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2023-06-15
Per impedire che il partito evapori i dirigenti invocano il soccorso di Marina
Marina Berlusconi (Imagoeconomica)
«C’è solo un presidente»: il coro dei tifosi del Milan spiega meglio di decine di retroscena la situazione nella quale si trova Forza Italia, orfana di Silvio Berlusconi. Diventato maggiorenne a 30 anni, il partito sbanda tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà: le dichiarazioni ufficiali dei dirigenti sono tutte all’insegna dell’«andremo avanti nel suo nome», ma la paura riguarda i voti, quelli che Berlusconi continuava a intercettare, fino al mezzo miracolo dell’8% del settembre scorso, e che ora dovranno invece essere raccolti attraverso proposte, impegni, iniziative politiche e il famigerato «radicamento sul territorio». Del resto, l’eredità politica di Silvio è già stata, nei fatti, accantonata: le sue perplessità sulla guerra in Ucraina, la sua spinta incessante per la pace, il suo avvertimento a non rompere per sempre, irrimediabilmente, i rapporti con la Russia, sono stati puntualmente messi da parte e nascosti con imbarazzo dai big del partito, derubricati a pensieri in libertà, tranne quando tirarli fuori e renderli pubblici è stato utile per indebolire Forza Italia, ad esempio durante le trattative per la formazione del governo. Considerato che la politica estera è stata certamente il campo in cui Berlusconi ha raccolto i più grandi successi, basta questa contraddizione per comprendere quanto sarà difficile per Forza Italia non diventare un protettorato politico di Giorgia Meloni, una provincia di Fratelli d’Italia con una parte che invece guarda alla Lega di Matteo Salvini. Il vuoto al centro è un bel problema anche per i due alleati: Berlusconi era la calamita dell’elettorato di centrodestra più moderato, non è assolutamente certo che chi ha sempre votato per lui passerà con scioltezza a preferire un altro partito della coalizione.
«Penso che Tajani», dice il sindaco di Imperia Claudio Scajola, ex ministro di Forza Italia, «abbia l’equilibrio, il buon senso, l’esperienza, la moderazione per cogliere che in questo momento bisogna guardare al futuro stando insieme. Perché adesso il pericolo in Forza Italia è il fuggi fuggi», aggiunge Scajola, «adesso non si deve scappare. L’eredità di Berlusconi è il sogno di mettere insieme cattolici, liberali e riformisti in un grande progetto per un’Italia più forte: Forza Italia era Berlusconi se in questa fase ci fosse rilassatezza sarebbe un errore grave». «Forza Italia esiste», riflette Marcello Dell’Utri, «l’ha fatta lui come Mediaset. Mediaset esiste ancora ed esisterà ancora anche Forza Italia. Con chi non ha importanza, la gente ancora per un po’ non scorderà Berlusconi, almeno per un po’. Poi dopo tutto nella vita finisce e quindi sarà il tempo a dire». Tocca ad Antonio Tajani affrontare questa traversata nel deserto che porterà alle Europee del 2024, quando si capirà se Forza Italia è riuscita a sopravvivere oppure no, ma i funerali di ieri hanno dimostrato anche un’altra cosa: Marta c’è. Marta intesa come Fascina, naturalmente, ultima sovrana dell’ultimo dei tanti «cerchi magici» che hanno fatto da scudo al Cav, nel corso degli anni: continuerà a dire la sua nel partito, se la famiglia continuerà a considerarla una di loro. Già, la famiglia: il non detto è che ci vorrebbe proprio, un o una Berlusconi in politica. Sarebbe l’unico modo per garantire la continuità in un partito che repubblica non è mai stato, il cui monarca ieri è stato consegnato alla Storia da una cerimonia funebre che somigliava tanto a quelle che si riservano ai sovrani. Il non detto lo dice Paolo Barelli, capogruppo alla Camera, vicinissimo ad Antonio Tajani: «L’intera famiglia Berlusconi», sottolinea Barelli a Rtl 102.5, «a partire dai figli, ha un ruolo nelle attività imprenditoriali che hanno caratterizzato l’impegno di Silvio Berlusconi. Da parte loro c’è la volontà di portare avanti questa missione, non solo per dovere nei confronti del padre, ma proprio perché c’è grande convinzione e volontà che Forza Italia vada avanti. Non so se sarà Marina Berlusconi ad esporsi nel partito», aggiunge Barelli, «l’argomento non è stato ancora toccato. Ciò che so è che, col cuore, la famiglia sarà presente nel partito. Poi, valuteranno loro il modo appropriato per abbracciare questa volontà. Certamente, da parte loro, c’è grande affetto verso coloro che, a fianco del loro papà, hanno portato avanti il progetto politico di Berlusconi».
All’insegna del realismo, come di consueto, le parole del senatore Maurizio Gasparri: «Per quanto riguarda il futuro di Forza Italia», dice Gasparri al Tg2, «in queste ore, nonostante il grande dolore, ho visto, insieme a Tajani, Barelli e altri che hanno avuto la possibilità di andare ad Arcore, che tutte le persone più vicine a Berlusconi, hanno consapevolezza che la sua eredità è anche quella politica, oltre che finanziaria, televisiva, industriale e produttiva. Non sta a me dire che succederà. Quello che sappiamo è che non esiste un altro gigante come Berlusconi», aggiunge Gasparri, «sicuramente la situazione è cambiata, e bisogna essere consapevoli che non ci sono altre figure di questo spessore né in Forza Italia, né altrove. Ma noi andremo avanti perché noi siamo il centrodestra, fondato da Berlusconi. E siamo nel Partito popolare europeo, il baricentro dei moderati, che sarà essenziale nel prossimo Parlamento europeo che sarà eletto nel 2024». L’orizzonte è di un anno, dunque, per assumere la forma di un partito classico, con congressi e assemblee. Certo, con un o una Berlusconi in campo sarebbe tutta un’altra storia. Anzi, continuerebbe quella di prima.
Nordio tira dritto su abuso d’ufficio e intercettazioni
Una riforma che il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha già detto di voler dedicare a Silvio Berlusconi, vista la trentennale battaglia del Cavaliere contro la magistratura politicizzata. Oggi pomeriggio, in Consiglio dei ministri, il governo dovrebbe dare il via libera al ddl che reca la firma del Guardasigilli Carlo Nordio (annunciato sin dall’insediamento di questo esecutivo) e che interviene su quelle che sono ritenute le maggiori criticità del nostro sistema. Ieri, nel preconsiglio, è stata esaminata una bozza del provvedimento, suscettibile di correzioni, così come sarà suscettibile di cambiamenti nel suo percorso parlamentare, trattandosi di un disegno di legge ordinario e non di un decreto.
Uno dei punti più rilevanti è quello della stretta sulle intercettazioni, che già tante polemiche ha provocato e non ha mancato di provocarne anche ieri, quando i contenuti della bozza hanno cominciato a circolare. Secondo quest’ultima potranno essere pubblicate sui media solo le intercettazioni il cui contenuto sia «riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento». Dunque, i giudici dovranno ripulire le carte e i brogliacci da ogni riferimento a persone terze o estranee alle indagini. Sempre per evitare fughe di notizie non penalmente rilevanti o direttamente connesse al procedimento, la bozza prevede che anche nella richiesta del pm e nell’ordinanza del giudice delle misure cautelari non debbano essere indicati i dati personali dei soggetti diversi dalle parti.
Immediata (e pavloviana, per certi versi), la levata di scudi delle toghe: il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, esprimendo un giudizio negativo su tutto l’impianto della riforma, ha commentato sulla parte relativa alle intercettazioni che «la limitazione alla pubblicazione di alcune conversazioni crea un’ulteriore tensione tra diritto dell’informazione e diritto dell’imputato». Dura anche la reazione di sindacato e ordine dei giornalisti: il Consiglio nazionale dell’Ordine, in una nota, esprime «preoccupazione» per una possibile limitazione del «diritto dei cittadini ad essere informati», mentre la Fnsi si è già detta pronta a una «mobilitazione» in caso di un «nuovo bavaglio».
Le altri parti qualificanti della riforma riguardano l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, in virtù del numero esiguo dei processi, rispetto alle aperture dei fascicoli, l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione per i reati meno gravi e la riduzione dell’ambito applicativo del reato di traffico di influenze illecite, anch’esso limitato alle condotte più gravi. Completano il quadro la norma per cui l’avviso di garanzia dovrà contenere una «descrizione sommaria del fatto» ed essere notificata con «modalità che tutelino l’indagato da ogni conseguenza impropria», con allusione alla gogna mediatica, e il passaggio dal monocratico al giudice collegiale per l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Ciò però avverrà solo due anni dopo l’approvazione del ddl, a causa della carenza d’organico.
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Pressing per una successione in famiglia. Marcello Dell’Utri: «Fi reggerà». Maurizio Gasparri scettico: «Situazione cambiata, nessuno come Silvio».Oggi il cdm sulla Giustizia «dedicato» al Cav. Toghe e giornalisti contro la stretta sulle pubblicazioni: «Un nuovo bavaglio».Lo speciale contiene due articoli.«C’è solo un presidente»: il coro dei tifosi del Milan spiega meglio di decine di retroscena la situazione nella quale si trova Forza Italia, orfana di Silvio Berlusconi. Diventato maggiorenne a 30 anni, il partito sbanda tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà: le dichiarazioni ufficiali dei dirigenti sono tutte all’insegna dell’«andremo avanti nel suo nome», ma la paura riguarda i voti, quelli che Berlusconi continuava a intercettare, fino al mezzo miracolo dell’8% del settembre scorso, e che ora dovranno invece essere raccolti attraverso proposte, impegni, iniziative politiche e il famigerato «radicamento sul territorio». Del resto, l’eredità politica di Silvio è già stata, nei fatti, accantonata: le sue perplessità sulla guerra in Ucraina, la sua spinta incessante per la pace, il suo avvertimento a non rompere per sempre, irrimediabilmente, i rapporti con la Russia, sono stati puntualmente messi da parte e nascosti con imbarazzo dai big del partito, derubricati a pensieri in libertà, tranne quando tirarli fuori e renderli pubblici è stato utile per indebolire Forza Italia, ad esempio durante le trattative per la formazione del governo. Considerato che la politica estera è stata certamente il campo in cui Berlusconi ha raccolto i più grandi successi, basta questa contraddizione per comprendere quanto sarà difficile per Forza Italia non diventare un protettorato politico di Giorgia Meloni, una provincia di Fratelli d’Italia con una parte che invece guarda alla Lega di Matteo Salvini. Il vuoto al centro è un bel problema anche per i due alleati: Berlusconi era la calamita dell’elettorato di centrodestra più moderato, non è assolutamente certo che chi ha sempre votato per lui passerà con scioltezza a preferire un altro partito della coalizione. «Penso che Tajani», dice il sindaco di Imperia Claudio Scajola, ex ministro di Forza Italia, «abbia l’equilibrio, il buon senso, l’esperienza, la moderazione per cogliere che in questo momento bisogna guardare al futuro stando insieme. Perché adesso il pericolo in Forza Italia è il fuggi fuggi», aggiunge Scajola, «adesso non si deve scappare. L’eredità di Berlusconi è il sogno di mettere insieme cattolici, liberali e riformisti in un grande progetto per un’Italia più forte: Forza Italia era Berlusconi se in questa fase ci fosse rilassatezza sarebbe un errore grave». «Forza Italia esiste», riflette Marcello Dell’Utri, «l’ha fatta lui come Mediaset. Mediaset esiste ancora ed esisterà ancora anche Forza Italia. Con chi non ha importanza, la gente ancora per un po’ non scorderà Berlusconi, almeno per un po’. Poi dopo tutto nella vita finisce e quindi sarà il tempo a dire». Tocca ad Antonio Tajani affrontare questa traversata nel deserto che porterà alle Europee del 2024, quando si capirà se Forza Italia è riuscita a sopravvivere oppure no, ma i funerali di ieri hanno dimostrato anche un’altra cosa: Marta c’è. Marta intesa come Fascina, naturalmente, ultima sovrana dell’ultimo dei tanti «cerchi magici» che hanno fatto da scudo al Cav, nel corso degli anni: continuerà a dire la sua nel partito, se la famiglia continuerà a considerarla una di loro. Già, la famiglia: il non detto è che ci vorrebbe proprio, un o una Berlusconi in politica. Sarebbe l’unico modo per garantire la continuità in un partito che repubblica non è mai stato, il cui monarca ieri è stato consegnato alla Storia da una cerimonia funebre che somigliava tanto a quelle che si riservano ai sovrani. Il non detto lo dice Paolo Barelli, capogruppo alla Camera, vicinissimo ad Antonio Tajani: «L’intera famiglia Berlusconi», sottolinea Barelli a Rtl 102.5, «a partire dai figli, ha un ruolo nelle attività imprenditoriali che hanno caratterizzato l’impegno di Silvio Berlusconi. Da parte loro c’è la volontà di portare avanti questa missione, non solo per dovere nei confronti del padre, ma proprio perché c’è grande convinzione e volontà che Forza Italia vada avanti. Non so se sarà Marina Berlusconi ad esporsi nel partito», aggiunge Barelli, «l’argomento non è stato ancora toccato. Ciò che so è che, col cuore, la famiglia sarà presente nel partito. Poi, valuteranno loro il modo appropriato per abbracciare questa volontà. Certamente, da parte loro, c’è grande affetto verso coloro che, a fianco del loro papà, hanno portato avanti il progetto politico di Berlusconi». All’insegna del realismo, come di consueto, le parole del senatore Maurizio Gasparri: «Per quanto riguarda il futuro di Forza Italia», dice Gasparri al Tg2, «in queste ore, nonostante il grande dolore, ho visto, insieme a Tajani, Barelli e altri che hanno avuto la possibilità di andare ad Arcore, che tutte le persone più vicine a Berlusconi, hanno consapevolezza che la sua eredità è anche quella politica, oltre che finanziaria, televisiva, industriale e produttiva. Non sta a me dire che succederà. Quello che sappiamo è che non esiste un altro gigante come Berlusconi», aggiunge Gasparri, «sicuramente la situazione è cambiata, e bisogna essere consapevoli che non ci sono altre figure di questo spessore né in Forza Italia, né altrove. Ma noi andremo avanti perché noi siamo il centrodestra, fondato da Berlusconi. E siamo nel Partito popolare europeo, il baricentro dei moderati, che sarà essenziale nel prossimo Parlamento europeo che sarà eletto nel 2024». L’orizzonte è di un anno, dunque, per assumere la forma di un partito classico, con congressi e assemblee. Certo, con un o una Berlusconi in campo sarebbe tutta un’altra storia. Anzi, continuerebbe quella di prima.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/marina-berlusconi-forza-italia-2661330100.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nordio-tira-dritto-su-abuso-dufficio-e-intercettazioni" data-post-id="2661330100" data-published-at="1686779701" data-use-pagination="False"> Nordio tira dritto su abuso d’ufficio e intercettazioni Una riforma che il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha già detto di voler dedicare a Silvio Berlusconi, vista la trentennale battaglia del Cavaliere contro la magistratura politicizzata. Oggi pomeriggio, in Consiglio dei ministri, il governo dovrebbe dare il via libera al ddl che reca la firma del Guardasigilli Carlo Nordio (annunciato sin dall’insediamento di questo esecutivo) e che interviene su quelle che sono ritenute le maggiori criticità del nostro sistema. Ieri, nel preconsiglio, è stata esaminata una bozza del provvedimento, suscettibile di correzioni, così come sarà suscettibile di cambiamenti nel suo percorso parlamentare, trattandosi di un disegno di legge ordinario e non di un decreto. Uno dei punti più rilevanti è quello della stretta sulle intercettazioni, che già tante polemiche ha provocato e non ha mancato di provocarne anche ieri, quando i contenuti della bozza hanno cominciato a circolare. Secondo quest’ultima potranno essere pubblicate sui media solo le intercettazioni il cui contenuto sia «riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento». Dunque, i giudici dovranno ripulire le carte e i brogliacci da ogni riferimento a persone terze o estranee alle indagini. Sempre per evitare fughe di notizie non penalmente rilevanti o direttamente connesse al procedimento, la bozza prevede che anche nella richiesta del pm e nell’ordinanza del giudice delle misure cautelari non debbano essere indicati i dati personali dei soggetti diversi dalle parti. Immediata (e pavloviana, per certi versi), la levata di scudi delle toghe: il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, esprimendo un giudizio negativo su tutto l’impianto della riforma, ha commentato sulla parte relativa alle intercettazioni che «la limitazione alla pubblicazione di alcune conversazioni crea un’ulteriore tensione tra diritto dell’informazione e diritto dell’imputato». Dura anche la reazione di sindacato e ordine dei giornalisti: il Consiglio nazionale dell’Ordine, in una nota, esprime «preoccupazione» per una possibile limitazione del «diritto dei cittadini ad essere informati», mentre la Fnsi si è già detta pronta a una «mobilitazione» in caso di un «nuovo bavaglio». Le altri parti qualificanti della riforma riguardano l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, in virtù del numero esiguo dei processi, rispetto alle aperture dei fascicoli, l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione per i reati meno gravi e la riduzione dell’ambito applicativo del reato di traffico di influenze illecite, anch’esso limitato alle condotte più gravi. Completano il quadro la norma per cui l’avviso di garanzia dovrà contenere una «descrizione sommaria del fatto» ed essere notificata con «modalità che tutelino l’indagato da ogni conseguenza impropria», con allusione alla gogna mediatica, e il passaggio dal monocratico al giudice collegiale per l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Ciò però avverrà solo due anni dopo l’approvazione del ddl, a causa della carenza d’organico.
Ansa
Per prima cosa sento il dovere di avvertire i piccoli risparmiatori che per ridurre i rischi di perdite nel settore tecnologico/borsistico futurizzante dovrebbero inserire il loro denaro in strumenti finanziari gestiti da soggetti professionali. Non è roba per il fai da te. Raccomandazione rinforzata da una notevole varietà di opinioni specialistiche sulle prospettive di guadagno di SpaceX. Da un lato lo scenario di medio-lungo termine trova probabilità ottimistiche. Ma, dall’altro, quello di breve-medio individua un’altalena di valori, con rischio di dimezzamento. Come mai, allora, venerdì scorso la domanda di azioni di SpaceX è arrivata a 250 miliardi di dollari a fronte di un’offerta di 75, portando la capitalizzazione dell’azienda verso i 2.000 miliardi di dollari, quasi il Pil italiano?
I grandi fondi finanziari possono gestire senza gravi problemi un’altalena di valori e tra questi i fondi sovrani, in particolare arabi, hanno la forza finanziaria per scambiare investimento con accessi alla tecnologia. L’agenzia Bloomberg ha rilevato che almeno 70 dei 250 miliardi detti sono stati proposti da piccoli risparmiatori trainati dalle aspettative o speranze speculative di brevissimo periodo. Per capire il fenomeno è utile osservare l’andamento dei titoli tecnologici statunitensi negli ultimi 10-15 anni: prevale il numero di quelli (grandi) che hanno moltiplicato in quantità enorme il loro valore e tale evidenza regge una profezia ottimistica sulle capacità delle aziende tecnologiche statunitensi di cambiare il mondo ottenendo per un certo periodo un monopolio super tecnologico con poca concorrenza che favorisce iper-guadagni. Per esempio, l’azienda innovativa Tesla di Musk in pochi anni ha ottenuto una capitalizzazione molto più elevata di altre case automobilistiche tradizionali. Probabilmente nel prossimo futuro ci saranno più competitori e i valori verranno riequilibrati dalla concorrenza, ma per un periodo non breve gli investitori iniziali hanno visto un aumento enorme del loro investimento iniziale. In sintesi, la speranza di superprofitti per le quotate tecnologiche statunitensi non è infondata. Tuttavia, prudenza come detto sopra.
Studio da almeno 25 anni lo scenario di esoeconomia cercando di capire il momento in cui avrà un ciclo di capitale autonomo e dinamico. Finora l’economia extraterrestre è stata finanziata per lo più con denaro statale in buona parte connesso agli investimenti di superiorità militare per scopi di dominio osservativo sulla superficie terrestre. Ora ci sono i primi segnali - in realtà anticipati già da un decennio - di irruzione del capitale privato nel settore. Non parlo di turismo spaziale strapagato che resta una piccola cosa, pur affascinante. Vedo invece nella logica di SpaceX una forte spinta a creare un esociclo specifico del capitale. Lanciatori a parte, Musk ha integrato Starlink (megarete satellitare per comunicazioni) ed esosistemi di Intelligenza artificiale. Questi ultimi hanno il potenziale di semplificare e velocizzare le immagini e altri dati della superficie terrestre ora ottenuti con procedure più complesse e nodi di inefficienza. Qui il potenziale di profitto è enorme. Ma in prospettiva il progetto di portare esseri umani su Marte ne promette di più. Migliaia di nuove tecnologie, dalla costruzione di astronavi in cantieri spaziali alla robotica medica. Siamo, vicini ad un esosalto entro uno scenario di 30-40 anni. Accelerato dalla esocompetizione tra America e Cina che potrebbe essere ancor più velocizzata dall’irruzione dall’Intelligenza artificiale basata su tecnologia quantistica che preferisco chiamare «robotica cognitiva». L’irruzione del capitale privato è un acceleratore dello sfruttamento e concorrenza nell’esospazio. Chi è ottimista su questo scenario secondo me non sbaglia l’analisi di destino, ma deve fare attenzione ai tempi di rendimento di un ciclo di capitale esospecifico. Che secondo me sarà massimo nel settore della robotica.
Non posso evitare di scrivere che, in base ai dati, il potenziale dell’industria italiana per la robotica eso, endo, aerea e sub è enorme. Ma il capitale privato di investimento che servirebbe per ingrandire le aziende specializzate nel settore è scarso. Saranno di manifattura italiana le costruzioni della futura base lunare nel programma statunitense Artemis. Semplificando, sono decine i settori esospaziali dove la tecnologia residente in Italia è la più evoluta nel mondo. Ma tutto questo potenziale è sottocapitalizzato come osservato con amarezza giustamente provocatoria da Mario Draghi: una start up di qualità innovativa promettente in Italia e in Europa deve andare in America per trovare i capitali utili al suo sviluppo. Cioè i Musk li abbiamo - forse anche migliori - ma non le regole e il luogo per capitalizzarli. E aggiungo che paradossalmente in Italia abbiamo un livello di risparmio tra i più alti al mondo. Sto proponendo un Nasdaq in Italia che capitalizzi le aziende tecnologiche residenti e attiri quelle europee e del Mediterraneo e perfino americane o giapponesi?
Sì, senza offesa per Euronext o autorità borsistiche oppure per chi pone troppi limiti ai fondi di investimento. Ma la rivoluzione tecnologica va gestita con più libertà per sperimentazioni ed investimenti e non con più regole.
www.carlopelanda.com
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Si è chiusa la 99ª edizione della Freccia Rossa, tra paesaggi italiani e auto d'epoca. Il successo è andato agli argentini Juan e Margarita Tonconogy, che riportano il loro nome nell'albo d'oro dopo sei anni di dominio di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli.
C'è chi la definisce la corsa più bella del mondo e chi, da quasi un secolo, la considera un rito capace di raccontare l'Italia attraverso le sue strade. La 1000 Miglia continua a essere molto più di una competizione automobilistica: è il fascino senza tempo delle vetture storiche, l'abbraccio delle piazze gremite e il legame tra tradizione sportiva e territorio.
L'edizione 2026 si è chiusa a Brescia con il trionfo degli argentini Juan e Margarita Tonconogy, vincitori a bordo di un'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931. Un successo che interrompe la lunga egemonia di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, protagonisti delle ultime sei edizioni della Freccia Rossa. Per Juan Tonconogy si tratta del quarto successo personale alla 1000 Miglia, dopo quelli conquistati nel 2013, nel 2016 e nel 2018. Questa volta, però, il trionfo assume un significato particolare: a condividere l'abitacolo dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931 c'era la sorella Margarita, con cui il pilota argentino conquista la sua prima vittoria in coppia. Alle loro spalle si sono classificati proprio Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, secondi su Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 al termine di un confronto serrato che ha accompagnato gran parte della corsa. Sul terzo gradino del podio sono saliti Lorenzo e Mario Turelli, autori di una prova regolare e precisa sulla O.M. 665 S MM Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini che, insieme a Francesca Ruggeri su Cisitalia 202 S MM Spider del 1947, conquista ancora una volta il successo nella classifica riservata agli equipaggi femminili. Nel Ferrari Tribute 1000 Miglia hanno esultato Vittorino Battaglia e Giordano Mozzi su Ferrari 488 Spider del 2019, mentre nella Gran Turismo Experience il successo è andato a Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Latvala.
L'edizione 2026 si chiude dopo cinque intense tappe e quasi 2.000 chilometri percorsi lungo alcune delle strade più suggestive della Penisola. Un itinerario che ha unito la sfida sportiva alla scoperta del territorio, mettendo alla prova gli equipaggi attraverso 144 Prove Cronometrate e 8 Prove di Media. Partita da Brescia, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, per poi proseguire verso il lago di Garda e il Veneto. Dopo il passaggio sul Passo dell'Abetone, la corsa ha toccato Toscana e Lazio, regalando immagini simboliche come le prove sulle mura di Lucca e la sosta in Piazza del Campo a Siena. La risalita verso l'Adriatico ha portato gli equipaggi ad Assisi, con il passaggio sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola nel ricordo di San Francesco, prima di attraversare la Gola del Furlo e raggiungere San Marino. L'ultima tappa, partita da Rimini, ha accompagnato le vetture storiche attraverso Ferrara e Mantova fino al ritorno a Brescia, dove il Controllo Orario finale e la tradizionale passerella in viale Venezia hanno sancito la conclusione della manifestazione.
Archiviata l'edizione numero 99, lo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento. Il 2027 sarà infatti l'anno del Centenario: la 1000 Miglia tornerà alla sua tradizionale collocazione di fine maggio, dal 22 al 29, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia.
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