Allarme baby gang ma a sinistra (e pure md) boicottano
Giorgia Meloni (Ansa)

«Meloni criminalizza i minori». «Più galera per i minori». «La guerra del governo ai ragazzini». Sono questi i titoli comparsi ieri sulle prime pagine di alcuni giornali. A uno sguardo veloce, di chi non ha tempo per approfondire la questione, parrebbe che, per effetto delle nuove norme, da domani tutti gli adolescenti siano a rischio di libertà vigilata e prossimi all’arresto.

In realtà, niente di tutto questo minaccia di accadere. Semplicemente, i provvedimenti introdotti dal governo prendono atto di un semplice dato di fatto: l’età di chi delinque si è abbassata e a volte un minorenne è peggio di un incallito criminale adulto, dunque va trattato come tale. All’incirca un mese fa, ho dedicato la copertina di Panorama alla criminalità minorile e non l’ho fatto perché ambisco a vedere degli adolescenti dietro le sbarre, ma perché ho colto il grido d’allarme di alcuni autorevoli magistrati. Aldo Policastro, procuratore generale di Napoli, inaugurando l’anno giudiziario, oltre al consueto elenco di flussi delinquenziali, ha citato proprio il crescente numero di minori coinvolti in gravi reati: «I ferimenti e gli omicidi tra giovanissimi non erano mai stati così frequenti, né così giovani gli autori e le vittime». Il capoluogo campano è un avamposto della criminalità e dunque in città i fenomeni si colgono prima. Ma l’avanzare della baby delinquenza non si registra solo alle pendici del Vesuvio. A Catanzaro il procuratore generale Giuseppe Lucantonio ha detto le stesse cose, ponendo l’accento sul coinvolgimento degli adolescenti nelle attività criminali della ’ndrangheta. Preoccupazioni simili a quelle dei colleghi sono state espresse anche dalla pg di Lecce, Simona Filoni. La questione riguarda solo il Mezzogiorno? Neanche a parlarne, perché dall’Umbria alla Lombardia, dalle Marche all’Emilia, non c’è Procura che non denunci il fenomeno delle baby gang e della delinquenza minorile organizzata o no.

Tuttavia, per la sinistra il governo vuole mettere in galera i ragazzini. E dalla Repubblica a Domani, passando per Il Manifesto, è un piagnisteo a testate unificate della stampa progressista, che denuncia il giro di vite contro dei teneri adolescenti. Peccato che le cronache trabocchino di minorenni che si comportano da criminali armati di coltelli. A Trescore Balneario, che non è profondo Sud ma profondo Nord, ovvero ricca provincia di Bergamo, un tredicenne ha accoltellato la propria insegnante di francese, riprendendo tutto durante una diretta Telegram. A Taranto, una banda di quindicenni ha colpito a morte un rider maliano di 35 anni, mostrando l’aggressione in un video su Tiktok. E a Pavia un sedicenne ha ucciso un ragazzo per una fetta di pizza. Dalla Lombardia alla Toscana, dove a Massa un uomo di 47 è stato aggredito da una banda di minorenni per averli invitati a non lanciare bottiglie contro una vetrina. E a Palermo un minorenne ha ammazzato un infermiere di 69 anni, dicendo che aveva tentato un approccio sessuale. La realtà è che gli omicidi commessi da minori, nel giro di un anno, sono aumentati del 150 per cento e i penitenziari riservati a chi non ha 18 anni sono affollati come le carceri per adulti, con un aumento dei reclusi del 30 per cento. Del resto, secondo un rapporto di Save The Children, se i minori arrestati o denunciati per porto abusivo di arma nel 2014 erano 690, dieci anni dopo erano più che raddoppiati, sfiorando quota 2.000. Gli omicidi e i tentati omicidi sono passati da 102 a 193, le rapine da 1.901 a 3.968 e le risse da 433 a 1.021.

E di fronte a questo bollettino di guerra, la sinistra che fa? Invoca la clemenza, dicendo che non si devono punire i minori, come se quelli con cui hanno a che fare forze dell’ordine e tribunali fossero bambini birichini e non criminali scafati, in qualche caso inseriti in bande organizzate. Perfino Magistratura democratica ha da ridire e con un lungo comunicato critica il giro di vite. Del resto, se nelle nostre strade circolano tanti baby delinquenti, un po’ è anche colpa delle toghe rosse, che confondono la democrazia con l’anarchia e invece delle sentenze distribuiscono indulgenze.

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