Meloni reagisce ai veleni di Schlein. «Io negli Usa per le nostre imprese»
Giorgia Meloni (Ansa)
La leader dem e Ilaria Salis vedono le streghe. Il premier: «Il mio viaggio era politica interna».

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stato l’unico leader europeo a partecipare all’insediamento di Donald Trump a Washington. Ennesima dimostrazione della centralità acquisita a livello internazionale e nuova occasione per consolidare gli ottimi rapporti guardando sempre all’interesse dell’Italia. Al contrario di quanto accusano le opposizioni, infatti, la Meloni non è andata per fare la passerella, e non è andata neanche per dimostrare sostegno al tycoon: è andata a Washington per fare il suo lavoro. Lo dimostra anche il fatto che alle 8 di ieri mattina è atterrata a Ciampino e invece di tornare a casa è andata direttamente a Palazzo Chigi per continuare a mettere la testa sui dossier più urgenti.

Con Trump cambierà tutto, e piaccia o meno è fondamentale mantenere con gli Usa gli ottimi rapporti fin qui consolidati. Il messaggio che arriva è chiaro: se la politica dei dazi potrà creare problemi, è importante che all’Italia ne crei il meno possibile. Lo dice la stessa Meloni sui social: «È necessario costruire solide relazioni per il presente e il futuro della nostra Nazione», condividendo le immagini di alcune delle sue missioni all’estero con i maggiori leader mondiali. Non solo Trump quindi: il premier si vede sfilare insieme al presidente argentino Javier Milei, con il leader indiano Narendra Modi e il cinese Xi Jinping. «Mi chiedono spesso perché vado così tanto all’estero – dice Meloni -. Perché dedichi così tanta parte della mia energia alla politica estera. Banalmente perché non è politica estera, ma politica interna, nel senso che ogni rapporto solido che si crea è una porta aperta per le nostre imprese, per i nostri prodotti. È un’occasione per i nostri lavoratori: ecco perché io faccio del mio meglio per aprire quelle porte, perché so che una volta che è stata aperta, il resto del lavoro lo farete voi».

Elly Schlein non è dello stesso avviso e con i cronisti parlamentari si è sfogata così: «Spero Meloni si sia chiesta perché c’era solo lei, perché l’Ue non è stata accolta e che tipo di messaggio vogliamo dare. Ora la domanda è se Meloni sarà in grado di far rispettare gli interessi europei e italiani. È andata in solitudine, e preoccupa perché Trump sta cercando alleati per disgregare l’Europa». Per la Schlein è lunga la lista dei problemi che accompagna Trump: «I dazi sono un problema per un Paese come il nostro e per tutta l’Unione europea; la questione sulle multinazionali è molto preoccupante perché esce dall’accordo dell’Ocse: sta già rispondendo alla fila dei grandi ricchi che sono andati ad accreditarsi da lui; deportazioni, cancellazione dello ius soli e di generi, golfo del Messico».

A intervenire è stata anche l’europarlamentare Ilaria Salis che rasenta manie di persecuzione e inneggia alla lotta: «L’alleanza più pericolosa si è ormai forgiata e viene celebrata in pompa magna: l’oligarchia del tech con l’estrema destra, in un inquietante scambio di potere e legittimazione. Molte cose cambiano nel tempo, ma alcune costanti restano: gli oligopoli capitalisti generano sempre fascismo e guerra. Prendiamo atto della realtà della nostra epoca e prepariamoci a resistere e lottare».

Ci pensa il leader della Cdu, Friedrich Merz, nel suo intervento al Forum economico mondiale di Davos, a difendere la visita di Meloni: «Non capisco le riserve nei suoi confronti. Penso che sia veramente pro europea. È molto chiara la sua posizione nei confronti dell’Ucraina e della Russia, ed è molto chiara sull’ordine basato sulle regole dell’Ue». Poi chiosa: «Perché non parliamo con lei più spesso di quanto fatto in passato? Non è solo interessante, è necessario».

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