiando di contagiare i propri familiari, ma soprattutto non affollano i pronto soccorso degli ospedali dai quali vengono inevitabilmente rimandati a casa. «I Covid hotel del Lazio», dice Boccia a La 7, «sono quelli che sono stati attivati prima e hanno consentito di sfiatare. Dobbiamo lavorare al rafforzamento delle reti sanitarie. Non è che quando facciamo una riunione aumentando i Covid hotel, che è l'oggetto della riunione con le Regioni, facciamo una cosa che non è stata mai fatta. Secondo noi, possono stare nei Covid hotel anche persone che hanno sintomi lievi. Chi ha una febbre lieve e resta 15 o 20 giorni positivo», aggiunge Boccia, «può restare in albergo». Nella riunione con le Regioni e i Comuni, Boccia ha stabilito che ci sarà un Covid hotel in ogni provincia, e che ovviamente i proprietari degli alberghi destinati a questo utilizzo verranno indennizzati dallo Stato. E indovinate a chi è stato affidato il compito per reperire le strutture? Proprio a lui: il commissario a rotelle Domenico Arcuri. Ancora Arcuri, l'eroe dei banchi da corsa, al quale è stato assegnato, come se non bastasse, anche il compito di gestire la distribuzione dei vaccini.
Di Maio vuole sigillare la Campania
Scontro tra ministri sulla Campania: la collocazione della Regione in zona gialla o rossa manda in frantumi la maggioranza giallorossa. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la pubblicazione sui social di un video che ritrae un paziente morto nel bagno del pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli, va all'attacco: «In Campania le strutture sanitarie sono al collasso», dice Di Maio in diretta Facebook, «il momento di agire, è finito il tempo delle chiacchiere. Io rispetto le Regioni e i Comuni, ma quando sentiamo minimizzare, quando vediamo che la situazione è fuori controllo lo Stato centrale deve agire e lo faremo come sempre fatto. La sanità è in difficoltà in tutto il Centrosud, lo era anche prima del Covid», aggiunge Di Maio, «ma se adesso i pronto soccorso non stanno funzionando, se le persone muoiono in ambulanza perché non sanno in quali ospedali portarli, allora l'esercito e la Protezione civile devono andare in rinforzo ai medici e agli infermieri campani, ormai allo stremo. Il ministro Speranza ha tutta la mia fiducia», aggiunge Di Maio, «ma se vedo file di 30 persone fuori dagli ospedali e gente morire nei pronto soccorso allora si devono dichiarare le zone rosse dove gli ospedali sono fuori controllo. Le immagini terribili che arrivano dalla Campania spero possano servire a cambiare passo, ad applicare quelle misure adottate in altre parti d'Italia che hanno frenato la corsa del virus», conclude il ministro, «inducendo ad adottare decisioni giuste per quel territorio».
Il riferimento a Roberto Speranza da parte di Di Maio è tutt'altro che casuale: il ministro della Salute, infatti, non sembra disposto a cedere. Il motivo? Dichiarare la Campania zona rossa farebbe saltare il meccanismo dei 21 parametri utilizzati per stabilire in quale fascia collocare ogni regione italiana. I numeri, infatti, non sono da zona rossa. Non solo, ieri i ricoveri sono addirittura calati di oltre 100 unità (1.944, ovvero 133 in meno rispetto alle 24 ore precedenti).
«La Campania», dice a Porta a porta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, «ha una zona più sofferente, quella dell'area metropolitana di Napoli, e una pressione media negli altri territori, ma i numeri dicono che è da area gialla». Ci vorrebbe una sorta di provvedimento ad hoc, motivato dalla situazione critica che si registra negli ospedali napoletani.
È tutto qui, il giallo della Campania gialla, che giallo non è: si tratta solo e soltanto di una falla che si è creata nel meccanismo ideato dal governo per collocare le regioni nelle varie fasce di rischio. Dati taroccati dalla Regione? I controlli dei carabinieri dei Nas e degli ispettori del ministero della Salute sui numeri inviati a Roma della Campania non sono ancora terminati, ma le immagini, le testimonianze dei parenti delle vittime non possono essere trascurati. Ieri, a Tagadà, su La 7, due donne hanno raccontato le circostanze drammatiche della morte del padre, 79 anni, diabetico, cardiopatico, affetto da Covid. Inutile la chiamata al 118, che risponde alle donne di tenere l'anziano a casa. Il saturimetro, lo strumento che segnala il livello di ossigenazione del sangue, scende, impietoso, fino a sotto il 70 (sotto i 90 si è già ad altissimo rischio). Continuano a chiamare il 118, la risposta è sempre la stessa: «Tenetelo a casa, tanto in ospedale non c'è posto, e aumentate l'ossigeno». Passano circa 20 giorni, le figlie chiamano un'ambulanza privata e portano il babbo al Cardarelli, dove lo ricoverano immediatamente. Dopo 24 ore muore. Un caso tra centinaia, tutti uguali, tutti drammatici. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, parla di «sciacallaggio mediatico» e con una mossa a sorpresa annuncia di avere dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti di Walter Ricciardi, il superconsulente di Roberto Speranza.
Un cortocircuito tutto interno ai giallorossi dalle conseguenze difficili da prevedere. Inutile, almeno per il momento, la mano tesa del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri in serata aveva lanciato una proposta per alzare le difese sul territorio senza far perdere la faccia al governo: «De Luca se vuoi adottare misure più rigorose ti sosteniamo così come abbiamo fatto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia con l'intesa data dal ministro della Salute».
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Roberto Speranza dà l'ok alle strette regionali: vietato passeggiare, negozi chiusi o riservati agli anziani nelle prime ore del giorno. Intanto Boccia scopre gli alloggi per positivi: «Ne serve uno in ogni provincia per rifiatare»La Regione nel caos spacca i giallorossi. Il M5s tuona: «È al collasso». Ma i 21 criteri sono un dogma. Il ministro per gli Affari regionali: «Vincenzo De Luca stringi e ti sosteniamo»Lo speciale contiene due articoliVietato passeggiare. I presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna,rispettivamente Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, hanno messo a punto le ordinanze concordate tra di loro per evitare il passaggio delle Regioni dalla zona gialla a quelle a più alto indice di criticità. L'iniziativa ha avuto l'ok del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Piuttosto che ritrovarsi zona rossa domani», spiega Zaia, «meglio qualche sacrificio oggi». «Le ordinanze sono di fatto identiche», sottolinea Fedriga, «tranne qualche passaggio minore, semplicemente di forma». I provvedimenti entrano in vigore alla mezzanotte di oggi e sono validi fino al 22 novembre in Veneto, e fino al 3 dicembre in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.Vediamo i contenuti: innanzitutto, stop alle passeggiate nei centri storici delle città e negozi chiusi la domenica. La mascherina va indossata sempre e correttamente, tranne i bambini al di sotto dei 6 anni, chi compie attività sportiva intensa, disabili e assistenti. Se sarà necessario abbassare la mascherina, per fumare o mangiare, si dovrà rispettare la distanza interpersonale di un metro. Nei giorni prefestivi rimangono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi i parchi commerciali, i cosiddetti outlet: restano aperti solo gli alimentari, le farmacie e parafarmacie, le tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi chiusi anche i negozi di vicinato, a eccezione delle stesse categorie indicate prima. Sospese nelle scuole primarie e secondarie del secondo ciclo, le lezioni di educazione fisica, canto e strumenti a fiato. Nei negozi potrà entrare una persona per nucleo familiare, salvo che per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni. Nei centri commerciali e nei supermercati si raccomanda di favorire l'accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura. Il mercato all'aperto è vietato se non nei Comuni in cui i sindaci abbiano approntato un piano che preveda la perimetrazione dell'area all'aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, ci sia una sorveglianza che verifichi le distanze, l'assembramento e il controllo dell'accesso.In Friuli Venezia Giulia l'attività di somministrazione di cibi e bevande nei locali si svolge dopo le 15 e fino a chiusura esclusivamente con consumazioni da seduti. È vietata la consumazione all'aperto, su suolo pubblico o aperto al pubblico, salvo che sulle sedute degli esercizi. In Emilia Romagna e Veneto la consumazione di alimenti e bevande è sempre vietata in area pubblica o aperta al pubblico. I bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali, e in posti «regolarmente collocati». I tre presidenti hanno immaginato una sorta di moral suasion per lasciare agli anziani, categoria a rischio, una fascia oraria «protetta» per andare a fare la spesa nei centri commerciali: «Chi si sente comunità», sottolinea il leghista Zaia, «eviti di andare nei centri e lasci le corsie preferenziali nei negozi per gli over 65. Non dobbiamo giocare a guardia e ladri. Non è un obbligo ma è fortemente raccomandato: da domani la spesa dalle 8 alle 10 se ho meno di 65 non la vado a fare e sto già dando un grande segnale di civiltà». La raccomandazione non riguarda i negozi di vicinato.Intanto, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, si sveglia e scopre l'esistenza dei Covid hotel, strutture alberghiere destinate a ospitare gli asintomatici o gli affetti da sintomi lievi che, in questo modo, non solo non sono obbligati a restare in casa, rischiando di contagiare i propri familiari, ma soprattutto non affollano i pronto soccorso degli ospedali dai quali vengono inevitabilmente rimandati a casa. «I Covid hotel del Lazio», dice Boccia a La 7, «sono quelli che sono stati attivati prima e hanno consentito di sfiatare. Dobbiamo lavorare al rafforzamento delle reti sanitarie. Non è che quando facciamo una riunione aumentando i Covid hotel, che è l'oggetto della riunione con le Regioni, facciamo una cosa che non è stata mai fatta. Secondo noi, possono stare nei Covid hotel anche persone che hanno sintomi lievi. Chi ha una febbre lieve e resta 15 o 20 giorni positivo», aggiunge Boccia, «può restare in albergo». Nella riunione con le Regioni e i Comuni, Boccia ha stabilito che ci sarà un Covid hotel in ogni provincia, e che ovviamente i proprietari degli alberghi destinati a questo utilizzo verranno indennizzati dallo Stato. E indovinate a chi è stato affidato il compito per reperire le strutture? Proprio a lui: il commissario a rotelle Domenico Arcuri. Ancora Arcuri, l'eroe dei banchi da corsa, al quale è stato assegnato, come se non bastasse, anche il compito di gestire la distribuzione dei vaccini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meno-liberi-in-veneto-emilia-e-friuli-pure-le-zone-gialle-hanno-una-fifa-blu-2648878500.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="di-maio-vuole-sigillare-la-campania" data-post-id="2648878500" data-published-at="1605216678" data-use-pagination="False"> Di Maio vuole sigillare la Campania Scontro tra ministri sulla Campania: la collocazione della Regione in zona gialla o rossa manda in frantumi la maggioranza giallorossa. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la pubblicazione sui social di un video che ritrae un paziente morto nel bagno del pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli, va all'attacco: «In Campania le strutture sanitarie sono al collasso», dice Di Maio in diretta Facebook, «il momento di agire, è finito il tempo delle chiacchiere. Io rispetto le Regioni e i Comuni, ma quando sentiamo minimizzare, quando vediamo che la situazione è fuori controllo lo Stato centrale deve agire e lo faremo come sempre fatto. La sanità è in difficoltà in tutto il Centrosud, lo era anche prima del Covid», aggiunge Di Maio, «ma se adesso i pronto soccorso non stanno funzionando, se le persone muoiono in ambulanza perché non sanno in quali ospedali portarli, allora l'esercito e la Protezione civile devono andare in rinforzo ai medici e agli infermieri campani, ormai allo stremo. Il ministro Speranza ha tutta la mia fiducia», aggiunge Di Maio, «ma se vedo file di 30 persone fuori dagli ospedali e gente morire nei pronto soccorso allora si devono dichiarare le zone rosse dove gli ospedali sono fuori controllo. Le immagini terribili che arrivano dalla Campania spero possano servire a cambiare passo, ad applicare quelle misure adottate in altre parti d'Italia che hanno frenato la corsa del virus», conclude il ministro, «inducendo ad adottare decisioni giuste per quel territorio». Il riferimento a Roberto Speranza da parte di Di Maio è tutt'altro che casuale: il ministro della Salute, infatti, non sembra disposto a cedere. Il motivo? Dichiarare la Campania zona rossa farebbe saltare il meccanismo dei 21 parametri utilizzati per stabilire in quale fascia collocare ogni regione italiana. I numeri, infatti, non sono da zona rossa. Non solo, ieri i ricoveri sono addirittura calati di oltre 100 unità (1.944, ovvero 133 in meno rispetto alle 24 ore precedenti). «La Campania», dice a Porta a porta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, «ha una zona più sofferente, quella dell'area metropolitana di Napoli, e una pressione media negli altri territori, ma i numeri dicono che è da area gialla». Ci vorrebbe una sorta di provvedimento ad hoc, motivato dalla situazione critica che si registra negli ospedali napoletani. È tutto qui, il giallo della Campania gialla, che giallo non è: si tratta solo e soltanto di una falla che si è creata nel meccanismo ideato dal governo per collocare le regioni nelle varie fasce di rischio. Dati taroccati dalla Regione? I controlli dei carabinieri dei Nas e degli ispettori del ministero della Salute sui numeri inviati a Roma della Campania non sono ancora terminati, ma le immagini, le testimonianze dei parenti delle vittime non possono essere trascurati. Ieri, a Tagadà, su La 7, due donne hanno raccontato le circostanze drammatiche della morte del padre, 79 anni, diabetico, cardiopatico, affetto da Covid. Inutile la chiamata al 118, che risponde alle donne di tenere l'anziano a casa. Il saturimetro, lo strumento che segnala il livello di ossigenazione del sangue, scende, impietoso, fino a sotto il 70 (sotto i 90 si è già ad altissimo rischio). Continuano a chiamare il 118, la risposta è sempre la stessa: «Tenetelo a casa, tanto in ospedale non c'è posto, e aumentate l'ossigeno». Passano circa 20 giorni, le figlie chiamano un'ambulanza privata e portano il babbo al Cardarelli, dove lo ricoverano immediatamente. Dopo 24 ore muore. Un caso tra centinaia, tutti uguali, tutti drammatici. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, parla di «sciacallaggio mediatico» e con una mossa a sorpresa annuncia di avere dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti di Walter Ricciardi, il superconsulente di Roberto Speranza. Un cortocircuito tutto interno ai giallorossi dalle conseguenze difficili da prevedere. Inutile, almeno per il momento, la mano tesa del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri in serata aveva lanciato una proposta per alzare le difese sul territorio senza far perdere la faccia al governo: «De Luca se vuoi adottare misure più rigorose ti sosteniamo così come abbiamo fatto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia con l'intesa data dal ministro della Salute».
«Maschi Veri» (Netflix)
Dalla Spagna a Netflix, la serie segue quattro quarantenni alle prese con identità, relazioni e nuovi equilibri sociali. Tra ironia e crisi personali, il racconto evolve oltre il patriarcato, interrogando cosa significhi essere uomini oggi.
In Italia, abbiamo fatto appena in tempo ad applaudire la prima, ma, in Spagna, le stagioni di Machos Alfa - da noi riadattato in Maschi Veri - sono state quattro. Con una quinta disponibile su Netflix da venerdì 17 aprile.
La serie tv, che ha saputo ribaltare gli assunti del politicamente corretto, ha voluto proseguire oltre quel che è stato fatto, tornando a interrogandosi sul significato che la mascolinità possa avere quest'oggi. Dapprima, è stato il patriarcato. Poi, nel corso delle quattro stagioni già viste, altri mostri, altre battaglie. Pedro, Luis, Raul e Santi, amici di sempre, sulla soglia degli -anta, sono stati costretti a misurarsi con una realtà duttile e mutevole. Relazioni che cambiano, improvvise virate, il Giusto e lo Sbagliato come insiemi dai confini labili. Niente di quel che era stato insegnato loro sembra poter sopravvivere in questo mondo nuovo. La loro cultura, quello di cui sono intrisi, è stato derubricato a scoria del patriarcato, ogni loro pensiero cerchiato con la penna rossa. Avrebbero dovuto imparare a disimpararsi. Rivedere ogni automatismo, fermarsi al pensiero, senza più verbalizzarlo. Ogni cosa nota, l'ironia un tempo ben accetta, i nomignoli e le piccolezze legate ai ruoli di genere, sarebbero stati presi come insulti. Di qui, dunque, l'esigenza di costringersi ad un corso vero e proprio, che potesse fornire loro gli strumenti necessari a liberarsi della propria mascolinità tossica.
Machos Alfa, nelle sue prime quattro stagioni, è partito dalla particolarità di questi quattro amici per navigare, attraverso loro, il politicamente corretto, la società fluida, il gender gap, le relazioni, così come social e parità di genere le stanno riscrivendo. Poi, si è portato più in là, dando a ciascun quarantenne una vita che consentisse (anche) uno sviluppo verticale della narrazione.Così, Pedro, Luis, Santi e Raul si sono evoluti, di episodio in episodio. E, in questi inediti, continuano nel proprio processo di ricerca, uomini costretti a ridefinire, in tarda età, i confini della propria identità. Non sono maschi come lo erano i propri padri. Non si sentono alfa né capobranco. Forse, un branco, nemmeno lo hanno. Eppure vanno, incontrando sul proprio cammino i drammi legati alle crisi matrimoniali, all'ingresso nelle relazioni umane dell'intelligenza artificiale, alla paternità, soprattutto a quella non convenzionale. E vanno con ironia sottile, meravigliosa, con una capacità di divertire, che, nell'economia dell'offerta televisiva odierna, raramente ha trovato pari.
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Secondo Wilders, la scrittrice italiana aveva già previsto, oltre venticinque anni fa, le trasformazioni che oggi — a suo dire — sarebbero sotto gli occhi di tutti. Citando il suo libro La rabbia e l'orgoglio, ha rilanciato il messaggio attribuito alla Fallaci: «Svegliatevi, gente».
Nel discorso, il leader olandese ha legato immigrazione, islamismo e crisi dell’Europa, parlando di una «migrazione di massa» che avrebbe cambiato profondamente le città europee. Tra gli esempi citati anche Milano, descritta come simbolo di un mutamento segnato — nella sua ricostruzione — da insicurezza e perdita di identità.
Uno dei passaggi più duri è stato rivolto agli immigrati irregolari: «Vi manderemo via, dovete andarvene», ha affermato, delineando una posizione fortemente restrittiva.
Nel finale, Wilders ha affiancato alla figura della Fallaci anche quella di Giovanni Paolo II, citando il celebre «Non abbiate paura», per rafforzare il tono identitario e simbolico del suo intervento.
Il senso complessivo del discorso è stato chiaro: per Wilders, la questione migratoria rappresenta una sfida centrale per il futuro e per la stessa identità dell’Europa.
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