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2020-11-13
Meno liberi in Veneto, Emilia e Friuli. Pure le zone gialle hanno una fifa blu
Roberto Speranza (Getty images)
Vietato passeggiare. I presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna,rispettivamente Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, hanno messo a punto le ordinanze concordate tra di loro per evitare il passaggio delle Regioni dalla zona gialla a quelle a più alto indice di criticità. L'iniziativa ha avuto l'ok del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Piuttosto che ritrovarsi zona rossa domani», spiega Zaia, «meglio qualche sacrificio oggi». «Le ordinanze sono di fatto identiche», sottolinea Fedriga, «tranne qualche passaggio minore, semplicemente di forma». I provvedimenti entrano in vigore alla mezzanotte di oggi e sono validi fino al 22 novembre in Veneto, e fino al 3 dicembre in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.
Vediamo i contenuti: innanzitutto, stop alle passeggiate nei centri storici delle città e negozi chiusi la domenica. La mascherina va indossata sempre e correttamente, tranne i bambini al di sotto dei 6 anni, chi compie attività sportiva intensa, disabili e assistenti. Se sarà necessario abbassare la mascherina, per fumare o mangiare, si dovrà rispettare la distanza interpersonale di un metro. Nei giorni prefestivi rimangono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi i parchi commerciali, i cosiddetti outlet: restano aperti solo gli alimentari, le farmacie e parafarmacie, le tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi chiusi anche i negozi di vicinato, a eccezione delle stesse categorie indicate prima. Sospese nelle scuole primarie e secondarie del secondo ciclo, le lezioni di educazione fisica, canto e strumenti a fiato. Nei negozi potrà entrare una persona per nucleo familiare, salvo che per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni. Nei centri commerciali e nei supermercati si raccomanda di favorire l'accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura. Il mercato all'aperto è vietato se non nei Comuni in cui i sindaci abbiano approntato un piano che preveda la perimetrazione dell'area all'aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, ci sia una sorveglianza che verifichi le distanze, l'assembramento e il controllo dell'accesso.
In Friuli Venezia Giulia l'attività di somministrazione di cibi e bevande nei locali si svolge dopo le 15 e fino a chiusura esclusivamente con consumazioni da seduti. È vietata la consumazione all'aperto, su suolo pubblico o aperto al pubblico, salvo che sulle sedute degli esercizi. In Emilia Romagna e Veneto la consumazione di alimenti e bevande è sempre vietata in area pubblica o aperta al pubblico. I bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali, e in posti «regolarmente collocati».
I tre presidenti hanno immaginato una sorta di moral suasion per lasciare agli anziani, categoria a rischio, una fascia oraria «protetta» per andare a fare la spesa nei centri commerciali: «Chi si sente comunità», sottolinea il leghista Zaia, «eviti di andare nei centri e lasci le corsie preferenziali nei negozi per gli over 65. Non dobbiamo giocare a guardia e ladri. Non è un obbligo ma è fortemente raccomandato: da domani la spesa dalle 8 alle 10 se ho meno di 65 non la vado a fare e sto già dando un grande segnale di civiltà». La raccomandazione non riguarda i negozi di vicinato.
Intanto, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, si sveglia e scopre l'esistenza dei Covid hotel, strutture alberghiere destinate a ospitare gli asintomatici o gli affetti da sintomi lievi che, in questo modo, non solo non sono obbligati a restare in casa, rischiando di contagiare i propri familiari, ma soprattutto non affollano i pronto soccorso degli ospedali dai quali vengono inevitabilmente rimandati a casa. «I Covid hotel del Lazio», dice Boccia a La 7, «sono quelli che sono stati attivati prima e hanno consentito di sfiatare. Dobbiamo lavorare al rafforzamento delle reti sanitarie. Non è che quando facciamo una riunione aumentando i Covid hotel, che è l'oggetto della riunione con le Regioni, facciamo una cosa che non è stata mai fatta. Secondo noi, possono stare nei Covid hotel anche persone che hanno sintomi lievi. Chi ha una febbre lieve e resta 15 o 20 giorni positivo», aggiunge Boccia, «può restare in albergo». Nella riunione con le Regioni e i Comuni, Boccia ha stabilito che ci sarà un Covid hotel in ogni provincia, e che ovviamente i proprietari degli alberghi destinati a questo utilizzo verranno indennizzati dallo Stato. E indovinate a chi è stato affidato il compito per reperire le strutture? Proprio a lui: il commissario a rotelle Domenico Arcuri. Ancora Arcuri, l'eroe dei banchi da corsa, al quale è stato assegnato, come se non bastasse, anche il compito di gestire la distribuzione dei vaccini.
Di Maio vuole sigillare la Campania
Scontro tra ministri sulla Campania: la collocazione della Regione in zona gialla o rossa manda in frantumi la maggioranza giallorossa. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la pubblicazione sui social di un video che ritrae un paziente morto nel bagno del pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli, va all'attacco: «In Campania le strutture sanitarie sono al collasso», dice Di Maio in diretta Facebook, «il momento di agire, è finito il tempo delle chiacchiere. Io rispetto le Regioni e i Comuni, ma quando sentiamo minimizzare, quando vediamo che la situazione è fuori controllo lo Stato centrale deve agire e lo faremo come sempre fatto. La sanità è in difficoltà in tutto il Centrosud, lo era anche prima del Covid», aggiunge Di Maio, «ma se adesso i pronto soccorso non stanno funzionando, se le persone muoiono in ambulanza perché non sanno in quali ospedali portarli, allora l'esercito e la Protezione civile devono andare in rinforzo ai medici e agli infermieri campani, ormai allo stremo. Il ministro Speranza ha tutta la mia fiducia», aggiunge Di Maio, «ma se vedo file di 30 persone fuori dagli ospedali e gente morire nei pronto soccorso allora si devono dichiarare le zone rosse dove gli ospedali sono fuori controllo. Le immagini terribili che arrivano dalla Campania spero possano servire a cambiare passo, ad applicare quelle misure adottate in altre parti d'Italia che hanno frenato la corsa del virus», conclude il ministro, «inducendo ad adottare decisioni giuste per quel territorio».
Il riferimento a Roberto Speranza da parte di Di Maio è tutt'altro che casuale: il ministro della Salute, infatti, non sembra disposto a cedere. Il motivo? Dichiarare la Campania zona rossa farebbe saltare il meccanismo dei 21 parametri utilizzati per stabilire in quale fascia collocare ogni regione italiana. I numeri, infatti, non sono da zona rossa. Non solo, ieri i ricoveri sono addirittura calati di oltre 100 unità (1.944, ovvero 133 in meno rispetto alle 24 ore precedenti).
«La Campania», dice a Porta a porta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, «ha una zona più sofferente, quella dell'area metropolitana di Napoli, e una pressione media negli altri territori, ma i numeri dicono che è da area gialla». Ci vorrebbe una sorta di provvedimento ad hoc, motivato dalla situazione critica che si registra negli ospedali napoletani.
È tutto qui, il giallo della Campania gialla, che giallo non è: si tratta solo e soltanto di una falla che si è creata nel meccanismo ideato dal governo per collocare le regioni nelle varie fasce di rischio. Dati taroccati dalla Regione? I controlli dei carabinieri dei Nas e degli ispettori del ministero della Salute sui numeri inviati a Roma della Campania non sono ancora terminati, ma le immagini, le testimonianze dei parenti delle vittime non possono essere trascurati. Ieri, a Tagadà, su La 7, due donne hanno raccontato le circostanze drammatiche della morte del padre, 79 anni, diabetico, cardiopatico, affetto da Covid. Inutile la chiamata al 118, che risponde alle donne di tenere l'anziano a casa. Il saturimetro, lo strumento che segnala il livello di ossigenazione del sangue, scende, impietoso, fino a sotto il 70 (sotto i 90 si è già ad altissimo rischio). Continuano a chiamare il 118, la risposta è sempre la stessa: «Tenetelo a casa, tanto in ospedale non c'è posto, e aumentate l'ossigeno». Passano circa 20 giorni, le figlie chiamano un'ambulanza privata e portano il babbo al Cardarelli, dove lo ricoverano immediatamente. Dopo 24 ore muore. Un caso tra centinaia, tutti uguali, tutti drammatici. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, parla di «sciacallaggio mediatico» e con una mossa a sorpresa annuncia di avere dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti di Walter Ricciardi, il superconsulente di Roberto Speranza.
Un cortocircuito tutto interno ai giallorossi dalle conseguenze difficili da prevedere. Inutile, almeno per il momento, la mano tesa del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri in serata aveva lanciato una proposta per alzare le difese sul territorio senza far perdere la faccia al governo: «De Luca se vuoi adottare misure più rigorose ti sosteniamo così come abbiamo fatto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia con l'intesa data dal ministro della Salute».
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Roberto Speranza dà l'ok alle strette regionali: vietato passeggiare, negozi chiusi o riservati agli anziani nelle prime ore del giorno. Intanto Boccia scopre gli alloggi per positivi: «Ne serve uno in ogni provincia per rifiatare»La Regione nel caos spacca i giallorossi. Il M5s tuona: «È al collasso». Ma i 21 criteri sono un dogma. Il ministro per gli Affari regionali: «Vincenzo De Luca stringi e ti sosteniamo»Lo speciale contiene due articoliVietato passeggiare. I presidenti di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna,rispettivamente Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, hanno messo a punto le ordinanze concordate tra di loro per evitare il passaggio delle Regioni dalla zona gialla a quelle a più alto indice di criticità. L'iniziativa ha avuto l'ok del ministro della Salute, Roberto Speranza. «Piuttosto che ritrovarsi zona rossa domani», spiega Zaia, «meglio qualche sacrificio oggi». «Le ordinanze sono di fatto identiche», sottolinea Fedriga, «tranne qualche passaggio minore, semplicemente di forma». I provvedimenti entrano in vigore alla mezzanotte di oggi e sono validi fino al 22 novembre in Veneto, e fino al 3 dicembre in Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.Vediamo i contenuti: innanzitutto, stop alle passeggiate nei centri storici delle città e negozi chiusi la domenica. La mascherina va indossata sempre e correttamente, tranne i bambini al di sotto dei 6 anni, chi compie attività sportiva intensa, disabili e assistenti. Se sarà necessario abbassare la mascherina, per fumare o mangiare, si dovrà rispettare la distanza interpersonale di un metro. Nei giorni prefestivi rimangono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi i parchi commerciali, i cosiddetti outlet: restano aperti solo gli alimentari, le farmacie e parafarmacie, le tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi chiusi anche i negozi di vicinato, a eccezione delle stesse categorie indicate prima. Sospese nelle scuole primarie e secondarie del secondo ciclo, le lezioni di educazione fisica, canto e strumenti a fiato. Nei negozi potrà entrare una persona per nucleo familiare, salvo che per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni. Nei centri commerciali e nei supermercati si raccomanda di favorire l'accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura. Il mercato all'aperto è vietato se non nei Comuni in cui i sindaci abbiano approntato un piano che preveda la perimetrazione dell'area all'aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, ci sia una sorveglianza che verifichi le distanze, l'assembramento e il controllo dell'accesso.In Friuli Venezia Giulia l'attività di somministrazione di cibi e bevande nei locali si svolge dopo le 15 e fino a chiusura esclusivamente con consumazioni da seduti. È vietata la consumazione all'aperto, su suolo pubblico o aperto al pubblico, salvo che sulle sedute degli esercizi. In Emilia Romagna e Veneto la consumazione di alimenti e bevande è sempre vietata in area pubblica o aperta al pubblico. I bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali, e in posti «regolarmente collocati». I tre presidenti hanno immaginato una sorta di moral suasion per lasciare agli anziani, categoria a rischio, una fascia oraria «protetta» per andare a fare la spesa nei centri commerciali: «Chi si sente comunità», sottolinea il leghista Zaia, «eviti di andare nei centri e lasci le corsie preferenziali nei negozi per gli over 65. Non dobbiamo giocare a guardia e ladri. Non è un obbligo ma è fortemente raccomandato: da domani la spesa dalle 8 alle 10 se ho meno di 65 non la vado a fare e sto già dando un grande segnale di civiltà». La raccomandazione non riguarda i negozi di vicinato.Intanto, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, si sveglia e scopre l'esistenza dei Covid hotel, strutture alberghiere destinate a ospitare gli asintomatici o gli affetti da sintomi lievi che, in questo modo, non solo non sono obbligati a restare in casa, rischiando di contagiare i propri familiari, ma soprattutto non affollano i pronto soccorso degli ospedali dai quali vengono inevitabilmente rimandati a casa. «I Covid hotel del Lazio», dice Boccia a La 7, «sono quelli che sono stati attivati prima e hanno consentito di sfiatare. Dobbiamo lavorare al rafforzamento delle reti sanitarie. Non è che quando facciamo una riunione aumentando i Covid hotel, che è l'oggetto della riunione con le Regioni, facciamo una cosa che non è stata mai fatta. Secondo noi, possono stare nei Covid hotel anche persone che hanno sintomi lievi. Chi ha una febbre lieve e resta 15 o 20 giorni positivo», aggiunge Boccia, «può restare in albergo». Nella riunione con le Regioni e i Comuni, Boccia ha stabilito che ci sarà un Covid hotel in ogni provincia, e che ovviamente i proprietari degli alberghi destinati a questo utilizzo verranno indennizzati dallo Stato. E indovinate a chi è stato affidato il compito per reperire le strutture? Proprio a lui: il commissario a rotelle Domenico Arcuri. Ancora Arcuri, l'eroe dei banchi da corsa, al quale è stato assegnato, come se non bastasse, anche il compito di gestire la distribuzione dei vaccini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meno-liberi-in-veneto-emilia-e-friuli-pure-le-zone-gialle-hanno-una-fifa-blu-2648878500.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="di-maio-vuole-sigillare-la-campania" data-post-id="2648878500" data-published-at="1605216678" data-use-pagination="False"> Di Maio vuole sigillare la Campania Scontro tra ministri sulla Campania: la collocazione della Regione in zona gialla o rossa manda in frantumi la maggioranza giallorossa. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo la pubblicazione sui social di un video che ritrae un paziente morto nel bagno del pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Napoli, va all'attacco: «In Campania le strutture sanitarie sono al collasso», dice Di Maio in diretta Facebook, «il momento di agire, è finito il tempo delle chiacchiere. Io rispetto le Regioni e i Comuni, ma quando sentiamo minimizzare, quando vediamo che la situazione è fuori controllo lo Stato centrale deve agire e lo faremo come sempre fatto. La sanità è in difficoltà in tutto il Centrosud, lo era anche prima del Covid», aggiunge Di Maio, «ma se adesso i pronto soccorso non stanno funzionando, se le persone muoiono in ambulanza perché non sanno in quali ospedali portarli, allora l'esercito e la Protezione civile devono andare in rinforzo ai medici e agli infermieri campani, ormai allo stremo. Il ministro Speranza ha tutta la mia fiducia», aggiunge Di Maio, «ma se vedo file di 30 persone fuori dagli ospedali e gente morire nei pronto soccorso allora si devono dichiarare le zone rosse dove gli ospedali sono fuori controllo. Le immagini terribili che arrivano dalla Campania spero possano servire a cambiare passo, ad applicare quelle misure adottate in altre parti d'Italia che hanno frenato la corsa del virus», conclude il ministro, «inducendo ad adottare decisioni giuste per quel territorio». Il riferimento a Roberto Speranza da parte di Di Maio è tutt'altro che casuale: il ministro della Salute, infatti, non sembra disposto a cedere. Il motivo? Dichiarare la Campania zona rossa farebbe saltare il meccanismo dei 21 parametri utilizzati per stabilire in quale fascia collocare ogni regione italiana. I numeri, infatti, non sono da zona rossa. Non solo, ieri i ricoveri sono addirittura calati di oltre 100 unità (1.944, ovvero 133 in meno rispetto alle 24 ore precedenti). «La Campania», dice a Porta a porta il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, «ha una zona più sofferente, quella dell'area metropolitana di Napoli, e una pressione media negli altri territori, ma i numeri dicono che è da area gialla». Ci vorrebbe una sorta di provvedimento ad hoc, motivato dalla situazione critica che si registra negli ospedali napoletani. È tutto qui, il giallo della Campania gialla, che giallo non è: si tratta solo e soltanto di una falla che si è creata nel meccanismo ideato dal governo per collocare le regioni nelle varie fasce di rischio. Dati taroccati dalla Regione? I controlli dei carabinieri dei Nas e degli ispettori del ministero della Salute sui numeri inviati a Roma della Campania non sono ancora terminati, ma le immagini, le testimonianze dei parenti delle vittime non possono essere trascurati. Ieri, a Tagadà, su La 7, due donne hanno raccontato le circostanze drammatiche della morte del padre, 79 anni, diabetico, cardiopatico, affetto da Covid. Inutile la chiamata al 118, che risponde alle donne di tenere l'anziano a casa. Il saturimetro, lo strumento che segnala il livello di ossigenazione del sangue, scende, impietoso, fino a sotto il 70 (sotto i 90 si è già ad altissimo rischio). Continuano a chiamare il 118, la risposta è sempre la stessa: «Tenetelo a casa, tanto in ospedale non c'è posto, e aumentate l'ossigeno». Passano circa 20 giorni, le figlie chiamano un'ambulanza privata e portano il babbo al Cardarelli, dove lo ricoverano immediatamente. Dopo 24 ore muore. Un caso tra centinaia, tutti uguali, tutti drammatici. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, parla di «sciacallaggio mediatico» e con una mossa a sorpresa annuncia di avere dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti di Walter Ricciardi, il superconsulente di Roberto Speranza. Un cortocircuito tutto interno ai giallorossi dalle conseguenze difficili da prevedere. Inutile, almeno per il momento, la mano tesa del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che ieri in serata aveva lanciato una proposta per alzare le difese sul territorio senza far perdere la faccia al governo: «De Luca se vuoi adottare misure più rigorose ti sosteniamo così come abbiamo fatto in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia con l'intesa data dal ministro della Salute».
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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