L’estrema sinistra «grazia» gli evasori e vuole punire l’esausto ceto medio

Tax the rich. Tassare i ricchi. Combattere le disuguaglianze, ridistribuire la ricchezza. Questo è il titolo della manifestazione organizzata per domani a Milano dall’Alleanza della Sinistra Europea Per i Popoli e il Pianeta. Si nota un certo profilo basso scelto già nel nome dell’Alleanza: quando il Papa scrive un’enciclica i destinatari sono meno ridondanti.
Alla manifestazione aderisce Sinistra Italiana, la parte del partito Avs guidato da Nicola Fratoianni - per intendersi quello di Ilaria Salis e Mimmmo Lucano in Europa - che, comunque, alle europee si erano presentati con simbolo unico che comprendeva anche Europa Verde guidata da Angelo Bonelli, i cui quattro parlamentari sono invece confluiti nel gruppo dei Verdi. Questo tanto per essere precisi, perché non tutti sono tenuti a saperlo.
Ma andiamo al contenuto della manifestazione: tassare i ricchi per ridistribuire la ricchezza. Questo titolo non fa una piega perché non c’è dubbio che anche i ricchi debbano essere tassati in modo che lo Stato abbia entrate fiscali tali da poter pagare tutte le spese, ivi comprese quelle sociali che comportano una redistribuzione della ricchezza verso le fasce più deboli. La nostra Costituzione, però, all’articolo 53 (primo comma), che ricordiamo sovente, recita che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva», quindi giusto tassare per la redistribuzione: non solo i ricchi, ma tutti. Perché la manifestazione della Sinistra Europea titola Tax the rich e non Tax the citizens, cioè tassare tutti i cittadini? In Italia, almeno, questo significa tassare i patrimoni.
Come nell’Eterno ritorno di Nietzsche, in Italia c’è l’Eterno ritorno della patrimoniale, una tassa che dovrebbe colpire i patrimoni dei ricchi, cioè quelle poche persone che superano una determinata cifra di patrimonio. In Italia la patrimoniale ricorda quello che ne diceva il poeta melodrammatico Metastasio: «Che ci sia ciascun lo dice; dove sia nessun lo sa». Il proverbio è normalmente usato per indicare qualcuno o qualcosa di irraggiungibile. Altrimenti con tutti gli anni in cui ha governato la sinistra perché questa patrimoniale non è stata mai resa legge? Un motivo c’è ed è legato al fatto - dimostrato - che ormai, soprattutto nel centro delle grandi città, sono i ricchi a votare la sinistra più che i poveri che, nella maggioranza, o non votano o comunque non votano la sinistra.
È vero che questa sinistra è rappresentata più dal Pd e meno da Sinistra Italiana di Fratoianni, ma è anche vero che Avs è alleata del Pd. Se andassero al governo insieme ai 5 stelle la potrebbero rendere legge? Mah, qualche dubbio ce lo abbiamo. Ma facciamo anche un’altra osservazione. I possidenti di questi patrimoni che andrebbero tassati, in vista di una legge del genere, impiegherebbero poco meno di un minuto per trasferire detti patrimoni all’estero in Paesi o in paradisi fiscali, tuttora esistenti anche in Europa, dove non dovrebbero subire tale tassazione.
Sappiamo che in Italia il 67% dell’Irpef è pagato da coloro che hanno un reddito tra i 15 e i 60.000 euro, dunque quelli che, violando il dettato costituzionale, vengono tassati ben oltre la loro capacità contributiva. Quindi nel nostro Paese c’è un problema enorme di giustizia fiscale; è infatti incostituzionale che, alla fine, chi ha di meno paghi di più: non solo è violato il principio di capacità contributiva, ma anche il secondo comma dell’articolo 53 della Costituzione che recita: «Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». Ciò significa infatti che il prelievo fiscale deve crescere in percentuale all’aumentare del reddito in modo che chi guadagna di più non paghi solo di più, ma paghi pure una percentuale più alta che deve garantire, appunto, la redistribuzione della ricchezza. Questo dipende dal dovere di solidarietà sancito dall’articolo 2 della Costituzione nonché dall’articolo 3 in cui si parla, al secondo comma, della cosiddetta «eguaglianza materiale», cioè quell’azione dello Stato tesa a rimuovere quegli ostacoli che garantiscano ai singoli e alle famiglie di non trovarsi davanti ostacoli e poter disporre dei servizi per tutti, anche i meno abbienti, e di non tassare questi ultimi in modo prevalente.
Considerato che in Italia c’è un’evasione fiscale che viene calcolata intorno a circa 100 miliardi di euro all’anno - stima parziale in quanto non considera l’evasione legata all’economia sommersa -, è ragionevole che essa possa ammontare a diverse decine di miliardi di euro in più, tipo circa 130 miliardi complessivi. Si sa perfettamente che 35 miliardi sono l’evasione dell’Iva, 25 miliardi l’evasione dell’Irpef legata al lavoro nero e alla sotto-dichiarazione dei redditi e 20 miliardi di euro all’evasione dell’Ires (imposta sul reddito delle società) attraverso la manipolazione dei bilanci aziendali e l’uso dei paradisi fiscali. Un signore di sinistra, Stefano Fassina, che si intende assai di economia, ha parlato di una delle cause dell’evasione fiscale definendola «evasione di sopravvivenza» che incentiva i contribuenti a evadere per ridurre il carico fiscale per loro non sostenibile, soprattutto in contesti economici difficili. Invece di pensare alla patrimoniale - sulla quale è legittimo aprire una discussione seria - non sarebbe meglio se la Sinistra Europea facesse una battaglia (possibilissima e dipendente dalla volontà politica di farla) contro l’evasione fiscale stessa? Per uno di sinistra, che dovrebbe essere caratterizzato, come sosteneva un intellettuale non certo di destra come Norberto Bobbio, da una prevalenza programmatica del tema dell’uguaglianza su quello della libertà, non sarebbe più logico combattere questa diseguaglianza nella contribuzione fiscale che va a colpire sempre i soliti noti contribuenti non abbienti che si vedono prelevare alla fonte parte del loro reddito in modo automatico e, in un certo senso, non volontario ma costretto? È più di sinistra proporre una norma difficilmente applicabile, come la tassa patrimoniale, o una norma applicabilissima come la lotta all’evasione fiscale possibile e programmaticamente e legislativamente perseguita?






