L’unico risultato della sugar tax inglese: più obesi
L’imposta sullo zucchero ha fatto crescere il consumo di merendine tra i più piccoli.

In Italia la manovra fiscale prevede di imporre una tassa sullo zucchero nelle bevande, ma forse non si tratta della soluzione ideale per limitarne il consumo.

A farlo capire sono i risultati di una statistica elaborata da Public Health England, organismo pubblico che sovrintende alla salute degli inglesi. Gli esperti hanno elaborato i dati sul consumo di zuccheri dopo l’introduzione della tassa, che è stata approvata nel 2017, con l’intento di contrastare l’obesità dilagante, e sono rimasti di stucco. Perché nonostante la sugar tax sia stata messa in funzione a pieno regime e le aziende abbiano ridotto l’ammontare di questo ingrediente contenuto in bevande, cereali, yogurt e creme dolci, l’assunzione di zuccheri risulta aumentata!

E la colpa non è delle aziende. Il quantitativo presente nei prodotti che sono sugli scaffali dei supermercati si è ridotto, con un 28,8 per cento di zucchero in meno nelle bibite, un 10,3 per cento in meno negli yogurt e nei formaggi, un 4,6 per cento in meno nelle creme dolci e un taglio pari all’8,5 per cento nei cereali.

Alcune aziende, peraltro, hanno avviato procedure per continuare con questa riduzione, puntando a un tetto del 20 per cento in meno entro il 2020. Eppure, il consumo complessivo di zucchero risulta aumentato con la gente che consuma più dolci e l’arrivo nei negozi di prodotti dolci, che sono diventati «più» dolci. Biscotti, sorbetti e caramelle guidano questa nuova tendenza negativa.

Così nell’arco degli ultimi due anni il consumo di zucchero complessivo è aumentato del 2,6 per cento. Secondo Public Health England, dunque, la gente mangia più cibi dolci di quanto non facesse prima, con un incremento pesante di biscotti e poi di gelati e ghiaccioli, dovuto anche alle ultime due estati, calde anche nel Regno Unito.

Facendo i conti, dunque, la riduzione complessiva nel consumo dei dolci è stata minima, pari al due per cento, mentre dovrebbe arrivare al 20 per cento per riuscire davvero a contenere l’obesità, che si diffonde a vista d’occhio soprattutto tra i bambini. Che sono però anche dei grandi consumatori di succhi di frutta dolcificati, biscotti, merendine, barrette.

Per evitare di arrivare agli estremi attuali, che segnalano che nella fascia dei dieci anni c’è un bambino sovrappeso o obeso ogni tre, servirebbero meno cibi dolci, porzioni ridotte e un’autentica volontà di mangiare meglio, ma forse proprio questo ultimo elemento è quello che manca e che non si può promuovere attraverso una legge.

Che la tassa sullo zucchero, proposta adesso anche in Italia, sia efficace, comunque non è così confermato nemmeno in altri paesi.

In Norvegia, ad esempio, dove esiste dal 1922, quando venne introdotta per raggranellare denaro per le case pubbliche più che per migliorare lo stile alimentare, la tassa funziona, ma i consumi di zuccheri continuano.

Con uno stratagemma. La gente raggiunge la vicina Svezia, dove al di là del confine sono sorti centri commerciali specializzati in dolci, che sembrano davvero il paese dei Bengodi.

Con un viaggio di un’ora e mezzo da Oslo si va a fare scorta due o tre volte l’anno e si aggira il limite della tassa: rimpinzandosi di caramelle, torte, biscotti e dolcetti a prezzi accettabili. A dispetto della tassa e della volontà del governo di fare cassa con il pretesto di promuovere un’alimentazione equilibrata.

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