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2025-11-09
Meloni: «Con me, mai patrimoniale». I dem reclamano ma Conte li molla
Giorgia Meloni (Ansa)
Il tema, in modo molto strategico, è stato rilanciato da Landini proprio a ridosso della proclamazione dello sciopero del prossimo 12 dicembre, questa volta senza la Uil. Immediata è arrivata la replica del premier, Giorgia Meloni: «Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al governo, non vedranno mai la luce». Parole cui la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha reagito per non farsi scavalcare a sinistra da Landini e non lasciargli tutta la scena: «Questo governo», ha replicato l’inquilina del Nazareno, «sarà ricordato per l’aiuto ai più ricchi. Ha aumentato le tasse a tutti. Con che faccia Meloni attacca le opposizioni?».
Poco importa che ai cosiddetti «ricchi» (redditi che arrivano a circa 50.000 euro l’anno lordi) vadano pochi spiccioli di risparmio impositivo e che comunque, nonostante i vincoli di bilancio, siano stati garantiti fondi alla sanità; basta sventolare la parola «ricco» e buttarla in caciara per assicurarsi il rimbalzo sul Web. Nella foga polemica, pur di alzare il polverone mediatico, Pd e Cgil, di fatto, rischiano di allontanarsi, se non tradire il ceto medio.
Un rischio che invece il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha ben presente e non vuole correre. Anzi, coglie al volo l’opportunità offerta da Schlein, impegnata a occupare le frange estreme della sinistra, per rassicurare il ceto medio e posizionarsi a centrocampo (largo). Così la patrimoniale diventa un altro tema sul quale va in frantumi il progetto di unità delle sinistra e che mette in evidenza le distanze tra Pd e 5 stelle.
«Vorrei mandare un messaggio direttamente a Meloni che ha voluto fare un post parlando di patrimoniale: si rassegni, non so se a sinistra c’è una discussione sulla patrimoniale, ma per noi, che siamo una forza progressista indipendente, una patrimoniale non è all’ordine del giorno», sono le parole di Conte. Più chiaro di così...
Il leader dei 5 stelle prende le difese del ceto medio, lasciando che Schlein rincorra Landini. Attaccando Meloni sulle tasse, Conte si guarda bene dallo sparare contro le famiglie con redditi medi o contro gli imprenditori. «È una manovrina», insiste l’ex premier, «che prevede zero crescita e dà briciole a famiglie e imprese. Questo è il governo delle tasse perché sono dieci anni ormai che abbiamo il record della pressione fiscale. E soprattutto una montagna di tasse, 25 miliardi, che si è abbattuta sul ceto medio, completamente impoverito, e sulle fasce più deboli della popolazione. È questa la vera patrimoniale, quindi non distraiamo i cittadini dai veri problemi». Parole che sono più un messaggio ai «compagni» dell’opposizione a stare con i piedi per terra, che contro il governo.
Intanto nella maggioranza si lavora agli emendamenti alla legge di Bilancio. Allo studio della Lega ci sono una flat tax al 5% per i giovani fino a 30 anni assunti a tempo indeterminato e una decontribuzione per tre anni per l’azienda che assume. La proposta prevede che l’incentivo possa essere esteso fino ai 36 anni nel caso in cui si tratti di un rientro di cervelli, quindi per giovani che fanno ritorno in Italia dall’estero.
La Lega sta valutando modifiche anche di altri capitoli particolarmente discussi della manovra. C’è l’ipotesi di ampliare la rottamazione delle cartelle, facendovi rientrare i contribuenti che hanno ricevuto un accertamento per vizio formale. La norma contenuta nella legge di Bilancio prevede l’esclusione delle cartelle emesse a seguito di un accertamento. Un’altra misura che ha aperto un dibattito nella maggioranza è quella sull’aumento della cedolare secca per gli affitti brevi dal 21% al 26%. L’obiettivo del partito di Matteo Salvini è di sopprimere questa misura che, oltre a essere contraria alla politica finora seguita dal governo di non toccare la proprietà edilizia, porta un gettito di solo 1 milione di euro. Forza Italia è d’accordo. il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto più volte che non intende fare le barricate per questo.
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L’inquilina del Nazareno prova ad attaccare il premier: «Aiuta i più ricchi». Il leader del M5s però la lascia sola a inseguire Maurizio Landini: «Imposta non all’ordine del giorno». Idea della Lega: flat tax al 5% per gli under 30.Non pare vero alla sinistra di avere ora un modello Oltreoceano a cui ispirarsi. La vittoria di Zohran Mamdani a New York, con la sua ricetta di tassare i ricchi, ha ridato forza alla Cgil per riaprire il dibattito sulla patrimoniale. Il tema che fa parte del Dna della sinistra torna ciclicamente, fa capolino ogni volta che c’è da cannoneggiare una manovra economica considerata poco generosa con i ceti meno abbienti. E il programma con cui Mamdani è riuscito a conquistare la Grande Mela, che ha come pilastro un prelievo sui grandi patrimoni, è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, l’ha colta al volo e, cavalcando l’ondata di entusiasmo che il neo sindaco ha scatenato nella sinistra, ha ritirato fuori dal cassetto la proposta di una patrimoniale. Ovvero, un contributo straordinario dell’1% sui patrimoni superiori ai 2 milioni di euro. Secondo il sindacato, garantirebbe entrate fino a 26 miliardi di euro da destinare a sanità, scuola e lavoro. Il retropensiero di Landini è che se la proposta ha mietuto consensi nella capitale americana del business, si può rilanciarla in Italia, dove i soldi scarseggiano e la coperta dei finanziamenti è sempre corta. Tanto più che, secondo la narrazione del sindacalista, il governo si appresterebbe a stornare le poche risorse disponibili dalla sanità alle spese militari.Il tema, in modo molto strategico, è stato rilanciato da Landini proprio a ridosso della proclamazione dello sciopero del prossimo 12 dicembre, questa volta senza la Uil. Immediata è arrivata la replica del premier, Giorgia Meloni: «Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al governo, non vedranno mai la luce». Parole cui la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha reagito per non farsi scavalcare a sinistra da Landini e non lasciargli tutta la scena: «Questo governo», ha replicato l’inquilina del Nazareno, «sarà ricordato per l’aiuto ai più ricchi. Ha aumentato le tasse a tutti. Con che faccia Meloni attacca le opposizioni?».Poco importa che ai cosiddetti «ricchi» (redditi che arrivano a circa 50.000 euro l’anno lordi) vadano pochi spiccioli di risparmio impositivo e che comunque, nonostante i vincoli di bilancio, siano stati garantiti fondi alla sanità; basta sventolare la parola «ricco» e buttarla in caciara per assicurarsi il rimbalzo sul Web. Nella foga polemica, pur di alzare il polverone mediatico, Pd e Cgil, di fatto, rischiano di allontanarsi, se non tradire il ceto medio. Un rischio che invece il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha ben presente e non vuole correre. Anzi, coglie al volo l’opportunità offerta da Schlein, impegnata a occupare le frange estreme della sinistra, per rassicurare il ceto medio e posizionarsi a centrocampo (largo). Così la patrimoniale diventa un altro tema sul quale va in frantumi il progetto di unità delle sinistra e che mette in evidenza le distanze tra Pd e 5 stelle.«Vorrei mandare un messaggio direttamente a Meloni che ha voluto fare un post parlando di patrimoniale: si rassegni, non so se a sinistra c’è una discussione sulla patrimoniale, ma per noi, che siamo una forza progressista indipendente, una patrimoniale non è all’ordine del giorno», sono le parole di Conte. Più chiaro di così...Il leader dei 5 stelle prende le difese del ceto medio, lasciando che Schlein rincorra Landini. Attaccando Meloni sulle tasse, Conte si guarda bene dallo sparare contro le famiglie con redditi medi o contro gli imprenditori. «È una manovrina», insiste l’ex premier, «che prevede zero crescita e dà briciole a famiglie e imprese. Questo è il governo delle tasse perché sono dieci anni ormai che abbiamo il record della pressione fiscale. E soprattutto una montagna di tasse, 25 miliardi, che si è abbattuta sul ceto medio, completamente impoverito, e sulle fasce più deboli della popolazione. È questa la vera patrimoniale, quindi non distraiamo i cittadini dai veri problemi». Parole che sono più un messaggio ai «compagni» dell’opposizione a stare con i piedi per terra, che contro il governo. Intanto nella maggioranza si lavora agli emendamenti alla legge di Bilancio. Allo studio della Lega ci sono una flat tax al 5% per i giovani fino a 30 anni assunti a tempo indeterminato e una decontribuzione per tre anni per l’azienda che assume. La proposta prevede che l’incentivo possa essere esteso fino ai 36 anni nel caso in cui si tratti di un rientro di cervelli, quindi per giovani che fanno ritorno in Italia dall’estero.La Lega sta valutando modifiche anche di altri capitoli particolarmente discussi della manovra. C’è l’ipotesi di ampliare la rottamazione delle cartelle, facendovi rientrare i contribuenti che hanno ricevuto un accertamento per vizio formale. La norma contenuta nella legge di Bilancio prevede l’esclusione delle cartelle emesse a seguito di un accertamento. Un’altra misura che ha aperto un dibattito nella maggioranza è quella sull’aumento della cedolare secca per gli affitti brevi dal 21% al 26%. L’obiettivo del partito di Matteo Salvini è di sopprimere questa misura che, oltre a essere contraria alla politica finora seguita dal governo di non toccare la proprietà edilizia, porta un gettito di solo 1 milione di euro. Forza Italia è d’accordo. il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha detto più volte che non intende fare le barricate per questo.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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Ansa
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».
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