Le grandi battaglie per i cosiddetti diritti civili e le libertà individuali sarebbero sicuramente più credibili e apprezzabili se non si dovesse ogni volta constatare che – casualmente – per ogni nuovo imprescindibile diritto esiste un corposo business da alimentare.
Gli ovuli congelati decantati dai dem sono un business a scarsa riuscita
L’ultimo caso è quello della crioconservazione degli ovuli, una pratica già in uso da molti anni e di cui si discute in realtà da parecchio tempo, ma che è tornata prepotentemente alla ribalta grazie alla pasionaria democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, che ha dichiarato pubblicamente di avere intrapreso un percorso di «egg freezing».
«La fertilità è un argomento carico di responsabilità – dai costi, i privilegi e la classe alla maniera in cui la società giudica praticamente qualsiasi scelta che una donna fa nella sua vita», ha scritto la Cortes sui social. «C’è così tanto da sostenere – dagli esorbitanti costi alla mancanza di copertura assicurativa fino all’individuazione delle enormi lacune nella ricerca medica delle donne e delle cure riproduttive. […]. La mia speranza è che condividendo la mia esperienza io possa aiutare gli altri e forse normalizzare il fatto che le donne non abbiano il corpo in ombra. Siamo incredibili. Le donne possono fare qualsiasi cosa».
Insomma, quella di Aoc si presenta come l’ennesima fondamentale battaglia per i «diritti riproduttivi». Una lotta a cui ha pensato bene di unirsi, in Italia, Matteo Renzi.
Il fondatore di Italia viva ha lanciato due proposte a riguardo, illustrate ieri da Repubblica: «La prima è la richiesta di uno stanziamento di 100 milioni di euro nella prossima legge di bilancio. Ma anche un allargamento dei limiti di età sul congelamento degli ovociti, fino a 38 anni. (La crioconservazione è oggi gratuita per le donne under 40 anni che debbano sottoporsi a cure oncologiche e altri rari casi). Qui però», puntualizza Repubblica, «il tema è diverso. È sociale. Collettivo. Vuol dire preservare la fertilità femminile affinché tutte le ragazze possano scegliere quando e se diventare madri. Senza rinunciare ai propri percorsi di studio e lavoro che inevitabilmente portano al rinvio della maternità».
I costi economici e culturali del congelamento degli ovuli
Ed eccoci al punto. Da qualche anno a questa parte, la crioconservazione è molto sponsorizzata, alcune grandi aziende arrivano a offrirla come benefit alle dipendenti di rilievo. Come spiega una inchiesta dell’edizione statunitense di Marie Claire, «secondo la Society of assisted reproductive technology, negli Stati Uniti si è registrato un aumento del 400% nel numero di persone che hanno congelato i propri ovuli tra il 2012 e il 2020.
Mentre un tempo il congelamento degli ovuli era considerato “un’ultima risorsa per preservare la fertilità”, afferma Lauren Makler, cofondatrice di Cofertility, una piattaforma tecnologica che supporta le persone nel loro percorso di congelamento degli ovuli, “ora lo vediamo come qualcosa per chi desidera avere la possibilità di vivere la vita alle proprie condizioni”».
Non è difficile capire perché ci sia tanta pressione su questo tema. La prima ragione è ovviamente economica: il congelamento, negli Stati Uniti, può arrivare a costare anche 20.000 dollari. In Italia parliamo di cifre che vanno dai 2.500 ai 4.000 euro a procedura (a volte è necessario farne più di una), a cui si sommano i costi della stimolazione (sui 2.000 euro) e quelli per il mantenimento degli ovuli congelati in una struttura (fino a 500 euro l’anno). Costi che non si annullano.
Proposte come quella di Renzi prevedono soltanto che queste spese siano in parte coperte dallo Stato, a beneficio delle cliniche.
La seconda ragione dietro al successo della crioconservazione potremmo dire che sia culturale. Nel senso comune, oggi, sono entrate priorità diverse rispetto al passato. La realizzazione personale è ovviamente al primo posto, e si dice che possa verificarsi solo grazie alla carriera.
Il congelamento sembra offrire una grande possibilità: prima si vive la propria vita appieno e poi si può decidere in una seconda fase di investire sulla riproduzione. Questa è la retorica alimentata da Ocasio-Cortez e pure da Renzi. Il problema è che la realtà racconta una storia molto diversa.
Cosa dicono davvero i dati sulla crioconservazione
A rivelarla ci ha pensato, tra le altre, una approfondita inchiesta dell’Investigative journalism bureau, che si è concentrato sulla situazione canadese. «In Canada, il numero di ovuli nati da congelamento è più che raddoppiato tra il 2020 e il 2024, secondo i dati della Canadian fertility and andrology Society», si legge nel reportage. «Tuttavia, dei 4,1 milioni di bambini nati in Canada tra il 2013 e il 2023, solo 70 risultano essere nati da ovuli congelati, sempre secondo i dati della Cfas.
Gli esperti del settore affermano che il basso numero di bambini nati da ovuli congelati è dovuto a due motivi: la minore sopravvivenza degli ovuli durante le fasi di congelamento, scongelamento, fecondazione e impianto; e il fatto che molte donne che hanno pagato per questa procedura elettiva non hanno ancora tentato di utilizzare quegli ovuli.
La maggior parte finirà per non utilizzarli mai. Nonostante ciò, tra il 2013 e il 2023, le donne canadesi hanno speso milioni di dollari per congelare i propri ovuli».
I cronisti si sono chiesti come mai in Canada si spingesse così tanto sulla crioconservazione. Hanno scoperto che su 42 società specializzate che si pubblicizzano online, «almeno 19 sono di proprietà di medici, mentre almeno altre 17 hanno legami con società di private equity tramite partecipazioni azionarie o investimenti.
L’analisi ha stabilito che 35 di loro facevano affermazioni fuorvianti o esagerate, spesso lasciando intendere che le donne potessero avere certezza o flessibilità sulla propria fertilità futura grazie al congelamento degli ovociti».
I tassi di successo reali e i limiti della procedura
Queste affermazioni esagerate o fuorvianti, ripetute ora anche dai politici, sono purtroppo la regola. La verità è che «solo circa il 25% degli embrioni creati da ovociti congelati e trasferiti in utero in Canada tra il 2013 e il 2023 ha portato a una nascita di un bambino vivo.
Tale percentuale è in linea con i dati internazionali sugli esiti delle nascite di bambini vivi tra le persone che hanno utilizzato i loro ovociti congelati, con tassi di successo che generalmente variano tra il 25 e il 35%. Kathleen Hammond, professoressa associata presso la Lincoln alexander school of law della Toronto metropolitan university e una delle massime esperte canadesi in materia di crioconservazione degli ovuli, ha a lungo espresso preoccupazioni riguardo alle modalità di commercializzazione di questa procedura. “La pubblicità è troppo invadente, ma non fornisce alcun dato concreto su cosa significhi il successo e quali siano i rischi”, afferma».
Le difficoltà della procedura passano in secondo piano. Politici e sponsor non spiegano nei dettagli che la crioconservazione comporta prima l’assunzione di ormoni per diverse settimane. Non spiegano che solo una piccola parte degli ovuli congelati porterà alla nascita di bambini. Non spiegano che l’età è comunque rilevante nel corso del processo.
Congelare gli ovuli quando si è troppo giovani (intorno ai 20 anni) non ha granché senso perché si ha ancora tempo per la riproduzione; congelarli dopo può condurre a delusioni. Quel che succede oggi è che si vuole fare passare una pratica un tempo utilizzata in casi estremi (tumori, malattie) per un percorso normale anzi consigliabile.
Per farla breve, si vende l’illusione che il congelamento sia la soluzione ai gravi problemi di fertilità che ci affliggono, e che possa miracolosamente consentire alle donne di riprodursi quando e come vogliono. È una mistificazione che a un certo punto crolla, di solito quando ormai è troppo tardi.
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