Macron a caccia di consensi sente Xi e punta a essere il mediatore protagonista
Emmanuel Macron e Xi Jinping (Ansa)
  • Nel colloquio telefonico i due leader hanno invocato il rispetto della sovranità ucraina In vista del voto, il francese mira alla primazia in Ue e a un ruolo centrale nei negoziati.
  • «Morti russi lasciati nei freezer». Decine di cadaveri di soldati a Kharkiv e nella capitale. Kiev: «Mosca li abbandona qui. Li seppelliremo». Missili su Odessa. La Bielorussia ammassa truppe al confine.

Lo speciale comprende due articoli.

A prima vista (ma solo a prima vista) quella tra il presidente francese Emmanuel Macron e il leader cinese Xi Jinping è stata solo una telefonata (riferita per un verso dall’emittente televisiva statale Cctv e per altro verso da una nota dell’Eliseo), con relativo auspicio di una «pace attraverso i negoziati». Ma, leggendo tra le righe, c’è molto di più di un semplice augurio che la guerra tra Russia e Ucraina giunga prima a un cessate il fuoco e poi a uno stop duraturo.

Ecco i fatti, intanto, per come le due parti li hanno riferiti. Secondo il network statale cinese Cctv, i due interlocutori hanno convenuto sulla circostanza che «tutte le parti interessate dovrebbero sostenere Russia e Ucraina per ripristinare la pace attraverso i negoziati». In particolare, l’emittente controllata dal partito comunista cinese riferisce in questi termini il pensiero di Xi: «Xi ha sottolineato che la Cina ha promosso colloqui di pace a modo suo e supporta i Paesi europei nel prendere in mano la sicurezza dell’Europa. Dobbiamo essere particolarmente vigili sui confronti tra gruppi, che rappresenteranno una minaccia più grande e più duratura per la sicurezza e per la stabilità globali».

E già qui si rintracciano due notazioni critiche di Pechino verso Washington. La prima: deve essere l’Europa (si sottintende: non altri) a «prendere in mano la sicurezza» europea.

Gli ottimisti, qui in Europa, coglieranno queste parole come una sollecitazione all’Ue; i pessimisti, invece, come il tentativo di creare una faglia tra noi e gli Usa. La seconda: il riferimento ai confronti tra «gruppi», cioè tra blocchi, secondo quello che è un tema classico di Pechino, e cioè rimproverare ad altri (e solo ad altri) il ricrearsi di una stagione da nuova guerra fredda.

Veniamo alla versione francese, e cioè a una nota dell’Eliseo, che arricchisce non poco il quadro. Nella sintesi fornita dalla presidenza francese, non mancano le felicitazioni di Xi per la rielezione di Macron e l’auspicio di «un partenariato strategico franco-cinese», evocando esplicitamente i settori «dell’aerospazio e dell’energia nucleare». Più avanti nel testo, si fa riferimento agli aspetti umanitari, al rischio di una crisi globale anche alimentare (e alla proposta francese Farm: Food and agriculture resilience mission), alla questione Covid, alle relazioni Ue-Cina (Macron avrebbe insistito sull’esigenza di una «maggiore reciprocità»). Ma attenzione alla frase chiave, nella versione dell’Eliseo: «I due capi di Stato hanno richiamato il loro impegno al rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina, e hanno convenuto sull’urgenza di pervenire a un cessate il fuoco».

E qui stanno due riferimenti (sovranità e integrità territoriale ucraina) che non sembrano certo un assist di Pechino a Mosca: almeno a parole e in pubblico, e almeno ufficialmente, dunque, la Cina non pare offrire sponde né all’ormai sventato rovesciamento del governo di Kiev né a uno smembramento del territorio ucraino. Se la versione francese fosse esatta, il messaggio di Pechino a Mosca sarebbe quello di prepararsi a un qualche stop. A meno che – naturalmente – Xi non dica altro a Vladimir Putin nei loro colloqui bilaterali.

Quanto a Macron, si possono sottolineare tre aspetti assolutamente chiari. Il primo: il presidente francese fa da sé, e cerca una sua evidente primazia nel quadro europeo. Che si tratti del riassetto istituzionale dell’Ue o della guerra, punta a un protagonismo suo personale e della Francia. Dal punto di vista italiano, più che mai sorgono dubbi sulla tempistica ultra-accelerata e sulle modalità poco trasparenti, in termini di dibattito pubblico, che hanno portato al recente trattato tra Francia e Italia: di tutta evidenza, vista la percezione che Parigi ha del suo ruolo, la posizione italiana non potrebbe che essere gregaria.

Il secondo: è altrettanto chiaro il tentativo di Macron di smarcarsi dall’anglosfera, da Washington e da Londra. Con Joe Biden non ha dissensi politici o ideologici, eppure Parigi assume su molti temi una postura assai diversa. Quanto a Londra, non è sfuggita ai britannici la differenza tra l’approccio più conciliante di Macron verso Mosca («Non bisogna umiliare la Russia») e i toni durissimi, addirittura provocatori e punitivi, che Parigi assunse ai tempi di Brexit, rendendo a lungo difficile ogni forma di negoziato sull’uscita del Regno Unito dall’Ue.

Il terzo: Macron è in campagna elettorale per le (difficili) elezioni legislative francesi, e dunque il suo protagonismo va inteso anche in una logica di caccia al consenso dei suoi connazionali. Prima delle presidenziali, cercò di sfruttare l’effetto-Zelensky (addirittura facendosi fotografare in mimetica nei saloni dell’Eliseo); adesso, invece, spera di poter ricavare un dividendo mostrandosi mediatore e tessitore per una qualche interruzione del conflitto. E se – auspicabilmente – ci fosse, anche indipendentemente dal ruolo francese, c’è da scommettere sul fatto che Macron proverebbe a rivendicarne i meriti.


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