Il 5 e il 6 settembre, nell’iconica cittadina che diede i natali a San Francesco, si terrà la quarta edizione delle «Tavole di Assisi» un’importante manifestazione culturale, che si propone di rilanciare «il pensiero cristiano, conservatore e identitario». Nella due giorni gli autorevoli ospiti spiegheranno ai presenti come riproporre la «dottrina sociale della Chiesa» nella temperie non facile della contemporaneità, segnata da nichilismo, scientismo e individualismo.
Dal vescovo di Ventimiglia, monsignor Antonio Suetta al presidente del Comitato 800° Anniversario Francescano Davide Rondoni, dall’economista Ettore Gotti Tedeschi al responsabile del Family day, Massimo Gandolfini. Tra gli oratori della kermesse vi saranno anche alcune firme della Verità, come Marcello Veneziani, Francesco Borgonovo e Gianluca Paragone. Ne abbiamo parlato con Simone Pillon che ha fondato e dirige il Comitato delle Tavole di Assisi.
Presidente, in quale contesto sono sorte le Tavole di Assisi e qual è la missione di fondo?
«Le Tavole di Assisi nascono come una risposta e una proposta a un centrodestra che vive una sorta di inferiorità culturale verso la sinistra. Si ha l’obiettivo esplicito di dare forza e sostanza alla cultura e all’identità della destra, che tra l’altro affonda le sue migliori radici proprio nella tradizione cristiana. La cultura identitaria che difendiamo non deve essere subalterna ad altre forme di pensiero, anche perché è proprio il presente a dirci che abbiamo ragione su tutto. Le varie ideologie della sinistra hanno fallito e si sono dimostrate vassalle del pensiero unico, non certo amiche della scienza e della razionalità. Vogliamo quindi incontrarci, discutere, dialogare, rimettendo al centro il pensiero cristiano, conservatore, alternativo al progressismo egemone, perché esso è il migliore antidoto alle ideologie del presente».
Come mai l’inizio dei lavori sarà preceduto da un omaggio all’apologeta cattolico Vittorio Messori, venuto a mancare il 3 aprile scorso?
«Credo che tutti noi abbiamo un debito enorme nei confronti di Messori. Io per primo ho scoperto l’apologetica leggendo Ipotesi su Gesù e Scommessa sulla morte, quindi Capire la storia e i due libri-interviste con Ratzinger e Giovanni Paolo II. Ci consideriamo tutti orfani di un padre o di un fratello maggiore che ha saputo ridare forza a uno stile apologetico che sembrava scomparso. Il cristianesimo, infatti, è una buona notizia, ma è una buona notizia razionale e ragionevole che ci permette di vedere Dio all’opera nella storia di tutti i giorni, rimettendo al centro la vera scommessa di fondo. Ciascuno di noi è infatti chiamato a riflettere sul perché è al mondo, perché vivere, morire, soffrire, gioire, etc. Tutto questo ha senso oppure no? Oggi viviamo come anestetizzati, alienati, nessuno si pone più le domande ultime e si corre tutto il giorno per questioni che viste con la prospettiva dell’eternità, appaiono ridicole. Messori ha ridato dignità alla domanda esistenziale sul senso della vita umana che portiamo nel cuore, la cui risposta ci fa mettere ordine: tutto così trova senso e armonia. L’omaggio è doveroso ad un immenso scrittore cristiano che ha risvegliato la fede in moltissime persone».
La scelta di Assisi non è azzardata vista l’attribuzione comunemente fatta a San Francesco, anche da storici di razza, di essere, in qualche modo, il fondatore di un «neocristianesimo» a base di pacifismo, ecologismo e pauperismo opposto a quello della Chiesa medievale delle crociate, dei dogmi e della caccia agli eretici?
«La scelta di Assisi è nata proprio perché eravamo stufi di vedere uno dei più grandi santi della cristianità costantemente strumentalizzato da una certa sinistra, che vorrebbe ridurlo a una specie di menestrello più o meno green e sostenibile, mentre questa immagine non ha nulla a che vedere con il Francesco della storia. San Francesco era un cavaliere medievale che partì per le crociate, sfidò il sultano con un’ordalia, con annesso giudizio di Dio. E al cospetto del dignitario islamico non si intimidisce, ma lo invita alla conversione, prospettandogli l’Inferno per mancanza della fede cristiana e per aver seguito l’eretico Maometto. Questo era l’autentico e affascinante Francesco, l’opposto della sua ridicola caricatura che ci viene rifilata ogni giorno, stile predica agli uccellini, che pure ci fu. Era un uomo che aveva conosciuto profondamente Dio e lo aveva messo al primo posto nella sua vita, come dovremmo fare tutti noi. Per queste e molte altre ragioni, noi ad Assisi siamo a casa, Assisi patria nostra».
Tra le sei Tavole che proporrete al pubblico, la seconda denuncerà gli «errori dell’illuminismo e i falsi dogmi della modernità». Come mai una scelta così «polemica» in un momento storico in cui la Chiesa, a partire dal Concilio e fino allo stesso papa Leone, sembra voler stendere un «velo pietoso» sugli errori del passato, recuperando anzi i punti più validi della stessa «modernità» filosofica e politica?
«Perché la questione degli errori della modernità, malgrado il velo pietoso di cui sopra, è sempre più di attualità. E non è un caso che l’attuale pontefice abbia scelto di collegarsi a un papa come Leone XIII, che ha combattuto seriamente il modernismo, interpretando i segni dei tempi di fine Ottocento, indicando una strada sicura per il Novecento. In qualche modo anche Leone XIV sta seguendo quella via, difendendo in modo coraggioso la vita umana, dal concepimento alla morte naturale, denunciando l’eutanasia e il suicidio assistito. Discutere quindi della modernità e del modernismo, cose diverse seppur collegate, ci porterà ad apprezzare meglio il valore degli insegnamenti pontifici, equilibrati e sapienti. Cristo, poi, è maestro di verità, non di errori ed eresie».
L’insigne economista Ettore Gotti Tedeschi, che dal 2009 al 2012 fu presidente dello Ior in Vaticano, offrirà agli astanti un’articolata «analisi economica delle migrazioni» mostrandone anche i tratti problematici. Ma questo non va direttamente contro il magistero della Chiesa, che in particolare a partire da papa Francesco, sembra schierata senza se e senza ma per una accoglienza e un’inclusione senza limiti?
«No, perché a ben vedere, anche sulla questione migratoria, Leone non è come viene rappresentato dai media. È piuttosto critico verso l’idea di un’accoglienza indiscriminata e senza regole. In Africa ha invitato i giovani a non lasciare la loro terra e a impegnarsi per fare grande i loro Paesi, chiedendo agli stranieri che vengono in Europa il rispetto delle regole delle nazioni che li ospitano. Ha anche ribadito che il migrante va accolto con umanità, sicuramente, ma non senza condizioni previe di sicurezza per entrambe le parti. Il magistero del Vangelo e della Chiesa è il nostro faro, purché sia quello autentico e non quello contraffatto dal potere».
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