Lo scandalo dei «buoni» tutti casa, chiesa e Pd

Non c’è solo la parlamentare del Pd che cerca «braccia extracomunitarie» per imbustare i volantini del partito durante la campagna elettorale (e per questo invece di chiedere ai militanti si rivolge al responsabile di una Ong che poi lucra sulla faccenda). Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Bergamo, che vede pesantemente coinvolti la Caritas e alcuni preti che dell’accoglienza avrebbero fatto un business, c’è anche altro, in particolare la politica.

Ma così come i grandi giornali non sembrano interessati alla vicenda di Bibbiano, quella dei bambini sottratti alle legittime famiglie e che ha portato martedì alla richiesta di rinvio a giudizio per 24 persone, sindaco del Pd compreso, anche nel caso di Bergamo le principali testate e quelle locali vicine alla Curia, non paiono molto incuriosite, tanto da liquidare il caso in poche righe nei giorni degli arresti, ignorandola in quelli successivi.

Invece, dalle oltre 1.000 pagine dell’indagine spunta una serie di dettagli interessanti e utili a capire il sistema, cioè come funzioni la macchina della solidarietà nei confronti dei migranti, una macchina ben oliata, nel senso di ben finanziata con i soldi pubblici e non sempre a favore degli extracomunitari. Leggere per credere perché, riecheggiando il titolo di un libro scritto anni fa da Mario Giordano, a volte bisogna stare «attenti ai buoni».

Nella pagina 1.102 dell’informativa inviata dal nucleo investigativo dei carabinieri alla Procura di Bergamo, i militari dell’Arma sintetizzano quanto hanno sentito grazie alle microspie. A parlare è il viceprefetto Adriano Coretti, il quale fa riferimento a quello che avveniva in passato con i migranti, che pur avendo ottenuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria, continuavano a usufruire dell’accoglienza, a tutto vantaggio delle cooperative. «In merito Coretti Adriano riferiva testualmente che “questo gioco sporco” era stato attuato in virtù delle pressioni di vari poteri esercitate sulla prefettura di Bergamo, segnatamente del sindaco Gori Giorgio (Pd, ndr) e del prefetto Morcone Mario (ex candidato sindaco di Napoli per il Pd, poi responsabile dell’immigrazione per conto del Viminale, ndr)». Il risultato delle indebite pressioni, come le definisce il viceprefetto senza sapere di essere ascoltato dai carabinieri, è che la prefettura di Bergamo era la sola ad autorizzare la permanenza prolungata e indebita dei migranti nelle strutture Cas, ovviamente con costi a carico del contribuente.

Nella telefonata tra il presidente di una cooperativa legata alla Curia e il funzionario dello Stato, le registrazioni sono piuttosto crude. Dice il viceprefetto al tizio che gli chiede di parlare con don Claudio per la questione della permanenza degli immigrati: «Blocchiamoci subito! Non cominciamo a rompere i coglioni su queste cose qua! Non cominciamo a rompere i coglioni voi e Gori te lo dico subito eh!». L’altro prova a replicare, dicendo «No, lui no», ma il funzionario non gli dà il tempo: «Piatto piatto, te lo dico subito eh, non scassate il cazzo perché altrimenti la denuncia alla Corte dei conti la faccio io a voi eh! Cioè non… abbiamo scherzato anche troppo su questo argomento eh!». «Bisogna chiamare Don Claudio e spiegarglielo», prova a stopparlo il presidente della cooperativa. Replica del funzionario: «È stato fatto un gioco sporco con Morcone su questa cosa qua, io non ci sto più, cioè te lo dico chiaro chiaro eh… non scherziamo più su questa cosa qui eh!».

Ma che cos’è il gioco sporco, la cosa che don Claudio non vuole capire, la questione per cui il viceprefetto minaccia di fare una denuncia? Lo spiega poco dopo: «Questa gente (gli immigrati nei centri di accoglienza della Caritas, ndr) non deve stare più a spese dello Stato qui dentro, lo vogliamo capire?». Coretti è chiaro: gli immigrati non possono rimanere nei centri di accoglienza a spese dei contribuenti. «Sono soldi dei contribuenti questi qua, cioè ragazzi un giorno questi verranno a chiederli a me e al prefetto, mica a voi». Il viceprefetto è furibondo, perché sa che mantenere quei migranti con i soldi pubblici è illegale: «Non è che mo’ Gori ha perso le elezioni (quelle regionali, ndr) e si rimette a rompere i coglioni con queste cose qua eh… La coppia (chi? Don Claudio e Gori? ndr) ha già funzionato in passato e adesso… iccome si… oglio dire io non ci perdo né sale né pepe poi a mandare affanculo le persone». Il presidente della cooperativa prova a spiegare che don Claudio pretende e a questo punto il viceprefetto non si tiene più: «Fagli arrivare a don Claudio questo messaggio, ma diglielo eh! Che se esce sui giornali in questo momento politico che la Caritas vuole tenere i 35 euro per persone che non hanno titolo, sono cazzi vostri!». Il concetto è ribadito più volte: «Sai qual è la traduzione brusca del messaggio?», sottinteso se si viene a sapere, «che la Caritas se li vuole tenere ugualmente a spese dello Stato pur non avendone più titolo».

Chiara la questione? Alla prefettura di Bergamo nel passato si faceva un gioco sporco a cui partecipavano alti funzionari dello Stato e importanti prelati. Tutto con i soldi dei contribuenti, con il consenso del capo dell’immigrazione e la benedizione del sindaco. Un gioco tutto casa, chiesa e Pd.

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