L’incredibile guerra del premier alla Lombardia

Pagine e pagine per raccontare i ritardi con cui la Regione Lombardia aveva reagito davanti all’epidemia di coronavirus. Anzi, pagine e pagine dei grandi giornali per descrivere, oltre ai ritardi, anche gli errori della giunta nordista del Pirellone. Ma poi, dopo l’interrogatorio da parte della Procura di Bergamo dell’assessore alla Sanità Giulio Gallera e, il giorno dopo, del governatore Attilio Fontana, alla pm che indaga è scappato di dire, davanti a un microfono, che istituire la zona rossa in Val Seriana non era compito della Regione, ma del governo.

Sì, proprio così. Settimane di campagna contro la Lombardia per dimostrare quanto è bravo Giuseppe Conte e quanto sono fessi questi amministratori di centrodestra, cancellate con una sola frase. Per di più di un magistrato che è titolare dell’indagine e non di un passante o di un giornalista. A questo punto nelle redazioni dei giornaloni che si erano intestati l’inchiesta cazzuta contro i vertici della Regione deve essere scattato il panico: «Adesso come facciamo? Come trattiamo la notizia, visto che per giorni abbiamo descritto la giunta lombarda come una banda di masnadieri e di cretini, fomentando un clima da caccia alle streghe che ha portato a mettere sotto scorta lo stesso governatore?». Qualcuno – probabilmente dalle parti di Palazzo Chigi – deve essersi incaricato di tranquillizzare la combriccola di cronisti, inviando loro delle veline per spiegare come minimizzare le parole della pm e massimizzare la notizia di una legge di quasi cinquant’anni fa che in effetti consentiva anche alle Regioni di prendere provvedimenti restrittivi per giustificati motivi. Dunque non tutto era perduto: nonostante la frase improvvida della magistrata, la situazione poteva ancora essere salvata, sostenendo che se avesse voluto rinchiudere in casa i cittadini della Val Seriana già a fine febbraio, Fontana aveva la possibilità di farlo anche senza bisogno di scomodare il premier Conte. Che il presidente del Consiglio si fosse intestato la lotta al coronavirus, attribuendosi tutti i poteri ed esautorando Parlamento e Regioni allo scopo di trarne un vantaggio politico, ovviamente era però un’obiezione da mettere in ombra, perché altrimenti le comparsate in diretta Facebook avrebbero reso inefficace la narrazione di una Lombardia che non ha saputo governare l’emergenza. Anzi, a pensarci bene, meglio mettere in ombra tutto quanto, frasi della pm comprese. In effetti, a leggere i giornali di ieri, c’era da rimanere stupiti. Dopo giorni e giorni di campagna contro la regione vittima del coronavirus, quando un magistrato si azzarda a dire che toccava al governo istituire la zona rossa e dunque prendere misure contro il contagio, la notizia è stata messa a pagina 15 e, ovviamente, ignorata in prima. Qualcuno addirittura ha scientemente deciso di non riportare le parole della magistrata, censurando dunque una dichiarazione che poteva mettere in discussione la tesi che questi amministratori lombardi sono scemi e anche un po’ mascalzoni. In un caso, quello del Fatto quotidiano, giornale che con le Procure va sempre d’accordo, pur di dar contro a Fontana e Gallera si è scelto di dare dell’incompetente anche alla pm, la quale evidentemente, se ha detto che decidere di isolare la Val Seriana toccava al governo, non capisce un bel niente.

Tuttavia, nonostante l’orchestra quotidiana abbia suonato lo spartito indicato da Palazzo Chigi, silenziando i passaggi non graditi, ai pr del presidente del Consiglio non deve essere piaciuta granché la musica suonata ieri sui principali giornali, tanto da far trapelare sui siti di alcuni organi di informazione la notizia che Giuseppe Conte «ha un dossier contro Fontana». Sì, proprio così, il capo del governo con delega ai servizi segreti ha un fascicolo contro il capo di una Regione governata da un esponente dei partiti di opposizione. Roba da far rizzare le antenne e anche i capelli. Che, per evitare che qualcuno parli di sue eventuali responsabilità per non aver deciso misure che limitassero la diffusione del virus, un premier predisponga dossier per scaricare le colpe su altri, è roba da Paese sudamericano. Questo è ciò di cui ci informava il Corriere della Sera online, che alla notizia del fascicolo aperto da Giuseppi contro il presidente della Lombardia dava più evidenza di quanta ne avesse data alle dichiarazioni di chi indaga.

Naturalmente noi siamo pennivendoli, che al massimo sappiamo scribacchiare quattro cose, e dunque non ci permettiamo di assolvere nessuno, neanche Fontana e Gallera, perché non ne abbiamo le competenze. Ma allo stesso tempo, a differenza di molti colleghi con certezze granitiche a senso unico, non ci permettiamo nemmeno di accusare qualcuno. Le indagini le lasciamo fare volentieri a chi le fa per mestiere, attendendo con fiducia e interesse le conclusioni. Tuttavia ci permettiamo di rilevare che, dopo giorni passati a leggere inchieste contro due sole persone, quando spunta qualche altro possibile colpevole la grande stampa non si rassegna e insiste a manganellare i soliti due. Sarà un riflesso condizionato che tende a sinistra, o forse sarà che a sinistra, pur di attaccare gli avversari, non ci si fa scrupolo neppure di usare una strage. Sta di fatto che lo strabismo di certi quotidiani spiega molte cose, a cominciare dal fenomeno che vede giorno dopo giorno assottigliarsi il numero di chi li compra.

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