Immigrati e cibo sono le nuove armi di guerra

Ha cominciato l’Iran, con la tessera annonaria per gli acquisti alimentari, ma il rischio è che presto, a essere ridotti alla fame e alle vendite contingentate, siano molti altri Paesi del Medioriente, dell’Africa e dell’Asia, con le immaginabili conseguenze.

A Teheran il governo di Ebrahim Raisi, fedelissimo dell’ayatollah Khamenei, ha annunciato il taglio dei sussidi statali per il grano importato, causando un aumento dei prodotti a base di farina del 300 per cento. Inoltre è stato introdotto il razionamento di altri generi di prima necessità, quali l’olio, lasciando intere famiglie senza beni indispensabili. Per comprare il pane, d’ora in poi sarà necessario un coupon digitale, che consentirà l’acquisto di una quantità limitata, ma più in generale per fare la spesa servirà un’identità digitale, con scansione biometrica. Lo hanno già ribattezzato il «regime del pane»: dai guardiani della rivoluzione di khomeiniana memoria si è passati dunque ai guardiani della michetta.

La carestia, dei prodotti da forno e di altro, potrebbe sembrare causata dall’embargo di cui da anni l’Iran è vittima. In realtà, è il risultato della guerra in Ucraina, perché in conseguenza del conflitto 30 milioni di tonnellate di cereali sono ferme nei silos. Come abbiamo più volte illustrato, la dipendenza dei Paesi europei dal gas russo è solo uno dei temi venuti a galla dopo l’invasione dell’Ucraina. Ma insieme al fattore energetico c’è un fattore alimentare che, malgrado se ne sia parlato poco, non è meno importante di quello che riguarda gas e petrolio. Mosca e Kiev sono grandi esportatori di grano e mais e alcuni Paesi del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Asia dipendono interamente dalle importazioni delle due nazioni oggi in guerra. Detto in parole semplici, c’è una guerra che si combatte a suon di missili e sanzioni, ed è quella che fa più rumore.

Poi ce n’è un’altra, che occupa meno spazio sui giornali e in tv però è altrettanto devastante, perché rischia non solo di lasciare a pancia vuota interi Paesi, ma di scatenare vere e proprie rivolte. Sta accadendo in Iran, in Libano, in Sri Lanka. Ma presto potrebbe riguardare l’Egitto e altri Paesi. Il pane è il principale alimento e pure il più povero. Senza quello, dal Medioriente all’Africa si fa la fame.

Gli esperti prevedono che se in Ucraina non ci sarà una tregua e se non riprenderanno le esportazioni di grano e mais, con la fine dell’embargo nei porti del Mar Nero, sull’Europa si abbatterà un’ondata migratoria senza precedenti, perché a decine se non a centinaia di migliaia fuggiranno dai loro Paesi affamati per raggiungere l’Occidente più ricco. Dai migranti economici o climatici, passeremo ai migranti per fame. E certo sarà difficile chiudere loro la porta. Di sicuro non li si potranno dirottare verso l’America, che pure oggi, insieme alla Gran Bretagna, sembra la più determinata a non cedere di fronte ai carri armati russi. I primi segnali di quello che sta accadendo sono rintracciabili in due fenomeni. Il primo riguarda l’aumento degli sbarchi clandestini sulle nostre coste. Nelle ultime settimane, le rotte seguite dai richiedenti asilo si sono moltiplicate e gli arrivi non si segnalano più solo nelle località classiche dell’immigrazione. Finora i numeri sono consistenti anche se non allarmanti, ma presto potrebbero aumentare, facendo immaginare che cosa potrebbe accadere se la guerra si prolungasse.

Che il cibo non sia un aspetto secondario del conflitto in corso, lo dimostra anche il recente gabinetto governativo tenuto a battesimo da Emmanuel Macron. Dopo la sua rielezione, il presidente francese ha affidato l’incarico di guidare l’esecutivo a una donna e tutti gli osservatori hanno commentato la novità, quasi che questo fosse il fatto più rilevante della svolta in corso a Parigi. In realtà, Macron ha scelto di istituire due ministeri denominandoli con due parole che fanno capire quanto il vento stia cambiando. Il primo è il ministero dell’Economia e della Sovranità. Sì, proprio così. Dopo anni trascorsi a demonizzare i sovranisti, l’uomo che più di altri sembrava rappresentare l’idea europeista oggi parla di sovranità. Ma ancor più significativo è il nome di un altro dicastero, ovvero dell’ufficio che dovrà occuparsi di cibo, il nuovo oro dei popoli. Macron per questo ministero ha scelto un nome che non lascia dubbi su ciò che in futuro sarà considerato interesse nazionale. Invece del ministero dell’Agricoltura ha infatti istituito quello alla Sovranità alimentare. Una scelta più chiara di questa non c’è. Perché la prossima guerra, ammesso e non concesso che quella in corso finisca, si combatterà per il cibo. La popolazione mondiale aumenta e le riserve del pianeta diminuiscono. E per questo c’è chi se le vuole tenere strette. E noi? Non pervenuti.

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