
«Lo mettiamo in c**o a questi sbirri di m**da». Una delle tante frasi choc che si sarebbero scambiati gli otto medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna per i quali la procura ha chiesto un anno di interdizione dalla professione. L’accusa? Falso ideologico. Avrebbero compilato certificati in cui si attestavano malattie inesistenti con l’obiettivo, secondo l’accusa, di evitare la detenzione e il rimpatrio nel Paese d’origine di almeno 34 migranti.
Non casi isolati, ma un sistema messo in piedi da medici politicizzati che avrebbero sistematicamente falsificato documenti per andare contro le politiche migratorie del governo. La suggestione, più che fondata, che dietro a questi rilasci ci sarebbe un disegno ben studiato e rodato, nasce dalle conversazioni che questi dottori avrebbero intrattenuto tra di loro via chat. Lo ha rivelato Farwest, la trasmissione condotta da Salvo Sottile in onda il martedì in prima serata su Raitre. Il conduttore, che martedì 3 marzo aveva ospite in studio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha mandato in onda un servizio firmato da Tommaso Mattei e Maria Laura Cruciani in cui si mostra parte di un fitto scambio di messaggi dal contenuto inequivocabile.
«Il modo per esprimere il dissenso è la non idoneità» scrive un medico e un altro risponde: «Finora abbiamo fatto così, solo che adesso bisogna giustificarla in modo più credibile altrimenti potrebbero contestarcela… Non sarà banale».
«Non idoneo», così si classifica il migrante che per motivi di salute non può entrare nei centri di permanenza per il rimpatrio né prendere un volo per tornare nel proprio Paese come stabilito dal decreto di espulsione. I migranti destinati ai Cpr, infatti, come spiegato più volte da Piantedosi, sono criminali recidivi, alcuni con decine di precedenti e per questo destinati a tornare nel proprio Paese di origine. Ma se il giudice non convalida, in questo caso per via di un certificato medico, il migrante, seppur pericoloso, tornerà automaticamente in strada. Sintesi: le leggi ci sono, funzionerebbero, ma non si applicano grazie a escamotage burocratici messi in atto per ideologia.
Sempre nelle chat di Farwest scovate da Mattei e Cruciani, si legge: «Campagna no-cpr» e poi «una scelta puramente etica» che un altro dottore commenterebbe invitando alla «tattica». Il piano di questi medici chiaramente scritto era quello di «procedere compatti con dissenso informato» perché, si legge ancora, «se siamo compatti non potranno sospendere tutti».
Conversazioni, che se fossero confermate, sarebbero di una gravità inaudita, come commentato dallo stesso Sottile che le ha sottoposte al ministro dell’Interno. «In alcuni casi al medico veniva fornito il certificato medico già stampato con cui, senza neanche fare specificazione, si dichiarava la non idoneità del migrante», ha commentato Piantedosi, lasciando intendere che questo sistema, probabilmente, è molto più diffuso di quanto non si creda.
Nelle conversazioni, infatti, viene fuori anche il modulo prestampato per certificare le inidoneità. «Fate circolare il modulo preparato per Ravenna?», viene chiesto. Risponde una delle indagate: «Va riadattato, però, non copiato», perché, mette in guardia gli altri medici, «ci sono stati problemi con la Questura». E ancora un altro «bisogna riscrivere tutto a mano?». Risposta: «Si, riscriverlo volta per volta modificandolo».
Si diagnosticano perlopiù malattie infettive. Come la cistite che, come ricorda il ministro, era la patologia che venne riconosciuta al reo confesso Emilio Gabriel Velazco, il cinquantasettenne peruviano che ha strangolato Aurora Livoli a Milano il 29 dicembre 2025. Uno dei moltissimi casi di migranti con precedenti su cui pende un decreto di espulsione, giudicati non idonei. Sempre sulle chat si legge: «La novità della consulenza psichiatrica». Qui i dottori esprimono disappunto davanti alla possibilità che venga richiesta anche una consulenza psichiatrica, come ulteriore step da superare nella visita richiesta. E aggiungono infatti: «Mi pare che l’azienda voglia renderci la non idoneità un percorso ad ostacoli, lungo, stancante, così da disincentivare».
A Ravenna sui 64 stranieri destinati alla detenzione amministrativa prima del rimpatrio, 34 sono stati dichiarati non idonei ai Cpr e rimessi in libertà con certificazioni mediche ritenute dubbie. Più della metà. Solo venti di loro sono stati dichiarati idonei e inviati in uno dei centri per l’espulsione. Gli altri dieci avrebbero rifiutato di sottoporsi alla visita, tornando così in strada anche loro. Liberi di circolare e di continuare a delinquere. Inoltre sembra che nessuno di questi non idonei, giudicati quindi malati, sia stato preso in cura presso una struttura pubblica. Difficile credere che si siano rivolti a medici privati. Più facile credere che non fossero realmente malati.
Non solo chat, ma anche intercettazioni ambientali, la più sconvolgente, come già scritto: «Lo mettiamo in c**o a questi sbirri di m**da». Ma c’è anche dell’altro come riporta il Resto del Carlino: «Non sono d’accordo a dare a priori la non idoneità. Se non ci sono ragioni specifiche, io non lo farò», risponde un medico alle pressioni di altri. Il 12 marzo ci sarà l’interrogatorio di garanzia che avrebbe dovuto tenersi due mattine fa, ma ci sono circa 400 pagine di informativa di Sco e squadra Mobile a cui si aggiungono appunto, i file con le conversazioni. Ravenna potrebbe essere il caso zero di un sistema capillare che coinvolge tutto il sistema dei rimpatri.





