salis genova caldo
Il sindaco di Genova Silvia Salis (Imagoeconomica)

A Genova i rifugi climatici voluti dall’amministrazione di Silvia Salis finiscono al centro delle polemiche.

Contro il caldo ideologico niente paura, ci sono i rifugi climatici. Un’idea dell’opposizione inventata da Elly Schlein col ventaglio di raso rosso a inizio estate e portata avanti a falange macedone dalle amministrazioni di sinistra per far vedere all’Italia delle destracce «qual è la differenza dove governiamo noi».

Tra fine giugno e inizio luglio è stato tutto un ripulire «spazi condivisi», tutto un individuare «luoghi partecipativi», tutto un finanziare «isole di refrigerio» dove la parola collettivo ha espunto ogni tentazione individuale. A Genova, dove la sindaca Silvia Salis non poteva farsi trovare in retroguardia, si sono superati: hanno elencato sul sito del Comune il programma «Estate Sicura» con la mappa dei paradisi a 23 gradi dove farsi aria con le pagine di Tomaso Montanari e ascoltare i podcast di La7 cantando in coro Imagine.

Rifugi climatici tra chiusure e condizionatori guasti

Risultato: ne trovi aperto uno su 10 e se è il tuo giorno della scimmia, l’aria condizionata è pure rotta. Il tema è serio e il reportage (peraltro di Repubblica, non di un truce foglio sovranista) è illuminante e fotografa alla perfezione la distanza siderale da teoria a pratica, da dura realtà a mondo delle favole per allocchi. «Ecco gli spazi freschi, liberi e pubblici dove il cittadino può trovare sollievo», invita il marketing. Ti viene da dire alla Fantozzi: «Com’è umana la sinistra». Così il pensionato del municipio Centro-Ovest (Sampierdarena), fra i più popolosi, sfida il torrido pomeriggio e si reca lì dove ci sono ben due rifugi. Il primo è della Comunità di Sant’Egidio ed è aperto solo il venerdì mattina, il secondo è nel centro civico Buranello e sotto la dicitura «apertura estiva» risulta irrimediabilmente chiuso.

Mentre lady Salis s’inventa l’identità alias (non più uomo o donna) per i dipendenti comunali «per non discriminare i trans», ecco che discrimina gli accaldati anche nella Bassa Val Bisagno perché, come scrive puntualmente Repubblica «l’unica oasi di fresco è la biblioteca Lercari in via San Fruttuoso 74. Al caldo, però, si può sfuggire a orari alterni: il lunedì, mercoledì e il venerdì dalle 9 alle 14, il martedì e il giovedì dalle 9 alle 18. Altrimenti c’è Villa Imperiale: aperta da lunedì a domenica dalle 14.30 alle 18.30. Ma il fresco va cercato in giardino, perché – specifica il sito – «no condizionamento». Più che una Caporetto è un Sahara con la maccaja di Paolo Conte, roba da stendere anche un berbero. Il servizio è singolare: esiste su carta ma per trovarlo nella realtà è necessario esibirsi in una traversata del deserto metropolitano.

Il caso dei centri aperti solo a orari ridotti

Così anche in Valpolcevera, così ovunque: aperture a orario da sportello Inps, «chiuso per ferie», aria condizionata rotta. Potrebbe andare meglio nel rifugio climatico ricavato nel museo Muce, fra chiostri rinfrescanti e storia del territorio. Ma c’è un problema biecamente capitalista: è a pagamento. Per i residenti è gratis solo la domenica, anche se in caso di «bollino rosso» possono cercare salvezza almeno gli over 65.

Il viaggio della speranza prosegue a Ponente, fra un «chiuso ad agosto» (a novembre, però, ci si potrà riscaldare) e un «climatizzazione parzialmente operativa». In Valbisagno c’è un casa dal nome rassicurante: «Viva gli anziani». E il nostro pensionato ormai stremato ha un sussulto d’orgoglio: qui c’è la salvezza idrica, c’è il paradiso refrigerante dove il Sol dell’avvenire promesso dalla sindaca con le Manolo Blahnik scalda solo i cuori. Vero, ma solo il martedì dalle 16 alle 19. Gli altri giorni, come avrebbe detto Francesco Cossiga, «ciccia».

Tutto molto italiano, tutto in linea con il progetto di Paese della sinistra degli annunci da luna park. Meraviglie di marketing, tristezze nella realtà neppure percepita. L’assessore alla Protezione civile e alla protezione solare, Massimo Ferrante, non resta che allargare la braccia per farsi aria: «Abbiamo messo in campo tutto quello che avevamo, purtroppo non c’era tempo di pianificare: è un’emergenza con ondate di calore allucinanti. Per l’anno prossimo lavoreremo programmando più offerta». Poi si lascia andare a una proposta maledettamente di destra: «Chiediamo alla Regione di mettere a punto dei bonus per l’acquisto di condizionatori».

Da Firenze a Milano, le critiche ai Comuni di sinistra

Mentre naufraga il refrigerio sociale, non va meglio quello arboreo dopo la sostituzione etnica delle municipalità turbo-green: a Firenze la sindaca Sara Funaro è sotto scacco per aver tagliato i pini lungo l’Arno per fare posto a cervellotiche pista ciclabili. Maledizioni omeriche anche a Milano, dove il vanity sindaco Beppe Sala ha inventato le «Vele ombreggianti» per alleviare la morsa dell’afa ai cittadini nelle cosiddette «piazze tattiche» senza un arbusto, criticate duramente anche dalla commissione Paesaggio. Sono otto, sono autentiche trappole a 40 gradi sotto le quali non si vede anima viva, se non qualche aspirante suicida a colpi di ipertermia.

Va a finire che, respinto dalla genialità dell’amministratore collettivo tendenza Pd, il popolo cade nella tentazione del diavolo plutocratico-consumistico e affolla l’unico vero rifugio climatico e pure ideologico dai tempi di Bernardo Caprotti: il centro commerciale.

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