- Mentre qui c’è chi tifa lockdown, prendendo esempio solo dai Paesi esteri più chiusuristi, il Regno Unito sta per dire addio ai meccanismi di tracciamento. E il Financial Times avverte: «Eliminare il Covid è impossibile, basta misure draconiane».
- Giro di vite sui gruppi anti Draghi. Perquisizioni per 18 attivisti. Nel mirino il canale Telegram «Basta dittatura»: per i pm è istigazione a delinquere.
Lo speciale comprende due articoli.
Convivere con il Covid: mentre i media allarmistici amplificano il ritorno dei lockdown e delle misure restrittive in alcuni paesi europei, il Financial Times, uno dei quotidiani più influenti dell’occidente, attraverso un editoriale spalanca le porte a una visione nuova, a un orizzonte più sereno. Intanto, il Mail On Sunday ci informa che l’Inghilterra si prepara a eliminare una serie di restrizioni, a partire dal tracciamento a tappeto e dall’autoisolamento imposto a chi risulta positivo al virus.
L’editoriale del Financial Times è stato pubblicato l’altro ieri a firma «The editorial board», quindi esprime il pensiero del gruppo editoriale nella sua interezza, e si intitola «I Paesi zero Covid sono finiti fuori strada». Il succo del testo, che analizza il quadro delle misure contro la pandemia in Asia ma che esprime un punto di vista globale, è che la corsa all’azzeramento del virus è destinata a fallire, e che quindi è giunta l’ora di cambiare prospettiva, tendere verso una convivenza con il Covid, anche perché i governi che seguono questa strada sono destinati a raccoglierne i frutti dal punto di vista economico. «Le istruzioni del governo di fare scorte di cibo», scrive il Ft, «sono raramente un segno che tutto va bene. Questo, tuttavia, è il messaggio che il ministero del commercio cinese ha inviato la scorsa settimana, anche se non c’è un problema approvvigionamento alimentare e si registra solo una manciata di casi di Covid ogni giorno. La sua direttiva mostra la crescente tensione causata dalla ricerca cinese del Covid zero e la necessità di una via d’uscita nei pochi Paesi che ancora lo perseguono». La nota trasmessa pochi giorni fa dal ministero del commercio di Pechino alle autorità locali ha provocato il panico, con lunghe code ai supermercati e scaffali vuoti. «Le restrizioni della Cina», prosegue l’editoriale, «per fermare del tutto le catene di trasmissione del Covid, sono diventate sempre più severe. Recentemente, ha chiuso decine di migliaia di visitatori all’interno di Shanghai Disneyland per un test di massa dopo aver scoperto un caso legato al parco a tema un giorno prima. Stress simili sono visibili nelle altre giurisdizioni che aspirano ancora allo zero Covid, come Hong Kong e Taiwan: devono mantenere i loro confini quasi sigillati, con lunghe quarantene, anche se i rivali regionali come Singapore, Corea del Sud e Giappone si aprono». Per il Financial Times, dunque, l’aspirazione a raggiungere lo status di Paese zero Covid, è diventata vana e controproducente: «Durante gran parte del 2020 e 2021», si legge ancora, «lo zero Covid è stato un trionfo per i Paesi che lo hanno abbracciato. Era una buona politica per la salute e per l’economia. Ma non è più così». I motivi? «In primo luogo», spiega il prestigioso quotidiano, «il resto del mondo non ha eliminato il Covid, e finché rimane un caso di una malattia infettiva, in qualsiasi parte del mondo, essa può sempre tornare. Zero Covid per sempre significa quindi chiusura delle frontiere per sempre. In secondo luogo, l’emergere della variante Delta, più contagiosa, significa che solo chiusure estreme possono eliminare la malattia, e i vaccini non possono più fornire una soluzione totale. L’eliminazione del Covid non è possibile. Non importa quante volte un Paese elimini la malattia, essa tornerà e continuerà a tornare. In questa fase, quindi, le chiusure delle frontiere e le chiusure draconiane», argomenta il Ft, «semplicemente rimandano il momento in cui il Covid diventerà inevitabilmente endemico in una popolazione».
Siamo di fronte a un ragionamento all’insegna del più sano pragmatismo. Lo stesso pragmatismo con il quale il governo inglese, come informa il Mail On Sunday, si prepara a abolire una lunga serie di restrizioni: «Lo scorso settembre», spiega il giornale inglese, «i deputati hanno esteso le leggi che costringono coloro che prendono il virus, così come le persone non vaccinate che possono essere state esposte ad esso, ad autoisolarsi per dieci giorni. Ma i funzionari del governo ora prevedono che l’autoisolamento obbligatorio sarà abbandonato a marzo». Il Mail On Sunday spiega anche che a marzo verrà eliminato il sussidio di 500 sterline destinato ai cittadini a basso reddito che vanno in autoisolamento, e che i funzionari del governo stanno anche elaborando piani per tagliare i costi del sistema di tracciamento capillare. I funzionari del governo valutano anche come «improbabile» il raggiungimento dell’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità di avere il 70 per cento del mondo vaccinato, poiché 80 Paesi, la metà dei quali in Africa, sono destinati a non riuscire a vaccinare il 40% della loro popolazione entro la fine di quest’anno. Attualmente, in Inghilterra, coloro che si autoisolano sono chiamati a casa dal personale del Nhs Test and Trace, che controlla che rispettino le regole. I funzionari, tuttavia, si stanno preparando a raccomandare ai ministri di eliminare queste chiamate. Ancora: i viaggiatori non vaccinati che arrivano nel Regno Unito dall’estero devono a loro volta autoisolarsi per dieci giorni e vengono chiamati ogni giorno. Anche queste chiamate potrebbero essere eliminate. A più lungo termine, l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito sta progettando di porre fine all’intero regime di tracciamento nazionale. La strategia di convivenza col Covid e fine delle restrizioni è stata battezzata operazione ramp down, in italiano «rampa di discesa». Anche uscita dal tunnel, rende bene l’idea.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >