La sinistra scende in piazza in difesa di un pregiudicato e lancia bombe sulle divise
Ansa

«Probabilmente è la frase che la vittima di Bologna ha pronunciato prima di morire per mano di due agenti della polizia», ha detto Miglietta, che aveva già emesso sentenza inappellabile di colpevolezza per le forze dell’ordine. Se ne deduce che la presunzione di innocenza vale per tutti, ma non per gli agenti, i quali sicuramente possono commettere errori anche gravi, ma per i progressisti sono da considerarsi a prescindere violenti e fascisti.

Non rileva, per gli illustri esponenti di sinistra, che Fakir avesse un curriculum criminale smisurato, che avesse iniziato a collezionare reati quando era ancora minorenne. Delle sue condanne per spaccio, traffico di stupefacenti, lesioni e violenze varie i sinceri democratici non sapevano niente ieri, ma non erano nemmeno interessati a informarsi: Fakir era straniero, e tanto bastava a renderlo una vittima. In più, aveva avuto a che fare con la polizia, quindi con la repressione, quindi con il fascismo incarnato. Tutto ciò lo ha reso una icona. Un simbolo della lotta al sistema oppressivo. A esplicitare il concetto ci ha pensato Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Anpi. «25 anni fa durante il G8 a Genova la democrazia fu sospesa. Con precise responsabilità della catena di comando, elementi delle forze dell’ordine operarono violenze e vere e proprie torture nei confronti di tanti manifestanti. Carlo Giuliani fu ucciso», ha scritto in un comunicato il nostro eroe. «A distanza di 25 anni il clima che si è creato nel Paese con una serie di leggi e provvedimenti repressivi è inquietante». Già queste frasi basterebbero a significare il delirio dell’associazione partigiani. Ma Pagliarulo ha aggiunto altro: «Le istituzioni hanno il monopolio dell’uso legittimo della forza. Ma quando questo è sproporzionato e palesemente tendenzioso, si pone un problema di democrazia e si favoriscono paure e tensioni sociali. In questo scenario si colloca la tragica e sconcertante morte di Abderrahim Fakir, avvenuta senza alcun tentativo di soccorso e di rianimazione». Fakir come George Floyd, come Carlo Giuliani: fra un po’ diranno che era come Che Guevara. Pochi e solitari esaltati, potrebbe dire qualcuno nella speranza di salvare la martoriata faccia della sinistra italica. Ma purtroppo così non è.

A santificare Fakir sono stati in tanti, in troppi. A partire da Matteo Lepore, sindaco sinistrorso di Bologna, che non appena ha appreso della morte del nordafricano ha convocato una manifestazione di piazza. Gesto curioso sotto tutti i punti di vista: forse il primo cittadino felsineo pensa che la polizia della sua città sia intollerante e razzista? Forse crede che la rossa Bologna sia uguale all’Alabama segregazionista? E se è così, lui che ci sta a fare? «Sento un grande silenzio a livello nazionale su quanto è accaduto al Pilastro. La politica non può ignorarlo», ha detto Lepore, pretendendo una mobilitazione per chiedere «verità e giustizia» riguardo al decesso di Fakir. Peccato che verità e giustizia le stessero già cercando, e per prime, le forze dell’ordine. Ma, ovviamente, di questo il sindaco non si è interessato. A dargli manforte ci ha pensato la Cgil. «Abbiamo deciso di rispondere immediatamente alla chiamata del sindaco per difendere lo Stato di diritto». Applausi anche per lei: non sapeva nulla, ma ha deciso di indignarsi e correre a manifestare insieme con gli amici di sempre di Anpi e Arci. Pur sbertucciati dal centrodestra e perfino da Azione, i progressisti (a migliaia, a detta degli organizzatori) sono infine scesi in strada a manifestare contro gli stessi agenti a cui chiedono di proteggerli e pure di impedire le manifestazioni della destra. Lepore si è affacciato da palazzo d’Accursio con Mohammed, fratello di Abderrahim. Kadija, sorella di Fakir, si è sentita male durante il presidio ed è stata soccorsa da un’ambulanza. Youssra, la nipote, ha voluto «dare voce a chi oggi non può più parlare». Presente anche Michele De Pascale, governatore emiliano: «Tutta l’Emilia-Romagna si stringe attorno ai famigliari e a Bologna», ha detto. «Il sindaco ha fatto bene a riunire la piazza innanzitutto per tratto di umanità. Se una persona perde la vita mentre è sottoposta a un intervento di polizia è un elemento che desta malumore e preoccupazione».

Beh, quanto al tratto di umanità forse si potrebbe mostrare anche per Mario Roggero, ma ovviamente per il gioielliere il Pd non ha pietà. Quanto alla presunzione di innocenza – come si diceva – non sembra valere granché per la polizia. Infatti in piazza c’erano anche simpatici attivisti che guardavano «Tutto il mondo detesta la polizia», «Assassini» ed esibivano uno striscione con scritto: «Contro razzismo e omicidio di Stato, giustizia per Fakir». Altri, identificatisi come amici del defunto, hanno dato degli assassini pure ai professionisti del 118. Il corteo si è poi mosso verso la prefettura per l’occasione circondata di blindati. Tensione, insulti. Voci tra la folla: «Questo potrebbe succedere anche ai nostri figli, come è successo a Stefano Cucchi e a Carlo Giuliani. La polizia abusa di potere». Infine, gli agognati scontri: in piazza Roosevelt i manifestanti hanno pressato e lanciato bombe carta fino a che non sono partiti manganelli, scudi, lacrimogeni e idranti. Gli antagonisti la sentenza l’hanno già emessa, e i presunti moderati – al solito – li inseguono nella corsa a santificare il martire sbagliato.

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