- Il ministro: «Sono nelle condizioni migliori per sostenere la crescita, però il credito resta debole». Il numero uno dell’Abi, Patuelli: «Il 2026 per noi sarà complesso, i tassi scenderanno». Proteste di poliziotti e militari.
- Il senatore forzista Damiani, prossimo alla nomina come relatore della legge di bilancio: «L’imposta sulle imprese ci farebbe incassare di più oggi, ma meno in futuro».
Lo speciale contiene due articoli.
È ancora effervescente il dibattito all’interno della maggioranza sulle possibili modifiche da apportare alla legge di bilancio durante l’esame parlamentare. La manovra approda oggi in Senato per il primo esame in commissione Bilancio. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha chiesto di mantenere invariati i «saldi» della manovra ma dovrà fare i giochi di equilibrismo per evitare l’impatto di alcuni ritocchi che paiono inevitabili: dagli affitti brevi, ai dividendi delle società, alle misure per i Comuni, ma anche alle misure su trasporti e infrastrutture.
Da indiscrezioni è emerso un certo fastidio da parte del premier Giorgia Meloni per le tensioni nella maggioranza e l’immagine che rimbalza all’esterno mentre il governo gode di una solida reputazione fuori dai confini. Era circolata la voce di un vertice di maggioranza per cercare di ricondurre alla ragionevolezza e alla sintesi le divergenze. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto pronto al confronto. È ancora caldo il tema delle banche anche se le dichiarazioni del premier («Vogliamo un contributo sulla rendita accumulata per condizioni di mercato che la politica del governo ha contribuito a creare. Se su 44 miliardi di profitti nel 2025 ce ne mettono a disposizione circa 5 per aiutare le fasce più deboli della società, credo che possiamo essere tutti soddisfatti») dovrebbero aver allentato le tensioni. La Lega però non ha rinunciato all’idea di emendamenti per «rafforzare il contributo» del mondo finanziario.
Ieri alla 101ª Giornata Mondiale del Risparmio, i rappresentanti delle istituzioni bancarie hanno mandato messaggi al governo senza esprimersi in modo esplicito sulla manovra. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha sottolineato che «il sistema delle banche italiane è solido, ben patrimonializzato e tra i più redditizi d’Europa». Da qui l’appello a «utilizzare le risorse generate in questa fase favorevole per sostenere la crescita dell’economia e non far mancare credito alle imprese con buone prospettive di sviluppo». Panetta ha ricordato che i rischi di credito «restano limitati, grazie alle buone condizioni finanziarie delle imprese e all’utilizzo dei prestiti garantiti dallo Stato».
Ottimista anche il ministro Giorgetti che ha ribadito come «il sistema bancario sia oggi nelle condizioni migliori per sostenere l’economia, come testimoniato dai principali indicatori di risparmio». Ovvero non avrebbe difficoltà a contribuire al sostegno delle fasce deboli. «Si fa fatica però a comprendere come l’andamento del credito rimanga debole», ha aggiunto il ministro.
Ma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha smorzato l’entusiasmo. «Già nel 2025 i tassi sono calati e dobbiamo aspettarci un anno con tassi più bassi del 2025, quindi il 2026 ce lo dobbiamo guadagnare con complessità in crescita». Come dire che il contributo chiesto dalla manovra potrebbe creare qualche difficoltà.
Non c’è solo il tema caldo delle banche. Terrà banco nell’esame parlamentare l’inasprimento della tassazione sugli affitti brevi. La cedolare secca resta al 21% se la prima casa viene affittata senza intermediazione di portali internet, come Airbnb, altrimenti l’aliquota salirà al 26%. La misura dal valore limitato, circa 100 milioni su una manovra da 18 miliardi, vede contraria Forza Italia che darà battaglia per cancellarla.
Un altro fronte di tensione è quello legato al Superbonus: il divieto di cessione dei crediti residui mette in difficoltà le pmi ancora esposte, e diversi parlamentari di centrodestra chiedono un correttivo per evitare un nuovo blocco dei cantieri. C’è poi la questione dell’aumento dell’età pensionabile delle forze dell’ordine. I sindacati di polizia e quelli militari sottolineano che la manovra non prevede risorse per nuove assunzioni e rinnovo dei contratti.
Confindustria reclama l’abolizione dell’aumento della tassa dall’1,2% al 24% sui dividendi che vengono incassati per le partecipazioni sotto al 10%. Dalla norma lo Stato si attende un incasso a regime di poco più di 1 miliardo dal 2027. Oltre gli imprenditori anche Forza Italia chiede la modifica dell’articolo ma c’è il problema di colmare il mancato gettito. Sul piede di guerra i Comuni. L’Anci denuncia la presenza nella manovra di «pesanti criticità finanziarie» che mettono a rischio la capacità dei sindaci di garantire alcuni servizi essenziali e gli investimenti.
Sarà sicuramente rivisto il capitolo della legge di bilancio sulle infrastrutture e i trasporti. Forza Italia è pronta a presentare in Parlamento emendamenti per correggere i tagli agli investimenti per il collegamento su rotaia tra Napoli e Afragola, per la metro C di Roma, e la metropolitana di Milano. Poi c’è l’associazione dell’autotrasporto Assotir che denuncia come la manovra contenga «una nuova stangata da oltre 200 milioni di euro» per il settore, alla luce dell’aumento delle accise sul diesel dal primo gennaio di 4,05 centesimi al litro che colpirà circa 1 milione di automezzi pesanti. La Cisl ha chiesto alcune modifiche alle norme che riguardano il lavoro a cominciare dalla tassazione al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali affinché riguardi i soli contratti maggiormente rappresentativi per evitare di favorire i contratti pirati. Chiesto anche il finanziamento del fondo per attivare la legge sulla partecipazione dei lavoratori nelle imprese.
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