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Meloni: «Con me, mai patrimoniale». I dem reclamano ma Conte li molla

Meloni: «Con me, mai patrimoniale». I dem reclamano ma Conte li molla
Giorgia Meloni (Ansa)
L’inquilina del Nazareno prova ad attaccare il premier: «Aiuta i più ricchi». Il leader del M5s però la lascia sola a inseguire Maurizio Landini: «Imposta non all’ordine del giorno». Idea della Lega: flat tax al 5% per gli under 30.

Non pare vero alla sinistra di avere ora un modello Oltreoceano a cui ispirarsi. La vittoria di Zohran Mamdani a New York, con la sua ricetta di tassare i ricchi, ha ridato forza alla Cgil per riaprire il dibattito sulla patrimoniale. Il tema che fa parte del Dna della sinistra torna ciclicamente, fa capolino ogni volta che c’è da cannoneggiare una manovra economica considerata poco generosa con i ceti meno abbienti. E il programma con cui Mamdani è riuscito a conquistare la Grande Mela, che ha come pilastro un prelievo sui grandi patrimoni, è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, l’ha colta al volo e, cavalcando l’ondata di entusiasmo che il neo sindaco ha scatenato nella sinistra, ha ritirato fuori dal cassetto la proposta di una patrimoniale. Ovvero, un contributo straordinario dell’1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro. Secondo il sindacato, garantirebbe entrate fino a 26 miliardi di euro da destinare a sanità, scuola e lavoro. Il retropensiero di Landini è che se la proposta ha mietuto consensi nella capitale americana del business, si può rilanciarla in Italia, dove i soldi scarseggiano e la coperta dei finanziamenti è sempre corta. Tanto più che, secondo la narrazione del sindacalista, il governo si appresterebbe a stornare le poche risorse disponibili dalla sanità alle spese militari.

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Quegli italiani diventati profughi a casa loro
Ansa
A guerra finita, migliaia di istriani e dalmati in fuga da Tito finirono nel campo di Padriciano, alle porte di Trieste, dove vissero in condizioni misere. A torto considerati fascisti, non potevano uscire dalla struttura. Alcuni, non reggendo, si ammazzarono.

Un leggero strato di brina ricopre l’erba attorno al campo profughi di Padriciano. Una sottile nebbia avvolge l’aria e sembra lasciare tutto in sospeso. Come quelle anime che sono passate da qui a guerra finita. Istriani e dalmati costretti a lasciare le loro terre mentre i titini avanzavano e attuavano una vera e propria pulizia etnica. Non restava altro che partire. Lasciare tutto in fretta e furia e dirigersi verso la città italiana più vicina e sicura: Trieste.

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Il pacchetto sicurezza alla prova
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
Il prossimo corteo del centro sociale Askatasuna potrebbe essere il battesimo delle nuove norme. Gasparri: «Oltre a togliere loro la sede, speriamo arrivino le giuste condanne».

Torino, Milano e ancora Torino. Askatasuna rilancia e convoca una nuova piazza per il 28 marzo nel capoluogo piemontese. Un attacco allo Stato lo aveva definito gran parte dell’esecutivo, che, evidentemente, prosegue. L’annuncio è stato preceduto da un’intervista del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Corriere della Sera (ieri a Tripoli per una nuova missione dedicata al dossier migratorio e alla cooperazione in materia di sicurezza) che prevedeva nuove mobilitazioni.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 10 febbraio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 10 febbraio con Carlo Cambi

Askatasuna lancia la sfida: «Il 28 marzo si torna in piazza contro il governo»
Ansa
Gli attivisti alzano il tiro e si danno appuntamento a Roma. Obbiettivo: la Meloni. Un blog anarchico rivendica il sabotaggio dei treni: «Fuoco alle Olimpiadi».

Una nuova manifestazione contro il governo. Appuntamento il 28 marzo, stavolta a Roma. Perché a detta di Askatasuna la questione va «complessificata». Parola degli autonomi. Dunque pazienza se lo scorso 31 gennaio la città di Torino è stata messa a ferro e fuoco, se decine di negozi sono stati distrutti e le vetrine sfondate. Pazienza per i 103 feriti oltre al poliziotto Alessandro Calista colpito con il martello. Chi ha innalzato il livello dello scontro, dichiara una portavoce del centro sociale a margine di un incontro con i media, «è chi ha ordinato lo sgombero. Un governo nemico del popolo».

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