In Italia, nonostante ci sia il desiderio di fare figli, il 62% della popolazione italiana in età feconda rinuncia perché lo ritiene troppo oneroso. Così il numero delle nascite nel 2025 è il più basso registrato dal dopoguerra: 355.000 bambini. È questo quanto emerge dal Dossier Natalità 2026: Volere o Potere, realizzato dalla Fondazione per la Natalità, in collaborazione con l’Istat, e presentato ieri a Roma. Il dato italiano dello scorso anno significa un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Se si guarda invece all’inizio del nuovo millennio, le nascite di quell’anno ammontavano a più di 543.000. La discrepanza, che viene evidenziata dai dati, è proprio quella che si va a formare fra la volontà di avere dei figli e le reali condizioni in cui versano i cittadini; condizioni che impongono loro di desistere.
A impressionare è il fatto che solo il 5,5% dichiari di non avere intenzione di diventare genitore, perché ciò non rientra nel proprio progetto di vita. Infatti, se tutte le donne italiane in età fertile e con il desiderio di avere figli fossero realmente diventate madri, avremmo circa 760.000 nuovi nati, a differenza degli effettivi 355.000 (ovvero più del doppio). Il motivo principale che porta alla rinuncia è prettamente economico e lavorativo ed è confermato da oltre 2,8 milioni di italiani. Inoltre, una donna su due teme che la maternità possa inficiare sulla propria carriera, mentre questo timore è avvertito a parti invertite solamente dal 24% degli uomini. A questo si aggiunge il tema del welfare: oltre 3 milioni di donne e 151.000 uomini dichiarano di essere inattivi per motivi famigliari e in particolare 763.000 italiani rinunciano alla genitorialità perché costretti ad assistere gli anziani genitori. Anziani che sono molto più numerosi dei giovani, in uno squilibrio demografico sempre crescente e difficilmente sostenibile nel caso in cui si dovesse andare avanti così nel futuro.
Nel 2025, si sono verificati 652.000 decessi, a fronte delle 355.000 nascite, con un saldo naturale negativo di ben 297.000 persone: dato che comporta un rischio sempre maggiore per la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico. Il presidente della Fondazione per la Natalità, Gianluigi De Palo ha dichiarato in merito: «È chiaro che noi veniamo da tanti anni di mancate politiche familiari, da circa 80 anni, nel senso che abbiamo dato per scontata la famiglia, abbiamo dato per scontati gli aiuti e la promozione della famiglia perché la famiglia c’era. Quello che noi cerchiamo di dire ogni anno, come delle Cassandre, cercando di insistere su questo tema, è che bisogna fare un’alleanza. Non è una questione solo politica, è una questione che riguarda le aziende, che riguarda il mondo della comunicazione, riguarda il mondo della cultura, riguarda il mondo delle associazioni, delle banche, perché da questa situazione veramente difficile se ne può uscire solamente insieme».
Della soluzione a questa problematica si parlerà nella sesta edizione degli Stati Generali della Natalità, che si terrà il 25 e 26 novembre 2026 all’Auditorium della Conciliazione a Roma.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >