L’utero in affitto nuoce gravemente alla salute
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Con la Gpa, gravidanza per altri, si fa nascere un essere umano che altrimenti non esisterebbe, quindi, dicono gli sprovveduti, è un inno alla vita. Innumerevoli esseri umani sono nati da uno stupro. Questo non assolve lo stupro, è un crimine atroce.

La Gpa è un’aggressione alla vita e al ventre materno come uno stupro, umilia e calpesta la donna, semina dolore e malattia nei corpi delle donne povere, una decina di piccole e piccolissime vite, ovuli fecondati, blastocisti (che non sono cose, ma sono l’inizio di una creatura umana), embrioni (che non sono cose, ma bimbi molto piccoli), feti (che sono bimbi piccoli con fasci spinotalamocorticali presenti che permettono di sentire il dolore e la morte), per ogni nascita. Lula, bambina oggetto, è esposta nel libro Arkansas, storia di mia figlia di Chiara Tagliaferri. Sulla Verità del 13 maggio 2026 Mario Giordano ha scritto un bell’articolo sul libro scritto da Tagliaferri Chiara che insieme al marito Lagioia Nicola compra una bambina. All’articolo mancano ovviamente informazioni mediche. Le ho aggiunte qui. La signora Tagliaferri già dalle prime pagine del libro sente il dovere di farci sapere che da giovane accompagnava le amiche ad abortire: si trattava probabilmente di aborti al secondo mese, fatti per aspirazione, il piccolo è smembrato senza anestesia. Oggi che esiste l’ecografia è possibile vedere come questi bimbi cerchino di allontanare con le manine la sonda, dimostrando di avere i fasci spinotalamocorticali perfettamente formati, di essere assolutamente in grado di sentire il dolore e l’orrore della morte. La gestazione umana dura in realtà 18 mesi: nove nell’utero, nove col corpo della madre. Questa l’intuizione di Ashley Montagu, da lui indicata con il temine di esogestazione. Il neonato nasce immaturo e ha bisogno di contatto pelle a pelle, con la madre, la donna che ha portato la gravidanza, di cui già conosce odore e voce… Se viene separato, il rilascio di ossitocina crolla, e con esso la possibilità di un attaccamento corretto.

Staccare un neonato dal corpo che lo ha portato, negandogli così anche l’allattamento, è un crimine, la manifestazione della più totale indifferenza alle sue esigenze, alla sua vita, alla sua salute fisica e mentale. I bambini imparano a riconoscere la voce della madre al quinto mese di vita intrauterina, imparano a riconoscere il suo odore nascendo. Separarli dalla madre vuol dire infliggere una ferita primaria, costringerli a produrre sempre ormoni da stress, ad avere un attaccamento deficitario. Lo sanno bene i valorosi genitori dei bambini adottati, c’è sempre una ferita, c’è sempre qualcosa di amputato. Le ferite posso guarire, le amputazioni possono essere aiutate dalle protesi. Il genitore adottivo è qualcuno che procura una protesi per un’ amputazione. L’acquirente del bambini mediante Gpa è qualcuno che amputa per poi mettere una protesi.

La Gpa è sempre un crimine, ma è un crimine che può essere commesso in due maniere: genetica, senza spargimento di malattia, morte e dolore, o gestazionale, con grande dispendio di malattia, morte e dolore e fiumi di quattrini che ingrassano una enorme filiera. Gpa genetica: si rispetta la fisiologia dell’ovulazione e della gravidanza, a volte anche del parto, rinunciando all’oscena barbarie del parto indotto. Una donna si vende il figlio concepito con i propri ovuli e il seme del compratore del bambino (o di un venditore) attraverso l’inseminazione intracervicale o intrauterina. È relativamente semplice, non dolorosa: dà luogo a una gravidanza fisiologica. La donna è la madre genetica: l’embrione porta metà del suo Dna, l’utero lo riconosce come figlio, la placenta si impianta su un endometrio preparato dal ciclo naturale, dà luogo a una gravidanza e un parto assolutamente fisiologici. In questa maniera c’è una madre ben riconoscibile, non c’è dolore, non c’è morte, non c’è malattia per nessuno, ma c’è una madre riconoscibile. Questa tecnica è enormemente economica, quindi non ingrassa la spaventosa filiera di avvoltoi, medici, personale tecnico, avvocati, assicuratori eccetera che vola in cerchi su tutto il dolore e tutta la morte della Gpa gestazionale, in cui la madre è eliminata e abbiamo una donna che viene depredata dei suoi ovuli e spesso della sua fertilità e della sua salute (solo molto raramente della vita) e un’altra che porta una gravidanza aliena ben più pericolosa di quella normale, che si conclude quasi sempre con l’ulteriore violenza del parto indotto, che fa molto comodo a committenti e avvoltoi, e moltiplica i rischi per madre e bimbo. Nella Gpa genetica cadono tutti i pericoli aggiuntivi della Gpa gestazionale con ovocita donato. Zero stimolazione ovarica: quindi zero iperstimolazione, tromboembolia da estradiolo, emoperitoneo da pick-up, rischio oncologico per la donatrice. Zero mismatch immunologico feto-utero, causa dell’aumento fino a 8 volte del rischio di preeclampsia, distacco di placenta, parto pretermine e placenta accreta descritto con ovulo donato. Il parto può essere spontaneo a termine, senza induzione forzata dal contratto. Il bambino ha una madre, madre a tutti gli effetti. La sua identità di figlio di una madre non è frantumata. È stato strappato da sua madre, sua madre se lo è venduto, e questo è terribile, vero, ma ha una madre. I suoi problemi psicologici saranno minori. Restano intatti i problemi etici della Gpa, mercificazione, consenso viziato, separazione madre-figlio, ma i rischi medici aggiunti scompaiono e al bambino è concesso di avere un’identità materna.

Questa madre però è ingombrante: meglio assumersi tutti gli spaventosi costi della Gpa con ovulo donato, in realtà venduto, seminare in giro trombosi, emoperitoneo, aborti, eclampsia e un fiume di blastociti e embrioni morti. Arkansas descrive l’acquisto della bambina oggetto Lula attraverso il dolore. Si comincia mediante la cosiddetta vendita di ovociti, in realtà spoliazione di ovociti. La sindrome da iperstimolazione ovarica (Ohss) è la più grave complicanza iatrogena della stimolazione farmacologica delle ovaie utilizzata nella fecondazione assistita e nel prelievo di ovociti per la gestazione per altri. La donna sana, normo-ovulatoria, viene sottoposta a dosi massicce di gonadotropine per far maturare simultaneamente decine di follicoli invece dell’unico previsto dal ciclo naturale. Le ovaie si gonfiano fino a raggiungere volumi di 10–20 cm; si può facilmente avere una torsione dell’ovaio con conseguente peritonite che rende necessaria l’asportazione d’urgenza, la permeabilità dei vasi aumenta e i liquidi ricchi di proteine fuoriescono nel peritoneo. Compaiono ascite, versamento pleurico, idropericardio, ipovolemia, emoconcentrazione, trombosi, che vanno dall’infarto all’ictus, alla coagulazione intravasale disseminata. Le forme lievi colpiscono il 23% delle donne stimolate; le forme severe fino al 10% dei cicli. La Ohss severa è potenzialmente mortale. L’emoconcentrazione favorisce la coagulazione intravasale disseminata (Cid) e la trombosi: sono documentati eventi arteriosi e venosi, tromboembolia polmonare, ictus cerebrali anche in ragazze di vent’anni. Segue insufficienza renale acuta, distress respiratorio (Ards), arresto cardio-circolatorio. La letteratura riporta una mortalità di 1 caso ogni 45.000–50.000 donne trattate con gonadotropine, una cifra piccola ma si tratta di donne giovani e perfettamente sane, anche una sola morte è intollerabile. Il prelievo transvaginale degli ovociti (pick-up) aggiunge un rischio meccanico. L’ago attraversa la parete vaginale e punge le ovaie una volta per ogni follicolo aspirato: se vengono prelevati sessanta ovociti, come nel caso di Sindy Reed raccontato nel documentario Eggsploitation, le ovaie ricevono sessanta punture, nel caso della donna depredata dei suoi ovuli che ha dato l’ovulo per la nascita della bambina acquistata da Tagliaferri le punture sono state quarantatré.

Tagliaferri si «ubriaca» di gioia davanti a questo scempio, a queste quarantatré punture sull’ovaio giovane e sano di una donna giovane e sana. Le possibili complicanze descritte sono l’emoperitoneo, la lesione di vasi ovarici o iliaci, la torsione dell’ovaio ingrossato, la rottura d’ovaio, l’ascesso pelvico e la sepsi. In alcuni casi è stata necessaria l’ovariectomia d’urgenza con perdita definitiva della fertilità. Il rapporto è direttamente proporzionale: più ovociti vengono prelevati, più punture riceve l’ovaio, più sale il rischio. Più ovociti si prelevano, più aumenta il rischio. Nel libro l’acquirente femmina dell’essere umano bambina oggetto Lula, l’autrice del libro, scrive: «Mi ubriaco studiando gli screening di fertilità», i numeri di un ciclo medio della candidata migliore sono impressionanti: quarantatré ovuli recuperati, trentanove ovuli maturi, trentasei ovuli fecondati, diciannove embrioni (gli embrioni sono bimbi molto piccoli, non sono cose) crioconservati. Figli come conigli. La donna cui razziare ovuli e patrimonio genetico è scelta dagli acquirenti con cura estrema, belle spalle larghe, brutto mento sporgente, esattamente come le cagne degli allevamenti di cani di razza. Finalmente si sceglie anche la donna portatrice e la gravidanza comincia. L’acquirente maschio della bambina oggetto Lula va dal proprio padre e gli dice: «Avrai un nipote, sangue del tuo sangue». Fino ad «avrai un nipote» va bene, benissimo, giusto, il resto della frase lascia perplessi, perché non c’è nessuna donna di cui questa bimba possa dire di «avere il sangue». È una frase da patriarca, non un patriarca del magnifico patriarcato cristiano dove l’uomo e la donna sposati sono una carne sola, e un uomo dice con fierezza al proprio padre che diventerà nonno del bimbo che lui, il figlio, ha concepito con la sua sposa, ma il patriarcato dove le donne sono calpestate in quanto seconde o terze mogli o direttamente ancelle o schiave, o prigioniere di guerra, come un sultano. Queste parole non sono solo imbarazzanti, sono rivelatrici: l’identità è data dallo spermatozoo. Questo signore che va dal proprio padre a dirgli che la «stirpe» continua e che sceglie la «donatrice» di ovuli come si sceglie una cagna in un allevamento di cani di lusso, è quello che per anni ha deciso per la Fiera del libro di Torino cosa è cultura e cosa non lo è, quali case editrici devono essere escluse perché non degne a suo giudizio. Ora queste decisioni le prende per l’Umbria.

La bambina oggetto Lula deve essere perfetta o sarà abortita. Sindrome di Down, spina bifida, mancanza di un arto: aborto eugenetico. La tecnica D&E, dilatazione e evacuazione, negli Stati Uniti è la procedura predominante, il 96% per cento degli aborti del secondo trimestre statunitensi avviene per D&E secondo il manuale ufficiale della National Abortion Federation. La tecnica: 1) dilatazione della cervice; 2) aspirazione del liquido amniotico; 3) introduzione del forcipe, pinza di Bierer, di Sopher o di Hern, con ganasce a denti metallici, attraverso il canale cervicale, con le ganasce chiuse; 4) apertura del forcipe all’interno della cavità uterina, chiusura attorno a un arto o a una porzione del tronco, rotazione di novanta gradi per disarticolare il pezzo, estrazione; 5) ripetizione del passaggio precedente finché il feto non è completamente estratto in frammenti. Alla fine l’operatore deve identificare torace, colonna, cranio, i quattro arti e la placenta per verificare che l’evacuazione sia completa. Il bimbo viene smembrato senza anestesia, un pezzo alla volta. Oltre la ventiduesima settimana, si induce il parto e poi si lascia morire il bambino in un recipiente di metallo. Molti riescono a respirare e muoiono di disidratazione impiegando anche un giorno. Nelle prime ore hanno la forza di piangere. Muoiono soli e nel dolore.

La bambina oggetto Lula quando saprà leggere scoprirà che la persona che le ha dato il Dna materno doveva essere perfetta e che l’obbligo della perfezione era su di lei: se non lo avesse rispettato sarebbe stata smembrata alla sedicesima settimana o fatta morire per disidratazione alla ventesima.

La spina bifida può essere operata prima della nascita, cosicché il bimbo nasca sano. Si possono diminuire i danni cognitivi della trisomia 21 somministrando alla mamma antiossidanti durante la gravidanza, e per quanto riguarda la mancanza di uno o più arti guardate le bellissime pubblicità della Toyota dedicate agli atleti paraolimpici. Preghiamo per Lula, che resti sempre sana, carina, con «i colori delle fate», come dice la sua proprietaria, che non si azzardi ad ammalarsi, che nulla la sfiguri, che non si sogni di diventare un’adolescente con l’acne o, Dio non voglia, sovrappeso. È documentato in letteratura che i bambini che nascono da Gpa subiscono le scariche di cortisolo della gestante che sa di non doversi affezionare e ne soffre, sottoposta a continui controlli, senza un uomo vicino che le dica: ora nasce il nostro bambino. Durante la gravidanza si attua una prima parte dell’attaccamento, destinato a essere lacerato, e tutto l’adattamento epigenetico. Questo può portare conseguenze più o meno gravi sul suo sviluppo psicofisico. Lo stress della gestante è molto più alto nella Gpa gestazionale rispetto a quella genetica. La gestazione, i nove mesi nel corpo della madre sono il paradiso, per ognuno di noi, ma non per i bambini venduti. Per ogni creatura umana il parto è difficile. Per i bambini venduti è molto più difficile e rischioso e doloroso perché i loro acquirenti li fanno nascere con parto indotto.

«Quando la dottoressa torna a monitorare Daisy, mi accorgo che sorridono solo le bocche sulla sua bandana. Ha perso l’allegria mentre ci spiega che i farmaci per l’induzione stanno affaticando il cuore di Lula, meglio sospenderli e vedere come va». È scritto sul libro.

La pratica criminale del parto indotto danneggia il cuore della bambina, causa distress respiratorio e quasi sicuramente ipoglicemia grave. I due committenti vanno a mangiare per consolarsi dell’ansia. Il libro spiega che nella gestazione per altri si programma l’induzione. La frasetta è buttata lì, con tutto il suo carico di dolore inutile, di rischio inutile, di morte possibile, per i comodi di acquirenti e dell’enorme massa di avvoltoi che si ingrassa sulla Gpa, mentre alle due donne usate va un pugno di noccioline e poco più. Nella gestazione per altri la data del parto non può essere lasciata al caso. I committenti arrivano quasi sempre da un altro Paese: hanno voli, visti, avvocati e documenti consolari da coordinare per uscire con il neonato. Il travaglio spontaneo, con la sua finestra di quindici giorni, è «incompatibile» con questo scenario logistico. Per questo, con frequenza molto superiore alla popolazione generale, il parto viene programmato tramite induzione farmacologica o cesareo elettivo, in modo che tutti sappiano giorno e ora della consegna. L’induzione consiste nello stimolare artificialmente le contrazioni uterine prima che il travaglio inizi da sé. I metodi combinati sono tre: prostaglandine (misoprostolo, dinoprostone) per maturare il collo dell’utero; palloncino di Foley inserito nel canale cervicale per dilatarlo meccanicamente; ossitocina sintetica in fleboclisi per innescare e sostenere le contrazioni. Spesso si aggiunge l’amniorexi, la rottura artificiale del sacco. L’intera procedura può durare fino a due giorni: non è un evento fisiologico, è un vero e proprio intervento medico brutalmente antifisiologico. L’induzione non è una scorciatoia innocua. Quando viene effettuata senza vera indicazione medica, come accade per la logistica della Gpa, i rischi aumentano per la donna e per il bambino. Per la gestante il rischio principale è il fallimento dell’induzione con esito in cesareo d’urgenza: casistiche statunitensi mostrano il 34% di cesarei nelle induzioni elettive contro il 20% dei travagli spontanei, è quello che succede anche in questo caso. La donna che ha portato la gravidanza della bambina oggetto Lula, per colpa dell’induzione deve subire un cesareo. Le contrazioni da ossitocina sintetica sono più intense, dolorose e ravvicinate di quelle naturali: aumentano la richiesta di peridurale e portano il corpo della madre all’esaurimento. L’iperstimolazione uterina può causare rottura d’utero, e l’emorragia post-partum è più frequente per atonia dell’utero sovra stimolato. Un’indagine canadese del 2024 sulle gestanti surrogate ha mostrato che queste donne hanno un rischio di emorragia post partum e pre eclampsia da due a tre volte più alto delle gravide comuni, e un tasso di parto pretermine significativamente maggiore. Per il feto il pericolo principale è la prematurità iatrogena: indurre prima delle 39 settimane, come spesso capita nella Gpa, espone il neonato a distress respiratorio, ipoglicemia, ricovero in terapia intensiva neonatale, degenze prolungate. Le contrazioni indotte, più forti delle spontanee, riducono l’ossigenazione placentare: aumentano gli episodi di sofferenza fetale al cardiotocografo e di conseguenza i cesarei d’urgenza. Il misoprostolo è associato ad alterazioni del battito fetale; l’ossitocina prolungata a maggior rischio di ittero neonatale. Nella Gpa questo peso ricade sulla gestante, che partorisce senza essere la madre giuridica, e sul bambino, che nasce quando serve al contratto, non quando è pronto da sé. Ricordiamo che è il feto che dà inizio al parto, quando è pronto per nascere, con un dialogo chimico che rompe l’equilibrio della gravidanza. Se il parto non è cominciato, il bambino non è pronto, e costringerlo a nascere prima è l’ennesimo crimine contro di lui.

La cosiddetta madre che non ha avuto nessun problema a causare alla bambina distress respiratorio da induzione pianta una grana perché nella foto per il passaporto la bambina non ha una tutina carina: la bimba ha l’obbligo di essere la più carina del reame, con i «colori delle fate». Quando la bambina sta male è il proprietario di sesso maschile e padre genetico che la accompagna dentro il pronto soccorso. Tagliaferri Chiara, che dovrebbe essere la principale figura di attaccamento, resta fuori perché entrare in pronto soccorso le dà ansia. Questo, insieme ai danni del parto da induzione, è il paradigma più lampante di un accudimento che è ben più che disfunzionale, il termine corretto è deforme. L’amore è sacrificio, è darsi per l’altro. Qui, come nel parto da induzione, è sacrificata la bambina, la sua necessità di avere vicino durante la paura di un ricovero in pronto soccorso la sua principale figura di attaccamento, è disattesa perché la sensibile signora «c’ha l’ansia».

Gli acquirenti che hanno sottratto a un bambino il diritto alla mamma, all’allattamento, a un parto naturale, non dovrebbero poter tenere i bambini acquistati. Dovrebbe essere vietato per legge, senza lasciare per nessun motivo discrezionalità al giudice. Le persone che hanno commesso questo crimine prima che la legge lo vietasse non possono essere perseguite in quanto la legge non può essere retroattiva, ma sarebbe opportuno che siano tolti i diritti civili, perché chi ha commesso questo crimine non è giusto che voti, o che possa essere eletto. Ed è impensabile che, come fanno i due proprietari della bambina oggetto Lula, ricevano denaro pubblico per occuparsi di cultura.

Concludo l’articolo con un ringraziamento al presidente del Consiglio del mio Paese, signora Giorgia Meloni, di aver dichiarato tutto questo pratica che offende l’uomo, offende Dio, offende i bambini ridotti a cose, reato universale.

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