Manciano è un delizioso borgo della Maremma grossetana, carico di storia e con importanti siti archeologici di origine etrusca. Dista poco da Capalbio, la piccola Atene dove hanno casa decine di radical chic, e anche da Orbetello, altra località super frequentata da politici e giornalisti. A differenza dei paesi con cui condivide il territorio, Manciano è però meno nota. Io ne ho scoperto l’esistenza soltanto qualche giorno fa, quando è iniziata a circolare la notizia di un comitato che si oppone all’insediamento di un parco eolico.
Le pale alte centinaia di metri dovrebbero essere collocate sulla collina, ma un gruppo di residenti e di turisti non ne vuole sapere, giudicando l’insediamento un obbrobrio. Ho letto un paio di articoli dedicati alla vicenda, ma nei giorni scorsi mi è anche capitato di parlare in tv con alcuni esponenti dell’associazione che intende bloccare il progetto.
Fra i quali il sindaco, Mirco Morini, il figlio di Fulco Pratesi e un imprenditore vitivinicolo con il quale mi scuso perché non riesco a ricordare il suo cognome né il nome della sua azienda. In pratica, il gruppo lamenta lo sfregio al bellissimo territorio composto da dolci colline ed edifici sacri (navigando online tra chiese e cappelle ne ho contate 17). Proprio per questo, il succo del discorso di chi non vuole le torri è che a Manciano le pale eoliche rovinerebbero il paesaggio e dunque la proposta dei contestatori è di farle da un’altra parte, dove il panorama non è così affascinante.
Premesso che i moderni mulini a vento si fanno là dove c’è il vento e nei territori dove non c’è un refolo non ha senso costruirli, non si può dire: fateli un po’ più in là, perché si fanno dove si possono far girare le pale e trarne energia. Però la questione merita anche qualche considerazione generale sulle battaglie ambientaliste. Io sono d’accordo con il sindaco, che peraltro mi ha scritto una lettera cortese che pubblichiamo qui a fianco: i parchi eolici sono brutti e deturpano i territori, oltre a produrre un fastidioso inquinamento acustico. Però bisogna decidersi: se si vogliono le rinnovabili, come il capo della giunta di Manciano dice di volere, da qualche parte queste benedette pale bisognerà pur metterle. Morini, il sindaco, scrive: «Manciano per me è il luogo più bello del mondo». Lo capisco, ma la maggior parte degli italiani pensa che il luogo in cui vive sia migliore di altri. E poi, anche ammettendo che davvero Manciano sia un luogo meraviglioso che non ha eguali nel resto della penisola, che facciamo, costruiamo i mulini nei paesi più brutti, condannando chi abita in posti orrendi a vivere in località ancora più orrende? Non le sembra, caro sindaco, un’argomentazione un po’ snob, da marchese del Grillo, «io so’ io e voi non siete un cazzo»?
Ma ancor più di questo ragionamento, che fatto dai molti intellettuali che hanno firmato l’appello pro Manciano pare la difesa dei privilegi di un’élite, mi ha colpito un altro argomento, che pure contraddice una delle battaglie storiche progressiste. L’impianto eolico non serve alla popolazione locale e l’energia prodotta alimenterebbe industrie forestiere. Scrive il sindaco: noi abbiamo già impianti fotovoltaici e alla nostra comunità composta da meno di settemila abitanti bastano e avanzano. Forse siamo tornati all’Italia dei Comuni e non me ne sono accorto? Non è che ogni centro si fa la sua centrale, perché altrimenti ne avremmo 8.000. Io sono bresciano e in Valcamonica c’è una delle più grandi centrali idroelettriche italiane, ma a Edolo non si tengono l’energia prodotta in loco e l’Enel la distribuisce in tutta Italia. In Liguria, a Pian dei corsi, accanto alla più bella faggeta che il nostro Paese possa vantare, ci sono le pale eoliche, ma non servono solo a dare corrente a Genova. Che cosa voglio dire? Che è bello fare il verde con il verde degli altri. Soprattutto, è comodo essere favorevoli alla transizione energetica a patto che però i nuovi impianti siano lontani dalla propria casa.
Io non sono favorevole alle pale eoliche. Penso che facciano schifo. Così come non mi piacciono gli impianti fotovoltaici, ossia un’immensa distesa di pannelli solari al posto degli ulivi come è accaduto in Puglia. Però lo dico, non faccio l’ambientalista con la collina degli altri. Io sono favorevole alle centrali nucleari e se non fossero imbevuti di ideologia quanti protestano contro i mulini a vento dovrebbero ammettere che quella dell’atomo è l’unica soluzione a portata di mano. Purtroppo, gli ecologisti duri e puri si fermano alla contestazione di qualche cosa, ma non parlano mai di che cosa fare in alternativa. Anche perché ve li immaginate gli abitanti della piccola Atene, i quali in passato fecero smantellare la vicina centrale di Montalto di Castro, di fronte a un reattore a fissione al posto delle pale? Per i radical di Capalbio e dintorni una centrale nucleare vicino ai loro casali sarebbe certo poco chic. Meglio farla dove l’Italia è più brutta.
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