Un altro caso, l’ennesimo. A Firenze l’altro giorno il Tar ha deciso che non si può negare d’ufficio il permesso di soggiorno a uno spacciatore condannato. Ora a Ravenna il Tribunale amministrativo ha preso una decisione analoga. Il soggetto in questione è uno straniero presente da trent’anni in Italia. La sua permanenza qui ha portato frutti: condanne per rapina, spaccio, lesioni personale. Storie passate, sostiene il suo legale.
Peccato che l’uomo abbia una accusa di maltrattamenti in famiglia risalente al 2024, che deve ancora andare a sentenza, e nel frattempo si è sottratto otto volte all’obbligo di firma oltre a prendersi un ammonimento dal questore perché continua a frequentare gente poco raccomandabile. Insomma, un soggetto con i fiocchi. Il Tar gli ha negato l’ottenimento del permesso di soggiorno europeo di lungo periodo. Ma ha stabilito che al nostro eroe non si può negare il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, che la Questura intendeva togliergli. In buona sostanza, un signore straniero con un bel cumulo di condanne e dei comportamenti non proprio specchiatissimi (forse anche a danno della sua stessa famiglia) rimane qui.
Non ci si deve stupire allora del fatto che si cominci a respirare una certa esasperazione fra la popolazione. Una rabbia a cui, anche se non del tutto volontariamente, ha dato voce il film di Uwe Boll intitolato Citizen Vigilante, oggetto nelle ultime settimane di numerose recensioni antipatizzanti. Più che l’effettiva qualità del film (non eccelsa, ma nessuno si poteva aspettare qualcosa di diverso) pesa il fatto che la pellicola sia diventata – come ha scritto qualcuno – un feticcio della “estrema destra”. Il fatto è che il giustiziere al centro della storia non si fa scrupoli a prendersela anche con esponenti di minoranze etniche e immigrati, cosa che altri violenti dello schermo tendenzialmente evitano di fare per non turbare i sonni della Hollywood buonista.
Il film è stato proibito in Germania, e persino il protagonista Armie Hammer, per non distruggersi del tutto una carriera già compromessa, ha fatto trapelare indiscrezioni secondo cui avrebbe trovato “disgustoso” il prodotto finito. A smentirlo ci ha pensato il regista Uwe Boll, dichiarando che a lui Hammer aveva in realtà espresso soddisfazione. Boll è uno a cui la scorrettezza politica piace, e che più volte ha giocato volentieri con il titolo di “peggior regista del mondo” attribuitogli anni fa da alcuni critici.
Fatto sta che dopo la censura il lungometraggio è stato diffuso gratuitamente su X per volere dello stesso Elon Musk, che gli ha fatto una pubblicità pazzesca. Da lì, l’inatteso successo. Nonostante non si parli d’altro che di questo film, certo i distributori non fanno a gara per accaparrarselo.
Anche per questo Massimiliano Zossolo di Welcome to favelas – uno che con il politicamente corretto non ha grandi rapporti – ha deciso di organizzare una proiezione pubblico del film per questa sera a Roma. Nella Sala Cinema del VI Municipio Le Torri, a Tor Bella Monaca, si terrà un evento intitolato “Cittadinanza attiva o giustizia privata?”. Ne discuteranno Andrea La Fortuna, vicepresidente del VI Municipio, Daniele Giannini della Lega, Matteo Brandi di Pro Italia e l’attivista Valerio Tuveri. Seguirà la proiezione di Citizen Vigilante, a ingresso libero fino a esaurimento posti.
L’iniziativa è senza dubbio meritevole. Di solito, infatti, le riflessioni su immigrazione e sicurezza sono accuratamente evitate e non di rado censurate (quando si tratta di appuntamenti pubblici). Quanto ai media, la narrazione prevalente sappiamo bene quale sia. Certo, nessuno intende proporre il vigilantismo e la giustizia privata come modelli. Ma è proprio per questo che Citizen Vigilante, a prescindere dalla qualità, merita di essere visto e discusso. Il film mostra uno scenario estremo e non auspicabile, ma per evitare che il conflitto sociale esploda e che si arrivi davvero a conseguenze estreme di varia natura converrebbe affrontare una volta per tutte, al di là di pietosi buonismi, il tema migratorio. Tutto ciò che suscita un ragionamento sul tema, di conseguenza, è bene accetto. E non c’è da stupirsi che sia un film ultraviolento e brutale ad accendere gli animi e le menti: è il risultato di anni di censure e pensiero unico.
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