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2021-01-07
Locali pubblici beffati dal caos colori. Resteranno aperti solo due giorni
Ansa
Il pensiero, osservando l'ultimo bollettino sui contagi di ieri pomeriggio, non può che andare alle centinaia di migliaia di esercenti (in primis baristi e ristoratori) che hanno tenuto le serrande abbassate per tutto il periodo natalizio. Osservando i dati, hanno avuto un'ulteriore conferma di ciò che andavano dicendo da giorni, senza che gli si sia prestato il minimo ascolto: le chiusure natalizie non hanno avuto alcun impatto significativo sulla curva. Ciò vuol dire, in soldoni, che il loro sacrificio (che è il caso di chiamare estremo dopo tutto ciò che hanno già dovuto sopportare) contiene, oltre al sanguinoso danno economico, la beffa di essere stato inutile. E quella di poter riaprire per oggi e domani, per poi richiudere fino chissà quando, magari mandando nel bidone dell'umido le derrate ordinate in fretta e furia ai fornitori sperando in un afflusso di clienti che giustifichi gli ordini.
Ne deriva la quasi certezza che saranno pochissimi quelli che riapriranno. Un governo dotato di raziocinio e buon senso, a questo punto, dovrebbe prendere in mano le redini della situazione ed emanciparsi dalla pedissequa esecuzione degli oracoli del Cts, valutando seriamente un cambio di strategia ma le cose, ovviamente, andranno nel verso opposto. Perché, a leggere il decreto-ponte varato dal governo per i giorni che vanno da oggi al 15 gennaio, e incrociandone le norme col dpcm originario che vedrà la propria scadenza nella stessa data, l'impressione è che ci si trovi in un dedalo di misure, prescrizioni, distinguo, eccezioni e cavilli tale da sterilizzare per sfinimento qualsiasi opposizione logica all'andazzo. Andiamo alle carte, che nella fattispecie sono il decreto da ieri in Gazzetta Ufficiale: sette densi articoli che ci dicono come dovremo muoverci o non muoverci fino al 15 del mese. Se non fosse per il fatto che già sappiamo che tutto potrebbe essere stravolto venerdì prossimo dal ministro Speranza il quale, dopo avere consultato il monitoraggio dell'Iss, firmerà l'ordinanza che assegnerà un colore a ogni Regione. Secondo il primo articolo del decreto, da oggi e fino a domani tutta l'Italia torna zona gialla, ma non si tratta di un giallo normale, bensì di un giallo «rafforzato», il che vuol dire che ci si potrà spostare liberamente ma solo all'interno della propria Regione, mentre con la vecchia zona gialla era possibile raggiungere altre Regioni, purché anch'esse gialle. Per «sconfinare», bisognerà essere in possesso dell'autocertificazione che attesti un valido motivo: ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione, ricongiungimento col partner convivente nella casa di comune abitazione, comprovati motivi di lavoro, salute e necessità. Della riapertura di bar e ristoranti fino alle 18 e fino alle 22 per l'asporto o la consegna a domicilio si è già detto, mentre resta il coprifuoco dalle 22 alle 5. Riaprono tutti i negozi fino alle 20 e le scuole, ma solo l'infanzia, le elementari e le medie, salvo nelle Regioni in cui i governatori hanno già emanato ordinanze contrarie. Poi, sempre all'articolo 1, il decreto disciplina le restrizioni per i weekend, a partire da quello del 9 e 10 gennaio. In questo caso, tutta l'Italia sarà zona arancione, con quello che comporta: non ci si potrà spostare dal proprio Comune e dalla propria Regione, salvo i casi previsti per l'autocertificazione e restando ferma la possibilità di tornare alla propria abitazione e di raggiungere il convivente. Chi abita in un comune con meno di 5.000 abitanti, inoltre, potrà spostarsi in un raggio di 30 km, se necessario anche varcando i confini regionali, ma non per raggiungere un capoluogo. Immutato il coprifuoco alle 22. Bar e ristoranti di nuovo chiusi salvo che per asporto o consegne a domicilio fino alle 22, mentre gli altri negozi resteranno aperti, ma non i centri commerciali. Con lunedì 11 gennaio, teoricamente, l'Italia tornerà alla divisione per fasce colorate messa a punto prima del decreto sul periodo festivo, ma per il momento il governo brancola in una nebbiosa e generalizzata zona grigia. Il colore delle Regioni dipenderà, come si è detto, dall'andamento del monitoraggio dell'Iss dell'8 gennaio, ma sappiamo già che i parametri per stabilirli saranno più severi. L'articolo 2 del nuovo decreto, infatti, ha stabilito che bisognerà avere un indice Rt superiore a 1 (non più 1,25) per diventare arancioni e superiore a 1,25 (non più 1,5) per diventare rossi. Ne deriva che, lunedì prossimo, l'Italia potrebbe svegliarsi con sei regioni in zona rossa e altrettante in arancione. Come ciliegina sulla torta, per l'11 è stato stabilito, dopo un estenuante braccio di ferro in Consiglio dei ministri, il rientro a scuola della metà degli studenti delle superiori, ma la reazione della gran parte dei governatori, dei sindacati e dei diretti interessati lascia facilmente intuire che si è trattato di una decisione platonica, figlia di dinamiche attinenti più alla crisi politica che a quella sanitaria. Ma questa, si sa, è un'altra storia.
La scuola riparte tra le proteste
Il giorno del tanto sbandierato ritorno sui banchi per gli alunni si apre con due manifestazioni. Questa mattina alle 9 il Comitato «Priorità alla scuola» ha organizzato un presidio davanti al ministero dell'Istruzione, mentre dalle 10 tutti i maggiori sindacati della scuola di Roma e del Lazio si riuniranno sotto Montecitorio per «rivendicare condizioni di maggior sicurezza nelle scuole, in relazione alla pandemia incorso, nonché una nuova attenzione e importanti investimenti nel nostro sistema di istruzione». Non la migliore delle ripartenze, soprattutto considerato quanto anche il ritorno in presenza nelle aule sia diventato terreno di scontro tra le forze della maggioranza. A conferma di ciò, oltre alle reiterate divergenze sulle riaperture tra ministero e Regioni, con conseguenti posticipi, ci sono anche le cronache dell'ultimo Consiglio dei ministri di lunedì notte. Sebbene l'ordine del giorno non fosse la scuola, al tema sono state dedicate tre ore, in cui è scoppiata la bagarre tra Azzolina e Dario Franceschini. Il capo delegazione dem ha dato il via alla discordia: «C'è un problema politico. Il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, non pensa sia possibile riaprire il 7. Secondo il nostro segretario le scuole superiori devono restare al 100% di didattica a distanza fino al 15».
«Ma ci state prendendo in giro?» ha tuonato Azzolina, per una volta in sintonia con il pensiero di milioni di italiani, «le scuole hanno organizzato turni scaglionati, abbiamo discusso con i dirigenti, mobilitato i prefetti, messo più soldi sul trasporto pubblico, dieci giorni fa abbiamo sottoscritto un accordo con tutte le Regioni che stabiliva che si può aprire solo al 50%, e non al 75 come avevamo chiesto. Abbiamo accettato e adesso sorge un problema politico?».
Nervi tesi dunque tra Pd e M5s, con i dem contrari alla riapertura della scuola e, all'occorrenza, pure di ristoranti e bar se necessario, come fa sapere Franceschini. «Non scherziamo, sono categorie che hanno già sofferto molto», il commento della renziana Teresa Bellanova.
Il compromesso raggiunto è sotto gli occhi di tutti: Le scuole dell'infanzia, elementari e medie riapriranno oggi in tutta Italia - con pochissime eccezioni - in presenza per un totale di 5 milioni di studenti. Riapriranno oggi in presenza, per metà degli alunni, anche le scuole superiori in Trentino Alto Adige. Nel Lazio, Abruzzo, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Sicilia ed in Valle d'Aosta le scuole superiori riapriranno al 50% della presenza l'11 gennaio. Le altre Regioni hanno deciso di andare in ordine sparso, attendendo i dati della cabina di regia sull'andamento del contagio.
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L'andamento dell'epidemia lo conferma: tenere chiuse le attività è stato un sacrificio inutile, ma da sabato si dovranno riabbassare le serrande. Ancora ignoti i divieti dall'11: decisivo sarà il monitoraggio Iss di venerdì.Oggi due piazze davanti alla Camera e al ministero dell'Istruzione. Lite tra Lucia Azzolina e Dario Franceschini: Pd contrario alla presenza per le superiori. Regioni in ordine sparso.Lo speciale contiene due articoli.Il pensiero, osservando l'ultimo bollettino sui contagi di ieri pomeriggio, non può che andare alle centinaia di migliaia di esercenti (in primis baristi e ristoratori) che hanno tenuto le serrande abbassate per tutto il periodo natalizio. Osservando i dati, hanno avuto un'ulteriore conferma di ciò che andavano dicendo da giorni, senza che gli si sia prestato il minimo ascolto: le chiusure natalizie non hanno avuto alcun impatto significativo sulla curva. Ciò vuol dire, in soldoni, che il loro sacrificio (che è il caso di chiamare estremo dopo tutto ciò che hanno già dovuto sopportare) contiene, oltre al sanguinoso danno economico, la beffa di essere stato inutile. E quella di poter riaprire per oggi e domani, per poi richiudere fino chissà quando, magari mandando nel bidone dell'umido le derrate ordinate in fretta e furia ai fornitori sperando in un afflusso di clienti che giustifichi gli ordini. Ne deriva la quasi certezza che saranno pochissimi quelli che riapriranno. Un governo dotato di raziocinio e buon senso, a questo punto, dovrebbe prendere in mano le redini della situazione ed emanciparsi dalla pedissequa esecuzione degli oracoli del Cts, valutando seriamente un cambio di strategia ma le cose, ovviamente, andranno nel verso opposto. Perché, a leggere il decreto-ponte varato dal governo per i giorni che vanno da oggi al 15 gennaio, e incrociandone le norme col dpcm originario che vedrà la propria scadenza nella stessa data, l'impressione è che ci si trovi in un dedalo di misure, prescrizioni, distinguo, eccezioni e cavilli tale da sterilizzare per sfinimento qualsiasi opposizione logica all'andazzo. Andiamo alle carte, che nella fattispecie sono il decreto da ieri in Gazzetta Ufficiale: sette densi articoli che ci dicono come dovremo muoverci o non muoverci fino al 15 del mese. Se non fosse per il fatto che già sappiamo che tutto potrebbe essere stravolto venerdì prossimo dal ministro Speranza il quale, dopo avere consultato il monitoraggio dell'Iss, firmerà l'ordinanza che assegnerà un colore a ogni Regione. Secondo il primo articolo del decreto, da oggi e fino a domani tutta l'Italia torna zona gialla, ma non si tratta di un giallo normale, bensì di un giallo «rafforzato», il che vuol dire che ci si potrà spostare liberamente ma solo all'interno della propria Regione, mentre con la vecchia zona gialla era possibile raggiungere altre Regioni, purché anch'esse gialle. Per «sconfinare», bisognerà essere in possesso dell'autocertificazione che attesti un valido motivo: ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione, ricongiungimento col partner convivente nella casa di comune abitazione, comprovati motivi di lavoro, salute e necessità. Della riapertura di bar e ristoranti fino alle 18 e fino alle 22 per l'asporto o la consegna a domicilio si è già detto, mentre resta il coprifuoco dalle 22 alle 5. Riaprono tutti i negozi fino alle 20 e le scuole, ma solo l'infanzia, le elementari e le medie, salvo nelle Regioni in cui i governatori hanno già emanato ordinanze contrarie. Poi, sempre all'articolo 1, il decreto disciplina le restrizioni per i weekend, a partire da quello del 9 e 10 gennaio. In questo caso, tutta l'Italia sarà zona arancione, con quello che comporta: non ci si potrà spostare dal proprio Comune e dalla propria Regione, salvo i casi previsti per l'autocertificazione e restando ferma la possibilità di tornare alla propria abitazione e di raggiungere il convivente. Chi abita in un comune con meno di 5.000 abitanti, inoltre, potrà spostarsi in un raggio di 30 km, se necessario anche varcando i confini regionali, ma non per raggiungere un capoluogo. Immutato il coprifuoco alle 22. Bar e ristoranti di nuovo chiusi salvo che per asporto o consegne a domicilio fino alle 22, mentre gli altri negozi resteranno aperti, ma non i centri commerciali. Con lunedì 11 gennaio, teoricamente, l'Italia tornerà alla divisione per fasce colorate messa a punto prima del decreto sul periodo festivo, ma per il momento il governo brancola in una nebbiosa e generalizzata zona grigia. Il colore delle Regioni dipenderà, come si è detto, dall'andamento del monitoraggio dell'Iss dell'8 gennaio, ma sappiamo già che i parametri per stabilirli saranno più severi. L'articolo 2 del nuovo decreto, infatti, ha stabilito che bisognerà avere un indice Rt superiore a 1 (non più 1,25) per diventare arancioni e superiore a 1,25 (non più 1,5) per diventare rossi. Ne deriva che, lunedì prossimo, l'Italia potrebbe svegliarsi con sei regioni in zona rossa e altrettante in arancione. Come ciliegina sulla torta, per l'11 è stato stabilito, dopo un estenuante braccio di ferro in Consiglio dei ministri, il rientro a scuola della metà degli studenti delle superiori, ma la reazione della gran parte dei governatori, dei sindacati e dei diretti interessati lascia facilmente intuire che si è trattato di una decisione platonica, figlia di dinamiche attinenti più alla crisi politica che a quella sanitaria. Ma questa, si sa, è un'altra storia. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/locali-pubblici-beffati-caos-colori-2649775191.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-scuola-riparte-tra-le-proteste" data-post-id="2649775191" data-published-at="1609993125" data-use-pagination="False"> La scuola riparte tra le proteste Il giorno del tanto sbandierato ritorno sui banchi per gli alunni si apre con due manifestazioni. Questa mattina alle 9 il Comitato «Priorità alla scuola» ha organizzato un presidio davanti al ministero dell'Istruzione, mentre dalle 10 tutti i maggiori sindacati della scuola di Roma e del Lazio si riuniranno sotto Montecitorio per «rivendicare condizioni di maggior sicurezza nelle scuole, in relazione alla pandemia incorso, nonché una nuova attenzione e importanti investimenti nel nostro sistema di istruzione». Non la migliore delle ripartenze, soprattutto considerato quanto anche il ritorno in presenza nelle aule sia diventato terreno di scontro tra le forze della maggioranza. A conferma di ciò, oltre alle reiterate divergenze sulle riaperture tra ministero e Regioni, con conseguenti posticipi, ci sono anche le cronache dell'ultimo Consiglio dei ministri di lunedì notte. Sebbene l'ordine del giorno non fosse la scuola, al tema sono state dedicate tre ore, in cui è scoppiata la bagarre tra Azzolina e Dario Franceschini. Il capo delegazione dem ha dato il via alla discordia: «C'è un problema politico. Il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, non pensa sia possibile riaprire il 7. Secondo il nostro segretario le scuole superiori devono restare al 100% di didattica a distanza fino al 15». «Ma ci state prendendo in giro?» ha tuonato Azzolina, per una volta in sintonia con il pensiero di milioni di italiani, «le scuole hanno organizzato turni scaglionati, abbiamo discusso con i dirigenti, mobilitato i prefetti, messo più soldi sul trasporto pubblico, dieci giorni fa abbiamo sottoscritto un accordo con tutte le Regioni che stabiliva che si può aprire solo al 50%, e non al 75 come avevamo chiesto. Abbiamo accettato e adesso sorge un problema politico?». Nervi tesi dunque tra Pd e M5s, con i dem contrari alla riapertura della scuola e, all'occorrenza, pure di ristoranti e bar se necessario, come fa sapere Franceschini. «Non scherziamo, sono categorie che hanno già sofferto molto», il commento della renziana Teresa Bellanova. Il compromesso raggiunto è sotto gli occhi di tutti: Le scuole dell'infanzia, elementari e medie riapriranno oggi in tutta Italia - con pochissime eccezioni - in presenza per un totale di 5 milioni di studenti. Riapriranno oggi in presenza, per metà degli alunni, anche le scuole superiori in Trentino Alto Adige. Nel Lazio, Abruzzo, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Sicilia ed in Valle d'Aosta le scuole superiori riapriranno al 50% della presenza l'11 gennaio. Le altre Regioni hanno deciso di andare in ordine sparso, attendendo i dati della cabina di regia sull'andamento del contagio.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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