La marcia indietro dei pediatri italiani: salta la guida Lgbt per i baby pazienti
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La guida che non c’era. Parafrasando un noto film dei fratelli Coen, potrebbe essere ribattezzata così Oltre lo sguardo la guida «pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente» a cura della Società italiana di pediatria (Sip) e dell’Associazione culturale pediatri (Acp) e pubblicata lo scorso 15 giugno: 39 pagine delle quali La Verità ha già dato conto, e che ora sono al centro di un piccolo giallo.

Prima di capire meglio di che si tratta, urge un piccolo riepilogo a proposito del contenuto di Oltre lo sguardo, parso subito a molti del tutto sbilanciato se non ideologico.

In effetti, in questa guida si danno ai pediatri raccomandazioni di matrice arcobaleno a tutto spiano. Si chiede infatti a questi professionisti di sostenere l’«affermazione di genere» dei bambini tramite l’«uso di nomi e pronomi elettivi» (p.10). Ai pediatri viene inoltre chiesto di «incoraggiare fin dalle prime settimane di vita libertà di espressione, pluralità delle esperienze e sviluppo armonioso delle potenzialità individuali» (p.11) e di darsi da fare «per facilitare eventuali coming out» (p.13). In Oltre lo sguardo si invita altresì, da un lato, ad «adottare una modulistica neutra, evitando distinzioni di genere e favorendo l’accoglienza» e, dall’altra, a evitare domande del tipo «chi è il papà?» perché significherebbe usare «parole che feriscono» (p.23).

Ma al di là dei singoli passaggi, la criticità di fondo della guida sta tutta nell’approccio favorevole all’«affermazione di genere», per giunta in un periodo storico non solo di ripensamento internazionale sulla transizione dei minori ma anche di pubblicazioni scientifiche che ne evidenziano i rischi. Come quelli richiamati in uno studio scientifico pubblicato ad aprile sulla rivista Acta paediatrica – esito di un’analisi di oltre 2.000 persone monitorate per un lasso di tempo di 23 anni, tra il 1996 e il 2019 – ha messo in luce come la transizione peggiori, anziché migliorarla, la salute dei giovani con disforia. Non è finita.

A fine maggio anche un altro lavoro pubblicato sull’European journal of developmental psychology aveva sollevato forti perplessità sul cosiddetto «protocollo olandese», che è il modello terapeutico secondo cui, quando il disallineamento fra genere percepito e biologico, che a volte insorge nella prima infanzia, persiste, si può interrompere lo sviluppo bloccando la pubertà sin dalla fase iniziale, per «guadagnare tempo», e poter quindi decidere con calma la propria identità di genere, senza «l’ostacolo» del corpo in crescita.

Comprensibile, dinnanzi a queste e altre evidenze, il disappunto del popolo pro life che, con Pro vita & famiglia guidata da Toni Brandi, Jacopo Coghe e Maria Rachele Ruiu, poco dopo la pubblicazione di Oltre lo sguardo, aveva avviato una petizione per chiederne il ritiro. «Una reazione sproporzionata», era stato il commento del presidente della Sip, Rino Agostiniani, davanti a cotanta levata di scudi per un documento che, come si poteva leggere sugli stessi siti Sip e Acp, doveva essere «presentato al 38° Congresso dell’Associazione culturale pediatri, Uno sguardo allargato alla salute delle bambine e dei bambini, a Roma presso l’Istituto superiore di sanità il 5 e 6 novembre».

In teoria. In pratica, invece, è qui che inizia un piccolo enigma.

Mercoledì, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha diramato un apposito comunicato stampa per dire che «non è prevista alcuna presentazione della guida nell’ambito del Congresso» fissato a novembre. «Il programma preliminare dell’evento», prosegue la nota, «è incentrato sui temi della salute del bambino nei primi mille giorni di vita e non prevede sessioni dedicate alla presentazione della citata guida». Ieri, infine, altro colpo di scena: il riferimento alla presentazione autunnale della guida è scomparso dai siti di Sip e Acp. La cosa non è sfuggita a Pro vita che, dopo aver raccolto oltre 33.000 firme in una petizione contro Oltre lo sguardo, ieri è tornata all’attacco.

«Aver millantato per settimane una copertura istituzionale dell’Iss sulla Guida, in realtà inesistente», ha dichiarato Jacopo Coghe, «è un fatto di gravità inaudita e un colpo durissimo alla credibilità della Sip e dell’Acp, già compromessa dall’aver redatto e diffuso un manuale che trasforma i pediatri italiani in militanti politici con raccomandazioni allucinanti, come esporre in ambulatorio poster arcobaleno, distribuire volantini delle associazioni Lgbt, consigliare favole per bambini che normalizzano l’utero in affitto, eliminare “padre” e “madre” dalle cartelle cliniche».

Sempre secondo Coghe, ci troviamo davanti a «una torbida vicenda ideologica» sulla quale bisognerà fare assolutamente chiarezza; e la dovrà fare, sostiene il leader pro family, anche lo stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci. Non solo. Ora Pro vita chiede anche «le dimissioni del presidente della Sip, Rino Agostiniani, e della presidente dell’Acp, Stefania Manetti».

Staremo a vedere ora quali reazioni genererà l’effettiva scomparsa di un appuntamento dal profilo istituzionale che avrebbe dovuto essere un po’ la consacrazione della guida arcobaleno dei pediatri. Se non una vera e propria millantata «copertura istituzionale dell’Iss», infatti, sicuramente qualche passaggio poco chiaro attorno a Oltre lo sguardo c’è sul serio. E trattandosi d’un documento che incide direttamente sulla vita dei bambini, ora «oltre» questa polemica non è proprio possibile andare.

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