L’ipocrita cortocircuito di dem e M5s
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa)
Mentre attacca il redditometro, l’opposizione parla a sproposito di condono. Scordano i casi (come quello milanese) in cui i rossoverdi hanno chiuso un occhio…

Da un lato c’è l’accusa al governo di aver varato l’ennesimo condono che premia furbi e speculatori immobiliari. Dall’altro, gli stessi che attaccano l’esecutivo per la sanatoria edilizia contestano il redditometro, che altro non è se non uno strumento per scovare i furbi che evadono le tasse. Il corto circuito dell’opposizione in campagna elettorale sta in questa macroscopica contraddizione. Pur di contestare Giorgia Meloni, la sinistra non va troppo per il sottile e usa ogni argomento, anche il più pretestuoso. Da qui al giorno del voto immagino che escogiteranno qualche altra contestazione, ma per ora limitiamoci a quelle dell’ultima settimana.

Dello strumento per individuare quanti non pagano le imposte abbiamo già scritto. Il redditometro, lo dice la parola stessa, confronta i redditi dichiarati con il tenore di vita: se giri in Ferrari e sostieni di avere introiti da fame, evidentemente c’è qualche cosa che non quadra e lo stesso si può dire di chi fa una vita al massimo tra hotel a 5 stelle e ristoranti di lusso, ma al momento di fare i conti con l’Erario sostiene di vivere al minimo. Tutte le forze politiche invocano la lotta agli evasori e per questo sono stati consentiti dai governi del passato controlli a tappeto su tutte le banche dati disponibili. Ma poi, alla prova dei fatti, proprio quelli che dicono di voler perseguire i furbi si scandalizzano se si fanno le verifiche. Forse preferiscono tassare i soliti noti, ovvero i contribuenti onesti, alzando le aliquote o introducendo nuove imposte, come la patrimoniale o nuove tasse sulla casa. Già, perché ciò che non dicono coloro che contestano il redditometro è che se non si recuperano i soldi dell’evasione, toccherà a chi paga le imposte supplire alla mancanza di fondi aprendo il proprio portafogli. Le manovre che ci chiedono l’Europa e il Fondo monetario per ridurre il debito pubblico, se non si possono sostenere con il recupero delle tasse non pagate, è evidente che dovranno essere sorrette con altre tasse. È forse questo ciò che vogliono il Pd e i 5 stelle, cioè i partiti responsabili del più incredibile assalto alla finanza dello Stato con il Superbonus?

Quanto alla sanatoria degli immobili, nonostante l’opposizione parli di condono, chiunque abbia letto la norma approvata dal Consiglio dei ministri si rende conto che non si tratta di legittimare gli abusi edilizi, ma di liberare dalle pastoie burocratiche vizi formali di poco conto. Vale a dire piccole modifiche dell’edificio rispetto alla concessione comunale. Se le variazioni sono nell’ordine del 5 per cento, non si può certo parlare di raddoppio delle volumetrie consentite. Tanto per essere chiari, i palazzi che la giunta rossoverde di Beppe Sala ha consentito di tirar su a Milano, trasformando garage a due piani in condomini da sette o dieci non sono sanabili. Ecco, proprio il caso del capoluogo lombardo, dimostra semmai la doppiezza della sinistra italiana. Mentre contesta il governo per aver introdotto una legge che regolarizza piccole variazioni edilizie, come un balcone trasformato in veranda, oppure come una finestrella in più o un muro spostato di dieci centimetri, a Milano si sono consentite ristrutturazioni con aumento di volumetria senza alcuna autorizzazione, ma con una semplice comunicazione di inizio lavori.

La domanda dunque è ovvia: chi difende gli evasori e gli autori degli abusi edilizi? Il governo o l’opposizione? A voi la risposta.

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