Il segretario del Pd Elly Schlein
Il segretario del Pd Elly Schlein (Ansa)

Alla segretaria del Pd non basta la patrimoniale e nemmeno tassare ciò che i genitori lasciano in eredità ai propri figli: Elly Schlein vuole anche il risparmio degli italiani. Lo ha annunciato lei stessa con un’intervista a Repubblica in cui, oltre ad attaccare la maggioranza sulla Rai e sulla legge elettorale, mette nel mirino i conti correnti delle famiglie.

Il colloquio con il vicedirettore del quotidiano, Francesco Bei, è introdotto da una premessa. La leader del Partito democratico si candida a guidare il governo nella prossima legislatura e, dunque, intende dimostrare al mondo di avere le carte in regola per il complicato incarico, pronta a fare il presidente del Consiglio «anche sull’economia reale».

Dunque, ecco il suo programma in materia di tasse e investimenti. «Ci sono 1.700 miliardi di euro fermi sui conti correnti, ma le piccole e medie imprese fanno fatica a trovare i capitali. Penso a interventi mirati per canalizzare il risparmio verso l’innovazione e le piccole e medie imprese, che sono il cuore pulsante della nostra economia». Su quest’ultima affermazione, cioè sul ruolo delle aziende familiari nel sistema Italia, si può essere d’accordo, ma il problema nasce quando Schlein fa riferimento a misure da adottare per dirottare alle imprese private i soldi che i legittimi proprietari hanno depositati per garantirsi la conservazione del capitale e anche il suo rendimento. Il governo dovrebbe preoccuparsi di sostenere il tessuto industriale con le proprie risorse, non con quelle dei risparmiatori. Anche perché le volte in cui ha messo le mani in tasca agli italiani non sono state indolori.

Come dimenticare, infatti, il sei per mille «rapinato» in piena notte da Giuliano Amato per sostenere la lira. I quattrini risparmiati da pensionati e impiegati furono prelevati con un semplice decreto, a prescindere dal fatto che fossero stati lasciati sul conto corrente per spese imminenti come l’acquisto di un’auto o di una casa. Ricchi e poveri vennero trattati tutti allo stesso modo, cioè tosati alla stessa maniera. O meglio: chi aveva meno si vide «rapinato» della stessa percentuale, in barba perfino alla regola costituzionale sulla progressività del fisco. Sempre la sinistra, una volta vinte le elezioni con la faccia paciosa di un democristiano doc come Romano Prodi, s’inventò l’eurotassa, promettendone una restituzione futura che in realtà avvenne solo in parte e molto più tardi.

Dunque, con queste premesse, il tentativo della segretaria del Pd di accreditarsi anche come economista fa venire i brividi. Soprattutto considerando che se gli italiani tengono 1.700 miliardi in banca è loro diritto. Si tratta di denaro che hanno guadagnato legittimamente e su cui hanno pagato le tasse (fossero frutto di evasione o di ruberie, di certo non verrebbero dichiarati ma resterebbero nella zona d’ombra dei fondi neri che non transitano sui conti correnti, pena l’immediata segnalazione alla Banca d’Italia e alla Guardia di finanza). E non si tratta, a differenza di quanto lascia intendere Elly Schlein, di denaro abbandonato in un istituto di credito, pronto per essere trasformato da un governo di sinistra in capitale di rischio, ma del risparmio degli italiani, i quali sono i soli ad avere il diritto di decidere come impiegarlo.

Quanto, poi, alla necessità di sostenere le imprese piccole e medie, tocca al sistema bancario mettere a disposizione i fondi e, infatti, alcuni istituti lo fanno mentre altri preferiscono fare soldi con la finanza invece che con le aziende, ma questo è un discorso che forse Schlein e compagni non vogliono toccare. Preferiscono, dunque, parlare di patrimoniale, di imposta sulle successioni, di come mettere mano ai conti correnti, ma il filo rosso che unisce tutte queste proposte è uno solo: tasse, tasse e sempre tasse. L’unica parola che la sinistra conosce e che sa brandire contro gli italiani.

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