Intercettateci tutti e rendete pubbliche anche le conversazioni private dei non indagati, però non fotografateci e non usate l’Intelligenza artificiale per verificare se qualcuno di noi ha commesso reati. La sinistra è vittima di una evidente contraddizione.
Da una parte cerca di sfruttare e ostacolare le investigazioni di polizia per individuare i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Bologna e il cantiere della Tav, accusando il governo di voler attuare una svolta securitaria contro chiunque dissenta. E dall’altra invece è la stessa sinistra che da sempre difende non soltanto l’uso indiscriminato delle intercettazioni da parte delle Procure, ma reclama pure il diritto della stampa a diffonderne i contenuti, anche quando questi sono chiaramente irrilevanti ai fini delle indagini.
E allo stesso tempo, contraddicendo anni di consolidata giurisprudenza e la linea adottata in passato quando i protagonisti delle richieste dei pm erano esponenti della sinistra come Piero Fassino, Massimo D’Alema, Matteo Renzi e compagni vari, Pd, 5 stelle e Avs accusano la maggioranza per la mancata consegna delle chat dell’ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro.
L’enorme contraddizione di forze politiche che usano due pesi e due misure non può sfuggire nemmeno all’osservatore più disattento. Come si fa a rivendicare l’autorizzazione indiscriminata alle intercettazioni telefoniche e poi a protestare se la polizia fotografa i manifestanti e usa l’IA per verificare se questi abbiano commesso reati o se ci siano indizi che li riconducano alla militanza in movimenti violenti? La privacy e il diritto alla riservatezza funzionano soltanto se il soggetto attenzionato da investigatori e magistrati è di sinistra, ma non quando il colore politico è diverso? La tutela dell’individuo e delle garanzie costituzionali è variabile in base all’appartenenza a questa o a quella formazione: un po’ come quando c’erano le targhe alterne, i diritti scattano un giorno sì e un altro no?
Ma poi, coloro che oggi s’indignano per l’uso dell’Intelligenza artificiale non sono gli stessi che pochi anni fa, durante l’epidemia di Covid, erano favorevoli alla schedatura di quanti rifiutavano di porgere il braccio alla patria? Allora la privacy, i diritti costituzionali e i rischi di consegnare la propria vita e i propri dati sanitari nelle mani di autorità statali non c’erano? All’epoca registrare i cittadini in base al numero di iniezioni, segnalando chi non vi si era sottoposto, affinché venisse privato del diritto al lavoro e alla libera circolazione, andava bene e non era un pericolo per la democrazia?
Come si fa a essere così forsennatamente ipocriti da non considerare l’incongruenza di una politica che, pur appoggiando posizioni altamente invasive dei diritti degli individui, poi difende manifestanti sospettati di aver partecipato ad azioni violente, accusando il governo di schedature anti democratiche? E quelle attuate con il consenso di un esecutivo appoggiato da Pd e 5 stelle, con annessi compagni di Articolo 1, che cos’erano, se non registrazioni di dati sensibili riguardanti la salute? Violare la privacy della chat di un parlamentare non indagato è consentito, anzi fortemente auspicato, mentre identificare chi ha commesso reati ricorrendo all’IA è un comportamento fascista? Chiunque non sia in malafede capisce che, nonostante la sinistra dica di non avere nulla a che fare con i violenti, in realtà non perde occasione per difenderli, strumentalizzando qualsiasi cosa. E questa sarebbe la coalizione che si candidata a guidare il Paese?
Ps. Pare che anche l’Europa si lamenti per l’uso dell’IA contro i manifestanti violenti. Peccato che Panorama, nel numero scorso, abbia documentato come Bruxelles si prepari a usare proprio l’Intelligenza artificiale contro i clandestini. L’IA per i migranti va bene, per i violenti no?
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