La Corte boccia Macron sullo stop ai social per gli under 15

A quanto pare, il giro di vite di Emmanuel Macron contro i social non era poi così solido. Il Consiglio costituzionale francese ha infatti bocciato l’articolo 1 della legge sulla protezione dei minori dai rischi legati ai social, quello che avrebbe vietato agli under 15 l’accesso ad alcune piattaforme.

La decisione arriva a poche settimane dall’entrata in vigore della misura, prevista per l’inizio del nuovo anno scolastico. Il Parlamento aveva approvato definitivamente il testo appena il 21 luglio.

Perché la Corte ha bocciato la legge sui social

A far saltare il provvedimento sono soprattutto le modalità con cui sarebbe stato applicato. Per sapere chi ha meno di 15 anni, infatti, i social dovrebbero verificare l’età degli utenti attraverso un sistema di age assurance. Tradotto: anche gli adulti potrebbero essere costretti a dimostrare di avere superato la soglia.

Secondo il Consiglio costituzionale, la legge non stabiliva garanzie sufficientemente precise sulle modalità e sui limiti di questa verifica, con possibili problemi per la privacy e l’anonimato. Per i giudici, inoltre, l’accesso ai social rientra anche nella libertà di «espressione e comunicazione».

Una restrizione, secondo il Consiglio, è possibile per proteggere i minori, ma deve essere necessaria e proporzionata. E una proibizione generalizzata rischia di colpire anche piattaforme per le quali non sia stato dimostrato un livello di rischio sufficiente a giustificare il divieto. La legge, inoltre, non definiva neanche con chiarezza il ruolo dei genitori e le condizioni nelle quali avrebbero potuto limitare, modificare o autorizzare l’accesso dei figli.

La contromossa dell’Eliseo e le nuove norme

Macron, naturalmente, non intende arrendersi. Ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di preparare «nel più breve tempo possibile» un nuovo testo che sia, questa volta, «giuridicamente solido» e tenga conto della decisione del Consiglio costituzionale e del quadro europeo.

L’Eliseo assicura che l’obiettivo resta immutato e che la riforma dovrà essere completata entro la primavera del 2027. Parigi sostiene inoltre che oltre trenta Paesi si stanno muovendo nella stessa direzione e che anche Bruxelles sta lavorando a un’armonizzazione delle regole.

Le polemiche per le vacanze di Macron

Mentre il presidente francese cerca dunque di rimettere in piedi la sua crociata digitale, deve però fare i conti con un’altra polemica, decisamente più terrena. Paris Match ha pubblicato le fotografie di Macron a Fort de Brégançon, sulla Costa Azzurra, mentre si dedica a moto d’acqua, surf foiling e altri sport acquatici.

Il problema è il momento. La Francia sta vivendo un’estate segnata da caldo e incendi. Marine Tondelier, leader dei Verdi, ha parlato di un’estate «apocalittica» mentre il presidente si concede «un pubbliredazionale sulle sue vacanze».

Olivier Faure, segretario socialista, è stato ancora più sarcastico: «Quando la Francia è soffocata dal caldo, quando alcuni francesi non hanno potuto andare in vacanza, il presidente si diverte su una moto d’acqua a Bregançon. È questo il messaggio? Che mossa geniale!».

Il senatore comunista Pierre Ouzoulias avrebbe preferito vedere Macron «su un camion dei pompieri ad aiutare i vigili del fuoco a spegnere l’incendio».

Critiche anche dal Rassemblement national: la deputata Edwige Diaz ha definito le immagini «goffe», pur ricordando che «ognuno ha il diritto di andare in vacanza».

Nel servizio si racconta anche che Macron continua a lavorare durante il soggiorno, passando gran parte della giornata al telefono e alternando agli impegni politici pugilato, corsa e sport acquatici.

Ma il danno politico è fatto: mentre Macron fa riscrivere la legge con cui voleva mettere i minori al riparo dai social, le sue immagini in moto d’acqua gli ricordano che anche la comunicazione, qualche volta, può diventare un boomerang.

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