La deputata dem statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, di 36 anni, ha preso la decisione di far «congelare i propri ovuli» e ha difeso la sua scelta in un video divenuto virale. La vasta diffusione è dovuta anche al fatto che l’avvenente politica americana si è mostrata apertamente, in uno studio tv, mentre si somministra da sola una rapida iniezione (con canonica siringa), necessaria per produrre la «stimolazione ovarica» in vista dell’auspicato congelamento.
La proposta di congelare gli ovuli femminili
Qui da noi, il cattolico adulto Matteo Renzi, che nel 2016 dichiarò di aver «giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo» ha preso la palla al balzo e ha rilanciato su X il tema, piuttosto divisivo – anche per le femministe e i non credenti – del «congelamento degli ovuli» femminili. Il presidente di Italia viva ha definito il congelamento degli ovuli «un argomento molto importante» anche se si è detto conscio di tutte le «potenziali critiche e polemiche» che esistono attorno al tema, polemiche già esplose dopo che il senatore fiorentino ne parlò nel suo libro-manifesto Quando c’era lei.
Macron come fonte di ispirazione per Renzi
Nel lungo messaggio sul social di Elon Musk, Renzi rilancia «due proposte» su cui il suo partito avrebbe «già pronti» dei «propri disegni di legge». La prima consisterebbe nel «copiare la Francia» di Emmanuel Macron, fortissima in fatto di etica, rendendo «gratuito» il congelamento per «tutte le ragazze» che volessero accedere «a questa opportunità».
La gratuità però non è mai neutrale, e incoraggia fortemente le persone alle scelte desiderate dall’alto: perché non rendere gratuiti allora, se si vuole favorire la natalità, i libri di scuola o i mezzi pubblici per le famiglie numerose? La seconda proposta è quella di «alzare da 35 a 38 anni l’età» per ottenere legalmente la possibilità del congelamento ovulare. Renzi deve ammettere, anche perché conosce il background di molti suoi elettori e seguaci, che il «tema è complicato» e che presenta «implicazioni etiche» (quali?).
Come combattere la denatalità secondo Renzi
Tuttavia secondo lui la denatalità non si combatte «con misure spot» come farebbe il governo Meloni, che si presenta però come apertamente pro life e pro family. Ma con una «strategia complessiva» che contempli una serie di misure di fondo: «servizi per i genitori», «congedi parentali», «rientro dei cervelli», «stop alla fuga dei giovani», «conciliazione casa lavoro», «aumento del potere d’acquisto», «misure per la casa». Utili e facilissime da enunciare, certo, specie quando si è all’opposizione. Mentre in verità è la famiglia – il contesto base di tutte queste misure renziane – ad essere malmenata dalle politiche europee e dei progressisti in genere, e su ciò il presidente tace.
Il cortocircuito etico legato alla proposta
Per Renzi «non basta il congelamento degli ovuli», ma investire «poco meno di 100 milioni» di euro, per consentire alle «giovani donne» di ricorrere al cosiddetto «eggs freezing» sarebbe un atto dovuto, addirittura di «giustizia sociale». Perché mettendosi nei panni «di una ventenne che studia all’università», che vuole «affermarsi nella professione» e che dovrà conquistarsi la «tranquillità economica», sarebbe giusto incoraggiarla a «congelare gli ovuli» in anticipo, per avere poi – eventualmente – l’occasione di «fare un figlio» visto che un domani, forse, la «natura non glielo consente».
Neppure un’ombra di dubbio attraversa in verità la logica del pio Renzi, bypassando di netto la recente enciclica di papa Leone (Humanitas infinita) in cui la tecnologia è lodata sì, ma solo se è al servizio della natura umana e non in sostituzione di essa. Come è evidente con la «crioconservazione» che riduce la vita a materiale biologico manipolabile (e selezionabile) a piacimento.
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