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2020-11-13
Meno liberi in Veneto, Emilia e Friuli. Pure le zone gialle hanno una fifa blu
Roberto Speranza (Getty images)
Vietato passeggiare. I presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna,rispettivamente Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, hanno messo a punto le ordinanze concordate tra di loro per evitare il passaggio delle Regioni dalla zona gialla a quelle a più alto indice di criticità. L'iniziativa ha avuto l'ok del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Piuttosto che ritrovarsi zona rossa domani», spiega Zaia, «meglio qualche sacrificio oggi». «Le ordinanze sono di fatto identiche», sottolinea Fedriga, «tranne qualche passaggio minore, semplicemente di forma». I provvedimenti entrano in vigore alla mezzanotte di oggi e sono validi fino al 22 novembre in Veneto, e fino al 3 dicembre in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.
Vediamo i contenuti: innanzitutto, stop alle passeggiate nei centri storici delle città e negozi chiusi la domenica. La mascherina va indossata sempre e correttamente, tranne i bambini al di sotto dei 6 anni, chi compie attività sportiva intensa, disabili e assistenti. Se sarà necessario abbassare la mascherina, per fumare o mangiare, si dovrà rispettare la distanza interpersonale di un metro. Nei giorni prefestivi rimangono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi i parchi commerciali, i cosiddetti outlet: restano aperti solo gli alimentari, le farmacie e parafarmacie, le tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi chiusi anche i negozi di vicinato, a eccezione delle stesse categorie indicate prima. Sospese nelle scuole primarie e secondarie del secondo ciclo, le lezioni di educazione fisica, canto e strumenti a fiato. Nei negozi potrà entrare una persona per nucleo familiare, salvo che per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni. Nei centri commerciali e nei supermercati si raccomanda di favorire l'accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura. Il mercato all'aperto è vietato se non nei Comuni in cui i sindaci abbiano approntato un piano che preveda la perimetrazione dell'area all'aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, ci sia una sorveglianza che verifichi le distanze, l'assembramento e il controllo dell'accesso.
In Friuli Venezia Giulia l'attività di somministrazione di cibi e bevande nei locali si svolge dopo le 15 e fino a chiusura esclusivamente con consumazioni da seduti. È vietata la consumazione all'aperto, su suolo pubblico o aperto al pubblico, salvo che sulle sedute degli esercizi. In Emilia Romagna e Veneto la consumazione di alimenti e bevande è sempre vietata in area pubblica o aperta al pubblico. I bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali, e in posti «regolarmente collocati».
I tre presidenti hanno immaginato una sorta di moral suasion per lasciare agli anziani, categoria a rischio, una fascia oraria «protetta» per andare a fare la spesa nei centri commerciali: «Chi si sente comunità», sottolinea il leghista Zaia, «eviti di andare nei centri e lasci le corsie preferenziali nei negozi per gli over 65. Non dobbiamo giocare a guardia e ladri. Non è un obbligo ma è fortemente raccomandato: da domani la spesa dalle 8 alle 10 se ho meno di 65 non la vado a fare e sto già dando un grande segnale di civiltà». La raccomandazione non riguarda i negozi di vicinato.
Intanto, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, si sveglia e scopre l'esistenza dei Covid hotel, strutture alberghiere destinate a ospitare gli asintomatici o gli affetti da sintomi lievi che, in questo modo, non solo non sono obbligati a restare in casa, rischiando di contagiare i propri familiari, ma soprattutto non affollano i pronto soccorso degli ospedali dai quali vengono inevitabilmente rimandati a casa. «I Covid hotel del Lazio», dice Boccia a La 7, «sono quelli che sono stati attivati prima e hanno consentito di sfiatare. Dobbiamo lavorare al rafforzamento delle reti sanitarie. Non è che quando facciamo una riunione aumentando i Covid hotel, che è l'oggetto della riunione con le Regioni, facciamo una cosa che non è stata mai fatta. Secondo noi, possono stare nei Covid hotel anche persone che hanno sintomi lievi. Chi ha una febbre lieve e resta 15 o 20 giorni positivo», aggiunge Boccia, «può restare in albergo». Nella riunione con le Regioni e i Comuni, Boccia ha stabilito che ci sarà un Covid hotel in ogni provincia, e che ovviamente i proprietari degli alberghi destinati a questo utilizzo verranno indennizzati dallo Stato. E indovinate a chi è stato affidato il compito per reperire le strutture? Proprio a lui: il commissario a rotelle Domenico Arcuri. Ancora Arcuri, l'eroe dei banchi da corsa, al quale è stato assegnato, come se non bastasse, anche il compito di gestire la distribuzione dei vaccini.
Di Maio vuole sigillare la Campania
Scontro tra ministri sulla Campania: la collocazione della Regione in zona gialla o rossa manda in frantumi la maggioranza giallorossa. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la pubblicazione sui social di un video che ritrae un paziente morto nel bagno del pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli, va all'attacco: «In Campania le strutture sanitarie sono al collasso», dice Di Maio in diretta Facebook, «il momento di agire, è finito il tempo delle chiacchiere. Io rispetto le Regioni e i Comuni, ma quando sentiamo minimizzare, quando vediamo che la situazione è fuori controllo lo Stato centrale deve agire e lo faremo come sempre fatto. La sanità è in difficoltà in tutto il Centrosud, lo era anche prima del Covid», aggiunge Di Maio, «ma se adesso i pronto soccorso non stanno funzionando, se le persone muoiono in ambulanza perché non sanno in quali ospedali portarli, allora l'esercito e la Protezione civile devono andare in rinforzo ai medici e agli infermieri campani, ormai allo stremo. Il ministro Speranza ha tutta la mia fiducia», aggiunge Di Maio, «ma se vedo file di 30 persone fuori dagli ospedali e gente morire nei pronto soccorso allora si devono dichiarare le zone rosse dove gli ospedali sono fuori controllo. Le immagini terribili che arrivano dalla Campania spero possano servire a cambiare passo, ad applicare quelle misure adottate in altre parti d'Italia che hanno frenato la corsa del virus», conclude il ministro, «inducendo ad adottare decisioni giuste per quel territorio».
Il riferimento a Roberto Speranza da parte di Di Maio è tutt'altro che casuale: il ministro della Salute, infatti, non sembra disposto a cedere. Il motivo? Dichiarare la Campania zona rossa farebbe saltare il meccanismo dei 21 parametri utilizzati per stabilire in quale fascia collocare ogni regione italiana. I numeri, infatti, non sono da zona rossa. Non solo, ieri i ricoveri sono addirittura calati di oltre 100 unità (1.944, ovvero 133 in meno rispetto alle 24 ore precedenti).
«La Campania», dice a Porta a porta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, «ha una zona più sofferente, quella dell'area metropolitana di Napoli, e una pressione media negli altri territori, ma i numeri dicono che è da area gialla». Ci vorrebbe una sorta di provvedimento ad hoc, motivato dalla situazione critica che si registra negli ospedali napoletani.
È tutto qui, il giallo della Campania gialla, che giallo non è: si tratta solo e soltanto di una falla che si è creata nel meccanismo ideato dal governo per collocare le regioni nelle varie fasce di rischio. Dati taroccati dalla Regione? I controlli dei carabinieri dei Nas e degli ispettori del ministero della Salute sui numeri inviati a Roma della Campania non sono ancora terminati, ma le immagini, le testimonianze dei parenti delle vittime non possono essere trascurati. Ieri, a Tagadà, su La 7, due donne hanno raccontato le circostanze drammatiche della morte del padre, 79 anni, diabetico, cardiopatico, affetto da Covid. Inutile la chiamata al 118, che risponde alle donne di tenere l'anziano a casa. Il saturimetro, lo strumento che segnala il livello di ossigenazione del sangue, scende, impietoso, fino a sotto il 70 (sotto i 90 si è già ad altissimo rischio). Continuano a chiamare il 118, la risposta è sempre la stessa: «Tenetelo a casa, tanto in ospedale non c'è posto, e aumentate l'ossigeno». Passano circa 20 giorni, le figlie chiamano un'ambulanza privata e portano il babbo al Cardarelli, dove lo ricoverano immediatamente. Dopo 24 ore muore. Un caso tra centinaia, tutti uguali, tutti drammatici. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, parla di «sciacallaggio mediatico» e con una mossa a sorpresa annuncia di avere dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti di Walter Ricciardi, il superconsulente di Roberto Speranza.
Un cortocircuito tutto interno ai giallorossi dalle conseguenze difficili da prevedere. Inutile, almeno per il momento, la mano tesa del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri in serata aveva lanciato una proposta per alzare le difese sul territorio senza far perdere la faccia al governo: «De Luca se vuoi adottare misure più rigorose ti sosteniamo così come abbiamo fatto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia con l'intesa data dal ministro della Salute».
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Roberto Speranza dà l'ok alle strette regionali: vietato passeggiare, negozi chiusi o riservati agli anziani nelle prime ore del giorno. Intanto Boccia scopre gli alloggi per positivi: «Ne serve uno in ogni provincia per rifiatare»La Regione nel caos spacca i giallorossi. Il M5s tuona: «È al collasso». Ma i 21 criteri sono un dogma. Il ministro per gli Affari regionali: «Vincenzo De Luca stringi e ti sosteniamo»Lo speciale contiene due articoliVietato passeggiare. I presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna,rispettivamente Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, hanno messo a punto le ordinanze concordate tra di loro per evitare il passaggio delle Regioni dalla zona gialla a quelle a più alto indice di criticità. L'iniziativa ha avuto l'ok del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Piuttosto che ritrovarsi zona rossa domani», spiega Zaia, «meglio qualche sacrificio oggi». «Le ordinanze sono di fatto identiche», sottolinea Fedriga, «tranne qualche passaggio minore, semplicemente di forma». I provvedimenti entrano in vigore alla mezzanotte di oggi e sono validi fino al 22 novembre in Veneto, e fino al 3 dicembre in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.Vediamo i contenuti: innanzitutto, stop alle passeggiate nei centri storici delle città e negozi chiusi la domenica. La mascherina va indossata sempre e correttamente, tranne i bambini al di sotto dei 6 anni, chi compie attività sportiva intensa, disabili e assistenti. Se sarà necessario abbassare la mascherina, per fumare o mangiare, si dovrà rispettare la distanza interpersonale di un metro. Nei giorni prefestivi rimangono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi i parchi commerciali, i cosiddetti outlet: restano aperti solo gli alimentari, le farmacie e parafarmacie, le tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi chiusi anche i negozi di vicinato, a eccezione delle stesse categorie indicate prima. Sospese nelle scuole primarie e secondarie del secondo ciclo, le lezioni di educazione fisica, canto e strumenti a fiato. Nei negozi potrà entrare una persona per nucleo familiare, salvo che per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni. Nei centri commerciali e nei supermercati si raccomanda di favorire l'accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura. Il mercato all'aperto è vietato se non nei Comuni in cui i sindaci abbiano approntato un piano che preveda la perimetrazione dell'area all'aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, ci sia una sorveglianza che verifichi le distanze, l'assembramento e il controllo dell'accesso.In Friuli Venezia Giulia l'attività di somministrazione di cibi e bevande nei locali si svolge dopo le 15 e fino a chiusura esclusivamente con consumazioni da seduti. È vietata la consumazione all'aperto, su suolo pubblico o aperto al pubblico, salvo che sulle sedute degli esercizi. In Emilia Romagna e Veneto la consumazione di alimenti e bevande è sempre vietata in area pubblica o aperta al pubblico. I bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali, e in posti «regolarmente collocati». I tre presidenti hanno immaginato una sorta di moral suasion per lasciare agli anziani, categoria a rischio, una fascia oraria «protetta» per andare a fare la spesa nei centri commerciali: «Chi si sente comunità», sottolinea il leghista Zaia, «eviti di andare nei centri e lasci le corsie preferenziali nei negozi per gli over 65. Non dobbiamo giocare a guardia e ladri. Non è un obbligo ma è fortemente raccomandato: da domani la spesa dalle 8 alle 10 se ho meno di 65 non la vado a fare e sto già dando un grande segnale di civiltà». La raccomandazione non riguarda i negozi di vicinato.Intanto, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, si sveglia e scopre l'esistenza dei Covid hotel, strutture alberghiere destinate a ospitare gli asintomatici o gli affetti da sintomi lievi che, in questo modo, non solo non sono obbligati a restare in casa, rischiando di contagiare i propri familiari, ma soprattutto non affollano i pronto soccorso degli ospedali dai quali vengono inevitabilmente rimandati a casa. «I Covid hotel del Lazio», dice Boccia a La 7, «sono quelli che sono stati attivati prima e hanno consentito di sfiatare. Dobbiamo lavorare al rafforzamento delle reti sanitarie. Non è che quando facciamo una riunione aumentando i Covid hotel, che è l'oggetto della riunione con le Regioni, facciamo una cosa che non è stata mai fatta. Secondo noi, possono stare nei Covid hotel anche persone che hanno sintomi lievi. Chi ha una febbre lieve e resta 15 o 20 giorni positivo», aggiunge Boccia, «può restare in albergo». Nella riunione con le Regioni e i Comuni, Boccia ha stabilito che ci sarà un Covid hotel in ogni provincia, e che ovviamente i proprietari degli alberghi destinati a questo utilizzo verranno indennizzati dallo Stato. E indovinate a chi è stato affidato il compito per reperire le strutture? Proprio a lui: il commissario a rotelle Domenico Arcuri. Ancora Arcuri, l'eroe dei banchi da corsa, al quale è stato assegnato, come se non bastasse, anche il compito di gestire la distribuzione dei vaccini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meno-liberi-in-veneto-emilia-e-friuli-pure-le-zone-gialle-hanno-una-fifa-blu-2648878500.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="di-maio-vuole-sigillare-la-campania" data-post-id="2648878500" data-published-at="1605216678" data-use-pagination="False"> Di Maio vuole sigillare la Campania Scontro tra ministri sulla Campania: la collocazione della Regione in zona gialla o rossa manda in frantumi la maggioranza giallorossa. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la pubblicazione sui social di un video che ritrae un paziente morto nel bagno del pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli, va all'attacco: «In Campania le strutture sanitarie sono al collasso», dice Di Maio in diretta Facebook, «il momento di agire, è finito il tempo delle chiacchiere. Io rispetto le Regioni e i Comuni, ma quando sentiamo minimizzare, quando vediamo che la situazione è fuori controllo lo Stato centrale deve agire e lo faremo come sempre fatto. La sanità è in difficoltà in tutto il Centrosud, lo era anche prima del Covid», aggiunge Di Maio, «ma se adesso i pronto soccorso non stanno funzionando, se le persone muoiono in ambulanza perché non sanno in quali ospedali portarli, allora l'esercito e la Protezione civile devono andare in rinforzo ai medici e agli infermieri campani, ormai allo stremo. Il ministro Speranza ha tutta la mia fiducia», aggiunge Di Maio, «ma se vedo file di 30 persone fuori dagli ospedali e gente morire nei pronto soccorso allora si devono dichiarare le zone rosse dove gli ospedali sono fuori controllo. Le immagini terribili che arrivano dalla Campania spero possano servire a cambiare passo, ad applicare quelle misure adottate in altre parti d'Italia che hanno frenato la corsa del virus», conclude il ministro, «inducendo ad adottare decisioni giuste per quel territorio». Il riferimento a Roberto Speranza da parte di Di Maio è tutt'altro che casuale: il ministro della Salute, infatti, non sembra disposto a cedere. Il motivo? Dichiarare la Campania zona rossa farebbe saltare il meccanismo dei 21 parametri utilizzati per stabilire in quale fascia collocare ogni regione italiana. I numeri, infatti, non sono da zona rossa. Non solo, ieri i ricoveri sono addirittura calati di oltre 100 unità (1.944, ovvero 133 in meno rispetto alle 24 ore precedenti). «La Campania», dice a Porta a porta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, «ha una zona più sofferente, quella dell'area metropolitana di Napoli, e una pressione media negli altri territori, ma i numeri dicono che è da area gialla». Ci vorrebbe una sorta di provvedimento ad hoc, motivato dalla situazione critica che si registra negli ospedali napoletani. È tutto qui, il giallo della Campania gialla, che giallo non è: si tratta solo e soltanto di una falla che si è creata nel meccanismo ideato dal governo per collocare le regioni nelle varie fasce di rischio. Dati taroccati dalla Regione? I controlli dei carabinieri dei Nas e degli ispettori del ministero della Salute sui numeri inviati a Roma della Campania non sono ancora terminati, ma le immagini, le testimonianze dei parenti delle vittime non possono essere trascurati. Ieri, a Tagadà, su La 7, due donne hanno raccontato le circostanze drammatiche della morte del padre, 79 anni, diabetico, cardiopatico, affetto da Covid. Inutile la chiamata al 118, che risponde alle donne di tenere l'anziano a casa. Il saturimetro, lo strumento che segnala il livello di ossigenazione del sangue, scende, impietoso, fino a sotto il 70 (sotto i 90 si è già ad altissimo rischio). Continuano a chiamare il 118, la risposta è sempre la stessa: «Tenetelo a casa, tanto in ospedale non c'è posto, e aumentate l'ossigeno». Passano circa 20 giorni, le figlie chiamano un'ambulanza privata e portano il babbo al Cardarelli, dove lo ricoverano immediatamente. Dopo 24 ore muore. Un caso tra centinaia, tutti uguali, tutti drammatici. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, parla di «sciacallaggio mediatico» e con una mossa a sorpresa annuncia di avere dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti di Walter Ricciardi, il superconsulente di Roberto Speranza. Un cortocircuito tutto interno ai giallorossi dalle conseguenze difficili da prevedere. Inutile, almeno per il momento, la mano tesa del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri in serata aveva lanciato una proposta per alzare le difese sul territorio senza far perdere la faccia al governo: «De Luca se vuoi adottare misure più rigorose ti sosteniamo così come abbiamo fatto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia con l'intesa data dal ministro della Salute».
Roberto Vannacci (Ansa)
La fiducia è passata come previsto con 207 voti favorevoli e 119 contrari. Dopo il voto sulla fiducia posta dal governo sono stati presentati 19 ordini del giorno: tre di Futuro nazionale; otto del M5s; quattro di Azione; quattro di Avs. Il tema centrale resta lo stop all’invio di armi, sostenuto da Futuro nazionale e rilanciato anche da M5s e Avs. La maggioranza si è mossa compatta a sostegno della fiducia e del decreto, ma l’opposizione invece continua a procedere divisa. Se era scontato il no alla fiducia, Avs e M5s restano contrari al provvedimento, mentre Pd, Azione e Italia Viva lo appoggiano. «Futuro nazionale oggi ha dimostrato di essere un interlocutore serio e attendibile per il centrodestra. Futuro nazionale però è coerente: noi ribadiamo il nostro no a un decreto che invia per la tredicesima volta armi e soldi a Zelensky», ha detto Sasso in un punto stampa alla Camera, insieme ai colleghi Ziello e Pozzolo. Le ragioni sono «negli ordini del giorno che rimangano in piedi. Sul voto di fiducia, sottolinea, «noi abbiamo votato convintamente sì perché non vogliamo dare alibi a nessuno. Né a chi adesso definisce il suo partito post ideologico e abbandona le posizioni sovraniste identitarie né a chi è moderato, reputa difficile ma non impossibile una interlocuzione con noi. Noi ci siamo, vogliamo rendere il centrodestra attuale, che per noi è morbido, più forte, sicuro, identitario ma è chiaro che ora questo centrodestra ci deve ascoltare. Noi rappresentiamo la voce di tanti italiani di destra, delusi, che magari non vanno più a votare».
Pare chiaro che Futuro nazionale ancora non sappia bene cosa essere, che strada voglia prendere. Un progetto embrionale che però intanto piano piano continua ad allargarsi. Due esponenti della Lega di Firenze, il consigliere Salvatore Sibilla, e il dirigente provinciale del Carroccio, Vito Poma, hanno annunciato di passare dalla Lega a Futuro nazionale. Sarebbero «52 sindaci e circa 300 consiglieri comunali» ad aver chiesto di passare a Fn, ma resta ancora tutto «da valutare».
Fn, la sigla, evoca altri due partiti. Uno francese, il Front National e uno nazionale, Forza Nuova. A quest’ultimo Vannacci si è anche rivolto rispondendo a chi gli chiedeva se terrebbe dentro Forza Nuova e CasaPound: «Non mi piace categorizzare. Questi signori, che sono liberi cittadini e non hanno commesso reati, per quanto rappresentano principi che possono essere criticati, devono poter proporre idee e devono essere aperte tutte le porte». E su Afd: «Vedremo. Per ora sono nel gruppo misto».
Vannacci poi è di nuovo severo con il leader della Lega Matteo Salvini: «Era quello che non avrebbe mai lavorato con i cinque stelle e con Giuseppe Conte, poi ci ha fatto un governo insieme. Io (invece) vorrei essere quello squillo di tromba che richiami l’attenzione e dica: “Signori, abbiamo sbagliato strada”. Dobbiamo tornare sulla direzione vera della destra, in modo da riportare al voto quel 52% di italiani che si astengono; molti di loro sono di destra e non si riconoscono più in questa versione “slavata”. “A sinistra risponde uno squillo”: lo aspettiamo quello della sinistra. Io vado in quella direzione».
Insomma, l’intenzione è chiara ed espressa dallo stesso Sasso: «Sappiamo di non essere gli unici a destra a pensarla così ma noi siamo gli unici a metterci la faccia, a dire basta armi per cui noi saremo consequenziali e voteremo no. Ma non consentiremo mai alle sinistre di andare al governo per cui abbiamo votato la fiducia segnando un perimetro e diamo un segnale: è arrivata la destra, quella vera, che mantiene la parola».
Ieri a Montecitorio questo gioco delle tre carte (votare la fiducia ma non il decreto) ha funzionato. Ma è giusta e puntuale l’osservazione di Luigi Marattin, ex Italia Viva e leader del Partito liberale che suggerisce: «Al Senato, tra pochi giorni, il regolamento è diverso: la votazione è unica. Con un solo voto, esprimi il tuo parere sul provvedimento E sulla fiducia al governo». Come faranno?
Ieri in Aula sono volati gli stracci soprattutto con la sinistra. «Voi pensate che la politica sia un autobus, non lo accettiamo. I nostri odg sono molto chiari e la nostra posizione viene da lontano, voteremo in maniera convinta e forte contro quelli dei “vannacciani”», ha attaccato Angelo Bonelli di Avs. Segno che Futuro nazionale non dà fastidio solo al centrodestra, ma anche a chi, come Avs e M5s, tiene posizioni simili e rischia di farsi erodere consensi.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 12 febbraio con Carlo Cambi
La festa degli innamorati da noi si festeggia con i tradizionali cioccolatini, ma altrove - specie in Oriente - riserva curiose sorprese.
(Ansa)
Ferrovie nel mirino degli antagonisti. Un fronte di rabbia contro lo Stato con gli anarchici che, dopo aver rivendicato i sabotaggi alle linee dei treni degli scorsi giorni, ora minacciano di farne altri.
I numeri rivelati dal ministero dell’Interno sono preoccupanti. Solo nel 2025 i sabotaggi alle linee ferroviarie sono stati 49. Contro i 9 del 2024 e nessun caso registratosi invece nel 2023. Un’escalation che dà la misura di una strategia. Di un disegno preciso. Quello di colpire lo Stato e i cittadini, prendendo di mira i treni. Addirittura invocando la costituzione delle «Brigate ferroviarie» e inneggiando al 1977, quando l’estremismo di sinistra abbandonò le forme tradizionali di lotta per passare alla violenza diretta contro l’ordine pubblico.
È questo il quadro che emerge sul numero di attentati alla sicurezza dei trasporti come previsto dall’art. 432 del codice penale. Una ricerca fatta ad hoc dopo i sabotaggi di sabato scorso quando sulla linea Pesaro-Bologna sono stati piazzati ordigni incendiari che hanno mandato in tilt i treni causando pesanti ritardi e cancellazioni con conseguenti disagi per migliaia di viaggiatori e lavoratori. Il tutto «orgogliosamente» rivendicato dagli anarchici per esprimere la propria rabbia sociale che questa volta prende di mira le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, simbolo a loro dire, dell’asservimento degli Stati alle logiche del capitalismo e delle grandi industrie.
«Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo “spettacolo” delle Olimpiadi», nel caso specifico quelle invernali, come si legge sul blog anarchico La nemesi, che ha rivendicato la firma dell’incendio alla cabina per la movimentazione all’altezza di Pesaro. Nel mirino vi sarebbero grandi aziende come Leonardo, Eni, Gruppo Fs, partner ufficiali dei Giochi, «colpevoli» di collaborare e speculare «su guerre e devastazione della terra, in nome del feroce progresso capitalista».
Poco importa se colpendo i treni si colpiscono migliaia di lavoratori, le presunte vittime del capitalismo che gli anarchici dichiarano di voler combattere. Rigorosamente a danno dei contribuenti. «Libertà per tutt* * ribelli in gabbia», ribadiscono sui blog con tanto di asterischi woke che ben poco sanno di proletariato.
Non si è fatta attendere la reazione del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che al Tg1 ha accusato la sinistra di «sottostimare questi danni gravissimi»: «I dati del Viminale sui sabotaggi alle linee ferroviarie sono inquietanti e confermano le preoccupazioni già manifestate nei mesi scorsi. I 49 casi del 2025 rispetto ai 9 dell’anno precedente sono un attacco all’Italia che non resterà impunito», così il vicepremier, che ha promesso che lo Stato non starà fermo a subire ma agirà chiedendo il conto. «Oltre al carcere chiederemo risarcimenti milionari, a tutela dei passeggeri danneggiati», ha dichiarato il leader della Lega.
Dichiarazioni cui fanno eco quelle di Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento Ue e dell’eurodeputata della Lega, Anna Maria Cisint. Entrambi membri della commissione Trasporti all’Eurocamera in nota congiunta chiedono si proceda per reati di terrorismo, oltre che per interruzione di servizio pubblico. «Il nostro Paese, attraverso l’utilizzo di fondi del Pnrr, negli ultimi anni ha messo in cantiere e realizzato numerose opere per il completamento e l’ammodernamento della rete infrastrutturale dei Trasporti. Con il pretesto delle Olimpiadi, questi signori attaccano le ferrovie per il piacere di creare caos e insicurezza. Ormai non ci sono più dubbi, l’Italia è sotto attacco da parte di collettivi di anarchici, coordinati e organizzati». Una risposta ferma sembra quanto mai necessaria a fronte di uno scontro sociale che pare del tutto intenzionato ad alzare il livello.
Proprio nella notte di ieri si è registrato un altro sabotaggio. Questa volta sulla linea ferroviaria Lecco-Tirano che porta in Valtellina e permette di proseguire con collegamenti su gomma verso Bormio e Livigno, le sedi di gara delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Sette cavi di una centralina di scambio sono andati a fuoco mentre 64 centimetri sono stati danneggiati. Dai primi accertamenti effettuati dagli agenti della polizia ferroviaria e della questura di Lecco, si tratterebbe di un episodio doloso, anche se non ci sono stati feriti e conseguenze per il traffico ferroviario.
Fascicoli aperti per associazione con finalità di terrorismo, oltre che per attentato alla sicurezza dei trasporti, sono oggi anche sui tavoli delle Procure di Ancona e Bologna. Mentre, dopo gli episodi di sabato, proseguono le indagini sull’ordigno trovato inesploso a Castel Maggiore, sulla direttrice ferroviaria che da Bologna conduce fino a Venezia. Una bottiglia di plastica riempita di liquido infiammabile e collegata a un timer. Al vaglio possibili tracce biologiche sulle impronte papillari e sui materiali utilizzati. Anche tramite il confronto con altri episodi precedenti sebbene al momento sarebbero da escludersi similarità con altri casi rilevati avvenuti nel Bolognese negli anni recenti. La speranza è di poter rintracciare elementi utili per poter risalire agli autori. E consegnarli alla giustizia. Si spera.
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